Le memorie Gorani - Pagina 153

tornato a Milano dalla sua commissione di Pavia dimandò licenza a S.E. per portarsi a Castiglione mosso dai rispetti del sangue per esser cognato del principe di Castiglione, e dalle instanze non meno della signora marchesa sua moglie, che dal parentado, considerando, che andando od havrebbe aggiuttato il principe con dargli ogni buona direttione in tanto frangente e distornate la traccia del matrimonio col Martinengo, overo sarebbe almeno rimasto con la consolatione d'haver fatto dal canto suo ogni possibile per compire con l'obligo di parente.

Nega S.E. al sig. G.Cancelliere la licenza d'andar a Castiglione.

S.E. non stimò bene di dare la licenza, nè di far parte alcuno in questo negotio, tutto che lo consigliassero molte considerationi politiche, se bene parve che per havergli parlato su questo il sig. co. presidente Arese proponendogli diversi partiti, si risolvesse di voler scrivere al sig. don Vincenzo Gonzaga (ch'era il meno poteva fare per non prendere grande impegno) a finchè s'interponesse, non venne però all'essecutione, anzi per esser comparsa tra questo mezzo b una lettera dell'arciduchessa di Mantova, in cui diceva a S.E. d'haver inviato a Castiglione il secretario Perini con due instanze l'una, che non si passasse per parte del principe ad alcuna novità, l'altra che consignasse il priggione nelle sue forze, sospese S.E. in ogni modo di scrivere a don Vincenzo, e negò per la seconda volta al sig. G.Cancelliere la licenza di poter andar a Castiglione.

E perchè

Allegando che il carattere di G .Cancelliere era così inseparabile da qualsivoglia personaggio che fosse Sua Signoria Ill.ma per fare, che non poteva consentire a tale andata senza un manifesto impegno di far credere al mondo ch'egli si fosse intromesso in questo negotio, da cui stima bene il starne lontano e ciò ce lo fece scrivere S.E. dal secretario Altamira.

Si scuopre che il card. Litta non vuol compire con S.E.