Le memorie Gorani - Pagina 154

Erano già (canc.: quatro) cinque giorni che il card. Litta era gionto in Milano nè si sentiva che per sua parte intendesse di far passare con S.E. il minimo compimento.

Il co. Antonio Trotti propone un mezzo termine

Il co. Antonio Trotto si lasciò vedere dal sig. G.Cancelliere e dal sig. co. Arese proponendo l'ordine che havea dal cardinale di far domandar udienza dalla signora donna Menzia e darle parte del ritorno del cardinale medemo, cortesia con la quale prettendeva obligare S.E. a venirlo a visitare, e come che sapeva benissimo il conte, che questo non era bastante per movere S.E. a tanto, e che il voler seco capitolare 114 era improprio, e negotiatione aggionse il conte stesso, che se con la signora donna Menzia si fosse trovato ancora il sig. don Luigi nè più nè meno havrebbe esposta la sua ambasciata, prendendosi l'arbitrio come da sè di mettere in plurale il titolo di Vostra Excellentia con dire Vuestras Eccellentias, come se ugualmente parlasse e con la signora donna Menzia e con il sig. don Luigi; e per fare che S.E. vi si trovasse senza sua precedente saputa, che il sig. G. Cancelliere fosse lui quello che la trattasse, e facesse dar il moto al conte per far dimandar l'udienza nel ponto premeditato.

Non hebbe effetto questo partito proposto la mattina del giovedì 24 del corrente perchè non potè il sig. G.Cancelliere parlare alle signore sendo entrato dal sig. don Luigi subito che pose piede quella sera nella sua anticamera.

Desiderava quella sodetta sera S.E. che il sig. co. Arese si portasse a Palazzo, ma non v'andò, ancorchè sia suo solito alli giovedì finito il tribunale, di girvi.

Doglianze di S.E. col sig. G.Cancelliere sopra li accidenti col card. arcivescovo.

Restato che fu solo nella conversatione quella sera il sig. G.Cancelliere, S.E. si duolse seco acremente come la sera avanti giorno di mercordì non si fosse lasciato vedere in Palazzo, sapendo che correva