Le memorie Gorani - Pagina 156

havesse da metter piede nell'arcivescovato sin tanto non si vedesse quello faceva S.E. E tutto ciò seguì motu proprio.

Il sig. G.Cancelliere averte li secretarij di Cancelleria Secreta a non metter piede in arcivescovato.

Il giorno di venerdì alli 25, il sig. G.Cancelliere intesa questa risolutione del Senato tirò a parte li quatro secretarij di Cancelleria Segreta, che in casa sua si trovavano ch'erano Remigio Rosssi, Velasco, Proserpio ed io et ci avertì a guardarsi di entrare nell'arcivescovato per lo rispetto noto, a che rispondessimo, che da noi si sarebbero sempre seguite le pedate di Sua Signoria Ill.ma come nostro capo.

Il sig. G.Cancelliere va a casa del sig. co. presidete Aresi

La (canc.:sera) mattina del medemo giorno il sig. G.Cancelliere si portò per tempo a casa del sig. co. presidente Aresi, e le participò quanto gli era passato la sera avanti con S.E.

S.E. s'accende col Presidente del Senato sul particolare del Cardinale.

Ed alla sera il sig. co. Aresi sodetto andò a Palazzo, ed entrato da S.E. le prime parole dell'Ecc. Sua furono queste: Bien quando me quiere Usted hechar de aqui esto Arcobispo. Poi passò a ponderare, come b fosse possibile che sendo già 4 giorni che il cardinale era in Milano non si fosse lui portato a Palazzo, e non si pensasse in diffendere una causa ch'era del Re mentre si trattava del rispetto dovuto al Luogo Tenente del padrone del territorio. In oltre mostrò S.E. di stupire come il Senato non le havesse fatta una consulta proponendole i mezzi per mortificare l'arcivescovo; e poi conchiuse la sua doglianza in senso tale, che voleva inferire di non essere assistito da veruno e che tutti fossero in certo modo ingrati.

Discorso del Presidente del Senato

Rispose il Presidente a sì horribile querela discolpando in primo luogo il non esser venuto a Palazzo per esser stato necessitato ridursi a scrivere le lettere di sua ordinaria corrispondenza la sera