Le memorie Gorani - Pagina 157

del mercordì, ma molto per esser vissuto con speranza che fosse per riuscire la propositione, che sapeva haver fatta il co. Trotto al sig. G.Cancelliere, onde non vi fosse bisogno per all'hora di pensare a purganti gagliardi, mentre si maneggiava la prattica con lenitivi. Poi, discendendo al secondo capo della querela in cui il Presidente era stato trattato da poco zelante e da ingrato fece conoscere a S. 116 E. che anzi egli pensava d'haver usata tutta la maggiore delle attentioni havendo di moto proprio impegnato il Senato a non metter piede in arcivescovato; e quanto al resto esservi tutte le buone presontioni, perchè non s'habbia nella sua persona a far paralello della passione sua verso del decoro del Governo, e della strettezza col Cardinale da cui non era esso nel caso di sperare il minimo favore, trovandosi con tutti li parenti ecclesiastici già cardinali, e disobligato da ogni finezza verso dell'arcivescovo, perchè sempre, in tutte le sue doglianze portate a Roma ed in Spagna egli sia stato nominato per uno delli tre principali autori delle sue persecutioni, che sono secondo il suo intendere, S.E. il Senato, ed il co. Presidente Aresi. Tanto passò quella sera tra S.E. ed il Presidente, e tanto bisognò che dicesse questi in propria discolpa, ricavando da tutto il contesto del discorso che il gusto di S.E. sarebbe stato, che il Senato le consultasse ciò che poteva convenire in somigliante frangente, se bene S.E. non s'espresse su questo ponto sì chiaramente, che paresse ce lo ordinasse.

Ciò che consultasse il Senato a S.E. intorno a' rimedij economici contro il Cardinale

La mattina seguente del sabbato 26 del corrente, andò il Presidente al Senato ancorchè tutto sconvolto per non haver dormita la notte di puro travaglio e proposto il gusto di S.E. in ordine al desiderare il parere del tribunale, la risolutione fu di consultare all'Eco. Sua che, secondo la dispositione delle legi e dell'autorità della medema Scrittura Sacra potevasi in questo caso scacciare dallo Stato il card. Arcivescovo, sendo facoltà che competisse al padrone del territorio