Le memorie Gorani - Pagina 161

Pietro Orozco, come fece, pensando che per questa via più sicuramente dovesse pervenire a S.E.. Infatti si seppe che don Pietro ce lo riferì, ancorchè meco lo disimulasse la sera di S.Andrea quando fui da parte del sig. G.Cancelliere ad intendere se haveva cosa in contrario alla risposta che mio padre voleva mandar al Moneta, cioè che fatta riflessione al negotio non voleva egli mettersi in questo non compostando lo stato presente delle cose ch'esso attaccasse S.E. in tali matterie che non le toccano. Tutta la risposta che diede don Pietro fu che non haveva (canc.:detto) portato a S.E. la notizia del successo, e conseguentemente non havea cosa in contrario. Mandò donque mio padre il dì primo dicembre a dare la sodetta precisa risposta al Moneta dal sig. Carlo Gramola, che lo trovò 119 in arcivescovato, e non riportò altro se non che il medemo Moneta sarebbe poi stato da mio padre, come seguì alli 2 in nostra casa dove le fu ripetita la medema risposta. E quanto disse Moneta fu in disapprovatione dell'impegno preso dal Cardinale biasimando la sua ostinatione, e mostrando il sentimento del Vicario Generale, che confessò esser sua obligatione di consegnarsi al Governatore di Milano e più supremi ministri prima di prender il possesso della carica

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Il principe di Castiglione consegna priggione don Carlo di Solforino all'Arciduchessa di Mantova.

Sul fine di questo mese s'intese per lettere del principe di Castiglione scritte al sig. G.Cancelliere, come l'Arciduchessa di Mantova haveva mandato a Castiglione il mse. Andreasi con le compagnie della guardia per ricevere il principe di Solferino priggione in deposito, che dal detto principe di Castiglione le fu dato nonostante che prima su le instanze del secretario Perini lo havesse negato all'Arciduchessa. Seguirono alcune capitolationi prima della consegna, e quello mosse Castiglione a condescendere fu l'haver inteso che l'Arciduchessa haveva fatto giontare da 3 mila fanti per obligarlo alla consegna con la forza.