Le memorie Gorani - Pagina 162

b Dicembre

II sottoceremoniere Moneta tenta di far un'ambasciata a don Pietro Orozco e non le riesce

Alli 4 di questo mese si portò il sotto ceremoniere Monetta alla casa del sig. don Pietro Orozco per fargli un'ambasciata da parte di S.Em.za il card. arcivescovo et essendo entrato il servitore d'esso don Pietro a dirglielo, gli fece rispondere dal medemo (per quanto a me riferse don Pietro stesso) che lui non haveva negotio alcuno col sig. Cardinale nè il sig. Cardinale con esso lui, e, però, che non occorreva s'incomodasse a far alcuna ambasciata per sua parte. Moneta però disse esser stata differente la detta risposta, cioè che il sig. don Pietro le bacciava le mani, e che le pesava sommamente non poter entrare in negotio col sig. Cardinale al quale, peraltro, gli era servitore.

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Appruova S.E. la risposta di don Pietro.

La sera del giorno 5, S.E. seppe ciò ch'era passato intorno a detta ambasciata, ed approvò il modo con cui il sig. don Pietro s'era portato dicendo che molto doveva a don Pietro, ma che con questo lo haveva obligato per tutti i giorni di sua vita. Si trovava presente alla conversatione di quella sera il sig. G.Cancelliere, e S.E. fece entrare ancora don Luigi Carillo senatore dal quale volle sapere che cosa havesse determinato il Senato in una consulta (che fu la seconda in questa matteria) sendo stato eccittato con decreto di S.E. a considerare tutto ciò che poteva succedere nell'eesecutione dell'espulsione del Vicario 120 Generale, acciò in ogni contingenza potesse il Senato andar subito al rimedio. Il sen. Carillo riferse il contenuto della consulta, e quando S.E. sentì che in caso s'occultasse il Vicario, si poteva metter mano a' parenti del Cardinale, S.E. rispose che lui non era per queste cose, che non haveva da trattare che della sua salute e della partenza dal governo lagnandosi fortemente del dolor di testa.