Le memorie Gorani - Pagina 216

Il Senato fece la stessa mattina consulta a S.E. ricordandole che per tenore delli ordini ultimi di S.M. non poteva esser obligato a concorrere, ma che doveva S.E. usare del temperamento di chiamarlo or lui ora il Consiglio. Ma come che questa ella era una delle fontioni solite ed inescusabili, rispose S.E. alla consulta in questi termini, riservando le ragioni del tribunale ed incaricandogli di dovere, ciò nonostante, intervenire come essequij.

Al doppo pranso, per finir di festeggiare il giorno della publicatione della pace, tutta la dimostrazione consistette in andar S.E. col seguito di molte carozze corseggiando nella sua la piazza del Castello fatta adaquare dal Castellano don Baldassar Mercadero sino a che, venuta la notte, si fece poi la salva reale del medemo Castello b in forma ordinaria, eccetto che la fu ralegrata alquanto da molti razzi che furono gettati all'aria prima che la incominciasse. S.E. non smontò in alcun luogo a veder la salva.

In casa del co. presidente Arese solo vi si portò privatamente a vederla il sig. card. Visconte.

In essecutione della lettera reale con cui S.M. ordinò la publicatione della pace, poi che qui non si stela il publicarla per grida, non si fece altro che scrivere alli tribunali, alli Decurioni delle Città, alli Podestà di esse solamente ed alli Vescovi con la notizia del successo. Non si caricò però molto la mano sul mostrarne giubilo perchè, in se stessa, la pace era più miserabile che vantaggiosa.

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Alli 6 gionse a S.E. corriere dal Finale con l'aviso che alli 4 s'erano scoperte le tre galere che conducono il sig. mse. di Mortara da Spagna e che passavano a prendere porto in Vado di Savona

Tre giorni fa il sig. card. Visconte restituì a S.E. la visita. Fu ricevuto alla metà della sala delli alabardieri ed accompagnato poi sino al quarto della signora msa. Governatrice; con che si evitò il ponto del più e del meno alla scala.

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159 Sul principio di questo mese il sig. mse. Governatore dichiarò il sig. co. Fabio Visconti Borromeo Mastro di Campo e le diedi i spacchi