Le memorie Gorani - Pagina 288

b proponesse il partito che si sarebbe contentata diserbasse Savoia ad accrescerli questo trattamento all'hora quando arrivasse a conseguirlo da qualche re. In fine, la prattica hoggi che siamo alla metà di giugno 1670 resta ancora ne' termini del non volersi nè allargare per la parte di Savoia, nè abbassare per quella del sig. duca d'Ossuna; e quello si teme si è che Savoia non richiami sotto qualche pretesto il Residente e si perda ancor questo della maniera che si è fatto degli altri.

Tentò pure S.E. per mezzo del sig. don Diego Zapata mentre era in Pavia (che si valse del co. Alessandro Visconti), di vedere se poteva alcanzare dalla Corte di Fiorenza mandasse un inviato a compire con S.E., accompagnato da una lettera del Granduca; et il co. Alessandro scrisse subito ad un secretario suo amico di quella Corte medesima dicendoli che da un religioso di molto credito in questa del sig. duca d'Ossuna gl'era stata fatta instanza perche lo penetrasse; ma la risposta del secretario fu che non gl'era parso bene d'impegnarsi a saperne l'animo di Sua Altezza poiche non le pareva cosa da trattare.

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Il giorno 17 di maggio sudetto 1670, che fu il secondo dopo l'ingresso di S.E. in Milano, i Tribunali si portorno a Palazzo al dopo pranso a fare il loro compimento che ricevete S.E. nella stanza che serve d'anticamera alli capitani d'Infanteria ed altri di somigliante sfera.

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Risolvete poi S.E. prima delli 25 di maggio la provisione delle tre compagnie d'ordinanza vacanti per la morte del co. Giovanni Mandello, don Sinibaldo Fieschi, il principe di Marano di Casa Serbellona; la prima nel mse. Bartholomeo Caspano, la seconda nel mse. Pirro Maria Gonzaga e la terza nel co. Antonio Trotto. Nell'istesso 14 tempo si diede quella del sig. Gonzaga al fratello del mse. Carlo Corio, e sino d'Alessandria fu mormorato che vi fosse entrato di mezzo per negotiatione del p.Mendo confessore di S.E. il regallo di sei cento doppie oltre la cessione di otto mille scudi di credito