Le memorie Gorani - Pagina 296

della mano come dell'eccellenza e si ponderasse ancora l'altro esempio del mse. di Belefont quando nel mese d'aprile 1664 calò in Italia al comando delle truppe francesi destinate a far la guerra alli papalini in tempo che governava il sig. don Luigi Ponce, nel qual caso S.E. fece spesare in casa di Ceva, come si puol vedere nel primo tomo delle Memorie. La cosa dunque passò in questa maniera; che, arrivato il giorno 10 detto monsieur di S.Andrea a Milano su le 18 hore, andò verso le 23 il sig. co. Vittaliano a complimentarlo all'Hosteria delli Tre Re restituendogli il trattamento d'eccellenza quello d'illustrissimo e stimando con molte espressioni l'honore che S.E. gli faceva. D'indi a poco tornò il medemo conte all'hosteria con due fruttiere e due tazze di christallo di monte per regalare il detto monsieur a nome di S.E.; e non riavendo potuto compir seco perchè era ritirato, sodisfece col segretario lasciandogli il regalo e successivamente comparire con dodeci bacile de dolci per presentargli, come fece, per parte medemamente dell'Ecc. Sua; ed alla matina seguente ben per tempo marchiò verso Novarra in proseguimento del suo viaggio e se gli diede passaporto per la Segretarìa di Guerra. Se si fermava qua d'avantaggio, la risoluzione di S.E. era di non far altro che di mandargli una carozza di Palazzo da due cavalli (che è il trattamento che si stilla con li personaggi che gustano di mantenersi incogniti) facendolo assistire dal sig. co. Vittaliano sodetto non tanto per atto di stima quanto per esser sempre bene in questi casi di tenere presso somiglianti forastieri con specioso titolo di honore una sentinella di vista.

b Luglio

Alli 11 si publicò la grida provisionale della caccia ed ad instanza del capitano d'essa si moderò il capitolo ultimo che diceva dovessero tutti li giudici procurare la sua essecuzione procedendo anco per captura contro li contravenenti e si misse solamente per quello che a ciascuno tocca, con che non si veniva a contrariare all'altro capitolo che dispone non doversi li birri ingerirsi in