Le memorie Gorani - Pagina 52

Entrò la Città di Milano col suo Vicario avanti, a cui toccava parlare. S.M. stava sotto al baldachino a sedere, dal lato destro la duchessa d'Alburcherche Cameriera Maggiore giù della tarima, seguiva una duegna d'honore toccata, e poi tre dame ch'erano donna Anna de Toledo, donna Christina de Monroy e donna Melchiora Zapata con un'altra duegna, tutte in piedi. Dall'altra parte, giù della tarima ma vicini al baldachino stavano il Duca, il sig. don Luigi Governatore et il mse. Spinola tutti tre coperti. Il mse. di Ponar maggiordomo fece pure da introduttore, et insegnava come Maestro delle Ceremonie li luoghi delle riverenze che si dovevano fare caminando tanto all'andare quanto al ritornare sempre del pari con li ambasciatori. Il Vicario era vestito di toga longa d'ormesino nero, o per dir meglio, b di cendale rasato, e li collega con (canc. : vestito) habito alla spagnola che si suol usar per città, d'ormesino nero con calze strette, e casacca con spalazzi e colare, et cappa pur d'ormesino.

Il Vicario di Provisione si turba nel far la concione

Al primo ingresso nella stanza fecero li ambasciatori una riverenza assai bassa, altra alla metà della stanza, et altra con ginochio a terra vicini alla tarima; poi levati in piedi, il Vicario cominciò a parlare, ma riamente favorito dalla memoria ed assistito dal cuore si turbò a mezza l'ambasciata a segno, che ripettè tre volte lo stesso periodo, e malamente conconando si spedì con non poco scandalo de' collega, risa delle dame, e mortificatione del sig. don Luigi.

Ceremonia del bacciar la mano

Finita la concione acostossi il Vicario s'acostò alla tarima, e posto il ginochio chino bacciò la mano a S.M., e così li collega ad uno per uno con l'ordine dell'antianità. Bacciata ch'hebbero tutti la mano fecero una riverenza nello stesso sito a S.M., e repplicandola alla metà della stanza, ed al fine, senza mai voltar le spalle, e salutando alla metà d'essa stanza doppo fatta la riverenza a S.M. uscirono. 40 Avertasi che il bacciar della mano si suppose che fosse gratia che S. M. potesse fare se non a naturali spagnoli, e che però convenne, ch'io