Carlo Francesco GoraniLibro 2.do di memorie delle cose correnti degne d'osservazione seguita sotto il Governo dell'Ecc.mo Signor Don Luigi de Guzman Ponze de Leon Governatore di Milano (1666)

Indice dei contenuti

(vai all'inizio)

Le memorie Gorani - Pagina 2

2a 1666 Febraro

Principio, motivi e progressi della mia negotiatione in Mantova per l'affare de' sali

Havendo la signora Arciduchessa d'Austria Duchessa di Mantova nella sua regenza durante l'età pupillare del Duca Ferdinando Carlo d'età d'anni 14 rotto inaspettatamente il contratto dell'affitto delle due imprese del salaro e del transito che il sig.Duca Carlo 2.do suo marito havea stabilito l'anno del 1664 con Carlo Francesco Ceva amministratore della Camera Regia ad instanza del sig. don Luigi de Guzman Ponçe de Leon hora Governatore tuttavia di Milano stimò S.E. d'esser in obligo di non permettere tal novità sì per la poca stima che s'era fatta della Corte di Mantova del nome suo, come perchè l'animo de' ministri di Sua Alt. era di dare una grande alzata al datio del transito che pagano li nostri sali venendo da Venezia; il qual mal esempio havrebbe potuto dar animo alli altri Principi di crescere i loro datj, e gravare per conseguenza di somma indiscreta la condotta de' sali per questa parte. Risolvette per tanto l'Ecc. Sua di spedire ministro a quella Corte con instruttione, che rappresentasse la giustizia, che assisteva al nostro amministratore, onde intesa la ragione si servisse di far rivocare le novità attentate, e mantenere ne' suoi termini stipulati il sodetto contratto. Questa incombenza fu incaricata a me, che però subito m'allestij facendo fare li vestiti per me, e per due staffieri, che condussi meco et un officiale tutti neri di lutto per la morte della Maestà del nostro Re e signore don Filippo 4°ed

3 alli 26 di febraro del sodetto anno partij per Mantova assistito dal sig. Bartolomeo Calderari impresario della ferma del sale, come interessato nell'amministratione. Andai a Lodi in carozza, ed indi a Cremona, e poi imbarcatomi nel Po sopra peotta nobile di Venezia andai a far notte in Casalmaggiore, et il giorno seguente mi portai a sbarcare alle 19 hore a Borgoforte dove trovai una carozza


Le memorie Gorani - Pagina 3

a sei del sig. mse. Lanzone mandata dal p.Mauro priore di S.Girolamo, e corrispondente per S.M. presso la corte di Mantova, con la quale mi condussi a Mantova medema.

Alloggio mio in casa del p.Mauro

Poco fuori della porta fui incontrato dallo stesso p.Mauro con la sua carozza a due, e montati tutti in essa andassimo al ospitio di detto padre dove stessimo alloggiati per tutto il tempo che si fermassimo in Mantova che fu di 40 giorni, havendone spesi cinque nel viaggio. Come io m'habbia maneggiata quella negotiatione, che fu ardua per l'impegno d'una parte e dell'altra, e per la mala conditione de1 Ministri, che assistevano all'Arciduchessa, particolarmente del mse. Canossa, e Diomede Tonolini mi rimetto alla relatione, che feci al sig. don Luigi governatore, che sarà presso li papeli che trattano di questa matteria.

Regalo mandatomi da Palazzo

Solo toccarò qui alcune particolarità in quanto al trattamento, che non conveniva mettere nella relatione, e sono che contro lo stile pratticato nelle altre Corti io non fui alloggiato in Pallazzo, nè meco fu usata altra cortesia che di mandarmi doppo la prima udienza alcune bacile di caccia e dolci con 12 fiaschi di vini dolci e per mia parte fu regalato il portatore d'otto b doppie compresi alcuni filippi per li fachini.

Come io fossi trattato nell'esser admesso all'udienza

Che concertata 1'udienza col mse. Pallastrozzi maestro di camera, e presa l'hora fui in tutte tre le udienze fatto trattennere (canc.: la prima) in anticamara a titolo, che bisognava dar tempo al sig. Duca che passasse dal suo quarto a quello della Serenissima, il che fu osservato non senza qualche ammirazione de' cavallieri che stavano nell'anticamara.

Trattamento passato fra il mse. Canossa e me.

Che dando io dell'eccellenza al sig. Mse. Canossa come primo ministro,


Le memorie Gorani - Pagina 4

aio del Duca, e cavallier dell'Ordine, egli mi trattò d'illustrissimo in voce ed in iscritto, e nel rimanente con tutte le dimostrationi di stima, venendomi sempre ad accompagnare sino alla carozza e vedendomi partire.

Partenza da Mantova

Finita ch'hebbi la mia negotiatione felicemente, partij da Mantova alli 11 d'aprile, ed arivai a Milano alli 12 passando per Bozzolo, al di fuori, per schivar l'invito, che mi haveva fatto quel sig. Principe, con havermi spedito a Mantova il suo maestro di casa acompagnato da sue lettere assai cortesi. S.E. il sig. don Luigi Ponze de Leon governatore m'acolse con segni di particolar affetto, dandosi per sodisfattissimo de' miei negotiati, a segno che de officio scrisse alla Regina nostra signora il servitio rilevante, che con l'esito buono di questo negotio si era fatto a S.M. sostennendo con l'impegno il rispetto dovuto al nome di S.E. senza che li Mantovani potessero spontare la minima alteratione del datio del transito, che sì come prima era in ragione di 8 mila scuti di quella moneta, così si è mantenuto (canc.:per) e si manterrà per tutto il 1668.

4 Aprile 1666

Caso dello sfratto dell'Inquisitor da Mantova

Mentre io mi trovavo in Mantova successe il caso dello sfratto violento dato dall'Arciduchessa Duchessa di Mantova al padre Inquisitore genovese di patria per haver questi mandato a prendere per forza in Ghetto alli Hebrei il libro de' loro privilegij concessi dalli Duchi, e fatti far prigioni alcuni d'essi che ricusarono di darlo. Il modo dell'essecutione dello sfratto fu che doppo haver un giorno avanti mandato l'Arciduchessa dal Padre il co. Vialardi segretario di Stato per dirgli, che restituisse il detto libro, e se ne dovesse uscir di Stato, havendo il Padre risposto che il libro lo restituirebbe, ma che circa il comando di partir da Mantova


Le memorie Gorani - Pagina 5

non conosceva, ch'altri ch'l papa e li suoi superiori glielo potessero fare, alla mattina seguente all'aperta della porta della chiesa si trovorono da 50 soldati con una carozza a sei ivi per entrare, come di fatto entrarono, ed intimato al p.Inquisitore che dovesse all'instante uscire del convento che alla porta v'era una carozza per condurlo giù dello Stato mantoano, ricusò il padre d'obbidire; ma havendo repplicato il capo, che se non havesse fatto più che presto ad ubbidire, haveano ordine di legarlo e strascinarvelo, all'ora presa licenza d'andar almeno a prendere il mantello subito si pose in carozza.

Modo come s'esequisse

E prima d'entrarvi disse: Horsù già che Sua Altezza ha voluto trattar con me in questa forma, ed io per 1'autorità, che tengo dichiaro scomunicata per la bolla in Coena Domini l'Altezza Sua con tutti quelli, che hanno havuto parte con 1'opera o col consiglio in questa violenta risolutione, e voi tali assistenti ne b sarete testimonij e voi notaro rogate, Il che fatto la carozza partì, e condusse il P. Inquisitore sul margine de' confini del Mantovano,ed ivi lo lasciò.

La signora Arciduchessa procura con diversi titoli di giustificare la risolutione.

A Roma fu subito con corriere dato parte della risolutione della quale se ne compiaque assai il mse. Canossa; ed egli medemo quando fu a vedermi per occasion di negotio, volle sincerare il fatto da quelle ingiuste circonstanze delle quali lo havessero pensato di caricare i mal'informati, dicendo per maggior giustificatione, che la Serenissima già molto tempo fà si trovava mal sodisfatta delle estorsioni, che questo padre haveva fatto a diversi Hebrei ranzonandoli chi in 25 chi in 30 doppie prima di farli scarcerare, e che l'ardire era passato tant'oltre, che s'era messo in dar ordini alli capitani, che assistono alle porte di trovarsi con tanta gente in luoghi destinati per servitio della santa Inquisitione: eccesso


Le memorie Gorani - Pagina 6

che non si poteva più tolerare.

Passaggio per Milano del Principe di Baviera.

Si è omesso a suo luogo di notare che alli 17 di marzo di quest'anno entrò in Milano venendo da Roma il Principe di Baviera Massimigliano Filippo. Alloggiò nell'hosteria delli Tre Re. Volle esser incognito e per questo non fu visitato da S.E. Passarono però compimenti per mezzo del co. Ercole Visconti et co. Fulcane maggiordomo maggiore di detto Principe. S.E., mentre seppe che il Principe medemo era fuori di casa vedendo le cose più conspicue della città, mandò a far attaccare al soffitto della stanza sua un lampadario 5 di cristallo in dono. Si trattenne qui un giorno solo e poi partì per Torino, di dove havrebbe poscia tirato a Baviera.

Arivo in Milano del cardinal d'Hassia.

Lo stesso giorno 17 marzo arivò in Milano il card. d'Hassia che veniva d'Alemagna et andava a Roma. Alloggiò in casa del mse. Lucino. S.E. fu a visitarlo ed egli incognito si portò a vedere la signora donna Menzia moglie di S.E.

Accidente di rottura nel Po tra Mantova e Modena.

Alli 17 di questo mese d'aprile naque nel Po l'accidente, che diede caggione alla rottura di guerra fra Modena e Mantova, e questo fu quello in cui da' birri di Viadana fu amazzato un Modonese che pescava da quella parte, et fatto priggione il compagno del morto. I successi di questa picciola guerra vengono diffusamente narrati nelle relationi del maneggio d'aggiustamento fatto da me per ordine del sig. don Luigi Ponze governatore da mandarsi a S.M.: ad esse perciò rimetto la curiosità del lettore.

S.E. mi manda dal p.Abbate di S.Pietro in Gessate

S.E. il sig. don Luigi, subito intesi questi primi moti, mi mandò dal p.Abbate di S.Pietro Gessate (ch'è corrispondente del sig. Principe card. d'Este) a sapere se lui ne haveva qualche notizia. Non l'havea in fatti.


Le memorie Gorani - Pagina 7

Aprile 1666

Spedisse la signora Arciduchessa a S.E. dimandando aggiutto e consiglio.

Ma poco tardorono le lettere della signora Arciduchessa duchessa di Mantova e del mse. Canossa (primo ministro di Mantova) a dar parte del successo et a dimandare consiglio, direttione ed aggiutto.

S.E. offerisce al card. d'Este la sua mediatione. E l'accetta. b S.E. scrisse subito al sig. Principe card. d'Este offerendo la mediatione sua la quale venne accettata e gradita, E con tali premesse risolvette S.E. di spedire alla Corte di Modena il co. Vittaliano Borromeo Cavalliere di gran sapere nelli affari politici, ed alla Corte di Mantova il mse. Carlo Lunati in cui, oltre le buone parti d'esser cavalliere manieroso e prattico del trattare nelle Corti, concorreva il rispetto d'esser egli in quella d'Inspruch stato attual servitore dell'Arciduchessa, onde per questo si pensò dovesse essere ben ricevuto.

Maggio

Partenza da Milano de' cavallieri missionarij per l'aggiustamento.

Partirono con le loro instruttioni unitamente da questa città il conte ed il marchese alli 3 di maggio, et in Casal Maggiore si divisero. Il direttore del negotiato doveva essere il Conte come più versato e più intrinsecamente marcito in questo affare. E così a lui toccò il far 1'instruttione al marchese.

Il primo passo del negotiato fu la tregua che fu accordata sino alli 16 del corrente, ed essequita nello stesso tempo. Il resto lo vedrai dalla relatione.

Aviso della partenza da Madrid della signora Imperatrice

Alli 15 arivò il corriere di Spagna con l'aviso che la signora Imperatrice era partita di Madrid alli 28 del passato, e subito S.E. cominciò a far dar fretta alle preventioni in buona parte incaminate.

Questa signora Imperatrice è figlia di Filippo 4° e di Marianna d'Austria, chiamata Margarita d'anni 14 non compiti, e passa ad esser


Le memorie Gorani - Pagina 8

moglie di Leopoldo primo Imperatore regnante.

Alli 16 detto, il sig. Duca di Guastalla scrisse al sig. don Luigi 6 governatore dolendosi delle novità che Mantova havea intentate in un'isola del Po sopra della quale cadde l'aggiustamento trattato dal co. Vittaliano Borromeo sotto la mediatione del medemo sig. don Luigi governatore. Scrisse pure al sig. mio padre esso sig. Duca, di dover presentare la sua lettera a S.E.; e questa commissione l'essequij io per impedimento d'esso mio padre. S.E. mi comandò di dover rispondere a Sua Altezza quello si vede per la minuta della lettera che sta nel mazzo di quelle di Guastalla.

Ritorno a Milano delli signori co. Vitaliano Borromeo e mse. Carlo Lunati.

A' 21 giunsero in Milano di ritorno li signori co. Vitaliano Borromeo e mse. Carlo Lunati, havendo conchiusa la pace fra Mantova e Modona (canc.:per) su le emergenze toccate di sopra, ed il capitolato di questo accordo si trova nel mazzo de' papeli toccanti l'affare.

Quali fossero le sodisfationi delle parti per questo aggiustamento.

Di tutto il sodetto accordo rimasero assai sodisfatte le parti.

Però Mantova come che si trova haver più ragione che possesso nelle cose controverse havrebbe voluto, che si fosse tagliato il male su le radici e non superficialmente, come suppone si sia fatto, perchè questo aggiustamento non si ristringe a più, che a lasciar lo stato delle cose in quel medemo, che havevano avanti della rottura.

Mantova sentita d'haver incluso Guastalla nell'aggiustamento.

Ma sopratutto restò internamente picca Mantova, che il co. Vitaliano havesse persistito in volere, che nelli capitoli se ve ne b includesse uno sopra l'interesse del sig. Duca di Guastalla, il quale fu vivamente preteso da Modona, come che stimò non esser di suo decoro, che un principe tanto a lei congionto havesse havuto


Le memorie Gorani - Pagina 9

a restare con pregiudicio sì grande della sua giurisditione,mentre Modona medema non moteva disimulare, che li attentati di Mantova nel territorio e ragioni di Guastalla non erano stati indrizzati ad altro, che per fargli un tiro.

Fini di Mantova con Guastalla.

È però vero che altri sono stati i mottivi di Mantova in questo; ed il principale naque dalla mala volontà, che nodrisce quella Corte verso il Duca e Casa di Guastalla per le vecchie differenze di Luzara e Regiolo, che tuttavia ad onta della maggior forza di Mantova, vengono possedute da Guastalla.

Come s'intendessero fra di loro li due missionarij nella trattazione

Una cosa di notabile non si lascia di soggiongere, che tra li sodetti cavallieri missionarij non passò in questa trattatione molta conformità, anzi poca sodisfatione; perchè il mse. Lunati sendosi gettato nelle braccia di Tonellini per guadagnare la sua confidenza, s'imbevette di certe massime assai discordanti da quelle del co. Vitaliano, onde al conte medemo sembrava più difficile l'aggiustar il cervello del marchese, che tutta la differenza stessa. Tutto proveniva da che il conte voleva essere il direttore 7 de' maneggi del marchese, e questi dubitando, che lo stare sotto alla sua schuola fosse un fargli perdere tutta la portione di gloria che gli dovea toccare, difficilmente si lasciava tirare ne' sensi del conte, dal che naque, che nella conferenza di Nuvolara furono tra di loro discordi al maggior segno.

Regali di Modena al co. Vitaliano e suoi camerata.

Il sig. co. Vitaliano al partire dalla Corte di Modona fu regalato d'un pezzo di quadro d'Annibal Caraccio stimato di considerabile valore; et li tre suoi camerata d'un diamante per ciascuno. Al Piccardino, secretario del conte, fu donata una colana con un orologio attaccato di valore di 500 lire in circa.

Regali di Mantova al mse. Lunati e suo camerata


Le memorie Gorani - Pagina 10

Il sig. mse. Lunati non hebbe il regalo al partire ma bensì doppo che fu gionto a Milano; e questo consistette in un cavallo da sella, che già fu donato dal card. Chigi al Duca morto di Mantova.

Per il sig. Ottavio Caccia camerata del marchese, mandò l'Arciduchessa un annello con diamante; et per un prete che condusse il marchese per secretario, una colana d'oro.

b Giugno

Arivo in Milano del co. Montecucoli spedito da S.M.Cesarea

Alli 4 di questo mese arivò qua in Milano su le poste da Vienna in sei giorni di viaggio il co. Montecucoli luogotenente generale del sig. Imperatore per complimentare e servire nel suo viaggio ad Alemagna la signora Imperatrice Margarita figlia della Maestà del defonto Filippo 4°.

S.E. lo fa complimentare

Andò a smontare all'osteria dalli Tre Re, e S.E. il sig. don Luigi Ponçe governatore mandò subito un gentil'huomo a dargli la ben venuta; et in appresso il co. Filippo Archinti, quale lo levò dall'osteria medema, e lo condusse in casa sua per ivi hospitarlo.

Va il conte a visitare S.E. Forma del ricevimento.

La sera stessa dell'arivo si portò il co. Montecucoli a visitar S.E. a Pallazzo Durino. Entrò al quarto di sopra dell'Ecc. Sua per la scaletta secreta, che resta a mano dritta entrando in pallazzo, e S.E. lo ricevette al capo della detta scaletta di sopra. Non gli diede la mano dritta. All'entrare dentro la stanza dell'udienza passarono alquante ceremonie, che conchiuse il sig. don Luigi con prender per mano il conte e tirasendolo appresso. Hebbe il conte la sedia (canc.:nel luogo più degno) in luogo a traverso alla stanza; et al partire S.E. lo accompagnò sino al capo medemo della scaletta dove lo haveva ricevuto. Fu servito sino al fine della scaletta da due gentil'huomini di S.E. con li candellieri alla mano, come si stila alla grande, e quivi lasciato da detti


Le memorie Gorani - Pagina 11

8 gentil'uomini, venne sino alla carozza servito da 4 paggi con le torchie.

Rende S.E. la visita al Conte.

Il giorno seguente alli 5 S.E. andò a casa del co. Archinto a render al Conte la visita. Il Conte lo ricevette su la soglia della porta della casa, lo introdusse nel 4° basso e lo accompagnò sino alla carozza, vedendola partire.

S.E. tratta il Conte d'eccellenza.

Il sig. don Luigi trattò sempre il co. Montecucoli d'eccellenza per lo carattere di Luogotenente del sig. Imperatore, oltre quelli, che tiene di generale e d'ambasciatore.

Lo convita a pranso. Vedi più abasso meglio dichiarata la forma del sedere

Alli 7 S.E. convitò il Conte il Pallazzo a pransar seco; e v'andò con due suoi camerata. Li altri convitati furono sino a 12. La tavola fu longa nella prima stanza a man dritta del quarto d'abbasso passato il salone. In capo alla detta tavola non sedette alcuno. Dalla parte dritta, considerandola con risvoltarsi alla porta per dove s'entra nella stanza, sedette il Conte, e dall'altra cominciando la fila, il sig. don Luigi. Il pranso riuscì lauto e grandioso.

Venuta a Milano del secretario Perini di Mantova per nuovi sconci con Modena.

Alli 6 alla sera arivò in Milano sulle poste il secretario Carlo Perini, che lo è di camera della signora Arciduchessa Duchessa di Mantova, mandato con lettere credentiali a S.E. per raguagliarla de' nuovi emergenti nell'isola controversa in faccia a Bersello; che quando b siano un poco meglio purificati si registreranno qui d'abbasso. S.E. (poichè la stessa sera il Residente havea fatto dimandare udienza) mi mandò dal Residente medemo per informarmi della qualità del personaggio, e poi al doppo pranso lo senti, portandosi col Residente medemo a Pallazzo.


Le memorie Gorani - Pagina 12

Conferenza in casa del co. Borromeo col secretario Perini

Il giorno seguente 7 detto sig. secretario Perini col Residente si trovò in casa del sig. co. Vitaliano Borromeo, dove andai ancor io (sapendo che il sig. conte desiderava intervenissi alla conferenza, havendone di ciò havuto comando per avisarmi da S.E.). La conferenza fu di apurare e ridurre in iscritto le novità intentate dalla parte di Modona, il che si fece, e la sostanza si ritirò a poco papele, copia del quale si conserva presso di me.

Alli 9 alla mattina gionse corriere da Modona indirizzato al padre abbate di S.Pietro Gessate.

Relazione più sicura del trattamento ch'hebbe Montecucoli da S.E.

Per quello si è detto nella controscritta pagina intorno al luogo che fu dato a tavola al co. Montecucoli, devesi sapere, che per informatione havuta da don Giuseppe Varaona maestro di sala di S.E., il Sig. conte fu messo nel corno dritto della tavola, e questo egli è quello che riesce dalla parte dritta entrando dalla porta principale, luogo stimato il più degno, perchè domina tutta la stanza; ma bisogna avertire, che S.E. quando lo introdusse al pranzo non lo fece entrare per quella porta principale ma bensì per un altra che dal portico 9 sbocca immediatamente nella stanza medema, con che par habbi questo trattamento havuto del ermafrodito e del vario. In questa occasione del pranso però hebbe all'entrare ed uscire la man dritta il conte.

Montecucoli fa sedere il gentil'huomo di S.E. sopra scagno.

Si nota che, havendo S.E. mandato la mattina seguente al giorno dell'arivo don Giuseppe Varaona gentil'huomo dell'Ecc. Sua e suo maestro sala a dar il buon giorno al co. Montecucoli, e sapere del suo stato, offerrendo ecc. ricevette don Giuseppe un trattamento, che non piaque a S.E., e fu che il conte uscì dalla sua stanza alcuni passi a riceverlo dandogli la mano, e poi quando furono entrati lui si pose nel luogo più degno sentato sopra sedia armata et al sig. don Giuseppe fece dar da sedere sopra d'un scagno. All'uscire il conte lo accompagnò sino fuori della seconda stanza tenendo sempre la man dritta.


Le memorie Gorani - Pagina 13

E S.E. quando seppe questa forma di trattamento se ne diede per poco gustato, anzi riprese Varaona perchè in tal modo havesse esposta l'ambasciata. Si scusò Varaona dicendo, che solo questa risolutione havrebbe stimato di poterla prendere quella volta, che il sig. conte lo havesse voluto sentire in piedi.

Giugno 66

b S.E. si dispone al viaggio verso Finale per ricevere la serenisssima signora Imperatrice Margarita. A' 14 parte S.E.

Havendo il sig. don Luigi Ponze governatore ricevuto lettere dal co. di Vaylate cavalliere inviato e Residente per S.M. in Genova, venute da Barcellona con due feluche, nelle quali dal sig. don Vincenzo Gonzaga Vice Re di Cattalogna, e dal sig. duca d'Alburquerque maggiordomo maggiore della serenissima signora Imperatrice era avisato, come l'imbarco di S.M.Cesarea sarebbe seguito alli 15 del corrente; e doppo, sendo all'Ecc. Sua sopravenuti nuovi avisi, che anche a' 13 si sarebbe messa in mare la signora Imperatrice medema, risolvette di partir da Milano la seconda festa di Pasqua di Pentecoste, che fu alli 14 del corrente mese di giugno servito da alcuni de' suoi camerata, che havea invitati per questa occorrenza. Ed al doppo pranzo di detto giorno verso le 22 hore montò in carozza con solo il sig. G. Cancelliere e don Giuseppe di Cordova capitan di cavalli accompagnato dalle due compagnie della guardia, e da' soliti trombetti col seguito di sette carozze da sei. Arivata S.E. in vicinanza della Conca fece dar ordine alle due compagnie che restassero, e così per altra strada tirarono verso Pavia seguendo S.E. Lo stesso fece S.E. con alcuni cavallieri di Milano ch'erano andati servendola con le loro 10 carozze sino alla Conca, tra' quali il principe Trivulzio et il duca d'Alvito, sì che non passorono più avanti.

S.E. fece adaquare la strada di Pavia

E S.E. proseguì il suo viaggio felicissimamente con fresco e senza polve (nonostante,che per l'arsura della staggione in ogn'altra parte ve ne fosse molta quantità) poichè dal co. Teodoro Besozzo giudice delle


Le memorie Gorani - Pagina 14

strade di Milano e da quello di Pavia nella sua giurisditione havea S.E. fatto che s'adaquasse bene la strada. Il che riuscì perfettamente da Milano sino alla Certosa per esservi stata l'aqua vicina. Dalla Certosa sino al Cantone delle tre miglia non si trovò la strada adacquata; e dal Cantone sino a Pavia, poi che dentro delli tre miglia di contorno è incombenza della Città, riuscì competentemente amazata la polve.

Dà licenza S.E. ad alcuni suoi camerata di restar indietro qualche giornata

S.E. diede licenza ad alcuni suoi camerata, che furono in tutto (manca il numero), di venire il giorno seguente, ed al duca d'Alvito di tardare alquanto di più a caggione dell'hospitaggio, che dovea fare a mons. Nuntio di Colonia suo fratello, che se ne passava a Roma ad occupar la carica di Vicegerente.

S.E. ariva in Pavia

b Arivò S.E. a Pavia alle tre della notte, e fuori della città hebbe l'incontro d'alcune compagnie di cavalli e del Senatore Podestà con li signori del Governo. Andò S.E. ad alloggiare in casa del mse. Giovanni Battista Malaspina, e smontato che fu si ritirò subito.

Relatione della casa in Pavia prevenuta per la signora Imperatrice.

La mattina seguente 15 doppo sentita la messa nella chiesa vicina di S.Zeno S.E. si portò a piedi a visitare la casa de msi. Beccaria, preparata per l'alloggio della signora Imperatrice, e trovolla capace e competentemente aggiustata. Il quarto di sopra era prevenuto per S.M. Cesarea e tappezzato di tappezzarle assai ordinarie di broccadello e rasetto con quadri sopra le porte. Il quarto d'abbasso era per il sig. duca d'Alburquerque maggiordomo maggiore, e questo senza tappezzarle sino a quell'ora ne altra sorte d'addobbo. Ritornata a casa S.E. mangiò a tavola rottonda con li suoi camerata, ch'erano arivati quella mattina, cioè il mse. Spinola, mse. di Borgomanero, co. Trotto et altri &.


Le memorie Gorani - Pagina 15

Giugno

2.da giornata di S.E. a Castel Novo di Scrivia. Viaggio di 22 miglia

Doppo pranso alle 22 hore montò in carozza, et andò a far notte in Castelnuovo di Scrivia facendo la strada di Voghera. Passò il 11 Gravallone ed il Po a Somo sul ponte di barche, e trovò sino al Gravelone medemo adaquata la strada per opra della Città di Pavia che si valse in questa occasione de' fachini della galera. Il ponte di Gravellone era formato di diversi portici, o vogliam dire navi doppie, e quello sul Po di barche.

Arivo alle 4 sonate in Castel Nuovo S.E. et alloggiò in casa de' msi. Marini feudatarij, casa disposta e prevenuta per l'alloggio della signora Imperatrice.

Terza giornata di S.E. ad Alessandria. Viaggio di 12 miglia. Incontro del Governatore.

Il giorno seguente 16 alla medema hora si pose S.E. in carozza, et arivò alle tre della notte in Alessandria. Fu incontrato due miglia e mezzo fuori della città dal Governatore don Fernando Garzia Ravanal con 40 cavalli in circa. Fece questi riverenza e diede la ben venuta a S.E. smontato da cavallo, e poi per altra strada ritornò a buon passo nella città non havendo S.E. voluto esser immediatamente servito dietro alla sua carozza.

Alloggia S.E. in casa del Governatore. Casa del co. Arese per la signora Imperatrice.

All'entrare in Alessandria non hebbe S.E. altro incontro nè salva. Andò a smontare in casa del Governatore ed ivi alla mattina seguente 17 si portò il Priore, Vicario e parte de' 12 di Provisione b dela Città a compire con l'E.Sua. Si trattenne tutto il giorno 18 a caggione di trovarsi un poco risentita. Ed al doppo pranso andò a visitate la casa dove la Città ha preparato l'alloggio alla signora Imperatrice, qual'è la del sig. co. Presidente Arese ch'hereditò dalla signora Anna Cattarina Guasca e trovolla molto ben capace, et aggiustata con tutta decenza, con tappezzarie di damasco verde nella stanza dell'udienza e dove havea a dormire la signora Imperatrice,


Le memorie Gorani - Pagina 16

et di cendali nelle altre. Il quarto di sopra era il destinato per S.M.Cesarea, et quel d'abbasso altretanto numeroso di stanze per il sig. duca d'Alburquerque maggiordomo maggiore.

S.E. manda il mse. Litta a Torino per compire per la nascita del figlio maschio del Duca.

Per governare le notizie con la regola topica del tempo, si riferisce quivi, che desiderando S.E. di compire col sig. Duca di Savoia dandogli il parabien della nascita del suo figlio maschio, di cui ne havea all'E. Sua fatto dar parte dal co. Porro suo Residente in Milano, lasciò S.E. prima di partire per Finale al co. Presidente Arese, che dovesse pensare in un soggetto per questa incombenza.

Forma come consentì S.E. che andasse il Marchese.

Ed havendo posto li occhi sul mse. Litta, procurò per mezzo del co. 12 Antonio Trotto suo cognato di disporlo ad incaricarsi di quest'honore; quale accettò sotto due conditioni, che le fosse permesso l'andar di lutto, e per la posta. E se bene egli havesse da far la figura nel Finale come uno delli ambasciatori della Città di Milano, con tutto ciò, per essequir gl'ordini di S.E., che voleva fosse andato subito si mostrò pronto ad ubbidire. Consentì S.E. alle sodette due conditioni; però si dichiarò in quanto al lutto, che desiderava fosse contemperato da qualche gala bianca, perchè se bene noi non dobbiamo derogare ali'obligatione del lutto rigoroso, che portiamo per la morte del Re Filippo 4° nostro signore, era però buona e conveniente attentione il far spiccare in mezzo' alle ceneri stesse del lutto, qualche poco di scintilla d'allegrezza per l'accidente fausto della nascita del primo figlio maschio di Sua Altezza Reale di Savoia.

Camerata del mse. Litta. Visite che deve fare il mse. in Torino. Ponto di negotio nell'instruttione del marchese toccante alle cose di Novello.

Condusse il mse. Litta seco due camerata: il co. Paolo Borromeo, et il figlio del mse. Pozzobonelli venuto di fresco dalla corte d'Inspruch.

b A' 19 se le spedirono da Alessandria le lettere credentiali ed io per


Le memorie Gorani - Pagina 17

ordine di S.E. scrissi al sig. co. Presidente Arese che dovesse far l'instruttione al marchese, qual havea da consistere nel compimento principale con il Duca e Duchessa di congratulatione per la nascita del figlio, in visitare in nome dell'Ecc. Sua il principe Filiberto, la principessa Ludovica, ed il mse. di Pianezza, e passar con S.A. Reale un ufficio in termini generali sopra l'affare del Consortile di Novello, di tenore che intendesse il Duca esser stati i fini di S.E. in haver fatto prender il possesso delle portioni vacate per morte di due compadroni di detto consortile, totalmente conformati al giusto per mantenere il dritto che ha S. M., a cui spettava la rata di quella devolutione per l'ottava parte che gode come successo in luogo del mse. del Caretto già padrone del Finale. Del che per la più pingue informatione e notizia rimetto il mio curioso lettore di queste memorie alle fatiche, ch'ho fatto in proposito di questo medemo consortile, quali si troveranno nel mazzo di Cancelleria Secreta intitolato Novello.

Mottivo di S.E. in far passare col Duca quest'ufficio

Hor perchè si sappia da che hebbe S.E. mottivo di far passare col sig. duca di Savoia quest'ufficio è necessario ch'io brevemente tocchi alcuni momenti del fatto. E sono che, sendo morti due 13 confeudatarij di Novello senza successione in quanto al feudale il Senato pensò d'ordinare al Podestà di Spigno,dottore Carlo Filippo Cassoli,

di portarsi più cautamente che potesse al detto luogo a prendere il possesso di quella parte, che poteva appartenere a S.M. in risguardo dell'ottava, che indubitatatemente tiene, ed ivi fare li atti di giurisditione confirmativi del detto possesso. La premura del Senato naque dall'haver osservato, che Savoia affettava gagliardamente di mostrarsi padrona di questo consortile in virtù di certa investitura ottennuta dal sig. Imperatore l'anno del 1633 della quale, e della sua invalidità ve n'è la chiarezza in detto mazzo onde se non si mandava a far questi atti, havrebbe preteso un altro giorno con quelli che va violentemente essercitando Savoia medema e con mandar


Le memorie Gorani - Pagina 18

soldati a quartiere e con altre forme d'essersi conservata lèi nel possesso di quelle portioni. Andò donque il dottor Cassoli ma clandestinamente e di notte tempo tanto che entrò in Novello e fece alcuni pochi e timorosi atti di possesso con quei terrazzani, e temendo che il presidio delle piazze circonvicine non fosse tosto per dargli b adosso, frettolosamente si ritirò; come lo stesso podestà Cassoli lo rappresenta nelle sue lettere. Uno delli atti sodetti fu il far publicare una grida del Magistrato Straodinario intorno alle dette portioni.

Di questo nostro tentativo scrisse il secretario don Diego de Prado che lo è dell'ambasciator di S.M. in Alemagna, che 1'ambasciator di Savoia qual si trova alla Dieta, ne haveva fatto doglianza alla medema, fondandosi in che stante la sodetta investitura del Duca e successivo continuato possesso, si trattasse d'una manifesta usurpatione, o sia turbatione di pacifico possesso, e rimise qua lo stesso secretario copia della supplica, che chiamano voto, e della grida del Magistrato Straordinario, dicendo d'haver ordinato se le facesse una risposta sul generale tanto che havesse tempo e lumi di rappresentare meglio le ragioni di S.M. Con questa occasione mandò pure un decreto imperiale eccitatorio verso de' ministri della Maestà Sua, perchè deducessero le sue ragioni intorno a certa parte del feudo di Rocca d'Arazzo.

S.E. ricevuti questi dispacchi li fece inviar tutti al Senato per haver i suoi sensi avanti di rispondere, dicendoli che lo sig. duca di Savoia havrebbe opportunamente fatti passare li uffici competenti.

14 Hora sendosi offerta l'occasione dell'andata a quella Corte del mse. Litta stimò S.E., che fosse bene mostrare col Duca di voler usare delle ragioni di S.M. e giustificare li atti già fatti, mentre per farle constare si era offerto più volte al Residente in Milano di venir ad un tavolino e mostrare, che quella investitura del sig. Duca non poteva operare alcun effetto a suo favore.

Dimora di S.E. in Alessandria.


Le memorie Gorani - Pagina 19

Ritorniamo al viaggio di S.E. Si fermò l'Ecc. Sua in Alessandria il dì 17 e 18 et alle 21 hora del dì 19 postosi solo in lettica col seguito de' suoi camerata Corte, e Governatore della piazza atorniato dalli capitani spagnoli, ch'hanno il quartiere in Alessandria, partì verso Cassine da strada viaggio di 12 miglia et al passare per la piazza stava tutta la gente in armi facendo ala alla marchia. Subito fuori della Porta Genovesa si pentì S.E. della solitudine della lettica, e vi tirò dentro il sig. G. Cancelliere don Diego Zapata il quale, col trattennimento del suo facondissimo discorso, dotta e dolcissima conversatione, e d'alcuni curiosi papeli, l'andò divertendo S.E., tanto che ingannarono il tedio del viaggio. Le terre che si passano da Alessandria a Cassine sono Cantalupo e Gamalerio.

b 4.a giornata di S.E. a Cassine. Viaggio di 12 miglia.

Ad un'hora di notte, perchè S.E. andava di comodo passo (canc.;arivò) come ha fatto in tutto questo viaggio, arivò a Cassine, et alloggiò nel castello; et alle 19 hore spedì corriere a Milano, havendo fatto il simile tutti i giorni doppo la partenza sua.

5.a giornata di S.E. a Bistagno. Viaggio di 12 miglia

Il giorno seguente 20 a hore 20 S.E. partì da Cassine col medemo seguito, e parte in lettica, parte a cavallo, e parte in calesso arivò alle 23 e mezza a Bistagno viaggio di miglia 10 facendo la strada d'abbasso per la Bormida, qual era bassa, e ripassandola due volte vicino a Cassine et una ad un luogo, che si chiama Terzo del co. Avelani di Casale. Le terre e luoghi che si passano da Cassine a Bistagno sono: Strevi feudo del mse. Serra due miglia da Cassine, et Aqui, città del Monferrato, che si lascia su la man dritta senza passarvi per dentro.

Invito fatto a S.E. in Cassine per parte del Duca e Duchessa di Mantova.

Si è omesso di notare che in Cassine all'arivo di S.E. si trovorono quatro persone di buon garbo venute d'Aqui ad invitare S.E. per parte del sig. Duca et Duchessa di Mantova a lasciarsi servire in Bistagno,


Le memorie Gorani - Pagina 20

qual invito S.E. accettò.

Finezza delli Duchi di Savoia e Mantova in far aggiustar la strada nel loro finaggio

15 Nè pare men degna d'annotatione la finezza che i Principi sodettidi Mantova usarono in questa occorrenza in haver fatte per 14 miglia che si distende il finaggio loro tra quello del Monferrato, e delle sue Langhe, aggiustar tutte due le strade abasso e di sopra della Bormida in maniera che comodamente vi sono passate e vi passano carri e carozze, mai più viste in queste bande, nel che si è consumata l'opra di molti guastadori, de' quali non ha sentita spesa la Camera Regia. Chiamo strada d'abasso quella, che si fa nel piano della valle di Bormida quando la è bassa, passandosi e ripassandosi più volte.

Strada poi di sopra è quella che resta più alla collina, per schiffar li passi della Bormida, e riesce su la man sinistra andando da Milano al Finale di là della Bormida medema.

Alcune particolarità intorno alla strada nuova

È già che sono a trattare di questa strada, dirò che in quella che riesce sul dominio di S.M. vi si impiegò l'opra di molti guastadori, che consumarono da nove milla giornate, nè se le diede altro che il pane. La strada poi che resta sul Monferrato e territorio di b Monbaldone, Stato di Savoia (per esser una di quelle terre che il Duca di Savoia medemo pigliò al Duca di Mantova come sottoposte al mandamento d'Alba, qual città hora possiede con il Canavese) fu accomodata, come ho detto da guastadori comandati da detti Principi; e Mantova vi spese più di 11 mille giornate, le quali corsero per conto di Mantova medema non sentendone la Camera di S.M. alcuna spesa. Assistevano all'opra per parte di Mantova e Savoia alcuni deputati, quali stavano però alli ordini del Tenente Generale Beretta, a cui S.E. haveva incaricata la fattura di questa strada, in maniera che si faceva tutto quello prescriveva e disegnava lo stesso Beretta.

6.a giornata da Bistagno a Spigno di miglia dieci


Le memorie Gorani - Pagina 21

Alli 21 verso le hore 20, S.E. da Bistagno si portò a Spigno giornata di miglia dieci un poco longhe e se vi arivò a sera havendo la marchia sofferto per strada un fierissimo temporale. In Spigno S.E. alloggiò nella casa che hora habita il podestà Carlo Filippo Cassoli.

Ivi vennero alcuni deputati della Morra, del consortile di Novello, e di Mioglia a riconoscere S.E. et a supplicarla d'haver prottezzione delle loro (canc.: stato) terre, e quei di Novello a dimandar aggiutto 16 per le vessationi che Savoia le fa pretendendo d'haverli per vassalli in virtù della investitura toccata di sopra.

Bistagno dà memoriale a S.E. dimandando faccia un ponte sopra la Bormida

Si nota pure, che trovandosi S.E. in Bistagno quella terra gli presentò memoriale dimandando in pagamento di 23 e più mille scudi, che avanza dalla Camera regia di tappe vecchie, che se le facesse fare un ponte di pietra di 5 archi sopra la Bormida, che havrebbe servito anche allo Stato di Milano per la comodità del passaggio. S.E. ricevette il memoriale e rispose, che al suo ritorno a Milano se gli e ne dovesse far memoria.

Settima giornata da Spigno alle Carcare, viaggio di 14 miglia

Alli 22 del giorno seguente sulle 18 hore, S.E. da Spigno passò alle Carcare, viaggio di 14 miglia, e v'arivò a bocca di sera. In questo tratto di camino da Spigno alle Carcare si trovano prima la terra di Piana divisa in tre corpi, che chiamano Piana di Sopra, Piana di Sotto, e Piana di Mezzo. Poi si trova (canc.:la Rochett) (ma si lascia a mano manca) la terra di Odè sopra d'un colle alto, et abbasso tiene b un ponte di pietra su la Bormida che si comunica con un membro della detta terra d'Odè. Questa è terra del Monferrato infeudata alla Principessa di Monaco. Poi si va alla Rochetta del Cairo e si passa per la terra che resta sopra d'un poco di rialto. Quella che propriamente è la Rochetta da cui ha preso il nome la terra, resta alla metà della montagna a man manca della strada su la pendice. Ivi vi è la chiesa parochiale con alcune case e la rocca è tutta distrutta, come le altre di queste Langhe. Solo si veggono alcuni pezzi alti di muraglia


Le memorie Gorani - Pagina 22

per vestiggio. Questa terra è de' conti Scarampi padroni del Cairo. Indi si va al Cairo, terra situata sul piano della valle, grossa, popolata e delle più belle delle Langhe. È infeudata a' conti Scarampi fra quali entra Gerolamo Scarampo feudatario di Mioglia, terra supposta imperiale da esso Scarampo, ma tenuta per sottoposta dal Senato. Dal Cairo alle Carcare vi sono due miglia. Questa terra con la sua giurisditione è parte di S.M. e parte del duca di Mantova.

S.E. alloggiò nelle Carcare nel convento delle Schuole Pie de' Poveri della Madre di Dio.

Ottava giornata dalle Carcare al Finale, miglia 17

Alli 23 alla mattina per tempo S.E. dalle Carcare si portò in lettica col seguito delle carozze e de' cavalli alla terra di Bormida a desinare distante miglia 4 dalle Carcare; e ciò per 17 guadagnarle alla marchia del doppo pranso, restandovi di camino 13 miglia di montagna che sono longhe e fatticose. S.E. pransò sotto una frascata in forma di campagna e poi su le 19 hore rimontò in lettica e tirò alla volta del Finale facendo il viaggio parte in calesso e parte a cavallo quando fu in vicinanza del detto Finale.

Il Governatore del Finale viene ad incontrare S.E. con le militie

Arivò S.E. alle 22 hore. Fu incontrato dal governatore don Diego Elguero Alvarado cavalliere dell'habito di Calatrava, fuori della Piazza da sei miglia in circa in lettica per trovarsi con podagra, et col governatore medemo si trovorono pure le militie del marchesato sopra d'una montagna rasa ch'e la più alta che si passa facendosi la strada nuova. Ivi il Governatore smontò e riverì S.E. facendo le militie più d'una scarica e poi seguitò a servirlo sino a Finale.

Ariva S.E. alla Marina ed ivi prende alloggio

Poco fuori del borgo uscì il capitan di guardia et il fiscale con alcuni altri ufficiali ad incontrar S.E., la quale passando per il borgo medemo, andò a smontare alla Marina in una casa vicino alla chiesa di S. Giovanni Battista, ch'è la maggiore del luoco.


Le memorie Gorani - Pagina 23

Quivi fu alloggiata in casa di particolari tutta la corte di S.E. e quanti vennero servendolo, e li padroni delle case providdero ogn'uno de' letti bisognevoli. Quelli che tennero qua le carozze e li cavalli b hebbero a proportione il fieno più buon mercato che nelli altri luoghi delle Langhe, perchè lo pagorono (canc.:20) soldi 10 di moneta di Genova in ragione d'ogni rubbo qual è 25 lire picciole e 20 ½ grosse

Come passò la provigione de foraggi. Come s'aquartierassero li ambasciatori delle Città.

Li ambasciatori delle Città quelli che vollero la bolletta dell'alloggio 1'hebbero, e questi quasi tutti stettero nel borgo eccetto li lodigiani ed altri che prevennero luogo ne' Cappuccini, nel che non vi fu regola perchè ogn'uno cercò la comodità ove le piaque.

Co. Montecucoli alloggia in borgo e visita S.E.

Il co. Raymondo Montecucoli luogotenente del Imperatore, qual era venuto a questa spiaggia per dar la ben venuta alla signora Imperatrice et assicurarsi dello stato suo era alloggiato nel borgo. Visitò S.E. il sig. don Luigi che lo accompagnò sino alla scala, e S.E.lo rivisitò.

Va S.E. al borgo a pransare col Governatore

Andò S.E. una mattina a desinare al borgo in casa del Governatore, destinata per l'alloggio della signora Imperatrice e li regali furono grandissimi

Casa del Governatore preparata per la signora Imperatrice.

Questa casa del Governatore era addobbata superbamente a tutto quel segno che si poteva desiderare, e li mobili erano quasi tutti del Governatore, meno alcuni soministrati dal co. di Vaylate suo parente, che hora resiede per S.M. in Genova come cavalliero inviato.

La Marina fa ergere un arco stabile. Ponte di legno dipinto di verde per commodità dello sbarco alla Capitana Reale

Il luogo della Marina a spese sue fece alla spiaggia del mare in 18 luogo sito dove la signora Imperatrice haveva da sbarcare fece ergere


Le memorie Gorani - Pagina 24

un arco trionfale di pietra cotta e sassi a perpetua memoria con statue dipinte sull'asse all'incima, et al piede di detto arco fece aggiustare una discesa sull'arena del (canc.:mar) lido solata d'asse che dolcemente portava all'imboccatura d'un ponte longo 50 passi qual s'inoltrava tanto dentro del mare (canc.: tutto), sostennuto da grossi et alti cavaletti raccomandati a due ancore tanto che si era portato sino a trovar l'altezza di 13 palmi a fine di dar alla Capitana Reale tant'aqua o sia tanto bordo, che fosse sufficiente per acostarsi al ponte.

La Marina fa fabricar l'arco a sue spese. S.E. ha poi dichiarato che la spesa dell'arco per due terzi che si faccia dalla Marina e per un terzo dal Borgo.

La spesa del arco sin hora l'ha fatta tutta la Marina. É però vero che ha dato memoriale a S.E. dimandando che si faccia concorrere anco il Borgo, come quello che non sostiene tanto aggravio come fa Marina, sendo lei che in tutte le occasioni d'imbarco, o disimbarco delle genti da guerra alloggia li Ufficiali delle compagnie in casa de' particolari, poi che li soldati hanno il loro quartiere o sia coperto nel luogo detto l'hospitale ch'è molto grande e capace sino di 3.000 persone e fu fatto da don Francesco de Melo in tempo che meditava di far fabricare il porto.

Marina supplica S.E. a far concorrere il Borgo e lo conseguisse per la 3a parte

S.E. decretò ed io firmai il decreto che il Governatore informasse b sendo l'Ecc.Sua disposta di voler nel possibile consolare le marine

Li Vescovi di Noli e di Savona si portano a visitare S.E.

Vennero nel mentre che S.E. si trattenne aspettando la signora Imperatrice a visitarlo vescovi di Noli e di Savona, ricevuti dall'Ecc. Sua senza farli un momento attendere nell'anticamera, ed accompagnati fino alla porta che introduce nell'anticamera.

Castelli del Finale

In Finale vi sono cinque castelli. Tre verso la Marina e due all'alto


Le memorie Gorani - Pagina 25

vicini al Borgo. Li tre alla Marina sono: Castelfranco, Castello dell'Annonciata e Castel S.Antonio. Li due al Borgo sono: Castel Govone, ch'è il miglior di tutti, e Castel S.Giovanni. Non hanno castellaniche li comandi ma bensì un sargente maggiore che sopraintende e dentro vi sta un alfier riformato, che comanda a' presidij. Un altro sargente maggiore attende al Borgo et alla Marina. Di presente vi sono sei compagnie distribuite fra li castelli il Borgo e la Marina, se bene questa l'occupano le altre sei compagnie, che accidentalmente qui si trovano per passar a Spagna.

Castel franco però ha per comandante un Capitano spagnolo per esser il più grande di quelli che sono alla Marina et il più essentiale.Il Governatore don Diego Eguero Alvarado ha una compagnia sua, et perla Camera delli effetti che amministra il Fiscale cento trenta scudi al mese, 12 alabardieri di guardia, et il Porrone

19 Luglio

Mse. Brivio inviato a Venezia da S.E. con lettera della Regina nostra signora. Lettera che portò seco il mse. Brivio

Sul principio di questo mese partì per Venezia il mse. Aluigi Brivio eletto da S.E. per andar a passare in nome della Regina nostra signora alcuni uffici per l'occorrenza del passaggio della signora Imperatrice. Portò questi, lettera credentiale di S.M. del tenor seguente.

Don Carlos por la gragia de Dios &

Illustrissimo Dux de Veneçia &. Tengo muy presentes las (canc.:occasiones) demonstraçiones de afecto que deve à esta Republica en mi pasaje à Espana, y assi espero que la Emperatriz mi hija experimentarà iguales attençiones, sobre que ordeno à don Luis Ponçe de Leon mi Governador del Estado de Milan os embie persona, que con mayor expression os lo signifique con lo de mas que en la matteria se offreçiere, y yo os ruego lo hagais gratamente y deis entero credito a lo que os dixeré en esta parte, y sea, Illustrissimo Dux &. Madrid 10 de junio de 1666.

Ponti dell'instruttione del marchese.


Le memorie Gorani - Pagina 26

Nominò donque S.E. in essecutione di questa lettera reale il dottor b mse. Brivio per questa fontione qual consistete nell'espressione alla Republica di due ponti. L'uno di darle parte del passaggio che S.M. Cesarea farà per Italia, e per lo Stato Veneto facendo la strada di Brescia doppo che si sarà alquanto riposata in Milano; l'altro di supplicar la Republica a fare, in questa occasione le medeme dimostrationi di stima e d'affetto, che fece nel passaggio della Regina nostra signora

L'instruttione gliela formarono il co. Presidente Arese e sig. mse. Stampa, nè s'estese a più che alli sodetti due ponti.

In che qualità andasse il mse. Brivio

Il Marchese se bene portò lettera della Regina non andò però se non in qualità d'inviato dal Governatore di Milano, perchè S.M. non ha nominato la persona, nè ha detto che la rappresentatione la farà in suo real nome; e così scrisse anticipatamente il secretario dell'ambasciata don Pedro Suarez che risiede in Venezia, che la Republica non le havrebbe al Marchese fatto più trattamento, che d'inviato del Governatore di Milano; il che quando rifersi io a S.E. mostrò di darsi per sodisfatta.

20 Habito del mse. Brivio. Assistenza in denari che se le diede.

Andò il mse. Brivio con lutto corto secondo che le fu prescritto nell'instruttione, e ciò atteso non esser ancor finito l'anno dalla morte re Filippo 4° nostro signore.

Hebbe d'aggiutto di costo solo 500 scudi. Andò per il Po. Condusse camerata ed essequì la commissione della maniera che si vede dalla sua relatione.

Ritorno a Milano del mse. Litta da Torino.

Poco prima che partisse per Venezia il mse. Brivio, arivò

di ritorno da Torino a Milano il mse. Litta, havendo compito, come si mottivò di sopra a carte 10 con S.Altezza Reale per la nascita del suo primo figlio maschio. A pena gionto a Milano si portò il marchese


Le memorie Gorani - Pagina 27

al Finale dove hora si trova S.E. con tutto il suo seguito aspettando il disimbarco della signora Imperatrice. Presentò a S.E. la relatione di quanto le passò, e de' trattamenti ricevuti ed anche di quello le fu risposto dal Duca sul particolare di Monello e suo consortile; il che è ben degno d'osservazione, e perchè si vegga minutamente con le sue circonstanze rimetto il lettore alla relatione del medemo marchese.

b Arivo in Milano del nuovo Residente di Venezia Businelli

Sul principio pure di questo mese arivò in Milano il nuovo Residente di Venezia Alessandro Businelli doppo esser vacata molti mesi la residenza per l'accidente successo con l'antecessor Corniani.

Spedisce il Residente persona al Finale da S.E. con sue lettere. S.E. risponde con molta cortesia

Subito ch'hebbe posto piede in Milano scrisse al sig. don Luigi Ponze governatore (che si trovava nel Finale aspettando l'arivo della signora Imperatrice) una compitissima lettera, nel risponder alla quale stette dubbiosa S.E. se in fine haveva da mettervi qualche cortesia e dimandò a me se sapevo come li altri Governatori haveano stilato. In fine non v'essendo essempio con che conformarsi risolvette S.E. di non mettervi cosa alcuna solo che la sottoscritione del nome. Ho lasciato di dire che la detta lettera il Residente la mandò a S.E. per persona sua di casa, e che la risposta che l'Ecc. Sua le fece fu altretanto cortese.

Principe Matthias in Vay aspettando la signora Imperatrice

Quando S.E. arivò al Finale trovò che il Principe Matthias fratello del Granduca di Toscana erano molti giorni che si tratteneva in Vay di Savona porto de' Genovesi aspettando l'arivo della signora Imperatrice per compire con essa, servito da una galera della Republica di Genova, che ivi stava per suo conto, et sino al giorno d'oggi che 21 ne habbiamo 14, che vuol dire un mese dalla partenza nostra di Milano in qua, vi si ferma.


Le memorie Gorani - Pagina 28

S.E. licentia dal Finale li ambasciatori delle Città

Vedendo S.E. il sig. don Luigi che la venuta della signora Imperatrice Margarita, per caggione dell'indisposizione sua di terzana voleva portar al longo si risolvette di dar licenza alli ambasciatori delle Città, che volessero ritirarsi alle case loro. E così il giorno 14 luglio la Città di Milano, Pavia e Vigevano partirono; le altre seguitorono in appresso con li sindici delle Provincie. Tortona non era mai comparsa, nè li dottori del Collegio di Milano, quali hanno fatto sempre alto in Savona.

Forma con che vennero quelli di Milano.

Li ambasciatori della città di Milano, che sono 8 col Vicario, non hanno condotto camerata. Ogn'uno è venuto col seguito di servitù, che gli è parso, perchè non sono comparsi nè tutti ad un tempo, nè hanno fatto il viaggio di compagnia. A proportione hanno fatto men strepito nel luccimento delle altre città, perchè queste massime Pavia e Cremona andavano sempre unitamente, e ciascuno delli ambasciatori haveva un cavalliere per camerata et staffieri, paggi, huomini di rispetto e cappellano tutti ben all'ordine ancorche fossero li habiti di lutto.

b Convita S.E. a pranso in diverse mattine due delli ambasciatori di ciascuna Città.

S.E. honorò tutte le Città col tenere una mattina un paro d'ambasciatori alla sua tavola, cominciando da Milano. V'andò il Vicario di Provisione con uno delli ambasciatori milanesi che fu il mse. Cesare Visconti. Per Pavia un'altra mattina un solo (canc.:due altri. Per Cremona due altri) con uno di Cremona. Il giorno appresso un altro di Pavia et un altro di Cremona. Li giorni poi seguenti, due ambasciatori di due Città sin tanto che tutte le Città ricevettero l'honore.

Poca intelligenza che passò tra '1 Vicario di Provisione e li ambasciatori suoi collega.

Non vi passò molta conformità tra li ambasciatori di Milano et il Vicario di Provisione che fu il mse. Giovanni Pietro Origone, anzi una quasi manifesta mala sodisfatione, e le caggioni procedettero dal non


Le memorie Gorani - Pagina 29

haver esso Vicario, qual fu il primo ad arivar al Finale con li due suoi camerata co. don Angelo Trivultio e Francesco Bernardino Prata Giudice della Legna, voluto andar a visitare li ambasciatori collega ch'andavano sopravenendo; l'altra dal non haver communicato alli collega

l'invito che S.E. fece al pranso, ma egli di suo talento eletto il mse. Cesare Visconti, del qual tiro s'offesero tutti assaissimo, e non potendo in altro mostrare il loro sentimento lo manifestarono

in occasione che il detto Vicario li mandò un giorno a dimandare in Chiesa per unirli insieme e discorrere d'affare commune, ed essi tutti ricusorono d'andarvi. Il simile fecero la seconda volta sendo stati convocati a portarsi in casa sua.

Quali fossero li camerata di S.E.

Ho detto di sopra di passaggio che li camerata scielti da S.E. in questa occasione furono 10. Sappi che son li seguenti. Signori.

Il sig. G. Cancelliere don Diego Zapata

Mse. Spinola, Grande di Spagna e Generale della cavalleria dello Stato.

Don Inigo de Velandia, Generale dell'artiglieria.

Duca d'Alvito don Tolomeo Gallio

Mse. di Borgomainero don Carlo d'Este

Conte Antonio Trotto

Questore Maestro di Campo Giuseppe Fossano

Don Fernado Baldes, Maestro di campo del 3° di Lombardia

Don Giuseppe Cordona, Capitan de' cavalli

Co. Fabio Visconti Borromeo, Capitan della Guardia

Co. Ercole Visconti, Comissario generale dell'essercito

Don Lesmes Merino de Porras, Tenente di Maestro di campo generale

b Ambasciatori di Milano

Li ambasciatori di Milano furono 8

Il Vicario di Provisione mse. Giovanni Pietro Orrigone con due camerata

Co. Gabrio Serbellone per lo privilegio della casa

Co. Ruggiero Marliani de' 60


Le memorie Gorani - Pagina 30

Co. Alberigo Belgioioso

Mse. Ermes Visconte

Mse. Ferrante Novati

Mse. Litta

Co. Marc'Antonio Rasino

Ambasciatori di Pavia

Quelli di Pavia 4

Co. Francesco Maria Belcredi dottor collegiato

Mse. Syro Corte

Mse. Gasparo Corte

Francesco Bernardino Pecorara

Ambasciatori di Cremona

Quelli di Cremona 3

Mse. Daniele Ali

Giuseppe Lodi

Conte Ponzone

Ambasciatori di Alessandria

Quelli d'Alessandria 3

Enrico Pettinari

Sargente maggiore Ghilino

e l'Oratore della Città Carlo Maria Stordi ? tenente) se bene questo vada primo in ordine.

Di Lodi

Quelli di Lodi

Oratore Francesco De lemene o dottore

23 Dottore Bernabò Mayneri

Girolamo Cadamosto e co. Giovanni Battista della Somaglia

Ambasciatori di Novara

Quelli di Novara 3

L'Oratore il sig. Cattaneo

Carlo Francesco Lango


Le memorie Gorani - Pagina . 31

. (manca) Tornielli

Di Vigevano

Quelli di Vigevano 2

IL co. Pietra

Antonio Tornielli

Di Tortona

Quelli di Tortona

Dottor Pompeo Calvino

Francesco Ratti

Christierno Guidobone Cavalchino

Vigevano va

posposta a tutte

e Tortona ad Alessandria

per la sorte

Leva S.E. la cognitione della causa sul fallimento di Ceva al co. sen.Gambarana e la dà al Magistrato Ordinario. Mottivo

Alli 12 del corrente S.E. per far che Giovanni Tomaso Feliciani di Genova fosse pagato della partita rimessa da Spagna che fidò a Carlo Francesco Ceva qual poco doppo fallì, prese risolutione di levar la cognitione della causa del concorso de' creditori al sen. co. Andrea Gambarana, che n'era già delegato e la comise al Magistrato Ordinario a titolo, che si tratti di causa fiscale, la quale non può esser conosciuta da altri che da questo Tribunale, et quando conosca b attrae a sé anche la cognitione nel concorso de' privati creditori. Mi comandò poi S.E. il giorno 13, ch'io dovessi dargli copia del decreto che, si fece per essecutione della mente sua, e che lo autenticassi perchè voleva mandarlo a Genova al co. di Vaylate

S.E. fa concedere il placet ad un forastiere per la Prevostura di Corte Lona.

Il dì 14 S.E. pure risolvette su la consulta del Senato toccante il placet dimandato da un tal prete de Tognis maestro da schuola che fu per 10 anni in casa del sig. mse. Borgomainé, e naturale di Lucca; e non ostante li ordini di S.M. che vi sono in contrario di non admettere al possesso de' beneficij dello Stato persone che non siano naturali del paese e suddite della Maestà Sua, comandò S.E. che si rispondesse al Senato come per trattarsi di persona cognita, suddita


Le memorie Gorani - Pagina 32

del detto sig. marchese e ch'ha habitato nella Stato per 10 anni, era venuto che le potesse concedere il placet con cui prendesse il possesso della prevostura di Cortellona

S.E. manda a Spagna la relatione de 4 mandatarii estratti di galera e poi giustiziati

Alli 11 detto, con feluca maiordina d'alcuni particolari di Genova 24 qual passava a Barcellona S.E. mandò le lettere sue alla corte di Madrid; e con queste andò la relatione in italiano delli quatro mandatarij estratti di galera ed appiccati l'uno in Pavia e l'altri in Milano. Fu però un poco tarda la spedizione, perchè già per parte del Papa un mese prima, è stato dato conto a S.M. del negotio.

Questa relatione volle S.E. ch'io la compilassi portando in italiano la latina del Senato, e cavando dalla spagnola formata dal sig. G. Cancelliere tutto ciò de' momenti essentiali del fatto che conteneva di più.

Comparsa delle galere di Malta in vista del Finale

Alli 14 comparsero a vista della spiaggia del Finale sette galere di Malta, quali da Malta medema se ne passavano a Derica per servire la signora Imperatrice. Diedero fondo in Varigotti, porto disfatto dall'invidia de' Genovesi in vicinanza della Marina del Finale, e di lì il Generale delle galere medeme, il Balli del Bene francese Gran Croce di gratia mandò subito un cavallier spagnolo a compire col sig. don Luigi Ponçe Governatore, che si trovava alloggiato nella detta Marina, e b (canc.:con) smontarono pure cinque altri cavalierotti milanesi che vennero a far riverenza all'Ecc. Sua et a visitar gl'amici

S.E. scrisse al detto Generale trattandolo d'Illustrissimo.

Il dì 16 S.E. lo fece invitar a pranzo ma non vi venne

Relatione del saluto delle galere di Malta fatto alla piazza del Finale, et a S.E.

Il giorno appresso non si mossero le galere dal porto per esser tuttavia turbato il mare. L'altro poi seguente, visto che l'hebbero assai abbuonacciato, destinarono di sortire in proseguimento del loro viaggio


Le memorie Gorani - Pagina 33

e di camino honorar S.E. con un solenne saluto come poi seguì portandosi tutte le sodette galere in numero di sette, con bella ordinanza e con spiegate tutte le bandiere sotto questa fortezza di Castelfranco, la quale venne subito con quatro tiri salutata dalla Capitana, a cui corrispose con cinque, che è la maggior cortesia che si possa usare. Fatto questo saluto sfilò la squadra alquanto più avanti stando sempre la capitana nel mezzo, e postasi quasi al dirimpetto dell'arco trionfale eretto da questi popoli per ricevere S.M.Cesarea cominciò la capitana medema il saluto destinato per S.E. con quatro tiri, poi seguitorono alternativamente le altre galere tanto che ciascuna 25 hebbe sparati li suoi quatro pezzi e fu sì mirabile la misura del tempo, che tennero in far questo saluto che parve armonico lo stesso horrore.

Il Generale delle galere smonta in terra e si porta a visitare S.E. Dove fosse ricevuto da S.E.

Il Generale havendo destinato di portarsi in presenza a riverir S.E. smontò dalla sua capitana al terminar dello sparo, e con feluca si portò a terra, dove a pena v'hebbe posto il piede, che fu di nuovo salutato con 4 tiri. Tanto havea disposto S.E. per manifestare la stima del compimento oltre quella dovuta alla religione. Al disimbarco trovossi una carozza a sei dell'Ecc. Sua che servì il Generale sino a Palazzo, ed ivi hebbe pure l'honore di vedere la compagnia della guardia in armi con tamburro batente. Venne col seguito di più di cento cavallieri di diverse lingue quando si pensava che seco non fosse per condurre altri che li capitani delle galere. S.E. lo ricevette fuori della porta dell'anticamera nel vestibolo che riesce immediato alla scala, trattenendosi però l'Ecc. Sua la mano dritta, e passato un po' di discorso arivò l'hora del pranso, a cui fu da S.E. trattenuto, e riuscì b lautissimo. Mai più si vidde da noi un'anticamera fornita di tanti cavallieri tutti giovani, e bizzari, come in questa occasione; ed è certo che penava ogn'uno di non potersene condurre al proprio quartiere una dozina per regalarli d'un buon pranzo. Ma come che non fu previsto tanto corteggio nè si credette che di quell'hora dovessero comparire


Le memorie Gorani - Pagina 34

le galere, restò ciascuno delli camerata di S.E. in particolare soprafatto; però nè per questo si lasciò di convitare tutti quelli che non havevano ancor mangiato, perchè tra il sig. don Inigo di Velandia cavallier di quest'habito, che seco tirò tutti quelli della natione spagnola, e tra altri che fecero lo stesso di diversi Milanesi e Francesi, la maggior parte hebbe ricapito, e furono ottimamente serviti e ben trattati.

Splendore della comparsa de' cavallieri

Fu considerabile lo splendore con cui comparse questo Generale e tuttili Capitani delle galere per la richezza delle livree, e numero grande de' staffieri, che seco condussero. Un cavagliere calabrese fra gli altri, ch'era capitano della Padrona, havea otto staffieri vestiti alla spagnola con maniche, e pendoni guarniti di galoni d'oro.

26 Finito il pranzo, e doppo alquanto di conversatione, si ritirò il Generale alla sua galera; e tratanto che stette a sarpare la squadra, non vi fu, chi non andasse ad appagare la curiosità di vederla poichè ella è forsi la più bella, la più ben armata, e pullita di quante ne scorrino i mari. Basta dire che la capitana da sè sola attualmente porta con la ciurma, da 800 persone.

S.E. manda a regalare il Generale maltese.

Il sig. don Luiggi di quest'hora mandò il regalo di varij rinfreschi che havea ordinato si presentasse al Generale medemo, e fu così copioso nella quantità de' bastimenti e così raro nell'isquisitezza di essi massime de' vini pretiosissimi, che corrispose alla grandezza dell'animo di S.E. ed all'aspettatione di sì nobil stuolo.

Li cavallieri del seguito del Generale godettero nel maggior caldo sino alle 22 hore, il trattenimento delli amici, e de' nobilissimi rinfreschi b d'aque, e di garepigne, che in questo luoco si trovano ad'ogni passo, sendosi qui ridotta tutta la delitia di Genova per l'occorrenza dello spacchio. Su le 23 hore, bassato già il sole tornorono a stringersi in ordinanza le dette galere, e rinovato ch'hebbero il saluto de' 28 tiri, a


Le memorie Gorani - Pagina 35

cui corrispose il Castello con cinque, partirono per andar a far notte alle fosse d'Arasso

Arivo (canc.:passaggio per) a Milano della duchessa di Ghisa.

Alli 11 di questo mese entrò in Milano la duchessa di Ghisa, qual veniva da Roma (canc.:e se ne tornava in Fiandra alla sua patria). Il sig. don Luigi governatore sapendo questa venuta, ancor che si trovasse nel Finale diede ordine (canc.:che) al Castellano di Milano don Baldassar Mercadero, che fosse ad incontrarla fuori della Porta con carozza di Palazzo, e che la fosse condotta alla casa delli Annoni sopra il Corso di Porta Romana, dove gl'era stato prevenuto l'alloggio. Lo stesso giorno la signora donna Menzia moglie di S.E. gli mandò un ricco e nobile rinfresco di vittelli, pollami, salami, formaggi e dolci in molta quantità. Si trattenne alcuni pochi giorni e poi proseguì il suo viaggio (canc.?). S.E. gli scrisse e passò seco tratti di 26 bis dimestichezza ricordandosi dell'amicizia fatta in Roma quando S.E. era colà ambasciatore, e che la duchessa viveva in monastero. Fu trattata dal sig. don Luigi d'Eccellenza nella lettera.

Arivo in Milano del Comissario Imperiale co. di Vindisgratz

Alli 27 arivò in Milano il co. di Vindisgratz mandato dal regnante Imperator Leopoldo il Italia con carattere di Commissario Imperiale per conossere delle differenze già insorte, e poscia composte tra li duchi di Mantova e di Modena col mezzo del sig. don Luigi Ponze governatore di Milano.

Alloggiato e spesato per conto della Camera. Tratta di portarsi al Finale

Andò a smontare all'hosteria delli tre Re, et il sig. co. Presidente Arese che in Milano fa l'ufficio di G.Cancelliere in occasione dell'absenza del sig. don Diego Zapata, quall'assiste a S.E. nella giornata del Finale, mandò con carozze il sig. co. Vitaliano Borromeo, che parimente ha carattere di Comissario Imperiale a levarlo dalla detta hosteria e condurlo a S. Simpliciano dove restava prevenuto un quarto. D'indi a pochi giorni vedendosi, che colà non stava comodo, si condusse in casa


Le memorie Gorani - Pagina 36

dell'Andreotti banchiere nella contrada de1 Bigli sempre spesato per b conto della Camera Regia. Si lasciò subito intendere questo signore, di voler venir al Finale (di dove io scrivo) per vedersi con S.E. alle direzzioni della quale, si suppone, ch'egli habbi ordine di stare nel maneggio della sua commissione e se bene il sig. co. Arese a titolo dell'occupatione tanto grande in cui si trovava S.E. lo disuadesse, persistette egli in ogni modo di voler venire né lo essequì sì tosto, perchè fu soprapreso da una resipilla con febre.

Viene assistito dal co. Vitaliano Borromeo

Il co. Vitaliano hebbe ordine da S.E. d'assistergli, e di andar ricavando quali erano i termini della commissione; di che ne formò un papele, e lo trasmise all'Ecc. Sua acciò prima di vedersi con detto Vindisgratz sapesse che misure prendere seco.

Qualità di Vindisgratz per la prima cognitione che se n'hebbe.

Questi è cavalliere di molto garbo, lutherano di fede, ed il negotio per lo quale è venuto in Italia si registrarà abasso ben per minore quando siano seguiti li abboccamenti con S.E.

Feluca di Barcellona con nuove della signora Imperatrice.

Alli 6 d'agosto arivò a questa spiaggia del Finale feluca con lettere de' 30 de Barcellona delli signori duca d'Alburquerque, card. Colonna e don Vincenzo Gonzaga, con nuove che S.M. già per 5 giorni era libera di febre.

27 Agosto

Co. di Vindisgratz si porta al Finale per abboccarsi con S.E. Incontrato el sig. co. Fabio Visconte. Trattamento di S.E.

Havendo il Comissario Imperiale sodetto co. di Vindcisgratz determinato di portarsi ad abboccare con S.E. ch'hora si trova nel Finale, s'incaminò a questa volta, e S.E. mandò il co. Fabio Visconte suo Capitan della guardia delle lanze ad incontrarlo e riceverlo fuori del Borgo con un calesso. Arivò alle 19 hore havendo già pranzato in Bormida, e tirò adrittura all'alloggiamento che S.E. gli havea fatto apparecchiare


Le memorie Gorani - Pagina 37

in vicinanza del suo qui nella Marina. Alle 22 hore si portò all'udienza di S.E. servito dalla carozza di Palazzo e dal co. Fabio. S.E. sortì alla metà della stanza a riceverlo, e tenendo sempre la sua mano all'entrare, benchè facesse un breve atto di ceremonia, et anco postosi nel miglior luogo della stanza con la sedia lo sentì e durò la conferenza due hore. Questo fu il giorno 9 vigilia di S.Lorenzo.

Sua espositione. Lettere credentiali

La sostanza dell'espositione del conte fu tale. Primieramente presentò a S.E. due lettere credentiali. Una del sig. Imperatore in data de' 18 di maggio, la quale nel soprascritto diceva: b Illustri sincere dilecto Aloysio de Guzman Ponce de Leon &, et finiti i suoi titoli: vel eius locum tenenti. L'altra lettera era della signora Imperatrice Leonora vedova in data de' 14 di luglio, e sulle prime righe diceva che per compiacere alla signora Arciduchessa di Mantova sua cognata s'era risoluta la missione in Italia di questo Comissario Imperiale.

Dichiara quel che vorrebbe da S.E.

Presentate le lettere espose il conte, che se bene (e quasi tutto ciò in grado di confidenza) la sua instruttione le prescrivesse di dover trattare col luogo tenente del Governatore di Milano quella volta che non l'havesse ritrovato in Milano, havea però lui voluto venire alla fontana chiara, perchè disegnando di voler essequire questa comissione tutta sotto la direttione di S.E. le desse quelle notizie e quei consiglij, che più havesse giudicati opportuni la gran prudenza di S.E.; e di qui passò a dire in che consisteva la sua instruttione confidandogliela tutta, quando già in Milano havea usata questa e più aperta confidenza con li signori co. Presidente Arese da cui fece capo, co. Vitaliano Borromeo pur Commissario Imperiale, mse. Carlo Lunati ed altri.

28 Sostanza della sua instruttione

I gradi dell'instruttione erano donque: che per li primi passi andasse a Milano per abboccarsi col Governatore e prender da lui la norma di maneggiare la sua comissione; non trovandolo, trattasse col suo luogo


Le memorie Gorani - Pagina 38

tenente o passasse a trovarlo alla parte dove fosse; poi si portasse a Mantova et a Modona e vedesse se buonamente questi Principi volessero aggiustare col mezzo suo le loro differenze sopra delle isole del Po per una volta; consentendolo li aggiustasse; e ricusando Modona, s'informasse delle ragioni e de' fondamenti d'una parte e dell'altra, visitasse i luoghi controversi, e poi riferisse a S.M. Cesarea. fra tanto avertisse a non entrare nella cognitione di quanto s'havesse concertato e disposto il sig. Governatore di Milano per quello tocca alle cose passate, anzi vedendo, che alcuno de' Principi volesse innovare od alterare, interponesse l'autorità del suo carattere per far che in questa parte non seguisse minima novatione.

Domande del conte. Entra il conte in sospetti e diffidenze

Doppo questo conchiuse il suo raggionamento il conte dimandando lettera a S.E. per Mantova e per Modena e poscia notizie e pareri ne' casi del progresso della sua negotiatione, secondo, ch'egli se la era b figurata. E S.E. sopra l'una e l'altra di queste richieste stimò (canc.:che) di non poterlo così subito compiacere. Di che acortosene il conte cominciò come di natura oltre modo scaltra e facile al sospetto, a darsi per poco sodisfatto, a segno che il giorno seguente esalò questa sua passione col sig. G.Cancelliere, e poi il giorno appresso le mandò un foglio sigillato in cui erano molti quisiti, a' quali desiderava rispondesse S.E., quando non volesse servirsi di dargli le lettere per Mantova e per Modona; la qual forma di negotiare fu subito riconosciuta per porfia o sia (canc.:ostin) insistenza nella prima instanza non ostanti le ragioni di disinganno, che il medemo sig. G. Cancelliere le havea addotte.

S.E. perchè non stimasse bene di compiacerlo in tutto.

Visto donque da S.E. questo papele del conte, e che volevasi da esso tirare l'Ecc. Sua all'impegno de' consiglij, quando forsi sottomano poteva haver qualche negotiatione segreta con Modona, che sempre mira a far il suo negotio con i veri mezzi della prudenza senza consultarsi con l'empito e con la passione, come fa Mantova in tutte le sue occorrenze


Le memorie Gorani - Pagina 39

determinò S.E. di dar a questo cavagliere la risposta per iscritto, acciò che con le ragioni, ch'ella contenesse non solo 29 potesse appagar se medemo, ma la Corte Cesarea ancora se fosse bisognato.

S.E. mi comanda di concepir la risposta da darsi per iscritto al Conte Commissario.

E così comandò a me di doverla concepire con i sensi, che mi significò, e poscia firmata di mia mano, portarcela la sera avanti la sua partenza, che frettolosamente sollecitava, come se fra pochi giorni havesse limitata la commissione del negotiare. Vado a presentargliela in nome di S.E. Essequij l'ordine di S.E. in formar la risposta, che fu servita d'approvare, et il dì 12 del corrente alla sera, prima che il conte venisse a Corte a licentiarsi da S.E. gliela portai, mentre stava con Sua Signoria Ill.ma il sig. G. Cancelliere. Gliela lessi tutta, e quando fu a quel capitolo, che dice d'haver il detto conte confidato a S.E. esser parte della sua instruttione che non trovando in Milano il sig. Governatore trattasse col suo luogo tenente si turbò mostrando che questo capitolo poteva esser la sua rovina in Alemagna, e che su questo v'havesse fatto negotio con mille altri sospetti.

Particola della risposta che dice il conte di non poter ammettere. S.E. si contenta che si muti. Il conte si dà a conoscere per poco sodisfatto della risposta.

Il che visto da me procurai d'aquetarlo con dirle, che non essendo questa suppositione di sostanza per la risposta di S.E. havrei creduto che l'Ecc. Sua si fosse potuta contentare di mutarla nella maniera, che le fosse più piacciuta. Me la feci dire, ed egli si lasciò intendere, che meglio si poteva dir che: havendo ciò cavato S.E. b dal titolo della lettera del sig. Imperatore &. Fui pertanto da S.E. a communicargli questo riparo, e S.E. con facilità venne in condescendere, in che s'aggiustasse come più al conte piaceva, il che feci, e le trasmisi poi serrata sotto sigillo la risposta in tal forma aggiustata.


Le memorie Gorani - Pagina 40

In tutto e per tutto mostrò chiaramente meco di non restar sodisfatto di questa risposta, nè lasciò anche di malitiare sulla forma del dargliela per iscritto, allegando che non si era stilato così col sig. co. Strozzi quando venne pur Commissario Imperiale in Italia per le differenze tra Mantova e Guastalla.

Quello ch'havrebbe voluto in conte.

I ponti della risposta si ponno vedere nel papele, che presso di me si conserva insieme con li altri di questa matteria. Havrebbe voluto questo cavalliere che S.E. sulle prime gli havesse fatta una bella instruttione per poter poi d'ogni mal successo coprirsi con dire ch'havea fatto a modo del Governatore di Milano. Ma S.E. saggiamente non (canc.:ne) gli niegò di darci tutti i lumi più necessarij e qualsivoglia assistenza, ben sì gli disse che trovandosi qua senza ministri e senza papeli non poteva entrar in dargli nè notizie acertate nè consigli da piè fermo.

30 E perchè S.E. a due soli consiglij era venuto li quali diceva il conte saper S.E. che già erano nella sua instruttione gli parve, che la risposta fosse più ordinata a protrhaere il principio della sua comissione che a dargli 1'incaminamento, che da noi si supponeva, onde su questo mostrò particolar sentimento.

Vien indrizzato al sig. co. Arese

In fine egli fu rimesso al sig. co. Arese, a cui S.E. scrisse. Si licentiò quella sera de' 12, e la mattina de' 13 ben per tempo, servito dal co. Fabio sin di là dal Borgo a cavallo partì di ritorno a Milano, havendo S.E. fatto prevenire dal Governator d'Alessandria una carozza a sei fresca in Alessandria, et dal Podestà di Pavia, altra in quella città medema.

È convitato a pranzo da S.E.

S.E. lo tenne, mentre dimorò qua una mattina a pranso seco, e fu dall'Ecc. Sua dal sig. G. Cancelliere e da altri trattato d'ill.mo. Si videe con il generale Raimondo Montecucoli, che qui si trova aspettando l'arivo della signora Imperatrice.


Le memorie Gorani - Pagina 41

Agosto

Osservazione di S.E. sopra le date delle lettere imperiali.

S.E. fece una bella osservazione sopra le date delle lettere del sig. Imperatore per mostrare, che questa commissione del Vindisgratz se non era stata rivocata dovea però essere di poca premura del sig. Imperatore medemo, a più del sapersi già che doppo dichiarata S.M. b Cesarea l'havea sospesa con pensiere d'iscusarla. L'osservazione fu che S.E. diede parte alli 5 di maggio prossimo passato al sig. Imperatore de' primi moti di Mantova e di Modena. Alli 18 dello stesso mese doppo ricevute le dette lettere de' 5 S.M. fa la deputatione nel co. di Vindisgratz perchè si porti in Italia, e doppo delli 18 risponde S.M. a S.E. approvando pienamente quanto ella ha operato.

Arivo di feluca di Barcellona. Altra da Cadaques.

Alli 15 verso sera gionse feluca spedita di nascosto dal sig. don Vincenzo Gonzaga Vicerè di Cattalogna con lettere de' 10, che dicono si sarebbe quel giorno imbarcata la signora Imperatrice; come seguì, e si portò con aqua del cielo a diluvij a Cadaques di dove alli 14 spedì altra feluca il sig. duca d'Alburquerque a S.E. dando aviso che S.M. il giorno di Nostra Signora si sarebbe reimbarcata doppo sentita la Messa.

Sortì di Barcellona il sig. duca d'Alburquerque della medema maniera che sortì di Madrid, cioè a forza d'impulsi, ed a spedir feluca ad avisare S.E. aspetti sempre sotto al termine della partenza di S.M. Con questa ultima feluca (canc.:S.E.) venne il corriere del sig. Imperatore. Alli 18 S.E. rispedì a Barcellona la feluca del sig. don Vincenzo, ed a 31 me comandò S.E. di dovergli scrivere le cose passate con Vindisgratz, dicendomi che allo stesso sig. don Vincenzo rimetteva copia della risposta datagli.

Aviso d'haver la signora Imperatrice passato felicemente il golfo.

A' 19 alla mattina arivò al Finale altra feluca da Villa franca con lettere del sig. duca d'Alburquerque a S.E. che l'avisavano d'haver la signora Imperatrice passato felicemente il golfo, e che tosto havria proseguito il suo viaggio a questa volta.


Le memorie Gorani - Pagina 42

S.E. invia alla signora duchessa d'Alburquerque il co. Antonio Trotto.

Vedi a foglio 81 un annotatione sopra l'haver Genovesi inviati 4 vascelli incontro alla signora Imperatrice.

La stessa mattina delli 19, S.E. spedì il co. Antonio Trotto suo camerata con feluca a Villafranca per dare alla duchessa d'Alburquerque la ben venuta d'haver passato il golfo, ralegrandosi della buona salute della signora Imperatrice. Elesse S.E. questo cavalliere per la strollatura che ha del modo di Spagna, e per la prontezza e facilità della lingua spagnola; che per altro questa era ambasciata, che toccava al Capitan della guardia di lancie. Volle però S.E. usare col co. Fabio che lo è di tal compagnia, la cortesia di scusarsi in certo modo con esso, come che conoscesse molto bene esser questa fontione, che gli toccava, ma che per non haver egli visto mai la Spagna, nè trovarsi possedere la lingua spagnola, havea stimato di valersi del co. Trotto.

S'amala il sig. G. Cancelliere.

Alli 17 s'infermò nel Finale il sig. G. Cancelliere don Diego Zapata e b S.E. diede al questor Pegna alcune incombenze che prima erano a carico d'esso sig. G. Cancelliere, cioè di sopra intendere alla provisione de' viveri.

Si scuprono le galere

Alli 20, verso le 18 hore fu battuta la rama della montagna più eminente che domina la marina sopra Castelfranco, (canc: et l'isola) segno che si scoprirono galere in quantità; et l'isola d'Albenga diede pure i suoi segni col fumo conforme al solito.

S'avicinano con felicissimo vento mutandosi in un subito et aquietandosi il mare

Verso le 19 cominciorono a scoprirsi anche dal star nelle case della Marina le galere, che parevano vicine al Capo delle Mele, ultima meta della vista di terra ferma, stando alla Marina dalla parte di ponente. Pareva un formicaio, e tutte venivano a vele gonfie con un legiadrissimo ponente, che di quell'hora s'era messo, e che havea fatto calmare


Le memorie Gorani - Pagina 43

miracolosamente tutto ad un tratto il mare, quando si credeva che non dovesse permettere il disimbarco, per esser stato alterato sino a mezzo giorno. S.E. all'aviso che le galere s'erano scoperte diede subito ordine che fossero allestite tutte le carozze, e le siglie et i camerata del seguito di S.E. fece metter sella a suoi cavalli, facendoli condurre vicini a Palazzo. Erano le siglie assai decente et una 32 in particolare che dovea servire per la signora Imperatrice era di veluto nero con passamani d'oro al di fuori, e di raso carmesi ricamato d'oro al di dentro.

Apparecchio di siglie et selle

L'altra per la signora Camarera maggiore la duchessa d'Alburquerque era di marucchini damaschini cremesili con chiodaria dorata al di fuori, et di veluto carmesi al di dentro. Le selle de' cavallieri erano la maggior parte di veluto o panno d'Olanda neri, con le loro croatte, e coperte di valdrappe pur di veluto nero con riportati di raso et arme nel mezzo.

Preventione di rinfreschi

Comandò S.E. che vicino all'arco si mettesse una tavola grande con molte salve di giare, et quantità d'aque e sorbetti per rinfrescar le dame e cavallieri al disimbarco; ma di questo regalo così ben prevenuto non ne godettero, perchè come S.M. subito si pose in carozza, bisognò che tutti seguissero.

Si sparge d'erbe odorifere il ponte sul mare

Sul ponte di legno longo più di 100 passi, fece S.E. che si tenessero ripartitamente apparecchiate diverse scorbe di erbe odorifere da spargere al vicino arivo delle galere.

Nella piazza viene squadronata la gente d'arme

Nella piazza avanti la Marina fece squadronare in due ale le compagnie d'infanteria che sono alloggiate in detto luogo acciò la piazza medema nel mezzo fosse spallata.

b Salva de' castelli del Finale all'arivo delle galere. Ariva di ritorno


Le memorie Gorani - Pagina 44

il co. Antonio Trotto. Si procura da S.E. il sitiale della signora Imperatrice. Disimbarco di S.M.Cesarea. S.E. è trattato da S.M.come Grande di prima classe.

Quando le galere furono avicinate un miglio da terra, li castelli verso la Marina cominciorono la salva de' pezzi di canone con balla, ma prima si era sentito un tiro dalle galere. Alle 23 hore in circa arivorono al ponte e la Reale cinta nel mezzo dalle altre galere, che alla larga le facevano una mezza luna all'intorno fu la prima ad appressarsi al ponte medemo. Havea poco prima doppo dato fondo messo a poppa la coperta di broccato cremisile, col stendardo pure cremisile ricamato d'oro. Ma avanti che le dette galere arrivassero a dar fondo, capitò prima in feluca il co. Antonio Trotto et il tenente generale Ortiz. Il primo de' quali era stato a far il compimento con la signora duchessa d'Alburquerche, e l'altro ad intendersi circa la forma del disimbarco. Presentò il co. Trotto a S.E. che si trovava sul ponte aspettando alcune lettere, e poi S.E. medema diede ordine ad Ortiz che in feluca si portasse all'abordo della Reale per dire al sig. duca d'Alburquerche, che si servisse di dar ordine perchè si mandasse il sitiale di S.M. o sia inginochiatore sopra di cui havea di poggiarsi a bacciar la Croce la Maestà Sua, perchè il proprio S.E. non ardiva

di mettervelo. Tornò Ortiz con la risposta che sitiale non 33 l'havevano e che però si servisse S.E. del suo, ed insieme fece dire il duca che si preparasse il baldachino ancorchè S.M. non fosse per servirsene, perchè bastava, che fosse a vista. Un poco avanti che cominciasse lo sbarco, smontò in gondola il card. Colonna, e l'arcivescovo d'Amalfi pure Colonna, et alcuni altri cavallieri della Corte di S.M. Finilmente subito che la Reale fu avicinata al ponte all'estremo (canc.:ultimo) margine del quale si trovava S.E. con li suoi camerata smontò S.M. dandogli la mano il duca d'Alburquerque, et il sig. don Luigi subito se le fece incontro inginochiandosi per dar alla Maestà Sua la ben venuta, la quale prima di sentirlo volle che si levasse e che si coprisse dicendo: levantaos y cubrios don Luis. E poi, havendo S.E. parlato, rispose S.M.: que bien conoçia el desseo con


Le memorie Gorani - Pagina 45

que le havia aguardado de las buenas prevençiones que havia dispuesto.

Salva delle galere.

Posto ch'hebbe S.M. il piede sul ponte cominciò la salva delle galere e nello stesso tempo le militie, che stavano in fila alla ripa del b mare fecero pure la loro scarica, che assordiva l'aria. La duchessa d'Alburquerque la qual stava quasi al par di S.M. si copriva le orecchie per non sentir tanto strepito, e voleva anche coprir quelle di S. M., ma ella godeva di sì lieto horrore e con somma bizzaria s'incaminò a piedi, non havendo voluto montar in siglia, verso l'arco sotto del quale nel volto laterale a man dritta all'entrare era preparata la capella.

Capella dove S.M. bacciò la Croce

Questa capella era decentemente disposta tappezzata di tappezzarle all'intorno, e soffittato delle medeme il volto, di damasco cremisile con colonna alternata di riportati di brocato e frangie d'oro. Sull'altare sei candeglieri d'argento e la croce, che dovea bacciar S.M., et il sitiale avanti coperto di ormesino carmesino.

Ceremonia del bacciar la Croce. Forma dell'habito di S.M.

Il vescovo di Savona stava aspettando vestito in pontificale con mitra. S.M., subito arivata alla capella con l'adelantia di molta nobiltà e standogli a lato il duca d'Alburquerque, et avanti il sig. don Luigi, amendue coperti con loro capello si pose ginocchioni et il duca levò lui la coperta del sitiale. Il vescovo fece un inchino a S.M. con la sua mitra in testa e subito le diede a bacciar la Croce, che bacciò con gran riverenza, levandosi in piedi immediatamente, et 34 incaminandosi verso la carozza che S.E. le havea fatto apprestare da sei cavalli con moltre altre per le dame, vicina all'arco, per essersi S.M. dichiarata che gustaria più della carozza, che della siglia. Non havea S.M. che pochissima guardainfante ed era vestita d'ormisino nero soglio con falde, et li capelli sparsi giù per le spalle con nastri di seta nera, et gioie in quantità.


Le memorie Gorani - Pagina 46

S.M. monta carozza per portarsi al Borgo. Va nella chiesa della Marina

Si fermò alquanto in carozza S.M. facendo levar le cortine di seta, perchè il popolo godesse meglio di vederla. La camariera maggiore ch'hora è la duchessa d'Alburquerche sin tanto sta ad arivare la contessa d'Heril, sola era in carozza con S.M., e la carozza era di veluto carmisino al di dentro con frangie e galoni d'oro, prestata dalla principessa D'oria. Montate che furono le altre dame in carozza, s'incaminò S.M. verso la chiesa maggiore dove volle smontare a far un poco d'orazione et al partire la soldatesca fece la scarica de' moschetti.

S.M. tirò poi al suo alloggiamento preparatogli in casa del b Governatore don Diego Alvarado e per quella sera non vi fu altro di notabile.

S.E. va a visitare sopra le galere il mse. di Baiona generale di quelle di Spagna.

Il giorno appresso 22 S.E. si portò alla Marina per andar a visitare il mse. di Baiona generale della squadra delle galere di Spagna, che non si trovava altrimente su la Reale ma bensì in S.Giovanni.

Montò S.E. in feluca con alcuni suoi camerata et a pena fu arivato alla galera sodetta che il marchese smontò con li due suoi figlioli e si pose nella feluca di S.E., et all'arivo, come al partire si sentirono tutte le galere a sparare i tiri di saluto.

Don Baldassarre e don Melchior della Cueva tirano in longo a Genova.

Il sig. don Baldassare e don Melchiorre, della Cueva con la moglie di questi ch'è figlia del duca d'Alburquerque loro fratello tirarono di longo la notte de' 20 a S. Pietro d'Arena per metter colà in luogo comodo essa moglie di don Melchiorre a sgravarsi del parto.

Smontorono però li due fratelli ed il primo fu a visitare il sig. G. Cancelliere e poi si trattenne alquanto in anticamera di S.M.

Don Baldassarre della Cueva è destinato ambasciatore in Alemagna

Esso sig. don Baldassar della Cueva, che si chiama il mse. di Malagon e co. di Castellar, passa ad esser ambasciatore Cattolico nella Corte


Le memorie Gorani - Pagina 47

d'Alemagna; ed il duca d'Alburquerque al grado di Vice Re di Sicilia.

35 Ove fossero riposte doppo lo sbarco le robbe del bagaglio

Le robbe del bagaglio di S.M. e della sua corte non si finì di portar in terra quella sera dell'arivo, ma bensì si continuò tutto il giorno appresso e (canc.:di) quelle cariche, che non erano del preciso servizio di S.M. e della famiglia, S.E. fece che tutte si riponessero nella chiesa nuova, che si sta fabricando nella Marina con guardie per tenerla tutta unita et sotto buona custodia.

S.E. fa provedere a tutta la Corte da cena per la prima sera

Per quella prima sera S.E. fece apparecchiar da cena a S.M., alla famiglia sua de escalera a riva, al sig. duca d'Alburquerque e suoi creati di rispetto.

S.E. va a visitare il card. Colonna

La mattina del sodetto giorno de' 21 il sig. don Luigi andò alla visita del sig. card. Colonna e del padre Confessore di S.M.

Alla sera S.M. si portò alli Cappucini per passeggiare in carozza col solito seguito.

Il giorno 22 non seguì cosa di momento nè sortì di casa S.M. per esser

giorno di quartana per il sig. duca d'Alburcherche; lo stesso il dì 23 e 24.

Il 25 alla mattina il sig. don Luigi comandò che al doppo pransoalle 21 hora dovessero trovarsi in anticamera li missionarij de' Tribunali per compire con S.M. Io li feci avisare, e così alle 22 S.M. si b pose sotto del baldachino dell'anticamera de' grandi con la cameriera maggiore dal lato destro, seguendo poi le duegne e le dame, e dall'altra il sig. duca, il sig. don Luigi e sig. duca del Sesto o sia mse. Spinola, tutti coperti. S.M. era sentata sopra due cossinoni.

Il mse. di Ponar, uno delli due maggiordomi, era di settimana e fece lui la fontione d'introdurre dentro della bussola li inviati de' Tribunali ch'erano per il Senato li senatori don Giuseppe Loaysa, e co. Carlo Corio, per non haver potuto venire il mse. Fiorenza primo eletto.


Le memorie Gorani - Pagina 48

Il Senato compisce con S.M. per mezzo delli due senatori missionarij

Entrorono donque dentro della stanza dove era S.M. li due senatori, e doppo fatti li tre inchini con poggiare un ginochio a terra sempre, fermossi in quella positura il sen. Loaysa ed in spagnolo fece una breve orazione, che durò la metà d'un Miserere, e finita senza bacciar la mano, si levò facendo, al ritirarsi li medemi inchini.

Il Magistrato Ordinario fa lo stesso

Seguitorono li due Questori del Magistrato Ordinario che sono: don Alonso della Pegna togato, e don Francesco Imbonati in luogo del mse. Casnedi primo eletto. La stessa ceremonia ed oratione in lingua 36 spagnola fece Pegna per esser di tal natione; solo in questo vi fu differenza, che finita l'orazione s'avicinò Pegna a S.M. dimandandogli la mano per bacciarla, come vassallo spagnolo, e S.M. gliela diede, onde la bacciò. Volle far lo stesso il suo collega Imbonati, ma il sig. don Luigi le fece segno d'alzarsi nè potè bacciar la mano.

Magistrato Straordinario

Vennero poi li due Questori del Magistrato Straordinario, che sono: il co. Filippo Archinto togato, ma senza voto sin tanto non habbia compito gli anni prescritti nella cedola reale, et il questore Guidoboni, che fecero la stessa ceremonia, fuori che Archinto parlò in italiano.

Habiti de' senatori e questori missionarij

Li Senatori e Questori togati comparvero il giorno della fontione con la solita loro toga d'ormesino soglio vestiti sotto del medemo, li questori spada e cappa vestiti alla spagnola con goliglia d'ormesino nero soglio e lustro, con cappa del medemo

Finita che fu questa fontione, la signora Imperatrice andò al prato che chiamano del Re a passeggiare in carozza, e colà il sig. don Luigi fece trovare due piatti di dolci per S.M. con aque gelate di più b sorti. S.M. mangiò del pane e delle brugne di Genova, e così le dame, e poi bevette una gran giara d'aqua di Canella.

Doglianza del Vicario di Provisione, perchè non si sia lasciata compire


Le memorie Gorani - Pagina 49

la Città immediatamente doppo li Tribunali. Risposta di S.E.

È da notarsi, che quel medemo doppo pranso, poco avanti che si facesse la fontione de' Tribunali, il mse. Giovanni Pietro Orrigone Vicario di Provisione andò da S.E. a dolersi, che si volesse far compire li Tribunali medemi, senza che immediatamente seguisse la Città di Milano, la quale suppone d'esser in questo possesso.(canc.:il) S.E. gli rispose che non essendo arivati tutti li ambasciatori di Milano, de' quali infatti mancavano tre, non poteva prettender questo. Fu però una tacita riprensione al Vicario, che Milano fosse quel solo, che havesse tardato più di nissuno a trovarsi qua. In sostanza hebbe il Vicario la negativa dicendo S.E. che non si poteva admettere. Il fine del Vicario non dovette altrimente essere di star congionto a' Tribunali, ma bensì di vedere se poteva separarsi dal corpo delle

altre Città, delle quale per una parte vuole esser capo ma dall'altra sdegna di compir seco unitamente, affettando sempre di far figura 37 da sè, come per a ponto da pochi anni in qua hanno cominciato i Vicarij di Provisione a mostrare nelle occasioni di dar a S.E. le buone feste, o di far qualche fontione in cui entrino li oratori delle Città e sindici delle Provincie, poi che in tali occorrenze procura il Vicario d'entrare nella prima stanza passata l'anticamera, ed ivi fare un compimento a parte, avanti che si faccia la fontione intiera con li altri

S.E. presenta li suoi camerata alla signora Imperatrice.

Si è lasciato di notare, che prima che li Tribunali compissero, S.E. il sig. don Luigi presentò li suoi camerata alla signora Imperatrice; però nissun altro che il Maestro di campo Possano bacciò la mano. Osservai che, havendo il sig. Don Luigi presentato il sig. duca d'Alburcherche il mse. di Borgamainé don Carlo d'Este, quegli lo trattò d'illustrissimo.

Arivo al Finale della principessa Doria col principe suo figlio

Arivò alli 25 la principessa Doria col Principe giovane di 14 anni e S.E. doppo esser stata visitata dal Principe medemo, andò al suo


Le memorie Gorani - Pagina 50

alloggiamento a rendergli la visita il giorno seguente et poscia si portò dalla Principessa.

b La mattina delli 26 il sig. don Luigi havea concertato col sig. duca d'Alburquerche che li ambasciatori delle Città compissero con S.M. e così diede ordine a me di farli avisare per le hore 21 che si trovassero tutti in anticamera di S.M.

Città che tra di loro sogliono gettar la sorte.

Le Città che tra di loro sogliono gettar la sorte, cioè Novara, Lodi e Como, già l'havevano gettata in Milano ed erano sortito prima Como, poscia Lodi, e Novara.

Alessandria e Tortona gettarono la sorte alla mia presenza nel mio alloggiamento, e sortì prima Tortona.

Ciò che passò tra Pavia e Cremona, in matteria della sorte.

Restava Pavia e Cremona; e come che la prima pretendeva di gettarla alla presenza del duca d'Alburcherche nell'anticamera di S.M. conforme, asseriva, essersi stilato nell'occasione della Regina Marianna nostra signora in Brescia, e che prima di venire a detta sorte dovesse precedere un ordine di S.M. intavolai così pregato dal co. Belcredi capo delli ambasciatori di Pavia 1'instanza col sig. don Luigi, il quale ne parlò al sig. duca d'Alburcherche, e questi mi disse 38 per parte di S.M. Cesarea che comandava la si dovesse gettare detta sorte. Io ricordai che sarebbe stato più sodisfatione delle Città e mia l'haver dato l'ordine per iscritto. Ma il sig. duca d'Alburcherche mi rispose che nelle cose che concernevano il governo non si metteva nè la signora Imperatrice nè lui in dar ordini per iscritto. Riparò il sig. duca in oltre su quella particola di volersi far la fontione in anticamera, perchè in questa non entrano che li Grandi e li Maggiordomi; per lo che si concertò che la fontione la facesse nella stanza avanti all'anticamera, dove era posto nè più nè meno un baldachino per l'udienza che si dovea dare al doppo pranzo. E così alla presenza del sig. duca stando tutte due le parti presenti, si fece ricercare un figlio piccolo, il quale non essendosi


Le memorie Gorani - Pagina 51

ritrovato, comandò il duca ad un paggio della signora Imperatrice che pigliasse il suo capello, et in esso si mettessero li due bollettini, et confusi che furono dentro del capello medemo, esso paggio ne cavò uno e si pose nelle mani del sig. duca, il quale lo lesse, e diceva Pavia.

***

Come compissero con S.M. li camerata di S.E.

In quanto al bacciamani delli camerata di S.E. si nota di più b preciso, che mentre quella mattina che si è citata di sopra S.M. Cesarea pransava mandò S.E. a chiamare il duca d'Alvito, il mse. di Borgomainé ed il co. Fabio Visconte perchè finita ch'havesse S.M. di pransare compissero. S.E. li fece entrare nella medema stanza, e con quella occasione trovandosi in anticamera il Maestro di Campo Fossano et altri camerata di S.E. con alcuni cavallieri, vedendo entrar li sodetti sfilarono anch'essi, e tutti si posero nella detta stanza. S.M. finì di desinare, e levata la tavola s'acostorono al baldachino sotto di cui stava sedendo li tre primi camerati, che il sig. don Luigi Governatore nominò a S.M. per nome, e ciascun di questi fece l'inchino, però senza poter bacciar la mano. Seguitorono li altri a far la medema ceremonia, e di questi solo il Fossano hebbe la mano da S.M. il che riputossi ad accidente, forsi perchè Fossano, sendo cavalliere dell'Ordine d'Alcantara, havea in petto una venera, che lo diede a conoscere a S.M. per spagnolo.

S.M. dà udienza alli ambasciatori delle Città.

Al doppo pranso dello stesso giorno delli 26 destinato per l'udienza delli ambasciatori delle Città, si trovorono tutti alle hore 21 nell'anticamera di S.M. e d'indi a poco havendo voluto il sig. don Luigi 39 acertarsi se v'erano realmente tutti S.E. fece sortir dietro a sè da quella stanza conducendoli nella loggia per metterli per ordine, e poi farli entrare d'un altra, che sbocca poi nella sodetta anticamera dove S.M. havea da ricevere, e ciò per dar alla Maestà Sua comodità di passare e ben accomodarsi.

Comincia Milano


Le memorie Gorani - Pagina 52

Entrò la Città di Milano col suo Vicario avanti, a cui toccava parlare. S.M. stava sotto al baldachino a sedere, dal lato destro la duchessa d'Alburcherche Cameriera Maggiore giù della tarima, seguiva una duegna d'honore toccata, e poi tre dame ch'erano donna Anna de Toledo, donna Christina de Monroy e donna Melchiora Zapata con un'altra duegna, tutte in piedi. Dall'altra parte, giù della tarima ma vicini al baldachino stavano il Duca, il sig. don Luigi Governatore et il mse. Spinola tutti tre coperti. Il mse. di Ponar maggiordomo fece pure da introduttore, et insegnava come Maestro delle Ceremonie li luoghi delle riverenze che si dovevano fare caminando tanto all'andare quanto al ritornare sempre del pari con li ambasciatori. Il Vicario era vestito di toga longa d'ormesino nero, o per dir meglio, b di cendale rasato, e li collega con (canc. : vestito) habito alla spagnola che si suol usar per città, d'ormesino nero con calze strette, e casacca con spalazzi e colare, et cappa pur d'ormesino.

Il Vicario di Provisione si turba nel far la concione

Al primo ingresso nella stanza fecero li ambasciatori una riverenza assai bassa, altra alla metà della stanza, et altra con ginochio a terra vicini alla tarima; poi levati in piedi, il Vicario cominciò a parlare, ma riamente favorito dalla memoria ed assistito dal cuore si turbò a mezza l'ambasciata a segno, che ripettè tre volte lo stesso periodo, e malamente conconando si spedì con non poco scandalo de' collega, risa delle dame, e mortificatione del sig. don Luigi.

Ceremonia del bacciar la mano

Finita la concione acostossi il Vicario s'acostò alla tarima, e posto il ginochio chino bacciò la mano a S.M., e così li collega ad uno per uno con l'ordine dell'antianità. Bacciata ch'hebbero tutti la mano fecero una riverenza nello stesso sito a S.M., e repplicandola alla metà della stanza, ed al fine, senza mai voltar le spalle, e salutando alla metà d'essa stanza doppo fatta la riverenza a S.M. uscirono. 40 Avertasi che il bacciar della mano si suppose che fosse gratia che S. M. potesse fare se non a naturali spagnoli, e che però convenne, ch'io


Le memorie Gorani - Pagina 53

ne parlassi al sig. don Luigi perchè fosse l'intercessore presso il duca a riportarla per tutti li ambasciatori, come poi seguì.

Seguita Pavia

Doppo Milano seguitò Pavia per cui parlò il co. Belcredi vestito con spada e cappa, ed invece del colare con goliglia ancorche fosse dottore; parlò brevemente e bene, fece la stessa ceremonia di Milano.

Cremona

Seguitò Cremona e per essa parlò il mse. Maestro di Campo Daniele Ali con franchezza e modo da soldato che piaque sommamente.

Como

Poi Como per cui parlò Giovanni Plinio Odescalco.

Lodi

Poi Lodi per cui parlò il dottore Delemene vestito con toga longa soda e politamente.

Novara

Poi Novara per cui parlò il dottor Cattaneo, con toga per esser oratore della sua Città in Milano.

Tortona

Poi Tortona per cui parlò il dottor Calvino con goliglia e senza toga, solo con la cappa, ma senza spada. Questo ambasciatore con li altri suoi collega comparve sì mal in arnese, che a forza di rossore b furono costretti tutti mutarsi d'habito e comparire in altra forma.

Alessandria

Poi Alessandria per cui parlò l'oratore con toga il dottor Carlo Maria Stordiglione.

Vigevano

L'ultima fu Vigevano per cui parlò il co. Pietra. E tutti con le medeme riverenze e bacciamano di Milano.

Lo stesso giorno hebbe udienza il sig. Principe Matthias.

Era quello stesso doppo pranzo stato destinato per l'udienza del sig.


Le memorie Gorani - Pagina 54

principe Matthias mandato dal Granduca di Toscana suo fratello per compire con S.M. Il sig. Principe era gionto nella Marina il giorno avanti e s'era posto in casa dell'abbate Brichieri, dove egli (canc: lo) havea fatto prevenire il suo alloggiamento. Presso all'hora segnalata, si portò don Diego de Bonifaz, cavallerizzo di S.M.Cesarea, con una carozza a quatro cavalli per levarlo, non essendosi per colpa di poca preventione potuti in quel procinto haver pronti li altri due per compire il tiro da sei, che poi seguirono appresso e trovorono il Principe che già veniva con l'aqua che caricava furiosamente. Montò il Principe con qualche difficoltà le scale per esser alquanto risentito della gotta, preceduto da una quantità grande di fioritissima nobiltà, la quale entrò a drittura nella stanza ove stava S.M. Cesarea attendendo.

Compimento del principe Matthias con S.M.Cesarea.

41 Entrò poscia il Principe non incontrato da alcuno se non dal mse. di Ponar all'uscio della prima stanza per introdurlo. Entrò donque il Principe vestito di lutto con ferraruolo sino a mezza gamba di drappo come spumiglia, et velo cadente nel capello, et accostatosi pian piano alla tarima bassò la testa facendo riverenza a S.M., poi chinato il ginochio a terra s'abbassò facendo atto di bacciar la mano, che non si vidde poi se realmente la bacciasse, e nello stesso tempo s'alzò coprendosi subito avanti parlare nella guisa che fanno i grandi di prima classe. Espose prima l'ambasciata per parte del GranDuca et doppo fece pausa alquanto per disgiongere questo compimento da quello della visita, che non fu altro, che entrare in discorso dando e ricevendo delle interrogationi da S.M. la quale disse alcune poche ma gravi et accute parole.

Come fosse trattato dalla duchessa d'Alburquerque

Infine sendo durati un quarto d'hora tra tutto questi uffici del Principe si levò il capello, et fatto un inchino a S.M., s'acostò alla signora duchessa d'Alburquerque per complimentarla, ed essa nel rispondere lo trattò d'eccellenza e non più. Salutò poscia le dame, e


Le memorie Gorani - Pagina 55

b voltate le spalle se ne ritornò accompagnato sino alla scala dal mse. di Ponar maggiordomo restando alli loro luoghi li signori duca d'Alburcherche, don Luigi Ponze e mse. Spinola.

Fatto il compimento, il Principe rimonta in galera e parte.

Gionto che fu il Principe a pena al suo alloggiamento rimontò nella galera in cui era venuto e se ne andò per li fatti suoi senza vedersi con li sodetti signori duca e don Luigi: la cagione del perchè non si deve ommettere qua.

Notitie intorno alle pretensioni di trattamento del sig. Principe sodetto.

Convien sapere che il sig. Principe, alla prima nuova che venne di Spagna che alli 27 d'aprile (canc.: sarebbe) era partita di Madrid la signora Imperatrice, venne con seguito di 300 persone, e fra queste di molta e principale nobiltà ad un luogo chiamato Vay in vicinanza di Savona, ed ivi s'alloggiò nel palazzo del sig. Gavoti aspettando che S.M. Cesarea arivasse.

Convien anche far nuova memoria, che nella Marina del Finale il sig. don Luigi governatore fece se non tanta dimora come quelle del sig. Principe, poco meno però, sendovi stato dalli 24 di giugno sino alli 20 d'agosto et poscia tutto il tempo che vi dimorò la signora Imperatrice.

Negotiatione dell'abbate Marchetti col sig. G. Cancelliere.

42 In questo mentre il sig. Principe Matthias mandò l'abbate Marchetti Segretario di Stato a riverire il sig. don Luigi, e con questa occasione intavolò egli col sig. G. Cancelliere la negotiatione sopra i trattamenti, che desiderava il Principe, che se le facessero, ch'era quello del ricevere il titolo d'altezza.

Esempi prodotti dal Marchetti intorno ai trattamenti

Esibì Marchetti alcuni esempi molto calzanti in ordine al far vedere che così era stato trattato da Re, e da Ministri maggiori di Spagna, ed in particolare mostrò una lettera del re di Polonia, un altra del


Le memorie Gorani - Pagina 56

sig. don Luigi d'Haro, Privato che fu di Filippo quarto, et altra del sig. mse. di Caracena sendo Governatore di Milano. Riferse il sig. G. Cancelliere a S.E. tutti questi discorsi et esempi, ed anche il desiderio del Principe, che sarebbe stato di vedersi con S. E.; ma non stimando l'Ecc. Sua di poter in questo prender risolutione alcuna sino all'arivo di S.M., per lasciar che il sig. duca d'Alburcherche decidesse lui con l'esempio suo il negotio. Arivò S.M. Rinovò Marchetti con sua lettera al sig. G.Cancelliere le instanze. Sua Signoria Ill.ma la consegnò al co. Fabio Visconte Capitan della b Guardia, perchè la mostrasse a S.E. e la risposta ch'hebbe fu che non intendeva la lettera medema segno che dovette S.E. conferire al sig. duca il negotio, e che non potesse cavare quello che il Principe desiderava.

Vedendo donque il Principe che non se le dava veruna risposta, risolvette di venire al Finale a discretione, e prendere quel trattamento, che se le fosse voluto usare. Come seguì con l'evento di cui potè dubitare, perchè la signora duchessa d'Alburcherche le diede rottondamente dell'eccellenza; onde come possa esser ritornato sodisfatto a casa si lascia considerare al discreto osservatore di questi successi.

Il Principe D'oria si porta a Palazzo per bacciar la mano a S.M.Cesarea.

Lo stesso giorno delli 26 che compì il principe Matthias fu data l'hora

al principe D'oria, che compisse doppo immediatamente al detto principe

Matthias. Venne donque in sua carozza a quatro, et all'arivo la guardia si mise in armi toccando tanburro. Il sig. don Luigi andò ad incontrarlo e riceverlo alla metà della scala a titolo di padrinarlo all'udienza come amico.

Nasce discrepanza tra il sig. duca d'Alburcherche et il principe D'oria,

per che questi pretende il trattamento di Grande di prima classe.

Entrò nella prima stanza assistito da suo zio, e dall'avo. Il duca 43 d'Alburcherche avisato che il Principe pretend'esser trattato come Grande


Le memorie Gorani - Pagina 57

di prima classe, venne dove era, e le disse che dovesse scusarlo se non poteva compiacerlo in questo perchè a lui non constava che fosse Grande di prima classe, anzi haver una dimostratione in contrario, che prima di partir di Madrid gli era stata data la nota de' Grandi di Spagna di prima classe che si trovano in Italia, fra quali il sig. Principe non era compreso. Repplicò il zio, che sempre diedero questo per tanto assentato, che non s'erano curato ne meno di trattarne.

Ragioni del sig. Duca

Il sig. duca rispose, che non importava, che loro signori havessero tenuto ciò per assentato, perchè erano parte. Propose se volevano accettar il temperamento preso dal duca d'Ossona di bacciar la mano a S.M.Cesarea di passaggio in occasione che si ritirasse alle sue stanze, perchè così non v'era occasione di coprire, ed havrebbe compito senza pregiudizio delle sue ragioni; e passò più avanti il duca con dire, che se il Principe havesse scritto a Spagna, lui havrebbe aggiuttata, e facilitata la matteria. Il sig. don Luigi affrettava b che il Principe prendesse risoluzione perchè era indecente cosa il far aspettar tanto S.M. Cesarea, oltre che non conveniva nè meno a lui, dicendo che questo ponto era da concertarsi prima di lasciar sortire di Genova il Principe; e però si contentò il zio che il compimento lo facesse esso Principe conforme al temperamento proposto dal sig. duca nella guisa, che lo fece il duca d'Ossona, come seguì, bacciando la mano a S.M. mentre dalla stanza dell'udienza si ritirò alle sue di dentro.

Pretensione del principe D'oria.

La pretensione del Principe era di far la sua fontione in questo modo. Arivato alla tarima chinar il ginochio, coprire senza aspettare il comando di S.M. e poi parlare coperto: stile e prerogativa de' Grandi di prima classe.

Come volesse trattarlo il sig. Duca.

Il sig. Duca (canc.: si contentava) voleva che compisse come Grande


Le memorie Gorani - Pagina 58

di terza classe.

Il principe Matthias fu trattato, (canc.: o per dir meglio si trattò) come Grande di prima classe.

Ceremonia del sponsalitio del Questore don Pietro Casado alla presenza di S.M.Cesarea.

Quella mattina della giornata de' 26 si fece la ceremonia del sponsalitio del questore don Pietro Casado con la figlia del pittore del Re nostro signore, la quale era venuta di Spagna con, la signora 43 bis Imperatrice, ed havea portata al marito in dote la piazza di Questore togato nel Magistrato Ordinario di cui prima pochi giorni avanti havea preso il possesso. S.M. volle honorare questa fontione per esser in casa de' parenti dello sposo (sendo il governatore don Diego Alvarado cognato di don Pietro) e la ceremonia fu così.

Erasi nella stanza che servì alle udienze delle Città e de' Principi sodetti piantato un altare posticcio per dir la Messa a S.M. In questa stanza si trovava molta Nobiltà, e per far che non s'affollasse in vicinanza dell'altare si disposero certe banche all'intorno che facevano un poco di piazza quadra tanto che sostenevano le persone, che non potevano passar più avanti. Si parò col piviale di damasco bianco don Baldassar de Loaysa cappellano d'honore di S.M. Poi sortirono dalla bussola le tre dame della M.S. con doppo la duchessa d'Alburcherche che conduceva per mano la sposa in qualità di madrina. Il Duca teneva al suo canto lo sposo, qual era comparso prima nella stanza servito da tutta la Nobiltà ch'era stata a sua casa b a levarlo. Posto donque avanti l'altare nel mezzo la sposa e lo sposo con di qua e di là la duchessa e duca d'Alburcherche, s'acostò ad essi il cappellano con missale e bosia sostenuti dal chierico, e disse alcune orazioni, poi prese il consenso per formalità dall'uno e dall'altro de' sposi, ancorchè già tutte queste ceremonie erano state fatte in Spagna in forma ordinaria, repplicando poscia altre orationi.

S.M. intanto stava dentro della bussola della stanza per dove s'entra


Le memorie Gorani - Pagina 59

alle sue, però in sito che ben si vedeva. Fatto questo cominciò la Messa, et avanti l'offertorio si voltò in dietro il sacerdote dicendo alcune orationi sopra li sposi e facendo loro bacciare il manipolo; et il chierico diede loro una candela accesa per uno in mano. Doppo la purificatione tornò a voltarsi indietro il sacerdote a dir altre orazioni, et il chierico levò loro la candela di mano.

Finita la Messa il cappellano si levò la pianeta e postosi di nuovo il piviale smontò del gardino e fatta portare una bacila in 44 essa ciascun de' sposi mise un anello, che benedisse con aqua santa, et orationi lette sul missale; e ripigliato ch'hebbero li sposi l'annello cambiato la signora duchessa tornò a prender per mano la sposa e la ricondusse nel quarto di S.M. et quella mattina conforme all'uso di Spagna, mangiò con la medema signora duchessa, e don Pietro Casado alla tavola del estado ove erano il maggiordomo di settimana, li cappellani, li paggi ed il co. Fabio Visconti, co. Antonio Trotto e don Francesco Imbonati questore, invitati.

Compisce con S.M. la Curia del Finale con li sindici del borgo.

Il giorno 29 detto la signora Imperatrice diede udienza alla Curia del Finale cioè al Capitan di Giustizia et al Fiscale, et unitamente alli 3 sindici del borgo, e 4 deputati, in questa maniera. Entrò il Capitan di giustizia prima di tutti, e li altri seguivano tanto che si posero nella stanza a vista di S.M.Cesarea. Il Capitan di giustizia, fatte le sue riverenze disse quatro parole quasi presentando li sindici e li deputati, cioè che lui, il Fiscale, con li sindici e deputati erano venuti per prestare a S.M. i loro ossequij, congratularsi del suo felice arivo, e della loro sorte, ed augurarli buon viaggio e miglior prole. Finito di dire la signora Imperatrice si cavò b il guante, per dargli a bacciar la mano, ed egli decentemente presala col metter sotto l'estremità delle dita della sua la bacciò. Il Fiscale fece l'inchino ma non hebbe la mano.

Il Capo Sindico parla e baccia la mano a S.M.


Le memorie Gorani - Pagina 60

Seguitò poi il dottor Mantileri Capo Sindico del Borgo o sia del Marchesato, com'essi chiamano, e ciò è molto mal sofferto dalla Marina, e fece la sua breve orazione in nome di tutto il Marchesato, doppo la quale hebbe l'honore del bacciar la mano; li altri Sindici e Deputati fecero l'inchino ma non hebbero la mano.

Finita l'udienza, S.M. Cesarea si portò al prato, dove stava prevenuta una festa di gentil donne del luogo nel prato medemo. S.M. godè molto di vederle ballare e nello stesso tempo S.E. il sig. don Luigi le fece portar la merenda d'impannate, ed altri piatti freddi, et di varij dolci.

Perchè si lasciasse far figura di compire al Capitan di giustizia del Finale

Si nota che il compimento del Capitan di giustizia e del Fiscale fu stimato supererogatorio, e che si le concesse per non trattarli meno de' Sindici e Deputati del Marchesato che in ogni modo premevano di farlo loro separatamente e pareva, che questo fosse più naturale e da concedersi mentre il Marchesato medemo ha fatte in questa occorrenza 45 molte spese, e dimandava questo per rimuneratione.

Il co. Montecucoli dà segni di poca sodisfatione. Non visita nel ritorno a Milano la signora donna Menzia.

Il co. Montecucoli, sendo arivato a Milano di ritorno in Alemagna, andò a smontare all'hosteria delli Tre Re e, per quanto lo sapessero pregare il sig. co. Arese, et il sig. mse. Stampa a prender l'alloggio, che S.E. gli havea fatto prevenire dal co. Filippo Archinto in sua casa non vi fu rimedio, che volesse accettarlo. Si fermò in Milano sino al giorno seguente ad hora di pranso, e poi senza vedere nè mandar a vedere la signora donna Menzia moglie di S.E. partì per Alemagna, lasciando sospetto d'haver havuta qualche poca sodisfatione, che non si sa già qual possa esser stata, mentre con S.E. passò benissimo tutto il tempo che dimorò nel Finale, ed il suo compimento con l'Imperatrice riuscì a tutto suo piacere.


Le memorie Gorani - Pagina 61

Partenza dal Finale della signora Imperatrice

Il dì primo di settembre verso le 14 hore partì dal Finale la signora Imperatrice in siglia con la signora duchessa d’Alburcherche precedendo le signore della Camera e del servizio più interiore tutte in lettica come pure le dame, che seguivano immediatamente la lettica di S.M. Al partire vi fu salva di tutti li castelli che cominciò subito ch'hebbe passato (canc.:sotto de' quali passò) Govone. Il Capitan di giustizia, il Fiscale e li Sindici del Marchesato vennero a servirla sino in Bormida, però li due primi pontarono fin al Cayro. b Il bagaglio delle carette o siano barozze marchiò il doppo pranso verso sera del giorno avanti. I muli parte marchiarono lo stesso giorno a buon ora, parte precedettero di poco avanti la marchia delle siglie. Le militie del Marchesato furono disposte in compagnie a' luoghi, accennati

quando S.E. andò al Finale.

Il sig. don Luigi governatore andò in siglia sino a Bormida col sig. G. Cancelliere. Il sig. duca d'Alburcherche andò pure in siglia; et la Corte di S.M. e del duca parte a cavallo con que' cavalli del carro aggio, e parte in carozza, sendone venute 10 da Milano da 6 oltre quelle de camerata di S.E., e le sodette dieci furono prevenute dal sig. G. Cancelliere avanti di partir da Milano impegnando la parola de' cavallieri che le prestorono.

Fa alto a pransare in Bormida la signora Imperatrice.

In Bormida si fece alto a pranso, e perchè il luogo non ha che pochissime e miserabili case, fece S.E. apparecchiare una frascata ben grande con camera rinserrata pur di frasche ed apartata per S. M. dove ella mangiò, ed ivi stettero pure tutte le dame, e quelle della camera con le altre.

Il sig. don Luigi mangiò sotto un'altra frascata nello stesso tempo, alquanto discosta da quella di S.M.

Finito di pransare, S.M. riposò un poco e poi si mise in viaggio per venire al Cairo a far notte. La marchia seguitò con lo stesso ordine, solo che il sig. don Luigi servì S.M. dietro alla lettica immediatamente


Le memorie Gorani - Pagina 62

a cavallo con tutti li suoi camerata di dietro, standogli al 46 paro dalla mano sinistra don Diego de Bonifaz cavallerizzo di S.M.

S.M. è servita dalle due compagnie della Guardia di S.E.

Le due compagnie della Guardia di S.E. stettero la notte avanti aquartierate

nelle Carcare, e poi si portarono tutte due due miglia

fuori di detto luogo con li loro capitani alla testa per incontrare S.M. La prima de' carabini, che suoi andar sempre avanti in simili fontioni,

capitanata da don Antonio Arostegui prese la marchia precedendo di poco la siglia della signora Imperatrice, et la delle lancie col co. Fabio Visconte Borromeo alla testa come capitano di essa seguitò doppo passata S.E. con li suoi camerata.

Il sig. duca d'Alburcherche seguitò in siglia sino al Cairo.

Mse. Ferrari inviato di Mantova si trova nelle Carcare

Nelle Carcare si trovò il mse. Ferrarj che lo è di Castelnuovo di Bormida feudo del Monferrato vicino a Cassine da strada, qual era stato mandato dalla signora Arciduchessa di Mantova (canc.:con) in qualità di Cavalliere inviato per compire con S.M. Cesarea e servirla per tutto il Monferrato, con il comando anche delle militie, che S. Altezza havea fatte giontare per far parata al passaggio di S.M. Nel Cairo cominciossi a metter di notte guardia alla Sig.ra Imperatrice e questa fu di Spagnoli alternata fra D. Garceran de Monpavon e D. Emanuel de Benavides ciascuno de quali comandava 200 fanti e sempre se le mantenne in tutti i luoghi ... dove non era presidio.

Il mese prima s'abboccò meco pigliando notizia e direttione come dovea governarsi. Io lo consigliai a far capo dal sig. don Luigi governatore, e così (mentre montò e) passò servendo dietro la lettica b la signora Imperatrice se gli acostò a cavallo, e seco s'accompagnò sino al Cairo presentandogli la lettera della signora Arciduchessa, e pregandola a fargli dar udienza da S.M.

Compisce con S.M. nel Cairo

Quella stessa sera compì il mse. con la signora Imperatrice e gli presentò la lettera di credenza.


Le memorie Gorani - Pagina 63

Settembre

Militie monferreine in parata

Passate le Carcare di mezzo miglio, trovò S.M. le militie del Monferrato in numero di 2 mila disposte di qua e di là della strada a far parata, nè fecero il saluto col sparar li moschetti perchè furono prevenute (canc.:perchè) acciò non sparassero.

Perchè Mantova mandasse il mse. Ferrari con titolo d'inviato.

Il sodetto mse. Ferrari fu eletto con questo titolo di Cavallier inviato, per uscire dal dubbio in quanto a trattamenti d'altro che fosse venuto con carattere d'ambasciatore era già questi stato nominato, cioè il mse. Cavriani governatore di Casale, ma poi si mutò in Mantova pensiere e si deputò il mse. Ferrari.

S.M. dal Cairo va a Spigno e fa la seconda giornata

La signora Imperatrice si fermò nel Cairo sino alle 20 hore del giorno seguente 2 di settembre, e poi havendo già pransato e dormito si portò a Spigno a far notte, servita da tutte due le Compagnie della guardia dietro la lettica, perchè non sentisse la polvere che faceva quella de' Carabini marchiando avanti. Questa precedeva però l'altra di lanze conforme allo stile, che sempre li Carabini vanno avanti con la vanguardia, ancorchè sia più degna la Compagnia di corazze.

47 Avanti che S.M. Cesarea partisse dal Cairo, seppe da un sargente maggiore

della guardia di S.A. di Savoia, che marchiò avanti, che il mse. Pallavicino uno delli capitani delle compagnie della guardia dell'Altezza Sua, desiderava all'arivo di S.M. in Spigno riportarsi colà con li suoi camerata a compire con la Maestà Sua, e lo concertò col sig. duca d'Alburquerche padrinato dal sig. don Luigi.

Come alloggiasse in Spigno la signora Imperatrice.

S.M. arivò con buon tempo sempre nuvoloso, che riparò il sole in Spigno a bocca di notte. Ivi per l'angustia delle case, si procurò di aggiustargliene una con due o tre che rispondono in piazza sopra del porticato più grande.

Et il rimanente della Corte vi si aquartierò tutto alla meglio. Molte


Le memorie Gorani - Pagina 64

carozze e molti muli e cavalli stettero fuori nel prato al sereno per non esservi capacità nel luogo. S.E. allogiò nel Convento de' frati francescani. Il sig. duca nella casa del Podestà.

Mse. Pallavicino compisce per Savoia in Spigno con S.M.

A pena fu arivata S.M., che venne avanti lo stesso Sargente Maggiore ad avisare che veniva il mse. Pallavicino. Bizzaria et gala de' camarata del mse. Pallavicino Entrò nel luogo questo cavalliere con 12 camerata a cavallo b preceduto da 2 trombetti con ricche casacche, da molti staffieri con vaga livrea ed alcuni paggi pur di livrea ed esso con li camerata vestito alla francese con marsine longhe di camelotti color di sangue ricamati et altri vaghi drappi leggieri con piume colorate nel capello. Gala veramente vistosa ed accompagnata dal buon tratto de' cavallieri stessi, tutti d'alta statura, e giovani di molto brio. Montorono tutti la scala e si portorono nella prima stanza ch'era tramezzata da una divisione d'asse la qual formava un altro retiro, che serviva d'anticamera.

Va il marchese all'udienza.

Subito furono introdotti dal mse. di Ponar maggiordomo di settimana; ma prima d'entrar nell'anticamera il mse. Pallavicino, sendosi incontrato col sig. don Luigi governatore, fece seco alcuni compimenti dicendo d'haver ordine da S.A.Reale di far capo da S.E. Fu donque fatto entrare il marchese nella stanza dell'udienza dal sig. duca d'Alburquerche che uscì a riceverlo dalla stanza sodetta, seguendolo tutti li suoi camerata, che per esser angustissima difficilmente vi capivano. Il marchese parlò in nome di S.A. Reale inchinandosi col ginochio a terra, e poscia quasi prostrato bacciò il lembo della veste di S.M. Doppo del quale fecero lo stesso bacio della veste li camerata.

48 Nel mentre che si stava facendo questo compimento, li trombetti toccavano divinamente alla francese.

Il sig. mse. di Ponar maggiordomo accompagnò il mse. Pallavicino sino


Le memorie Gorani - Pagina 65

al fondo della scala dell'alloggio di S.M.

Si porta doppo, il mse. Pallavicino, al quartiere di S.E.

Fu doppo il marchese sodetto al quartiere di S.E. a S. Francesco per compir seco, e lo trovò ch'a pena era entrata nel claustro. Si voltò indietro facendo alcuni passi per incontrarlo, e perchè di sopra le stanze erano anguste e la chiesa serrata, lo ricevette con suoi camerata in piedi nel cortile ed al sereno. Al licentiarsi del marchese S.E. lo accompagnò sino alla scalinata della porta dal posto ove si trovava, che saranno dodeci o 15 passi.

Risolutione presa da S.M. in Spigno di far avisato il sig. don Luigi che voleva esser ricevuta dalla signora donna Menzia.

La stessa sera il sig. duca d'Alburcherche mandò a dire a S.E. dal co. Antonio Trotti, che S.M. Cesarea havea risoluto, che la signora donna Menzia all'arivo che farebbe la Maestà Sua in Milano nel Palazzo, non bassasse altrimente le scale, ma l'attendesse con tutte le dame nella prime pezza di sopra.

Il giorno seguente, alli 3, per esser giorno della quartana del duca, partì egli da Spigno ben per tempo desiderando di trovarsi in Acqui luogo della terza posata avanti l'hora del procismo. Mandò pertanto dal sig. don Luigi a dirgli, che gli consegnava la signora Imperatrice.

3.a giornata della signora Imperatrice da Spigno ad Acqui.

Mangiò S.M. in Spigno ad hora competente, e poi marchiò alla volta d'Acqui che sono 12 miglia di viaggio, ma longhe assai.

Incontro delle Compagnie di Savoia

S.E. si pose in lettica col sig. G. Cancelliere facendosi venir a presso li cavalli da sella, e quando la signora Imperatrice arivò in vicinanza di Mombaldone luogo di Savoia che resta sopra d'un colle dalla parte sinistra della strada venendo dal Finale, il di cui territorio non s'estende che per un miglio solo, smontò S.E. di lettica e si pose a cavallo con li suoi camerata per far vedere che la signora Imperatrice era servita come conviene, ed a pena la fu arivata


Le memorie Gorani - Pagina 66

sul territorio di Mombaldone, che vidde 4 compagnie delle guardie del sig. duca di Savoia, cioè de' carabini e di lancie, che stavano squadronate sul piano dalla parte della Terra di Mombaldone, e dall'altra per una tanto parte, per esser territorio di Monferrato, le militie monferrine che stavano in parata, continuando poi in longa 49 fila sino quasi in vicinanza della terra di Ponte Monferrato in numero di 2 mila.

Passando S.M. le compagnie di Savoia salutarono alla militare con l'armi, e poi secondo il concertato col Sargente Maggiore di S.A. Reale sfilarono, et le carabine si misero nella Vanguardia avanti quella pur de' carabini della guardia di S.E. et quelle delle lancie pigliorono il retroguardo alla coda di quella pur di lancie di S.E. marchiando per quanto s'estende il finaggio di Mombaldone dove pararono facendo ala perchè S.M. passasse.

Si descrivono le dette compagnie di Savoia

Havevano queste compagnie le casache di veluto cremisi ricamate d'oro, e furono le fatte dal Duca in occasione del suo primo maritaggio; le armature quelle di corazza inargentate con liste d'oro a luogo a luogo; sul elmo un penachio di piume di tre colori, bianco, turchino e rosso; li cavalli havevano certo frontale d'armatura, che copriva loro tutto l'incontro della testa, li cavalli poi buoni e le persone tutte di buon aspetto.

Passato il finaggio di Mombaldone seguitavano le militie monferrine, di che si è fatta poc'anzi mentione, disposte di qua e di là della b strada sfilate, salvo per quel poco tratto di finaggio monferino, che viene a riuscire in faccia di quel di Mombaldone.

Si trovano di nuovo in parata le milizie monferrine

Il mse. Ferrari comandante di questa gente venne da Ponte a cavallo con alcuni camerata, e staffieri a piedi con livrea di lutto ad incontrare la marchia della signora Imperatrice, e la servì sino in Acqui dove havea da passare la notte.

Avanti d'entrar in Acqui per mezzo miglio v'era pure una gran fila


Le memorie Gorani - Pagina 67

dalla parte sinistra della strada venendo dal Finale, d'altre militie monferine in parata. Entrò alle 24 hore in ponto S.M. con felice giornata, et fu alloggiata nel vescovato, casa capace e buona. S.E. hebbe la casa del co. Avelani, ed io quella de' signori Raia.

Regalo in Acqui della signora Arciduchessa di Mantova.

In questa città fu portato la mattina seguente al palazzo della signora Imperatrice il regalo sontuoso di rinfreschi per parte della signora Arciduchessa, duchessa di Mantova, consistente in ogni sorte di bastimenti, e proviggioni da bocca con molti dolci, vini regalati, frute, torchie e simili.

Commissione datami da S.E. per l'apparecchi d'Alessandria

Quella mattina io partij d'Acqui per tempo e mi portai d'ordine di S.E. ad (canc.:Pavia) Alessandria per dar un occhiata alle 50 preventioni, che la Città havea fatte per lo ricevimento della signora Imperatrice, e massime all'apparecchio del luogo ove S.M. havea da retirarsi, et alla capella per la ceremonia del baciar la croce. Trovai al mio arivo che la Città havea fatto construire un coperto grande nella mezza luna avanti la Porta Marenga, e questo d'asse foderate al di fuori con tappezzarie di fiandra, e cendali di dentro. Mi parve l'apparato assai miserabile et indecente, almeno in riguardo del gusto di S.E. che vuol tutto in tutta perfettione ed operai che il sig. G. Cancelliere, qual sopravenne il giorno seguente 6 alla mattina per avivar li apparecchi, dimandasse al Governatore d'Alessandria don Fernando Garzia Ravanal una tappezzaria di damasco verde con trine d'oro (canc: con colonne di brocato), la qual si hebbe, e si guernì molto bene (canc: tanto) la stanza (canc.: come la capella) ch'era divisa dalla capella da una tramezza sola e restavano alla man (canc.: dritta) sinistra entrando in città.

Come s'addobbasse la capella in Alessandria.

Mons. vescovo Ciceri mandò per la capella le sue tappezzarie di damasco (canc.: ma non) che s'adoperarono. Il rimanente dell'altare con


Le memorie Gorani - Pagina 68

suoi candellieri d'argento, quadro, vasi e croce, palio e fiori tutto b lo provvide Monsignore. Il sitiale fu dato da quelli della signora Imperatrice, ed era il suo proprio.

Apparecchi d'Alessandria.

Da una parte per tutto lo largo della mezza luna furono tirate alcune tele per riparar il sole

Le strade della città dalla porta sino al Duomo et casa d'alloggio di S.M. furono pollite, et adacquate, et così fuori per quanto s'estendono i Corpi Santi, per ordine dato al giudice regio dalla Città medema.

Per quelle di città e dal rastello sino alla porta, pure si sparsero herbe odorifere e fiori.

Si providde, che il carroaggio non passasse altrimenti per porta Marenga, ma bensì per la Genovesa a fin che le carozze et i muli non guastassero e sporcassero l'ingresso, e ciò con ordine ad un aggiuttante che stesse presente al sguazzo della Bormida, ed alla parte dove volta la strada verso Porta Genovesa.

Il terreno alto e basso nella mezza luna, e nell'ingresso della porta si fece con ordine del Governatore uguagliare. Tutte queste furono preventioni fatte essequire dalla presenza del sig. G. Cancelliere.

A' confini dello Stato di Milano si trovò con 5 compagnie di cavalli il generale della Cavalleria legera il mse. De los Balbases per servire S.M.

4.a giornata di S.M. da Acqui al Bosco.

51 Torniamo al viaggio della signora Imperatrice la quale la mattina delli 4 sino ad haver pransato se la passò in Acqui, e poi s'incaminò a far notte nel Bosco, viaggio di 12 miglia in circa. Alloggiò nel Convento e S.E. il sig. don Luigi si ritirò con la sua Corte al Fregarolo, vicino d'un miglio.

Competenze in Alessandria in ossequio alla Città

Si nota che alla città d'Alessandria s'offerirono due ponti di competenza,


Le memorie Gorani - Pagina 69

per li quali scrissero anticipatamente a me, acciò ne procurassi

la decisione di S.E.

La prima con li camerata di S.E.

L'una era che la Città prettendeva di far che la Provisione marchiasne

nell'entrata immediatamente avanti la (canc.:lettica) siglia di S. M., e che tra mezzo non si mettessero li camerata del sig. Governatore

di Milano, come s'intendeva che lo desideravano. E su questo fece il sig. G. Cancelliere, ch'io rispondessi al sig. Oratore Carlo Maria Stordilioni, che la Città havrebbe havuto quel posto che desiderava e che intorno però alla (canc.:lettica) siglia di S.M. avertisse che vi dovevano stare li creati di maggior grado della Maestà Sua. Et la Città con questo si diede per intieramente sodisfatta.

La 2.da col Clero

L'altro era con li Ecclesiastici li quali pretendevano, fatta la fontione del bacciar la Croce, di andar avanti immediatamente alla b siglia di S.M. come in processione sino al Duomo, allegando le parole del ceremoniale. Su questo si risolvette quello che abbasso si notarà descrivendosi l'entrata in Alessandria.

Il Guadarnes della Corte di S.M. marchia a Milano

Si è omesso di dire che il primo officiale della Corte della signora Imperatrice che andasse avanti a Milano fu il Quadarnes per far fare li selloni alli muli della lettica della signora Imperatrice per il giorno dell'entrata con le valdrappe.

Poi seguitorono li Apposentadori, che non arivarono a Milano, che alli

5.a giornata di S.M. dal Bosco ad Alessandria.

Il giorno 5 cinque S.M. si portò dal Bosco ad Alessandria nella qual città fece la sua solenne entrata nel seguente modo.

Descrittione delle due stanze a posticcio fatte in Alessandria avanti Porta Marenga.

Già come si è di sopra leggiermente toccato, due coperti erano stati


Le memorie Gorani - Pagina 70

disposti dentro della mezza luna, che cuorre Porta Marenga: uno per lo ritiro di S.M. doppo (canc.:bacciata) smontata di lettica, e l'altro dove era l'altare per la fontione del bacciar la croce. Al di dentro fu tappezzato il primo di damasco verde con trine d'oro, mobile prestato dal Governatore della Piazza con tapeti di Fiandra per terra e soffittato di cendali per non esser stata a bastanza la tappezzaria. Questo havea due porte con le sue portiere di damasco carmisi; cioè 52 una in faccia al rastello e l'altra che sboccava nella stanza della capella per dove havea da sortire S.M. a bacciar la Croce. Al di fuori era fodrato detto coperto di cendali gialli e cremesini. L'altro coperto poi destinato per la capella era di simile grandezza ma dalla parte che riguardava il rastello, era aperto in maniera che tutti potevano veder l'altare, e la fontione. Mons. Vescovo Ciceri a cui s'era data l'incombenza del farlo parare, lo havea fatto tappezzare al di dentro di damasco, e soffittare con due padiglioni di seta, et il suolo coprire di panno verde, che chiamano di spalliera. L'altare havea rivolte le spalle alla porta della città e riusciva in faccia all'altra sortita della stanza del ritiro, che sboccava in detta stanza della capella. S'ornò l'altare di candellieri e croce d'argento, et per far bacciare a S.M., si pose sopra bacila d'argento un'altra Croce più picciola col Crocifisso Signore tutto d'argento, coperta di ricamato velo.

Sulle 23 hore s'avicinò alla città la Signora Imperatrice, et mons. Vescovo si portò vestito pontificalmente in vicinanza della porta fermandosi in carozza serrata di dentro delle mura, ed aspettando l'aviso, b che le havrebbe dato un prete che stava nella capella. Il clero con la Croce cioè il Capitolo del Duomo s'era pur fermato vicino alla porta, e fu disposto così, ch'all'arivo di S.M., o sia per meglio dire nel medemo tempo, che s'accostava con la lettica alla stanza del retiro, s'avanzasse Monsignore con la Croce et suo Capitolo e si ponesse al corno dell'epistola del detto altare, ponendosi dietro a lui li canonici, e la croce da quella stessa parte. Li altri preti stessero sfilati anch'essi dalla parte medema lasciando il passo alle lettiche


Le memorie Gorani - Pagina 71

delle dame, che tirorono in città a drittura, et fatta la fontione del bacciar la Croce il clero con Monsignore sfilassero i primi dentro della città e si portassero al Domo per altra strada differente da quella, che S.M. havea da fare, sendo ciò più ragionevole e decente non solo per l'esempio di quello si è pratticato in simili occorrenze, quanto per rispetto della dignità ecclesiastica, alla quale non conviene, che un vescovo mitrato con la Croce avanti preceda processionalmente una Imperatrice che viene sedendo in siglia che alla 53 fine è laica. Anzi si deve notare, e fu questa ragione toccata alli ecclesiastici dal sig. G.Cancelliere, che le persone reali della Casa d'Austria hanno sempre fatto stilare, di lasciar, che il vescovo con il clero si porti alla chiesa per altra strada quando esse vanno in siglia, parendo loro, che altrimente sarebbe grande indecenza.

Giunge ad Alessandria la signora Imperatrice.

Arivata la signora Imperatrice in lettica con la Camariera maggiore, smontò e si retirò nella stanza, ivi fermandosi per un pòpò di tempo. Fra tanto fu portato il baldacchino e la frigida che stavano apparecchiati in poca distanza; e poscia sortì dalla stanza la signora Imperatrice e si pose ginochione sopra del suo sitiale facendo breve oratione. Mons. Vescovo se gli acostò e la inchinò, dandogli immediatamente a bacciar la Croce; doppo di che tornò a fare un altro inchino, et il vescovo col clero senz'induggio si ritirò sfilando dentro la porta ed incaminandosi al Duomo per aliam viam. S.M. levò subito in piedi et la signora Camariera maggiore si mise all'istante in siglia portandosi all'avantaggio verso il Duomo per attendere colà la signora Imperatrice.

b Entra solennemente in città

La signora Imperatrice montò in siglia aperta dalle bande, et a mezzo il coperto di sopra, e servita dal sig. duca d'Alburcherche, dal sig. don Luigi governatore e mse. Spinola generale della cavalleria come Grande di Spagna avanti la siglia immediatamente, stando nel mezzo il duca, a canto destro il Governatore et al sinistra il marchese s'incaminò l'entrata. Il baldachino era di tela d'argento bianca con suoi


Le memorie Gorani - Pagina 72

alamari del medemo, ed havea quatro bastoni inargentati per banda con quatro cordoni. Lo portorono li dottori del Collegio.

Militia urbana squadronata. Singolarità di questa militia

Entrata che fu S.M. dentro la porta trovò a mano dritta in quel spatio grande, che ivi si distende squadronata tutta la militia urbana molto ben all'ordine con li suoi capitani alla testa, che fecero le loro quatro riverenze alla militare, e li alfieri battettero il stendardo con tanta disinvoltura e possesso, che parevano gente veterana. Fu osservata questa militia per singolare fra tutte le urbane dello Stato, perchè la gente non poteva essere più bella, più destra nel maneggiar le armi et andare in ordinanza. Non fecero la salva de moschetti perchè le fu ordinato così.

54 Si è ommesso che in Alessandria S.E. havea fatte venire dieci compagnie d'ordinanza, le quali andorono sino al sguazzo della Bormida ad incontrare S.M. e la servirono di retroguardia alla lettica, portandosi dentro in città al ritorno per altra strada alla piazza grande del Duomo, dove si posero in squadroni, e fu questa una vaga veduta al sortire che S.M. fece dal Duomo, perchè le vidde tutte in faccia.

Incredibile era il concorso della gente per le strade per dove passò S.M. la quale s'incaminò al Duomo a drittura col seguente ordine di marchia.

Luogo ch'hebbero all'entrata li camerata di S.E.

Il sig. G.Cancelliere prese seco tutti li camerata di S.E. e fu il primo a marchiar avanti di tutto l'ordini, per far che la Città havesse il suo luogo che prettende, cioè d'esser la prima doppo li creati di S.M., che stanno immediatamente avanti la siglia. Seguivano li trombetti in gran numero. Poscia la Città consistente nel Priore, Vicario e Deputati di Provisione con 12 altri aggionti per questa fontione. Tra il Priore ed il Vicario andava il Podestà della città dottor Paolo Arese con la bachetta in mano, la quale però depose alla b porta del palazzo destinato per l'alloggio di S.M.

Ordine dell'entrata


Le memorie Gorani - Pagina 73

Alla Città seguivano i paggi della signora Imperatrice, il Menino Brazzero, ch'era figlio del Marchese della Guardia, lo stesso Marchese come uno delli due maggiordomi, ed il mse. di Ponar altro maggiordomo. Uno de' cavallerizzi, ch'era don Francesco de Lyra, attendeva a far avanzare ordinatamente la marchia, e l'altro, don Diego de Bonifaz, stava al lato sinistro della siglia di S.M. Il duca d'Alburcherche maggiordomo maggiore, col sig. don Luigi governatore, et il mse. Spinola precedevano immediatamente la siglia fuori dal baldachino.

Il Governatore d'Alessandria s'era messo per qualche pezzo della strada con due suoi camerata de cavallieri della città fra' paggi, ma havendo poi il mse. di Fonar fatto ad instanza segreta del Priore della città ritirare li detti due camerata, perchè il Governatore non pensasse d'aquistar con tal atto il possesso d'occupar quel luogo come suo tra li creati di S.M. e la Città, si ritirò anch'esso a poco a poco. Il mio posto fu tra' paggi, nè vi fu bisogno d'assegnarmelo, perchè in tutte le parti io potevo stare mentre facevo papele di sopra intendere a tutte 55 le occorrenze della fontione.

Torniamo tantino adietro senza sturbar la marchia e portiamoci alla Porta Marenga dove habbiam lasciato di descrivere la ceremonia del presentar le chiavi a S.M.

Ceremonia del presentar le chiavi a S.M. alla Porta come passasse

Quando la Maestà Sua fu arivata alla porta, la siglia parò ed in quel posto s'affacciò il Sargente maggiore della Piazza don Fulano de Solis con una baccila d'argento alle mani, nella quale v'erano due chiavi dorate e legate con cordone di seta nera ed oro. Questi porse la bacila a don Fernando Garzia Ravanal governatore della Piazza, ed esso prese le chiavi le diede al sig. don Luigi come Capitan Generale e Luogotenente di S.M., che Dio guardi, il quale poi con humile inchino le presentò a S.M..che fece l'atto di riceverle con toccarle semplicemente.

Hor qui si deve avertire, che il Governatore don Fernando di mala voglia soffrì che S.E. presentasse lui le chiavi a S.M., a segno che fece


Le memorie Gorani - Pagina 74

tutto quello che potè perchè S.E. gli lasciasse questa prerogativa, b supponendo che l'instanza fosse giustificata, mentre nell'entrata della Regina Marianna nostra signora regnante, sendo morto poc'anzi il governatore della Piazza don Antonio Sotello, havea fatta la fontione il Sargente maggiore Ortiz che hora è tenente di maestro di campo, alla presenea del sig. mse. di Caracena all'ora Governatore di Milano; e poi teneva per certo, che a lui più che a S.E. dovesse toccare per esser questa Piazza giurata, le di cui chiavi non ponno mai sortire dalle di lui mani.

Ragioni perchè S.E. volesse presentar esso le chiavi

Nonostanti tutte queste ragioni S.E. volle far lui la ceremonia, e con molto fondamento, perchè alla presenza del generalissimo cessano tutte quelle preheminenze, che ponno dal generalissimo stesso farsi; e se al tempo del sig. mse. di Caracena non fu badato a questo ponto, ciò non bastava per decidere, che così dovesse pratticarsi in questo caso, perchè trattandosi, d'atto facultativo ben potete il sig. Marchese all'hora haver permesso al Sargente maggiore di far la fontione senza, che l'atto potesse pregiudicare alla superiorità, che ha sempre il Governatore di Milano sopra tutti li altri governatori.

Sull'imbrunire dell'aria gionse S.M. alla piazza del Duomo, che trovò allumata da molte torchie disposte fuori della casa del Governatore, e 56 del palazzo del Podestà, et candele a tutte le finestre, come pure per le altre contrade della città in essecutione della grida, che il Podestà medemo havea fatta publicare.

Il Corpo di Guardia stava in arme ed al passare di S.M. si battette il stendardo al solito.

Alla porta del Duomo si fermò il baldachino di fuori con la siglia. Subito entrata S.M., il Vescovo pur vestito in pontificale le diede l'aqua benedetta con l'aspersorio, e poi s'incaminò con li canonici avanti della signora Imperatrice alla volta del altar maggiore, mettendosi al corno dell'epistola.

S.M. s'inginocchiò sopra del suo sitiale dentro del presbiterio, e li


Le memorie Gorani - Pagina 75

cori di musica cantorono il restante del Tedeum, che havevavno cominciato all'entrare della Maestà Sua. Poi il Vescovo dette alcune orazioni si pose nel mezzo dell'altare, e diede la benedizione a S.M. ed a tutti li astanti senza baston pastorale alle mani.

La Camariera maggiore, nel mentre che S.M. stava in ginochi, era pure inginocchiata anch'essa sopra un cossinone di veluto cremesile trinato d'oro di dietro di S.M., ma fuori dello strato.

b A pena finita questa fontione, che sopravennero le quatro dame di S. M. che sono donna Anna Maria di Toledo, donna Maria Christina del Monroy, donna Maria Bazari e donna Melchiora Zapata con la signora de honor la msa. de Lanzarote e la Guarda Mayor donna Leonor Faxardo, e queste servirono di dietro S.M. sino alla porta della chiesa, alla quale fu accompagnata la Maestà Sua dal Vescovo con due soli assistenti, restando in dietro tutto il clero.

Rimontò S.M. in siglia, e passando avanti a tutti li squadroni delle compagnie de' cavalli, che salutorono alla militare andò alla casa d'alloggio la porta della quale era stata ornata d'un Arma Imperiale e due statue di qua e di là con una breve inscrittione. Il Palazzo non fece all'arivo veruna comparsa, perchè non v'erano torchie al di fuori, come vi dovevano essere. Dal Duomo pure sino al detto palazzo fecero mancamento grande le torchie, che pure al longo della strada sarebbe stato preciso di mettere, perchè restasse illuminata la marchia. Solo quatro paggi di S.M. havevano le torchie avanti la siglia dal Duomo sino al palazzo ed il rimanente dell'ordine che serviva S.M. 57 rimaneva fra le tenebre, nè bastavano i lumi ch'erano alle finestre per farlo spiccare. Il baldachino restò fuori della porta del palazzo, e fu subito dalli alabardieri per conto del cavallerizzo tolto di mano alli dottori e disfatto, come cosa di loro ragione.

Compimento della Città con la signora Imperatrice.

La mattina seguente delli 6 hebbero l'udienza il Priore e li 12 della Provisione da S.M. la quale li ricevette nella forma, che fece con li (canc.:altri) ambasciatori nel Finale. Parlò il dottore Galeazzo Sappa


Le memorie Gorani - Pagina 76

e bacciò la mano, come Priore.

Sett.

6.a giornata di S.M. da Alessandria a Castelnuovo Scrivia

Sul tardi del medemo giorno 6, S.M. si portò a far notte in Castel novo di Scrivia alloggiata nella casa delli msi. Marini assai nobilmente addobbata. De' viveri ve ne furono in quantità, perchè s'era data delegatione nel Podestà di Tortona il dottor Marinone che li facesse provedere, mandandogli la nota di quelli, che verisimilmente vi volevano per lo consumo d'un giorno con facoltà di poterli sequestrare da per tutto, far gride, e dimandar braccio dalli governatori d'Alessandria e Tortona, a quali si scrisse per la Secretaria di guerra.

b 7.a giornata da Castel nuovo a Voghera

In Castelnovo dimorò S.M. sino al tardi della giornata delli 7 e poi si transferì a Voghera, viaggio di cinque miglia, dove fu alloggiata nella casa delli conti del Verme come più capace e fornita di maggior quantità di stanze, e ciò con qualche mortificazione del mse. del Pozzo feudatario, il quale havea fatto apparecchiar il castello con richissime suppelletili. Non restò però otioso, perchè, l'occupò il sig. don Luigi governatore.

8.a giornata da Voghera a Pavia

La mattina seguente delli 8 giorno di Nostra Signora, S.M. volle andar a pransare in Somo terra (canc.:di qua) sulla ripa del Po, non ostante, che il disegno era di che la Maestà Sua desinasse in Voghera, e tirasse poi di longo a Pavia. Spedì per tanto S.E. al co. Belcredi avisandolo dell'improvisa risolutione di S.M. perchè facesse nettare la casa sua, che tiene in Somo, e non fu già poco, che la potesse servire, perchè era occupata tutta di grano, e sguernita affatto di mobili.

Ponte bellissimo sopra il Po a Somo.

Si portò donque S.M. al detto luogo di Somo a pranso, ed al passaggio sul Po trovò formato il ponte di barche di qua e di là ornato di spalliere di festoni di verdi foglie da' quali pendevano con mirabile 58 artificio tutte le sorti di frutta, che poteva dare la staggione, con che


Le memorie Gorani - Pagina 77

parve che S.M. non passasse già per un ponte, ma per un viale amenissimo di giardino. Fu questa bizzaria disposta dal Tenente generale dell'artiglieria Basilio Marini.

Pransa S.M. in Somo.

In Somo S.M. pransò allegramente, e poi verso le 21 hora s'incaminò verso Pavia anticipando più del solito per poter fare l'entrata di giorno, e godere la bella vista della Porta del Ponte di Ticino, e dell'arco in Strada Nuova.

Le strade furono adaquate e come

Trovò S.M. adaquata la strada da Somo sino a Pavia, da Pavia sino al Gravalone per opra della Città sendo Corpi Santi, e dal Gravalone sino a Somo per opra del Giudice delle strade.

Anzi, di più, che s'era ommesso a suo luogo, le strade furono adaquate tutte dal principio del finaggio dello Stato di Milano confinante al territorio d'acqui sino sulla porta del Palazzo di Milano medemo.

Ponte di barche sul Gravellone

Il ponte fatto sul Gravellone era pur ornato di spalliera di frasche con due archi come d'apparato di chiesa all'imboccatura e sboccatura. S.M. si mosse da Somo alle 21 hora, ed arivata che fu a quel largo, b subito passato il Gravellone trovò disposte in squadroni 22 compagnie di cavalli dello Stato a due a due per squadrone, tutte dalla parte sinistra della strada andando a Pavia, che vuol dire tutte quelle che si mantengono oggi dì in tempo di pace, meno le due della guardia, che venivano servendo S.M.

Incontro al Gravellone di molte compagnie di cavalleria

Volle la Maestà Sua far un poco alto a rimirarle, sendo disposte in ordinanza tale, che tutte le poteva godere passando, hebbe il saluto alla militare, e poi avicinatasi più alla città vidde avanti di passar il ponte Lusertino, che in una pratteria che resta su la man sinistra sette compagnie della militia urbana di Pavia governata dal Mastro di Campo don Alfonso Andolfo e dal Sargente maggiore mse. Gio.


Le memorie Gorani - Pagina 78

Batt. Malaspina. Queste formarono un squadrone diviso in due corni, et nel corpo di battaglia nel mezzo, ed al passare di S.M. batterono per 4 volte i stendardi, con altre tante riverenze, e dopo fecero la lora salva.

Accidente occorso in Pavia ben notabile

Avanti che facciamo entrare S.M. Cesarea in Pavia, è necessario che notiamo quello passò con li signori del Governo d'essa città, che chiamano la Provisione.

S.E. havea ordinato a me di venir avanti da Alessandria a Pavia per guadagnar due giornate, nelle quali havessi potuto far disporre li apparecchi a quella perfettione, di cui è tanto amica l'Ecc. Sua. Fece poi anche che il sig. G.Cancelliere da Castelnuovo di Scrivia facesse il medemo, e così trovandoci amendue in Pavia, il sig. 59 G.Cancelliere cominciò a dire al sig. Senator Pozzo, ch'era all'ora Podestà che le pareva bene intervenisse alla fontione dell'entrata mettendosi di mezzo alli due Abbati, ancorchè nelle passate il Podestà non havesse mai fatto figura, e vi fosse l'esempio ultimo del sig. Sen. Redenasco, il quale non comparve, perchè così fosse il solito.

Il sig. Sen. Pozzo non mostrò renitenza sulle prime, ma poscia, communicato il negotio al suo giudice dottor Pietro Francesco Gibellino, questi le insinuò che non era decente andasse senza la sua curia. Intanto il sig. G.Cancelliere, per essersi portato a Somo il co. Belcredi Abbate seniore, abenche la voce fosse stata falsa e per essersi giudicato inetto a queste prattiche l'altro Abbate ch'era Rocco Maria Corte, mandò a dimandare il dottor Pompeo Alemani uno de' sopraintendenti all'addobbo del Palazzo, e le communicò il pensiere di S.E., che alla fontione dell'entrata havesse da intervenire nel posto detto di sopra il sen. Podestà, e che havendo interpellato con sua lettera la notte passata S.E. medema a dire se la Città poteva continuare nel suo possesso giustificato con la relazione dell'entrata del 49 fatta dalla Regina nostra signora, di presentar ella le chiavi alla signora Imperatrice, havea ricevuto in risposta la lettera, che le consegnò,


Le memorie Gorani - Pagina 79

b perchè la mostrasse alla Città, in cui diceva S. E. che le pareva cosa molto ridicola, che la Città si mettesse in questa pretensione alla presenza del Governatore nelle di cui mani sta tutto il politico, e tutto il militare, e che però intendeva di far la ceremonia l'Ecc. Sua come già era seguito in Alessandria.

Pretensioni di Pavia di che il Podestà non intervenisse nell'entrata, e di presentar ella le chiavi

Il dottor Alemani participò tutto alla Provisione, e questa venne in parere di formar una risposta per iscritto in cui concludeva, che nell'una e nell'altra cosa dell'intervento del Podestà, e del presentar le chiavi non poteva consentire a che non s'osservasse il solito.

Portò questa risposta il dottor Alemani al sig. G.Cancelliere, il il quale s'alterò vedendo che non potendo tardar che hore la signora Imperatrice ad arivare, e non havendo Sua Signoria Ill.ma arbitrio d'apartarsi dalla jussione di S.E. volesse la Città andar in eccettioni, e turbare con queste l'ordine delle cose doppo haver scritto all'Ecc. Sua che tutto rimaneva ben disposto. Vedendo donque il sig. G.Cancelliere, che non v'era più tempo da perdere mi comandò, stando Sua Signoria Ill.ma nel luogo del padiglione fuori della porta, che dovessi portarmi al luogo della Provisione, e quando la Città non si risolvesse di andar a fare la fontione del ricevimento l'obligassi con un decreto in cui vi fosse la pena di 500 a ciascun 60 contrafaciente de' deputati di Provisione, ed anche delli aggionti. In essecutione di quest'ordine fui a trovare il co. Belcredi come Abbate Seniore, e le posi in consideratiohe il pericolo a che s'esponeva la Città se non ubbidiva alla jussione, sopra di che havendomi risposto, ch'ha vrebbero fatta provisione, si giontorono e risolvettero di mandar all'incontro da S.E. due cavallieri per veder di ricavare dall'Ecc. Sua la permissione di far che in (canc.:ogni cosa) matteria delle chiavi s'osservasse il solito. E questa missione la concertarono così secreta, che nè a me pure la propalarono anzi per meglio coprirla mi fecero rispondere dal co. Belcredi che la Provisione havea


Le memorie Gorani - Pagina 80

risoluto di spendere la robba e la vita più tosto che cedere questo ponto, e che era ben di ragione sostenere il poco d'honore, ch'era rimasto alla Città già, che nel rimanente era così mal trattata. Io subito volando mi transferij dal sig. G.Cancelliere a dirgli i sensi della Città, da che restò fuor di modo turbato, e per far che non si restasse senza far la fontione del presentar le chiavi, mandò a ricercare quelle d'un Contestabile il primo che si trovasse, e diede b ordine che le s'incivilissero ed ornassero di bindelli per poterle presentare a S.E. Nel mentre che si stavano disponendo queste preventioni, ecco che compaiono il co. Belcredi con tutti li Deputati di Provisione per ordine, e vengono alla volta del sig. G.Cancelliere dicendo: S.E. ha comandato che servetur solitum. Restò sovrappeso da questa novità Sua Signoria Ill.ma e fu sì grande la commottione dell'animo suo, che non potè a meno di non rimproverare la Città publicamente d'haver corrisposto molto male alla buona volontà, che havea mostrato verso la Città stessa. E certo che la doglianza ed il sentimento erano con ragione, perchè non dovea mai la Città in conto alcuno tagliar fuori in questa sua prattica il sig. G.Cancelliere, che havea più tosto padrinate, che sturbate le convenienze sue. M'ordinò pertanto Sua Signoria Ill.ma che dovessi subito montar a cavallo e portarmi ad incontrar S.E. per dirgli s'era vero che l'Ecc. Sua havesse condesceso alla Città, ch'ella facesse la figura del presentar le chiavi a S.M., E così feci, e trovai S.E. di qua da S.Antonio che se ne veniva in carozza. Esposi 1'ambasciata, e mi rispose, ch'era verissimo, ma che havea detto a 61 que' missionarij che avertissero bene a giustificargli poi quanto gli havevano supposto di possesso, altrimente ce l'havrebbero pagata.

È però da sapersi, che quando il co. Belcredi mi diede in città l'ultima risposta io subito al banco del Cancelliere firmai il decreto con la comminatione delli 500 scudi, e dell'indignatione di S.E., e lo lasciai sul banco sendo presenti per testimonij quatro de' signori ch'erano rimasti (canc.: solo),perchè li altri (canc.:m'havevano) s'erano absentati in un instante; furono il co. Alfonso Scaramuzza


Le memorie Gorani - Pagina 81

Visconte, il co. Carlo Mezzabarba, Lazaro Corte e Pio Ghisleri.

Stanze posticcie fuori del ponte di Ticino superbamente parato

Fuori della Porta del Ponte 40 over 50 passi, la Città havea fatto un padiglione, o per dir meglio una stanza a guisa di padiglione con tele, la quale era tappezzata e soffittata di cendali. Havea due porte, una per l'ingresso di S.M., l'altra per sortire alla cappella, ed amendue con portiere di broccato ricamate. Nella detta stanza v'era un baldachino di veluto carmisi con frangie e trine d'oro, un tavolino con un gran specchio coperto con sua cortina, e due cossinoni di veluto pure carmisi.

La cappella fu tutta addobbata da mons. Vescovo

b L'altra stanza ove si piantò la capella era contigua a questa, e la fece alzare e parare mons. vescovo Gerolamo Melzi. Havea rivolto l'altare le spalle al ponte, le tappezzerie erano di broccato, e damasco cremesi con frangie d'oro, l'altare ricco d'argenti e sopra di esso (canc.:un) il baldachino di broccato rosso, che serve per la processione delle sante Spine; la forma della stanza nel rimanente come quella già descritta d'Alessandria ma alquanto più grande e maestosa.

Arivo di S.M. alle porte di Pavia

All'arivare di S.M. che fu alle 23 hore si trovò alla capella mons. Vescovo con il Capitolo del Duomo e sua Croce, sendosi trattennuto ad aspettare in una casa dietro alla capella medema.

Ceremonia del bacciar la Croce.

Smontò S.M. di carozza in cui veniva con la duchessa d'Alburcherche, e ritiratosi nel padiglione per un po' di tempo sortì nella capella, e postasi ginochioni sopra del suo proprio sitiale, li musici, che stavano sopra d'una cantorietta a canto all'altare cantorono quelle parole, che prescrive il rituale romano: Ista est speciosa inter filias Hierusalem &.; e poi mons. Vescovo le diede a S.M. a bacciar un Crocifisso tutto d'argento con le ceremonie dette di sopra per Alessandria. Il che fatto subito s'incaminò col suo clero dentro del [manca parola]


Le memorie Gorani - Pagina 82

62 e schivando Strada Nuova si portò al Duomo ad aspettare la signora Imperatrice.

S'incamina l'ordine dell'entrata

In tanto li dottori legisti del Collegio presero il baldachino ch'era di tela d'argento a quatro bastoni per parte e S.M. si pose nella siglia sua di veluto morello con ricami riportati di sopra, propria della Maestà Sua e s'incaminò alla volta del ponte preceduta immediatamente dal sig. duca d'Alburcherche, sig. don Luigi Ponze governatore e mse. Spinola tutti tre coperti ed avanti loro dalli due Maggiordomi, uno de cavallerizzi, menni e paggi, l'altro cavalerizzo don Diego de Bonifaz stava al lato sinistro della siglia. Quando S.M. arivò all'ingresso della Porta che conduce al ponte (ornata d'armi imperiali e con statue come di vedrà della relazione) posò la siglia, et il co. Belcredi, Abbate Seniore, si voltò a dietro accostandosi a.S.M. con alcune riverenze.

L'Abbate Seniore di Pavia presenta le chiavi a S.M.

E doppo dette in spagnolo alcune parole, prese le chiavi inargentate, che teneva in una bacila un portiere della Città e le presentò a S.M., la quale con toccarle fece l'atto di riceverle.

Entrò S.M. servita come si è detto, avanti la siglia dalli signori b duca d’Alburcherche, don Luigi Ponze e mse. Spinola, Maggiordomi, cavallerizzi, menni e paggi, et immediatamente seguivano li signori di Provisione et altri aggionti per ingrossar il corpo della rappresentazione stando di dietro li due Abbati. Li camerata di S.E. andorono avanti fuori dell'ordine per la ragione detta di sopra descrivendosi l'entrata d'Alessandria.

Il Podestà non intervenne.

Il senatore Podestà non v'intervenne, nè meno alcuno della Curia, perchè S.E. voleva che andasse solo senza la Curia, ed egli senza di essa non intendeva trovarvisi dubitando di comparire men decorosamente di quello si convenisse al suo grado; ed oltre a questo la Città ricusò nella risposta data per iscritto al sig. G.Cancelliere, d'admetterlo


Le memorie Gorani - Pagina 83

(canc.: nè) con la Curia e senza la Curia, allegando che nell'occasione passata dell'ingresso della Regina nostra signora il sig. sen. Redenasco non havea fatta figura, il che poi si riconobbe falso, ed il Senato s'offese della Città.

Arco trionfale in Strada Nuova

Quando S.M. fu arivata a quella strada che conduce a Porta S.Giovanni per una parte, e per l'altra a S.Maiolo, vidde un arco di maestosa 63 struttura ornato di statue e di pitture con l'inventione molto ingegnosa del p.Confalonieri Rettore de' Gesuiti.

Preventione fatta dalla Citta di numero grande di torchie

Non fu gionta S.M. alla metà di Strada Nuova che cominciò ad imbrunire il giorno, onde subito in un instante furono accese più di cento torchie, che s'erano disposte al longo della strada in mano a diversi servitori ed altre persone di bassa conditione, perchè di mano in mano che S.M. s'andava avanzando s'avanzassero ancor essi, ed illuminassero la strada, come mirabilmente seguì; nello stesso tempo pure furono alla finestra accesi i lumi, ed a que' Luoghi pij che non havevano la possibilità di comprar le candele fu mandata la cera dalla Città d'elemosina.

Tirò S.M. al Duomo voltando nella contrada che guida al Palazzo Pretorio, avanti del quale passò e nella Piazza Maggiore vidde un altro squadrone di militia assai più ben all'ordine che salutò per mezzo de loro capitani et alfieri la Maestà Sua; et a pena passata fece la salva co' moschetti.

b Arivata alla porta del Duomo, mons. Vescovo l'asperse d'aqua benedetta, et indrizzatasi all'altar maggiore si fece la stessa ceremonia d'Alessandria.

Al Duomo prendono il baldachino li medici

All'uscire che fece S.M. dal Duomo presero le haste del pallio li dottori medici, e lo portorono sino al palazzo d'alloggiamento della Maestà Sua quale era illuminato al di fuori et al di dentro da quantità


Le memorie Gorani - Pagina 84

di torchie sostennute a tre per tre da bracci di legno, che in poco tempo furono dalle guardie di S.M. manomessi come cosa di loro ragione.

Spagnoli hanno l'honore di star di guardia a S.M.

Alla porta di S.M. hebbe l'honore di star di guardia una compagnia de Spagnoli del terzo di Savoia, che fu mandata a pigliare a posta, nonostante, che la Città allegasse d'esser stata in possesso di farci far lei la guardia dalla Militia Urbana.

Le compagnie di cavalli che incontrorono S.M. al Gravallone, l'accompagnarono sino alla porta, e poi si licentiarono.

Salva del Castello

Subito entrata S.M. in palazzo, il Castello fece la sua salva con diversi giuochi di fuoco, che durarono molto, et il generale Artiglieria fece pur la sua, havendo guernita tutta la ripa del Ticino di qua e di là dal ponte di pezzi in longa schiera.

S.M. visita le Cappuccine in Pavia.

Si trattenne S.M. tutto il giovedì e venerdì seguente in Pavia, visitando le Cappuccine di Santa Vita, e diverse altre divotioni fra le quali le Sante Spine e Reliquie più celebri.

S.E. parte verso Milano.

La notte che S.M. entrò in Pavia partì S.E. il sig. don Luigi governatore verso le due hore alla volta di Milano in carozza fresca, che havea mandato avanti un giorno prima, servita dal sig. G. Cancelliere e da altri suoi camerata. S.E. il fece per dar una vista alle preventioni di Palazzo et ad altre cose concernenti questo ricevimento.

S.M. da Pavia si transferisce alla Certosa

La mattina delli 11 S.M. si portò alla Certosa dove pransò nel quarto di sopra verso la chiesa. S.E. partì pure da Milano la stessa mattina col seguito di molte carozze a sei piene di Nobiltà e si trovò colà avanti pranso.

Nella Certosa entrorono tutte le dame che (canc:colà) vollero, e furono


Le memorie Gorani - Pagina 85

molte di Pavia, et alcune poche di Milano.

Pransata ch'hebbe S.M. e data un occhiata alla chiesa ad al b magnifico monistero montò in carozza e venne a Milano dove arivò colta a mezzo camino da un poco di pioggia, verso mezz'hora di notte.

Entra S.M. in Milano per porta Ludovica

Entrò per Porta Ludovica voltando per certa strada che da quella di Pavia dritta conduce al Borgo della Trinità avanti d'arivare alla piazza del mercato avanti la città.

Va a render gratie a Nostra Signora di S.Celso

Smontò alla Madonna di S.Celso, e dentro del presbiterio sopra del suo sitiale fece un poco d'oratione doppo haver havuta alla porta dal Preffetto di detta chiesa l'aqua benedetta. Intanto li musici cantorono le lettanie.

La città s'illuminò tutta dalle finestre, et il Palazzo con infinità di torchie all'intorno.

All'uscire di chiesa s'incaminò verso Palazzo trovando illuminata la città da tutte le finestre, et al Palazzo medemo di fuori quanto sia per tutta la facciata, per tutto il contorno dalla parte del Duomo sino al cantone del teatro delle Comedie stavano disposte et accese (canc.:per infiniti) molti bracci di torchie, come pure al di dentro per tutto il contorno, che arivavano al numero di mille.

La signora donna Menzia moglie di S.E. con moltissime dame di Milano 65 e con la duchessa di Ghisa aspettò l'arivo di S.M. nella sala delli Imperatori, ch'è la prima passata quella delli Alabardieri, conforme l'ordine, che le havea fatto dare la Maestà Sua.

Questa sala era tutta illuminata da diversi bracci di torchie; e l'altra che segue per li festini havea in mezzo tre gran lampadarij il più grande de quali era pieno di candele di cera tutte accese che rendevano splendore alle stanze contigue ancora.

La signora donna Menzia con tutte le dame di Milano si trova in capo alla scala di Palazzo a ricevere S.M.


Le memorie Gorani - Pagina 86

Mentre S.M. montò la scala, la signora donna Menzia s'avanzò al capo della scala, e salita la Maestà Sua, le bacciò in ginochi la mano, e doppo lei la duchessa di Guisa, la msa. di Malagon moglie di don Baldassar

della Cueva ambasciatore di S.M. in Alemagna, e la msa. Fiorenza come dama che fu di Palazzo in Madrid.

Trattennimenti varij della signora Imperatrice in Milano.

Per alcune giornate doppo l'arivo di S.M. li trattennimenti furono di visite de monasteri de più cospicui della città. Il primo fu la Guastalla, il secondo S.Paolo, poi il Monastero Maggiore, S.Marta, S.Agostino a Porta Nuova, S.Redegonda, S.Margarita et altri (se pur b v'anderà, che s'anderanno notando in appresso) ed in tutti S.M. fu regalata di nobili rinfreschi d'aque e dolci et presentata con diversi donativi ciascuno secondo la propria possibilità et industria. Nella Guastalla ed in S.Paolo per non essersi alle porte messe persone d'autorità, entrarono huomini in quantità, e delle donne d'ogni qualità; ma nelli altri monasteri entrorono se non donne, e ciò così seguì perchè il sig. don Luigi governatore si pose personalmente alla porta, e poi la fece serrare onde niuno ardì di tentare l'ingresso.

S.M. per andar a questi monasteri si moveva di casa quasi sempre verso le 23 hore a segno, che non havea tempo di goder di giorno le fabriche e le cose più considerabili.

Come ricevesse S.M. li memoriali

Nell'uscire che S.M. faceva, ricevea li memoriali, che le venivano presentati, et li consegnava al sig. duca d'Alburcherche dalla secretaria del quale passavano poi a quella del sig. don Luigi governatore, ed erano quasi tutti di gratia, od elemosina. Sopra quelli di gratia s'erano per delatione d'armi e 66 contraventioni di grida il sig. G.Cancelliere a cui furono rimessi tutti, si spacchiavano col decreto assolutorio.

Dispacchio ch'hebbero li memoriali dati a S.M. Cesarea

Se per cause capitali d'altra sorte, s'indrizzavano al Senato col solito decreto che il Senato sentito il Fisco dica il suo parere.


Le memorie Gorani - Pagina 87

Sopra que' memoriali che dimandavano elemosina, sin hora non si è presa

risolutione alcuna perchè il limosinero maggiore don Antonio Manriche

de Guzman non ha ordine per più, che per una doppia al giorno e questo lo tiene dalla Regina nostra signora.

Durante il lutto non si fecero nè comedie nè feste

Sino che non fu passato il giorno 17 di questo mese, anniversario ed in cui compiva l'anno della morte del re Filippo 4° non si cominciorono a far comedie. Poi una sera hebbe la Spagnola, un altra l'Italiana buffona, e così diverse ne sentì nel teatro solito, et alcune spagnole nel suo quarto.

Festa solenne di ballo

La sera de 26 S.M. hebbe una festa solenne di ballo nella sala della loggia verde. Vi fu gran numero di dame con vestiti neri sì, ma con colari con pizzi e gioie senza fine. S.M. con le sue dame stette in b testa alla sala sopra cossini e senza baldachino con una grata di legno dorata d'avanti di macchie larghe che attraversava tutta la stanza. La signora Governatrice non entrò dentro della grata. Stette fuori ma immediatamente ad essa grata. Quelle della Camera furono poste sopra la loggia dalla parte de camini con le sue divisioni che le rendevano apartate da' cavallieri, che occuporono il restante d'essa loggia, cioè l'ambasciator d'Alemagna co. di Castellar ed alcuni de' Ministri più gravi di questo Stato.

Inviati di Parma e Modona

Li duchi di Parma e Modona mandorono a Milano un loro inviato per compire con la signora Imperatrice.

Parma mandò il mse. Pallavicino fratello del card. Pallavicino, che fu incontrato fuori della città dal co. Rossi, a cui carico stanno i negotij della Residenza, con numero grande di carozze a sei. Visitò il sig. duca d'Alburcherche et il sig. don Luigi governatore, trattato di Vostra Signoria e non più. Il. sig. duca lo ricevette in letto ed il sig. don Luigi nella forma che stila co' Residenti poco più d'un


Le memorie Gorani - Pagina 88

passo. Compì con la signora Imperatrice doppo fatto l'inchino col ginochio a terra, e lasciò lettere credentiali del Duca, e fu accompagnato sino alla bussola dell'anticamera dal mse. di Ponar, uno de maggiodomi di S.M. di casa Pimentelli. Alloggiò [manca la precisazione] Modena mandò il mse. Molza pur con titolo d'inviato. Fu incontrato dal mse. di Borgomainé fuori della città, che fece l'invito delle carozze a sei in numero di più di 70, e dal padre Abbate di S.Pietro Gessate, nel qual monastero alloggiò. Fece le stesse visite di quel di Parma. Hebbe li stessi trattamenti tanto dal sig. duca e sig. don Luigi, come in Palazzo da S.M. Compì questi, come quel di Parma, parimente avanti del giorno dell'entrata solenne e partì poco ben stante di salute.

Inviato di Savoia. Suo treno

Il duca di Savoia mandò egli pure il co. Filippo d'Aiè in qualità d'inviato,

ma con maggior splendore perchè li altri due di sopra mentionati

di Parma e di Modona comparvero con (spazio) staffieri e paggi vestiti tutti di nero e di lutto rigoroso; e questo personaggio condusse 35 cavallieri di camerata, 24 staffieri 22 paggi e quatro di quelli del Duca stesso con (spazio) carozze richissime di veluto carmisi riccamate d'oro, e carri dorati, e la livrea, se ben era stata fatta (canc.:in) per l'occasione delle nozze del Duca, di saglia pannata b di color leonato con trine d'oro, e gala di bindelli di varij colori.

Li camerati erano pur leggiadramente vestiti con habiti alla mode francese ricchi di pizzi d'oro et argento e bindelli, che havevano assai della mascherata. Entrò in Milano il co. Filippo d'Aiè incontrato dal Residente Porro fuori di Milano due miglia da 80 e più carozze a sei et si pose nella carozza del mse. di Borgomainé. Andò a smontare a S.Simpliciano dove se gl'era destinato l'alloggiamento, ed ivi dimorò (canc.:sino) per tutto il tempo che fece dimora in Milano.

Avanti che questo signore arivasse a Milano, il Residente lasciò cadere, che il co. Filippo sarebbe venuto con una carozza del Duca a otto cavalli con bandinelle serrate et paggi del Duca a piedi di qua e di là; ma la propositione parve così strana, e trovò egli pure che qui


Le memorie Gorani - Pagina 89

non era dalli amici a' quali la confidò, ben intesa, per lo che svanì. Però non svanì la voce, e l'opinione di molti, che credettero haver il conte nè più nè meno voluto sostennere questo ponto d'entrare con 68 differenza, ingannati dall'haver osservato, che tra le carozze del seguito suo ch'erano rimaste le ultime doppo tutte quelle dell'incontro ve n'era una, la quale haveva sotto otto bidetti: il che seguì, perchè, sendo le strade fangose, non dovettero esser bastanti sei.

Prima visita dell'inviato di Savoia al sig. duca d'Alburcherche. Consiglio del sig. don Luigi dato al sodetto inviato e con che fine.

La prima visita che fece il co. d'Aié, fu al sig. duca d'Alburcherche. Così consigliò il sig. don Luigi governatore al Residente che fu da S.E. a prendere la diretione, et a dirgli che il pensier suo era di visitar prima l'Ecc. Sua. Et in ciò furono due li fini di S.E.: di far che il duca ricevesse quest'ossequio, et di prender poi dall'esempio suo la norma in quanto a trattamenti; perchè se il sig. duca lo havesse trattato d'ill.mo, l'havrebbe così trattato anche il sig. don Luigi potendo poi in tal caso procedere con sicurezza, mentre seguiva le pedate d'un Viceré di Sicilia, avertendosi che come tale seco si portò il sig. duca medemo, poichè se havesse havuto da sostenere il ponto del rigoroso formulario di Spagna, non havrebbe condesceso.

Il co. d'Aié va all'udienza della signora Imperatrice.

La mattina che il co. Filippo hebbe l'udienza da S.M.Cesarea, si b mandò da Palazzo una carozza a quatro di quelle di S.M. medema a levarlo di casa con dentro li due cavallerizzi don Diego de Bonifaz e don Francesco de Lira. Si portò subito al quarto del sig. duca d'Alburcherche che lo ricevette a letto, così obligato dalla debolezza caggionatoli dalla quartana, e lo trattò sempre d'ill.mo. Fece entrare tutti li camerata quali presentò il conte, et il duca corrispose con infinita cortesia gettandosi sin quasi fuori del letto a riverirli lodando poi la loro bizzaria e gala.

Dalla visita del duca si portò all'udienza di S.M. introdotto dal mse.


Le memorie Gorani - Pagina 90

di Ponar per la porta della scala minore insieme con tutti li camerata, ch'empirono quasi la stanza.

Il conte parlò brevemente, e poi messo un ginochio a terra, bacciò la mano a S.M. Indi presentò ad uno ad uno li suoi camerata, che pure s'accostorono e tutti bacciarono la mano.

All'uscire fu accompagnato dal mse. di Ponar sino alla porta della stanza della bussola, distinzione non usata alli Inviati d'altri principi, che furono accompagnati solamente sino alla bussola.

Altri divertimenti dati a S.M.Cesarea.

Li divertimenti che il sig. don Luigi diede alla signora Imperatrice furono diversi e nobilissimi, favoriti però da buona sorte, senza la quale i spettacoli publici non hanno applauso.

69 Il primo divertimento consistette in visite de' Monasteri di monache de' più insigni di Milano.

Visita della Guastalla

Fu S.M. primieramente a veder la Guastalla dove entrarono cavallieri e dame ed hebbe una lautissima merenda. Poi visitò S.Paolo dove pure entrarono huomini con molta confusione e così procedette dall'haver dati li ordini per la porta il sig. duca d'Alburcherche, che come non prattico dell'uso di Milano non acertò. Nelli altri monasteri non seguì tal inconveniente, perchè il sig. don Luigi governatore vi si trovò in personale, stette alla porta de' monasteri medemi, nè alcuno s'arischiò di far violenza ed usar arti per pericolo d'esser conosciuto e mortificato da S.E.

Visita altri monasteri

Li altri monasteri che visitò S.M. furono il Maggiore, S.Marta, dove si recitò una comedia disposta dalla signora Msa. donna Giacoma Gonzaga moglie del sig. G.Cancelliere Zapata, S.Redegonda, Santa Margarita, l'Annontiata e S.Agostino a Porta Nuova.

Comedie

Tutti li giorni havea comedia spagnola o nel suo appartamento, o nel


Le memorie Gorani - Pagina 91

teatro ed in questi tal volta sentiva le italiane buffone.

b Si recitò poi l'Annibale drama in musica, sendosi fatta raccolta delle migliori voci d'Italia.

Sparata reale del Castello

Un altro giorno si portò S.M. in casa del co. Bartolomeo Arese presidente del Senato a veder la sparata del Castello, e questa fu veramente rara ricreatione, perchè hebbe regali abbondantissimi e godette la vista d'una casa ben messa, e d'un giardino ammenissimo.

Va S.M. a vederla a casa del sig. co. Presidente Arese

Il Presidente havea fatto addobbare tutte le stanze della casa superbissimamente con tappezzarie, ed altri mobili ricchi al maggior segno. Poi verso quelle che risguardano il giardino, e dominano la piazza del Castello fece aggiustare una tribuna posticcia tutta messa a oro e pitture al di dentro, aurata all'intorno da cristalli a foggia di vitriate dove S.M. havea da stare a veder la salva reale. Tappezzò con due ordini di tappezzaria di Fiandra uno sopra l'altro tutto il tratto per di fuori della Casa con li ritratti in piede di tutti i personaggi austriaci più celebri, e fece scorrere una fontana di vino che durò tutto il doppo pranso. Entrò S.M. in carozza a sei in casa e subito fu serrata la porta nè si lasciò entrar alcuno et ad essa stette un pezzo di guardia il mse. di Fonar. Al smontar di carozza di S.M. si trovò la signora co.sa Arese, le due sue figlie co.sa donna Giulia e co.sa donna Margarita, la msa. Stampa, la co.sa Hippolita Visconte ed alcune altre poche dame del parentado, che 70 s'inginochiarono a bacciar la mano alla Maestà Sua. Poi ella tirò al giardino, girandolo a piede tutto attorno, e godendo de' giuochi d'aqua che per ogni parte scherzavano. Data la passeggiata al giardino, montò le scale e si portò al quarto destinato per veder la sparata. Ivi disposte che furono tutte le sue dame ed altre signore della camera nella loggia a tal effetto apparecchiata coperta di damaschi cremesini, comparve la merenda consistente in 15 salvette dorate per S.M. Cesarea portate da cavallieri, et in 80 bacile per regalar le dame e


Le memorie Gorani - Pagina 92

signori della corte di S.M. d'ogni sorti di dolci e frutta con aque

poi isquisite, sorbetti, chiocolate, latte gelato e simili rinfreschi.

S.M. mangiò qualche cosa e bevette dell'aqua.

Illuminatione del Castello

Il Castello fu tutto illuminato all'interno de' balluardi e della galleria di pignatte con fuoco artificiato. Il simile la porta principale e li torrioni; ed era veramente cosa degna d'esser vista nell'orrore della notte.

La sparata fu tripplicata ma riuscì poco bene ordinata. Dalla parte che risguarda verso la casa del sig. co. Arese non si posero pezzi per non offendere l'orecchio di S.M. anzi la moschettaria, che fece b la scarica in principio di tutte tre le sparate si ritirò più indietro del posto solito. Fra tanto che si faceva la salve ardevano con bellissimi fuochi le tre cupole del giardino del sig. co. Arese che sogliono servire per adorno coperte di palmiti di vite, e poscia scoppiorono gettando a migliaia di raggi. Sopra la porta del giardino si alzò un aquila imperiale coronata coperta di lama d'oro falso che di notte col splendore delle pignatte attorno al muro del giardino e di quelle disposte su le cuppole sodette spiccava mirabilmente.

Comedia in musica recitata in casa del sig. presidente Arese

Doppo finita la salva, basso S.M. le scale e si portò alla sala d'abbasso verso il giardino, dove era apparecchiato in terra da recittare una comediola con piante da una parte e dall'altra, che servivano di scene. La compositione fu in versi del secretario Maggi ed havea meschiate alcune canzonette spagnole per renderla men tediosa se bene la non riuscì tale, perchè oltre l'esser stata brevissima fu così ben recitata, che piaque sommamente.

S.M. la sentì sotto un baldachino ricchissimo, che fu posto in capo alla sala stando a sedere sopra cossini servita di qua e di là dalle sue dame, dalla signora Governatrice e dalla co.sa Arese con l'altre dame del parentado nominate di sopra. Li baletti gustarono molto sopra ogni cosa.


Le memorie Gorani - Pagina 93

71 Que' pochi di casa del sig. co. Arese col sig. G.Cancelliere furono constretti stare dietro alle scene, perchè tra esse e S.M. non poteva stare alcuno.

Settembre

Regali distribuiti dal co. Arese

Ho lasciato di notare che prima si portasse S.M. dalla tribuna di sopra al quarto d'abbasso per sentir la comedia, il sig. co. Arese fece presentargli i regali che haveva apparechiati lì per la Maestà Sua come per le sue dame. Per S.M. un quadro del Cerano con cornice ingegnosissima di cristalli, una cassetta d'ogli et odori perfettissimi, molti guanti di Roma bizzarramente guerniti di pizzi e bindelli un paio de quali valeva 400 lire, e diverse altre galantariette. Poi due cagnoletti di Bologna in cestelli fodrati di tela d'oro incarnata con colari di ricca e bella inventione. S.M. in segno d'haver gradito tutto si cavò li proprj guanti e se ne pose un paro de presentati. Alle dame si diedero diversi crespini, guanti e gargantiglie di bella inventione, però non di gran valore.

Finita la comedia, S.M. rimontò in carozza, sodisfatta di sì buona conversatione così ben concertata, e della generosità del Presidente che in tutto eccedette.

Va S.M. a vedere il Castello

Un altro giorno S.M. andò a visitar il Castello e lo scorse quasi tutto in calesso, portandosi sin sopra de' balluardi, et attorno alla galeria, e per concludere la giornata con un allegro spettacolo b dispose S.E. il sig. don Luigi, che quella sera si desse fuoco alla machina, che s'era eretta su la piazza del Castello medemo quasi per contro alla mezzaluna che cuopre la porta, opra d'un spagnuolo famoso per l'artificio di fuochi d'allegrezza.

Machina de fuochi artificiati

Il luogo dove si pose S.M. a vedere fu sopra certa loggia fra il torrione e la porta, e queste si ornò e coprì decentemente con invetriate d'avanti per l'aria della notte.


Le memorie Gorani - Pagina 94

La machina havea un basamento quadrato a scarpa dipinto a bugne a guisa di castello, poi s'alzava con loggie assottigliandosi nella sommità, in forma piramidale et in cima havea un sole che all'arder de' fuochi sempre girò illuminato. L'esito corrispose all'aspettatione, perchè in fatti la coppia e scherzo de raggi fu grande e tal'uni ve n'erano disposti all'intorno che facevano lo strepito d'un sagro. Tra fuochi di questa machina e molti altri che l'artefice gettò all'aria e fece correre sopra corde passarono due hore di notte, e finita la festa S.M. si rese al quarto di sopra principale della casa del castellano, dove sentì recitare una comedia spagnola, durante la quale continuaro i rinfreschi d'aque e gasapigne in molta abbondanza.

Generosità del Castellano.

Il castellano don Baldassar Mercadero havea quella sera fatto illuminare come il giorno della salva tutto il Castello, e di dentro nella 72 piazza d'arme v'era un ordine di spesse torchie, che l'attorniavano oltre quello di certi altri lumi piccioli che faceva bellissima vista. Il cortile parimente del Palazzo del Castellano si vidde tutto illuminato di torchie al contorno e dentro quelle gran sale erano medemamente guernite tutte d'altre torchie.

Spende S.M. altre giornate in vedere le cose più insigni della città.

In altre due giornate differenti visitò S.M. i monasteri di S. Ambroggio e S.Vittore.

Una mattina il S.Chiodo, et il corpo di S.Carlo con il tesoro della sacrestia del Duomo.

Dà il possesso di Capella Reale alla Colleggiata della Scala

Fece una mattina in S.Gottardo cantar la Messa da un canonico della Scala l'abbate Po, come cappellano reale, et assistere li altri canonici della stessa colleggiata sedendo e coperti in riguardo del privilegio ultimamente concessogli da Filippo 4° di Cappella Reale: con che prendettero il possesso della mercede.

Entrata solenne di S.M.Cesarea in Milano


Le memorie Gorani - Pagina 95

Prima che S.M. ricevesse li sopra descritti divertimenti, fece la sua entrata solenne in Milano il dì 25 di settembre, giornata in cui la pioggia parve che sospendesse di cadere per lasciar fare la fontione, poiche per altro il cielo era caricatissimo, et li giorni antecedenti era piovuto a ribocco a segno, che gl'archi havevano incominciato a patire.

b Io non descriverò della cavalcata che l'ordine ponendo i nomi de'personaggi che intervennero, e tutto ciò che mira ad altre cose più minute della fontione lasciarò, che la curiosità s'appaghi meglio con (canc.:nella) la relatione che formarà il p. Edero della Compagnia di Gesù maestro di rettorica.

Dispositione et ordine della cavalcata.

L'ordine donque della cavalcata fu il seguente

Precedevano li 4 trombetti di S.E.

Seguivano sei capitani di cavalli senza le loro compagnie, marchiando

d'avanti al loro generale

Poi il Generale della cavalleria dello Stato mse. Spinola con alcuni suoi camerata e creati di dietro, e molti cavalli a mano d'avanti, con selle nere di ricami ricchissimi.

La compagnia del medemo Generale ed alla testa d'essa il cavalliere di S.Giovanni, Carlo Cavenaghi suo tenente.

Il Tenente generale della cavalleria dello Stato, Biaggio Gianini con la sua compagnia.

Don Antonio de Arostegui capitano della guardia d'archibuggieri di S.E. con la sua compagnia.

Carlo Cittadino corrier maggiore di S.M. in questo Stato con li suoi corrieri

Un stuolo di cavallieri della città con differenti e bizzarre gale, però in poco numero.

Il Collegio de' medici con le loro becche verdi di broccato.

Il Collegio de' dottori legisti & con li loro abbati d'avanti

Il consiglio generale delli 60 mescolati con li 12 di Provisione suo


Le memorie Gorani - Pagina 96

73 Vicario e Luogotenente regio.

Il Collegio de' Fiscali andando avanti quelli di cappa copta che furono il dottor Finelli e Giuseppe Baldironi, poi li togati il dottor don Luigi Bellone fiscal militare, dottor don Gaspar de Rosales sopranumerario, Danese Casati, e don Diego Antonio Faxardo.

Magistrato Straordinario. Marchiavano per li primi d'avanti li questori di spada e cappa che furono il co. Mauritio Masserati, don Alberto Frances de Villalovos, Antonio Maria Guidoboni, don CarLo Sirtori et il mse. Ottavio Cusani. Seguivano li togati cioè il co. Filippo Archinto sopranumerario e senza voto attesa la poca età, et il mse. Giovanni Carlo Visconte, col Presidente don Nicolas Fernandez de Castro.

Magistrato Ordinario. Avanti per li primi come sopra don Francesco Imbonati, Maestro di campo don Giuseppe Fossani ambi soprariumerarij, mse. Giovanni Battista Casnedi, don Giovanni Lariategui tutti questori di cappa e spada. Poi li togati: il dottor Leonardo Calderari, dottor Alessandro Maria Visconte e dottore mse. Giuseppe Arconati col Regente co. don Carlo Bellone Presidente del Tribunale.

Il Senato che consisteva nelli senatori infrascritti e Presidente con quest'ordine. Pietro Giorgio Borro, Fabritio Conturbio, Carlo Clerici, b Giovanni Pietro Stampa, co. Andrea Gambarana, co. Carlo Corio, conte di Vimercato, don Sebastiano Leruela Caxa, don Giuseppe de Loaysa, don Luigi Francesco Carillio, mse. Fiorenza, Giovanni Braghieri et il Presidente co. Regente Bartolomeo Aresi

Consiglio Segreto. Co. Alberto Visconte, Veedor generale don Diego Patigno, co. Ercole Visconte Comissario generale, mse, don Gerolamo Stampa, co. Pirro Visconte, co. di Vaylà, mse. Vercellino Maria Visconte, don Inigo de Velahdia Generale dell'artiglieria. G.Cancelliere don Diego Zapata e don Baldassar Mercadero Castellano di Milano. Doppo del Consiglio Segreto venivano: don Inigo Fernandez del Campo segretario de las entregas di S.M.Cesarea in mezzo a don Isidro de Angulo Velasco e don Francesco Mestria ambi secretarij di S.M.


Le memorie Gorani - Pagina 97

Li due cavallerizzi di S.M. Cesarea don Diego de Bonifaz e don Francesco de Lira.

Li due signori maggiordomi di S.M.Cesarea mse. de Ponar di Casa Pimentela e mse. della guardia di Casa Mexia.

Don Diego Mexia menino brazzero e don Gerolamo Talento Fiorenza menino d'honore che servì però attualmente in questa occasione facendo le fontioni come tale.

Li Ecc.mi signori duca d'Alburquerque maggiordomo maggiore di S.M.Cesarea 74 ed il signore don Luigi de Guzman Ponçe de Leon governatore di Milano al pari.

Doppo veniva S.M.Cesarea la signora Imperatrice in un vago e ricco cales aperto da tutte le parti, però col suo coperto di sopra, e dentro pure con essa la dignora duchessa d'Alburquerque dalla parte d'avanti verso li cavalli, ch'hora in absenza della signora co.sa d'Eril camariera maggiore in proprietà essercita l'officio. Questo cales o sia picciolo cocchio era tirato da due cavalli, e guidato da un carozziero sopra del cassetto, et caminava sotto del baldachino da 10 haste portato da Porta Ticinese sino a S.Giorgio in Palazzo dalli dottori del Collegio legisti, ed ivi smontati li dottori medici lo presero subentrando a portarlo fino al Duomo.

Passato il baldachino seguiva la siglia di S.M.Cesarea coperta con un gran cendale, le carozze delle dame e delle signore d'honore, poi la lettica e carozza di S.M.

Il bagaglio di S.M. e del sig. duca d'Alburquerque in numero di 36 muli con coperte di reportati colorati esprimenti le armi di S.M. che Dio guardi, con le testiere de' muli d'argento, e bastoni pur d'argento. Nella retroguardia veniva immediatamente il co. Fabio Visconte Borromeo con la compagnia delle lanze guardia di S.E.

Il Comissario generale della cavalleria dello Stato b Giacomo S.Pietro con la sua compagnia.

Il co. della Riviera con la sua compagnia d'ordinanza.

Il co. Bartolomeo Maria Visconte con la sua compagnia d'ordinanza.


Le memorie Gorani - Pagina 98

Il mse. don Carlo Coirò con la sua compagnia di cavalli e don Sanchio de Monroy con la sua compagnia

Per tutte le contrade donde passò la cavalcata si tirò il panno in segno d'ossequio non perchè ve ne fosse il bisogno.

Col baldachino si trovorono li dottori del Collegio sino nel Borgo della Trinità vicino alla casa dove la signora Imperatrice havea fatto alto aspettando che s'incaminasse la cavalcata. E la Città, se bene le dispiacesse assai che detto baldachino s'havesse a portare stando S.M. in calesso guidato da un carozziero, non contestò però la sua ripugnanza, vedendo che S.M. havea fissamente così risoluto per haver fatto pruova se poteva star sicura a cavallo, e non essergli riuscito, come nè pure ad alcuna delle sue dame.

Il sig. don Luigi dispensò a' Tribunali, e Collegij l'andare prima a levarlo a casa sua come si fece col sig. mse. di Caracena in occasione della Regina nostra signora, atteso esser più corta la giornata; e però in carozza da due cavalli, che sempre usò tanto che S.M. si trattenne in Milano si portò a Porta Ticinese

Li Tribunali si giontorono in S.Eustorgio cioè nel convento.

Il clero, fatta la breve fontione del bacciar la Croce, si ritirò 75 portandosi al Duomo fuori della strada della cavalcata.

Non si fece capella per bacciar la Croce, perchè S.M. la bacciò in calesso, presentandogliela mons. Gerolamo Visconti arciprete del Duomo, e Vicario Generale in absenza del sig. card. Litta che si trovava in Roma.

Nel Duomo si tirorono le sbarre alte e forti tra una colonna e l'altra tanto che la nave di mezzo restava libera, et il popolo restava serrato di fuori per quanto si distende la longhezza dalla prima porta sino al presbiterio o sia balaustrata del choro senatorio.

Sopra li scalini del Duomo si pose un tavolato d'asse che terminava vicino alla porta della Corte per dar più comodità al scendere del calesso di S.M.

Al entrare che fece S.M. in Palazzo non trovò concorso di dame ad aspettarla nelle stanze, come quando arivò la prima volta.


Le memorie Gorani - Pagina 99

Non viene il Legato a compire con S.M. e perchè. Si scusa

Doveva venire a Milano come già destinato dal Pontefice Alessandro 7° il card. Flavio Chigi suo nipote in qualità di Legato a latere per compire con la signora Imperatrice, e già havea cominciato ad incaminare il treno suo mandando avanti alcune mute di cavalli e carozze; b ma poi o per le indispositioni del Papa, che in quei giorni non godeva molta salute o per altri rispetti lasciò di venire, e Sua Santità se ne scusò con un Breve, che presentò mons. Torriani prevosto di S. Lorenzo di questa città, e poi dichiarato Vescovo di Como. Ed in Spagna fece pure portare il Papa le medeme scuse, le quali vennero accettate (canc.:portando) volendo così il tenore delle cose presenti.

Si risolve sopra la strada che deve fare la signora Imperatrice. Differenza giurisditionale tra Brescia e Soncino intorno al construere il ponte sopra l'Oglio.

Soggiornata ch'hebbe S.M. in Milano per lo spatio di giorni (manca) si pensò ad incaminarla verso Alemagna per essere la staggione molto avanzata. E come che dovea fare la strada di Lodi e di là a Crema, poi a Soncino, indi passar l'Oglio e tirar a Brescia naque fra la Città medema di Brescia e la Comunità di Soncino differenza sopra la construttione del ponte di barche sopra l'Oglio, quale prettendeva fare la Comunità atteso che quell'anno secondo la ragione dell'alternativa era padrona del porto, o sia del pedaggio et Brescia lo impugnava allegando d'essersi sempre mantenuta in questo possesso di far fare lei il ponte in simili occorrenze. Sopra di che io, d'ordine di S. Ecc. passai uffici col Residente veneto Businelli, perchè rendesse capace la Città delle ragioni di Soncino cavate dalle informationi, che S.E. mandò a far prendere da don Agostino de Ucedo fiscale di Cremona e dalla Consulta del Senato. Ma perchè con papeli persisteva in (il) 76 Residente in voler sostennere il primo impegno, tra per questo rispetto di declinare il ponto della controversia, tra per esser la strada di Crema e di Romanengo fangosa e rotta assai con le pioggie, finalmente il sig. duca d'Alburquerque, così persuaso dal sig.


Le memorie Gorani - Pagina 100

don Luigi governatore mutò strada, e determinò di far che la signora Imperatrice andasse per la Canonica a Brescia compartendo il viaggio nella forma, ch'io proggettai in un papele che S.E. mi comandò di formare a questo proposito.

Ottobre

Si muta la strada di Soncino in quella della Canonica. Parte la signora Imperatrice.

A (manca) del corrente partì la signora Imperatrice di Milano verso la Canonica in carozza facendo parte della strada nel bucintoro di S.E. tirato da tre cavalli. La corte sua andò in altre barche coperte, ed havute da diversi particolari.

Va a far notte in Vaprio

In Gorgonzola fece alto a mangiare, e poscia andò a far notte a Vaprio, arivandovi molto tardi. Alloggiò S.M.Cesarea in casa del co. don Giulio Monti, et li altri signori della Corte come pure il sig. don Luigi governatore nelle case d'essa terra,

S.E. andò col seguito di quasi tutti li medemi camerata, che condusse al Finale.

Incontro a' confini dell'ambasciator veneto.

Il giorno appresso fece S.M. le sue divotioni nella Madonna di Concesa, e poi s'incaminò verso Pallazuolo terra del Bergamasco, et alla b raia del confine di là dall'Adda tre miglia trovò la Maestà Sua l'ambasciator veneto Silvestro Vallier con alcune carozze, et cavalleria squadronata dentro de' confini veneti, che s'avanzò all'arivo di S.M. di qua della linea sodetta alcuni passi a piedi per incontrarla, e compire, come fece alla carozza per parte della Repubblica. Disse quatro parole che gradirono a S.M. ed alli circonstanti, e poi si proseguì il viaggio.

S.E. si licentia a' confini.

Quivi il sig. don Luigi si licentiò dalla signora Imperatrice, e la stessa sera in barchetto con tutta diligenza tornò a Milano arivandovi alle quatr'hore di notte.


Le memorie Gorani - Pagina 101

Come comparisse l'ambasciatore.

La comparsa dell'ambasciatore non fu col splendore, che si credette. La livrea sua non era nuova, nè di gran spesa, la gente poca e senza gala particolare.

Fontione de' Tribunali e Consiglio generale della Città di bacciar la mano a S.M., ommessa a suo luogo.

Si è tralasciato di notare a suo luogo che, doppo ch'hebbe fatta l'entrata solenne in Milano la signora Imperatrice, furono un doppo pranso li Tribunali et il Consiglio delli 60 col Vicario a bacciar la mano a S.M.Cesarea e la fontione fu nel seguente modo.

Come S.M. li ricevesse.

S.M.Cesarea si pose a sedere sopra cuscino e sotto baldacchino nella stanza seconda passata la bussola dove soleva mangiar in publico, et il mse. di Povar maggiordomo introdusse prima il Senato cominciando 77 dal Vicepresidente che parlò in mancanza del Presidente per questi indisposto. All'entrare ogn'uno fece un inchino e poi si pose d'avanti al baldachino in forma di teatro. Poi spiccossi il sen. Braghieri vicepresidente e, fatte tre riverenze nel mezzo della stanza a S.M. s'acostò alla tarima e disse quatro parole in italiano, esprimenti l'ossequio, che con quell'atto le prestava il Tribunale. Finito ch'hebbe di dire s'avanzò sopra la detta tarima o sia gradino, e posto un ginocchio a terra bacciò la mano a S.M. assistendo li signori duca d'Alburquerque e don Luigi governatore. Doppa bacciata la mano s'alzò il senatore e, fatte tre altre riverenze senza mai voltar le spalle ma giù del gradino, un altra alla metà della stanza, et un'altra arivato al suo luogo si ritirò. In simil forma andorono tutti li altri senatori a bacciar la mano a S.M., E doppo il Senato fece la fontione il Magistrato Ordinario, uscito però prima dalla stanza esso Senato, et parlò il presidente suo don Carlo Bellone. Poi in simil forma compì il Magistrato Straordinario, e parlò il presidente don Nicolas Fernandez de Castro. Entrò poscia la Città et il Vicario di Provisione bacciò il primo la mano senza parlare, e dietro


Le memorie Gorani - Pagina 102

a lui li Decurioni, ed il Tribunale de 12.

Ottobre

b Fontione della Scala, delli Oratori e del Collegio de' Giuristi di Milano

Un altro giorno compirono unitamente nella medema forma il Regio Capitolo della Scala hora graduata con titolo di Capella Reale, (canc: il Collegio de' Giuristi di Milano et) li Oratori delle Città col Vicario di Provisione rappresentanti la Congregatione dello Stato et il Collegio de' Legisti e tutti ad uno per uno bacciarono la mano a S.Ma.

Pretesa ancora da' Sindici delle Provincie ma non conseguita

Volevano anche li Sindici delle Provincie intervenire alla fontione e compire doppo li Oratori per haver la precedenza col Collegio de' Legisti, ma non potero conseguirne l'intento tra perchè il Collegio medemo gliela contrastò insistendo sull'ultimo atto della Regina nostra signora, ch'essi compirono, e non li Sindici, tra perchè li Oratori non si contentarono d'haverli per compagni supponendo che nella rappresentatione della Città capisca ancor quella delle Provincie come membri subordinati in tutto fuori che nella distributione delle gravezze.

Il co. Sanazaro inviato da Mantova a Spagna passa per Milano

Alli 16 di questo mese d'ottobre gionse in Milano il co. Sanazaro cavallier mantovano, che se ne passava a Spagna mandato dalla signora Arciduchessa duchessa di Mantova Isabella Clara a compire di condoglienza con la Maestà della Regina nostra signora per la morte del re Filippo quarto seguita un anno fà. Smontò all'hosteria del Capello, ed ivi alloggiò tutto il tempo, che si trattenne in Milano.

78 Fu da S.E. più volte nè hebbe altri ministri con chi vedersi che il sig. co. Presidente Arese, sendo quasi tutti in villa. Il sig. co. Vitaliano Borromeo che ha per le mani gl'affari di Mantova non vi si trovò, né fu mandato a dimandare

Incendio memorabile di Londra.

Quest'anno è seguito il memorabile incendio di Londra nella forma che


Le memorie Gorani - Pagina 103

racconteranno le storie.

Novembre 1666

Morte del mse. Stampa. Sue incomparabili qualità

Alli 4, verso le 12 della mattina passò a miglior vita il mse. don Gerolamo Stampa cavalliere di Calatrava, questore del magistrato Ordinario, e Consiglier Secreto in età di 50 anni pianto da ogni genere di persona per la bontà, per la beneficenza, per lo valore, che ha sempre mostrato in servitio del Re e del publico. Ha perso con questo cavalliere la Città di Milano un gran Decurione, e l'amore, si può dir della patria. Il Ministero ha perso un ministro consumatissimo in tutti li affari di Stato, e di maniere superiori in maneggiare qualsivoglia grave e difficile negotiatione; l'ordine cavalleresco un cavalliere d'ogni virtù, il paraninfo di quasi tutte le paci private, e gran parte del suo splendore dentro e fuori dello Stato; Gl'amici poi la delitia delle conversationi virtuose e b li signori Governatori di Milano, l'archimandrita per tutte le occorrenze di feste, giostre, comedie, alloggi, funerali ed ogn'altra in cui potesse bisognare un cavalliere di spirito, di garbo, di disinvoltura, di generosità nello spendere e comparire, ed ornato di tutte le buone parti.

Levò il marchese sodetto al Sagro Fonte il mio primo figlio Ignatio, che Dio se lo è tirato in paradiso, et in morte ha mostrato di mio padre quella memoria, che sempre tenne in vita, perchè l'honorò d'un legato di una bacila d'argento con sua brocca dorati di bellissimo lavoro. Il Signor Dio conceda eterna pace ad anima sì grande.

Ottobre

Compagnie di nuova leva marchiano al Finale per imbarcarsi

Verso li 24 di questo mese s'incaminarono alla volta del Finale per ivi imbarcarsi sopra vascelli le compagnie di nuova leva e velleggiare a Spagna per indi portarsi poi ne' Paesi Bassi di Fiandra con li loro capitani co. Vittorio Bolognino, co. Cesare Taverna, co. Alessandro Archinto, mse Camillo Pozzobonelli, Francesco Castiglione, co. Steffano Francesco Castiglione, Diomede Casati, Francesco Somariva,


Le memorie Gorani - Pagina 104

co. Cesare Cesarini, Ferrante Porro, Matteo Aste e Natale Biumi.

Voce sparsa della morte della signora arciduchessa di Mantova.

Intorno alla metà del corrente si sparse nuova in Milano che la signora Arciduchessa di Mantova fosse aggravatissima di febre terzana doppia, 79 e di lì a pochi giorni si disse ch'ella era morta.

Curioso aviso. Ma non verificato

Il padre Mauro scrisse in cifra una particolarità che poi non parve che s'avverasse, che la signora Arciduchessa si fosse conosciuta gravida, e che per abortire havea presi medicamenti così violenti, che nel evacuar le secondine, il sangue gl'era uscito in gran parte.

Questa notizia me la fece il sig. co. Arese participare al sig. don (canc.:Arese) Luigi governatore; e poi sopravennero avisi alli 22 che S.A. migliorava a segno ch'era quasi fuori di pericolo.

Il signor duca d'Alburcherche ripassa per questo Stato incaminandosi al suo governo di Sicilia.

Fatta la fontione dell 'entrego di S.M.Cesarea al sig. Duca di Dietristein maggiordomo maggiore della medema signora Imperatrice, il sig. Duca d ' Alburquerque da Roveredo luogo ove lasciò la Maestà Sua Cesarea tornò a dietro ripassando per Brescia, poi a Lodi, alla qual città portossi a vederlo il sig. don Luigi governatore; e doppo ch'hebbero passati i loro compimenti senza deffenersi tirò il duca a Pavia, ed indi a Genova ponendosi in casa del principe Doria per aspettare l'imbarco delle galere di Sicilia, ma più per attendere che la figlia sua maritata nel proprio fratello don Melchior della Cueva si rihavesse del parto, fatto in Genova medema. S.E. il sig. don Luigi si licentio dal duca in Lodi, e si portò a Cremona a vedere quella fortificatione. b fa Non si fermò più d'un giorno per essere stato il tempo piovoso, e fece la strada di Pizighettone.

Il simile fanno altri signori della Corte di S.M.

Alcuni de' signori principali della Corte di S.M., come il marchese della guardia Maggiordomo, il limosnero maggiore, li due cavallerizzi


Le memorie Gorani - Pagina 105

ed alcuni paggi fatta la fontione dell'entrega se n'erano passati a Venezia per vedere quella città, e di là se ne vennero a Milano per incaminarsi per terra al viaggio di Spagna. S.E. mandò il sig. G. Cancelliere ad incontrarli alla Cascina de Pomi e tanto che si fermorono in Milano pransarono quasi sempre a Palazzo con S.E. Ad ogn'uno de sodetti signori fu dato la medema casa, ch'hebbero quando erano con la Corte della signora Imperatrice, e li paggi s'alloggiarono nel Palazzo.

Loro partenza da Milano.

Alli 22 partirono tutti di camerata, e furono accompagnati con carozze a sei sin fuori della porta dal sig. G. Cancelliere e mse. Fiorenza.

Regali di S.E. e del co. Presidente Aresi

S.E. li regalò tutti di varie galanterie, ed il sig. co. Arese parimente fece lo stesso con belle terzette schiopette da uccellare, crespini e guanti di donna.

Come compisse la Republica di Genova con la signora Imperatrice

Si è pur tralasciato di notare di sopra che la Republica di Genova quando la signora Imperatrice fu partita di Barcellona mandò quatro vascelli dal suo porto ad incontrarla con due Gentil'huomini inviati, 80 e ciò in riguardo di trovarsi con le galere sfornite (il che forsi fu fatto col suo mistero), et il sig. duca d'Alburquerque admise que' inviati a far riverenza alla signora Imperatrice sopra la Capitana reale. Sopra del qual fatto furono diverse le ponderationi del sig. don Luigi nostro governatore. L'una che in verun modo non convenisse ricevere tal sorte di compimento, mentre la Republica havea voluto scarseggiarlo col non mandar ambasciatori per lo pericolo che non dovessero poi esser trattati secondo l'alto tenore delle loro pretensioni già degustate e giudicate per esorbitanti da S.M. a cui furono rimessi tutti i trattati fatti da Giovanni Luca Durazzo in Milano sopra la matteria; l'altra che la Republica non mandò que' vascelli per ossequiare la signora Imperatrice, ma per far una partita di possesso


Le memorie Gorani - Pagina 106

ne' mari, che suppone suoi, benchè erroneamente, onde si può dire ch'andassero come a riconoscere, et a costeggiare la riviera.

Incontro grave della Reale di Spagna sotto la piazza di Savona

Adì 29 detto. È pur da notarsi l'incontro grave ch'hebbe la Reale di Spagna con la piazza di Savona mentre passava la squadra del mse. di Baiona generale di essa da Genova alla volta di Spagna. Il successo fu, che passando il marchese sodetto con la sua squadra di galere b et stando egli su la Reale, che servì alla signora Imperatrice, sotto, o per dir meglio di rimpetto alla fortezza di Savona, però lontano assai, prettendendo questa d'esser salutata dalla Reale, e vedendo che noi faceva fumò dando aviso, ed invece di salutare corrispose parimente la Reale medema con altro fumo. Il che visto da Savona si prese ardire di sparargli contro quatro pezzi di cannone con balla, che l'arivarono e colpirono, ma senz'offesa. Fu grande la temerità in questo fatto de' Genovesi se si considera per se stesso l'attentato, ma maggiore riflettendosi al modo con cui negotiarono su i trattamenti pretesi dalla Republica quando S.M. Cesarea andasse a sbarcare a Genova, all'haver sparso cne doppo gionta S.M. in Milano voleva la Republica stessa mandarla ad ossequiare da suoi ambasciatori e non haver mandato, ed al trovarsi nel tempo del seguito, in Genova il duca d'Alburcherche, che fu maggiordomo maggiore della signora Imperatrice per rispetto del quale dovevano pur astennersi i Genovesi da un atto sì manifesto di poca stima della Corona. Il sig. don Luigi governatore nostro hebbe a dire quando intese tal successo, che questo era non solo un provocare la Monarchia, ma un forzarla ad essergli nemica.

81 Dicembre

Risolutione del mse. di Caravaggio di maritarsi

Sul principio di questo mese seguì il matrimonio del mse di Caravaggio Francesco Maria Sforza, huomo già inoltrato bene nell'età vicina a 60 anni, con una figlia di Giovanni Francesco Imperiale gentil'huomo


Le memorie Gorani - Pagina 107

genovese.

Natura del Marchese.

Caggionò novità questo successo, perchè fu inaspettato, e se ben si sapeva che il marchese havea fatto dichiarar nulla la proffessione nella religione de' Cavallieri di S.Gioanni, aggiuttato in Roma dalli ufficij del card. Sforza suo parente, ad ogni modo non si credeva che fosse mai per venire ad una simile risoluzione, massime considerata la sua natura ritirata, melancolica ed irresoluta. In fine superò la commune aspettazione e si maritò con detta signora che scielse per haver trovato in essa le qualità che s'accomodavano al suo desiderio d'esser nobile, giovane ed in staggione di poter far figlioli, ed haver qualche poco di dote in danari, che in patria forsi non havrebbe ritrovata.

Come fosse conceduta in Spagna al marchese la successione ne' feudi del mse. di Caravaggio

Quando il marchese sodetto fu a Spagna a negotiare la successione ne' feudi di Caravaggio et altri di Casa Sforza che le fu contrastata rispetto d'esser il marchese Cavalliere Gierosolimitano considerando li ministri di S.M. che questo cavalliere per esser legato col vincolo b della proffessione, e già avanzato nell'età non fosse più in speranza d'haver figlioli e però facilmente condescesero in consultare a S.M. che le concedesse di poter godere sua vita durante li sodetti feudi, entrando nella successione, come poi l'ottenne; però nello stesso tempo non lasciarono di avertire l'ambasciatore in Roma che stesse ben attento a che il marchese non intavolasse qualche negotiatione per la dispensa di potersi maritare.

Negotiatione del marchese in Roma per far dichiarar nulla la proffessione.

Il sig. card. Trivultio, sendo ambasciatore in Roma per S.M., attraversò al marchese ogni fattura che fece per conseguir la dispensa. Ma poi passati molti anni e venuto ad essere prò ambasciatore il sig. card. Sforza s'aggiuttò di nuovo e con la prottezione di questo cardinale


Le memorie Gorani - Pagina 108

ottenne, che la Rota dichiarasse nulla la proffessione per certe conditioni mal supposte.

Dicembre

Il card. Sforza si discolpa destramente

Subito che il sig. don Luigi governatore intese la nuova del matrimonio del marchese, fece scrivere dal sig. G.Cancelliere a don Nicolas Antonio agente di S.M. in Roma che desse qualche notizia intorno all'affare della dichiaratione. E quello che scrisse in risposta fu, che havendone parlato al sig. card. Sforza, esso medemo confessò d'haver aggiuttato in Rota il marchese, non sapendo che ordini vi fossero da Spagna,e che se bene havea informatione di contrasti fatti 82 al marchese medemo dal sig. card. Trivulzio, ciò non era argomento bastante per ammonirlo, che lo havesse fatto il cardinale per mottivo del servizio di S.M. poichè le constava ben chiaro che tutto veniva da privati rispetti della Casa Trivulza con la Sforza. E con questo suppose il cardinale d'essersi giustificato. Hora staremo a vedere come sarà preso il negotio a Spagna.

Accidente grave del sig. don Luigi governatore.

Alli 19 S.E. fu assalito da un accidente grave, che a principio fu creduto participare d'apoplesia ma poi si conobbe esser specie di mal caduco per li segni che diede della spuma alla boca, e dello serrar de' denti con li quali si ferì la lingua malamente. Però col favor di Dio tosto si rihebbe.

Successo della detentione nella Scala del cursore dell 'arcivescovato

Alli 22 andò un cursore dell'arcivescovato con ordine di mons. arciprete del Duomo Gerolamo Visconti, Vicario generale ad intimare una multa di 18 scudi al Capitolo della Scala in hora che stava cantando il vespro, e fu così temerario costui per essergli sortita bene l'opra due altre volte ch'entrò in choro ad affigere il precetto con sprezzo grandissimo. Il prevosto, non potendo soffrire tanta petulanza si spicciò subito dal suo luogo per far arrestare detto cursore; ed b infatti egli stesso con le sue mani aggiuttato da' canonici lo trattenne


Le memorie Gorani - Pagina 109

facendolo tutto il giorno e la notte seguente custodire nella sagrestia da' chierici, e trattare lautamente. Subito il Capitolo diede parte a' Superiori del successo, e la mattina seguente alli 23 si fece Senato a posta, dove fu concluso che l'haver col fatto resistito ad una violenza mascherata di ragione fu conveniente e che per adesso si potesse far condurre il cursore da quatro galant'huomini fuori delle porte della città ed ivi intimargli un perpetuo esiglio da Milano sotto pena di dover soggiacere alle risolutioni che si sogliono prendere contro i temerarij perturbatori della regia giurisditione. Così per aponto fu essequito la vigilia di Natale da quatro persone ritrovate dal can. Castelletti, le quali messo ch'hebbero costui in carozza tutto tremante di paura, tenendo d'esser condotto all'ultimo supplicio, lo condussero fuori del portello del Castello ed ivi lo lasciorono dicendogli per parte del Capitolo, che per questa volta egli havea voluto trattar dolcemente e con ammonitioni, e che però avertisse di più metter piede in Milano sotto le pene sodette. Costui si pose humilmente in ginochio e bacciati i piedi a tutti doppo molti ringratiamenti se ne partì.

A 19 sopraggionse a S.E. un accidente gagliardissimo che lo privò di moto e senso, onde da segni che si osservarono dello stringere de' 83 denti e cacciar spuma alla bocca fu giudicato da' medici di mal caduco.

Si pensa in Palazzo come trovar la forma di firmar li spacchi con la stampiglia per trovarsi S.E. indisposta

Andò continuando sino per tutto dicembre l'indispositione di S.E. perchè fu forza applicargli li vessicanti alle gambe e purgarlo in buona forma. E perchè fra tanto restava trattennuto il corso alli dispacchi per non poter S.E. firmare, dubitandosi che ciò non fosse per tirar avanti molto tempo, propose il sig. don Pietro Orozco secretario di guerra al sig. G.Cancelliere ed a me ancora se fosse stato pratticabile l'uso della stampiglia sin tanto che S.E. si mettesse in stato di poter firmare di mano propria. Il sig. G.Cancelliere ricordandosi d'haver visto che al tempo del sig. co. di Fuentes il sig.


Le memorie Gorani - Pagina 110

G.Cancelliere Salazar firmò alcuni spacchi in nome di S.E. nel seguente modo: prima ponendo al suo solito luogo vidit Salazar, e poi nel luogo ove va la firma di S.E., ex ordine Suae Excellentiae Didacus Salazar, comandò che si dovesse far diligenza nell'archivio per vedere ciò che c'era pratticato al tempo d'esso sig. co. di Fuentes, che stette molto tempo amalato, e poi morì in Milano; et anche in occasione dell'infirmità del sig. Contestabile di Castiglia il Vecchio, che poi partì dal governo l'anno del 1612 di maggio con opinione di che il male gl'havesse levata la memoria e turbata l'immaginativa.

Si fa diligenza nell'archivio per trovar esempi. Ciò che risultò dalla diligenza.

Quello risultò dalla diligenza nell'archivio fu che l'anno del 1610 b in tempo dell'infirmità del sig. co. di Fuentes, il sig. G.Cancelliere Salazar, per quello appare da' registri di quel tempo stesso firmò nel luogo del sig. co. Governatore due o tre dispacchi: ex ordinatione S. Excellentiae Didacus Salazar; et che l'anno del 1612, trovandosi infermo il sig. Contestabile fece intendere per mezzo del suo secretarlo di guerra e zifra Giovanni Quintano al Consiglio Secreto esser mente sua, che s'introducesse l'uso d'una stampa o sia impronta della firma dell'Ecc. Sua con la quale si firmassero tutte le speditioni così in matteria d'hazienda, come altre toccanti al governo e guerra, e che tal pensiero lo dovesse il Consiglio communicare col Visitator generale e Presidente del Senato, ma prima che ciò facesse, mandò S.E. dal detto suo segretario l'ordine espresso che si trova nel registro delle lettere missive nell'archivio, di doversi essequire et ubbidire tutti li dispacchi che venissero con stampiglia e referendati dal detto secretario sendo cose pertinenti alla guerra et essendo per Cancelleria Secreta che di più havessero il vidit del G.Cancelliere. Il Consiglio ricevuto l'ordine comandò che così si essequisse, nè fece subito consulta a S.M. il borrator della quale si trova nel mazzo delle risolutioni del Consiglio del 1612 nel cassone de' privilegij sotto la finestra nell'archivio del


Le memorie Gorani - Pagina 111

Castello.

Su questo parere seguì una gionta che si ha presso altri papeli sotto un cartone bianco, che trattano di quello passò in occasione dell'infirmità del sig. co. di Fuentes.

Però dei sapere che del 1522 in tempo del sig. duca di Feria venne un ordine di S.M. che dichiarò dover il Consiglio Segreto dispacchiare

84 ne' casi di morte, absenza, infirmità ed ogn'altro che potesse offerirsi d'impedimento. Ivi pur si vede a che S.M. limitò l'autorità

del Consiglio Segreto, a cui prohibì il far gratia et il provedere

qualsivoglia sorte d'officio.

1667 Genaro

Si mette in silentio la propositione della stampiglia

Hora tornando al caso consideratosi da S.E. la novità ch'havrebbe caggionato l'uso della stampiglia e che ciò era un screditare la sua salute,

in silentio la propositione, et alli sette di genaro cominciò S.E. a firmare stando a letto et essendo già rihavuto di mani con che fra pochi giorni ne sortirà.

Monitorio affisso contro la Collegiata della Scala

Alli 6 di febraro, giorno di domenica alla mattina si viddero attaccati alla porta esteriore della chiesa della Scala, et a quella del Duomo alcuni monitorij sotto l'Auditor della Camera mons. Inigo Carraccioli, ne' quali come in forma d'Inquisitione venivano citati personalmente a Roma il prevosto della Scala, li canonici, fra' quali nominatamente alcuni, li cappellani e chierici, sacrista, e finalmente tutto il Capitolo, sotto pena al prevosto ed alli canonici di mille scudi d'oro del ergastulo, et alli cappellani e chierici, della galera e privatione de' benefitij. Li sodetti monitorij non furono firmati b dal (sic) ma solamente autenticati in fine da un notaro Prina, che lo è dell'arcivescovato. Fu osservato che alla mattina per tempo si trovarono in vicinanza del luogo dove erano affissi, alcuni


Le memorie Gorani - Pagina 112

birri dell'arcivescovato, che si curavano, perchè non fossero levati, cosa che unita alla consideratione della pubblicatione in giorno di festa perchè la novità si spargesse più presto e facesse più strepito diede a conoscere quanto appassionato fosse l'animo di chi la promosse. Tutto questo fuoco, ed una risolutione così violente, e mai più osata, lo accese il sig. card. Litta arcivescovo di Milano per risentirsi della detentione del cursore fatta (come si è notato di sopra a carte 82 a tergo) dal Capitolo della Scala per lo strapazzo usato nell'intimare una multa al Capitolo medemo. Ciò le riuscì molto facile al cardinale per trovarsi all'hora in Roma alle orecchie del Papa, al quale rappresentò che tutti i Principi d'Italia, sentito l'accidente, haveano concepito horrore, parendo gravissimo che un Capitolo habbia tenuto in carcere privato un cursore per caggione d'una multa ch'altre volte gl'era stata d'ordine dell'arcivescovo intimata.

Per lo contrario l'horrore fu bene de' regij ministri e commune di 85 tutta la città lo scandalo per haver citare tutta una Collegiata intiera a Roma in termine di 40 giorni col prevosto, che per dispositione del Concilio di Trento non può esser cavato dalla sua chiesa, per causa che quando bene fosse criminosa non poteva essere più leggiera stante la forma insolente usata dal cursore.

Si giontò subito il Senato per consultare a S.E. il rimedio che si poteva pratticare contro tanta novità, e vi furono sette voti molto tepidi. Quello risolvette si dirà in appresso.

Sono detenute a Viadana alcune barche de Sali di questo Stato.

Sul fine del passato mese di genaro, Bartolomeo Calderari e Donato Silva, compagni nell'impresa dell'amministratione del sale di questo Stato diedero parte al sig. G.Cancelliere che a Viadana erano stati trattennuti priggioni e condotti a Mantova in quelle carceri due paroni di barche cariche di sale, che venivano da Venetia sotto pretesto che havessero nel passare altre volte lasciato sale a Guastalla et a Bersello contro il tenore del capitolato ultimamente con la signora


Le memorie Gorani - Pagina 113

Arciduchessa l'anno passato del mese di marzo (il che fu per mia negotiatione).

Si tiene una gionta

Il sig. G.Cancelliere fece subito chiamare una gionta, che poi si tenne in casa del sig. Presidente del Senato, ed ivi consideratosi il negotio come si può vedere dall'atto della gionta, la risolutione b fu, che il sig. co. Vittaliano dovesse scrivere a Mantova a chi stimasse bene perchè non essendo stato lasciato il sale in detti luoghi per ordine dell'amministratore, nè volontariamente da' Paroni, questi attesa la loro innocenza fossero rilasciati; et a Guastalla dovesse pure il detto conte scrivere in via che mentre dal voler il sig. Duca continuare in essigere la solita regaglia, si veniva a mettere a cimento questo governo con la Corte di Mantova, si contentasse di ricevere la detta regalia in danari, e non nella specie del sale.

Così scrisse il sig. co. Vitaliano, e col padre abbate di S.Pietro in Gessate corrispondente di Modena passò pure li stessi uffici.

Il co. di Vindischgratz opera per lo rilasso delle dette barche e lo conseguisce

L'effetto fu che Mantova alle instanze del co. di Vindisgratz fece rilasciar li Paroni, e poi trasmise qua copia del processo formato per provare le contraventioni del capitolato. In appresso si farà memoria del progresso di questa negotiatione.

Incontro ch'hebbe don Gaspar di Teves nuovo ambasciator di Venetia sopra una festa di ballo in Milano.

Un giorno di questo mese il mse. Casnedi determinò di far fare una festa di ballo in casa d'un tal Antonio Longo ad instanza del sig. mse. Fiorenza che si moveva a ciò per compiacere la moglie del sig. don Gaspar de Teves donna Luisa de Osorio. Corse voce di gelosia fra le dame di Milano, che questa signora come moglie d'un ambasciatore di S.M. in Venetia, volesse stare su la festa 86 con gran distintione di luogo e forma, e però vi si portorono con l'animo assai sollevato. Osservarono che doppo cominciata la festa s'aperse


Le memorie Gorani - Pagina 114

una portiera d'una stanza immediata alla sala del ballo dietro alla quale stava una gelosia inargentata che copriva la persona della signora donna Luisa come che faceva tuttavia papele d'incognito. Vista ch'hebbero le dame questa forma, parendo loro che solo convenisse alla Governatrice di Milano, cominciò la msa. di Borgomainero a levarsi in piedi, e dietro lei quatordici altre dame, che tutte partirono dalla festa doppo haver fatta una gran risata, che girò intorno. La Castellana pure di Milano d'indi a poco fece lo stesso, e sarebbe andata con le altre se si fosse trovata pronta la sua carozza, che poi venne. Diede molto che discorrere e che stupire questo accidente alla città, e ben presto si riseppe in altre parti, perchè li curiosi lo scrissero. La festa, con tutto ciò, tirò avanti con 15 altre ballarine della fattione della msa. Fiorenza. Ogn'uno si meravigliò che il sig. don Gaspar volesse tanta distintione che a pena si deve al Governatore di Milano. Nè si lasciò di considerare che sendo l'ambasciata di Venetia d'assai minor grado di quelle delle teste coronate, perchè il Re nostro signore a quelli ambasciatori b dà dell'illustre, che seco poi porta l'eccellenza, ed a questo di Venetia non dà titolo ponendo nelle mansioni semplicemente: in cima por el Rey, e sotto A don fulano tal mi embaxador en Venetia, onde di rigore non se le deve più che dell'illustrissimo. In fine di questo tiro non potè don Gaspar farne verun risentimento, perchè non n'era capace. Si fermò alcuni pochi altri giorni in Milano alloggiato sempre in casa del mse. Fiorenza suo cognato, e poi partì per Venezia andando a Lodi ad imbarcarsi nell'Adda nel bucintoro del sig. Giuseppe Lodi di Cremona.

Risolutione della gionta sopra il ponto della presentatione delle chiavi con Pavia

Alli 17 di questo mese fecesi la seconda gionta per votare il ponto della presentatione delle chiavi alle persone Reali pretesa dalla Città di Pavia e si risolvette di far consulta a S.E. rappresentando, che la Città non havea titolo per tal privilegio, e nè men possesso, e che,


Le memorie Gorani - Pagina 115

in quanto al gastigo per haver supposto all'Ecc. Sua che teneva l'uno e l'altro, si potesse chiamar a Milano (canc.:due di) quelli che trattorono col sig. G.Cancelliere e con S.E., come più colpevoli, perchè sotto precetto penale stessero quivi o nel Castello sino ad altr'ordine dell'Ecc. Sua.

Principe Trivulzio riceve il Tosone

Alli 24 in casa del mse. di Borgomainé ricevette il principe Trivulzio 87 dal medemo marchese l'ordine del Toson d'oro con le solite ceremonie. E perchè l'indispositione del sig. don Luigi governatore non permetteva che la si facesse questa fontione in Palazzo publicossi che la forma era alla incognita, ancorchè vi fosse invito della principal nobiltà. Geroglifico gratiosissimo e difficile da capirsi come possa darsi per incognita la publicità e che per esser incognito basti il dire ch'uno lo sia.

Strapazzo usato dalla piazza di Savona alle galere della squadra di Spagna

Nel mese di dicembre prossimo passato successe che ritornando le galere della squadra di Spagna ch'havevano servito la signora Imperatrice verso la Spagna medema passando sotto Savona piazza della Republica di Genova, e pretendendo, che se bene dette galere tiravano assai alla lontana che dovessero salutarla fumò quasi ammonendole, e perchè elle non fecero altro che fumare della medema maniera subito con risolutione altrettanto temeraria quanto ingiusta sbararono alcuni pezzi di canone che contro la capitana, che se bene non la danneggiarono lasciarono però impressa la marca dello strapazzo usato da una Republica, che riconosce tutta la sua grandezza e libertà dall'Augustissima Casa Austriaca.

Non se ne fa risentimento

Di questo sì grande attentato non permise la constitutione presentanea delle cose della Monarchia, che se ne facesse la dimostrazione. Il sig. don Luigi governatore di Milano però con l'ardore del suo gran


Le memorie Gorani - Pagina 116

b zelo non lasciò, conforme mi disse li 28 del mese corrente, di suggerire al co. di Castellar o sia mse. di Malagon ambasciatore di S.M. in Alemagna, che mentre questo affronto era stato fatto così a S.M.Cesarea per esser stata offesa la galera che servì la Maestà della Imperatrice sposa, come alla Real squadra della Maestà del Re nostro signore ben poteva il sig. Imperatore haver mottivo per mortificare la Republica in maniera molto sensitiva; il che sarebbe successo quella volta che ci levasse il titolo di Serenissima alla stessa Republica.

Consiglio dato da S.E. all'ambasciator d'Alemagna sopra il fatto sodetto.

Approvò il sig. ambasciatore per proprio e conveniente il ricordo, e subito lo portò a S.M.Cesarea, ma come che nella corte di Vienna i Genovesi col loro danaro hanno un grande predominio per la voracità di que' ministri non si prese colà risolutione alcuna, anzi penetrato, ch'hebbero, che questo era stato consiglio del sig. don Luigi, fecero che il sig. Imperatore sospendesse in rispondere ad una lettera, che le scrisse S.E. in congratulatione del felice arivo dell'Augustissima sposa per mostrare, che quasi la Corte s'era offesa di somigliante insinuatione. Tutto mi disse S.E. lo stesso giorno 28 di sopra citato.

Marzo

Parte da Genova il duca d'Alburquerque verso Sicilia.

Alli due di questo mese partì finalmente da Genova il sig. duca d'Alburquerque su le galere di Sicilia verso quel regno ad esercitarvi colà la carica di Vicerè doppo haver soggiornato in detta città di Genova e nella casa del principe Doria dal ritorno suo d'Alemagna, sino al sudetto giorno. Montato che fu sopra la Capitana di Sicilia e fatti esporre i tre fanalli, ch'obligano le piazze a salutar le Reali, pensando che la Republica fosse per salutarlo con li sei soliti tirri, restò malamente deluso, perchè non solo hebbe dalla Republica stessa questa dimostrazione ma né anche verrun altra che fosse di


Le memorie Gorani - Pagina 117

stima e corrispondente alla confidenza mostrata con esser dimorato tanto tempo in quella città ospite. Il caso fu vivamente sentito da' buoni vassalli di S.M. per esser questo un strappazzo usato ad un ministro di tanta qualità; e tanto più parve grave riflettendosi all'altro che pochi mesi prima era successo al mse. di Baiona sotto Savonna, dove come si è detto di sopra fu cannonato la Reale di Spagna per esser passata senza salutar la fortezza; per lo qual accidente il sig. don Luigi governatore consulto al sig. ambasciatore in Alemagna il risentimento che si è toccato poco di sopra

Promotione de cardinali per le Corone

Alli 12 arivò a Milano per espresso spedito da Roma al sig. co. Pirro Visconte Borromeo la nuova della promotione fatta alli sette di questo d'otto cardinali con i quali fu compito il numero del sacro Collegio. Fra questi v'era compreso il co. Vitaliano fratello del detto co. Pirro hoggi dì Nontio in Spagna. A la stessa sera con due altre appresso il Collegio de' Dottori espose torchie a suon di trombe, b et il simile fece il co. Pirro con li parenti ed affettionati della Casa. Nella sodetta promottione vi fu pur quella per le Corone e li cardinali sono. Per Spagna il duca di Montalto della Casa di Moncada maggiordomo maggiore della Regina nostra signora. Per la Francia il duca di Mercurio governatore di Provenza della Casa di Borbon che si chiamerà il cardinal di Vandomo. Per Venezia mons. patriarca Dolfino. Poi il Nontio di Francia mons. Roberti, il Nontio d'Alemagna mons. Spinola, l'arcivescovo di Salzburg per l'Imperatore, che si dovea dir prima, e mons. Caracciolo auditor della Camera fatto immediatamente arcivescovo di Napoli.

S.E. fa participare al Residente di Savoia il ricorso fatto a S.A.Reale da quelli di Mioglia

Alli 14 d'ordine del sig. G.Cancelliere mi portai dal sig. Residente di Savoia a dargli la memoria per scritto intorno alla novità che S.E. ha saputo intentar quelli di Mioglia in dimandar la prottezzione del sig. Duca di Savoia mentre sin hora han goduta quella di S.M. Trovai


Le memorie Gorani - Pagina 118

a letto con gotta il sig. Residente,ed havendogliela lasciata lasciata, mi rispose che il martedì, giorno immediato havrebbe scritto a Torino in tale conformità.

Si repplica l'ufficio.

Alli 17 tornai dal sig. Residente per soggiongerli in voce d'ordine pure del sig. G.Cancelliere, che con nuove lettere haveva S.E. inteso, che il sig. Duca s'era poi dichiarato di voler protteggere Mioglia, 89 e che a tale effetto havea delegato il co. della Rocca di Casa Scarampa, feudatario di S.M., a notificar a Miogliesi questa prottezzione facendo loro di più intendere che dovessero mandar persone a Torino a sapere i sensi di S.A.Reale. Dissi al sig. Residente che una risolutione di questa sorte non poteva mai credere S.E., fosse proceduta da quella Corte, se havesse saputo come sta Mioglia d'obligo e di rispetti verso della Maestà del Re nostro signore, però che intendendolo dalla rappresentatione confidava l'Ecc. Sua si sarebbero ritrattati quegl'ordini. Mi rispose il Residente che, per esser stato maltrattato li giorni passati dalla gotta e dalla febre non havea scritto il martedì scorso in conformità della memoria havuta, ma che col prossimo scriverebbe senza fallo aggiongendo quello ch'io le havevo soggionto in voce nè mai mostrò d'haver informatione alcuna del negotio.

Risposta di Savoia intorno a Mioglia

Venne poi al Residente la risposta sopra il negotio di Mioglia e fu con lettera del mse. di Pianezza e del Duca ancora, che riferiva in tutto al detto marchese. La sostanza consisteva in che S.A.Reale si b sarebbe valsa della notizia perchè li ministri di S.M. non havessero occasione di dolersi, e che il communicarsi e l'intendersi era troppo necessario per mantenimento della buona corrispondenza. Io dimandai al Residente una copia del capitolo d'essa lettera del marchese e me la diede; di che poi me ne servij per farla vedere alli signori G.Cancelliere e Presidente del Senato.


Le memorie Gorani - Pagina 119

Provisione presa in Mantova per tener in regola quelli di Pareto Monferrato.

Nello stesso tempo da Mantova furono dati ordini al sen. Malpassuto Residente in Aiqui che procurasse tener in regola quelli di Pareto, acciò non fossero cagione di nuovi sconcerti con Mioglia; ed il Residente di Mantova disse a me il giorno di Venerdì Santo alli 8 d'aprile alla processione dell'Entierro, che la signora Arciduchessa haveva per la sua parte nominato il sen. Avelani di Casale a tener il congresso sopra la differenza tra Mioglia e Pareto col ministro, che fosse stato eletto per la nostra parte. La qual notizia participai il giorno appresso al sig. G.Cancelliere, come a quello che un mese fa havea col medemo Residente passato l'officio in nome di S.E., perchè si facesse tal deputatione

90 Aprile

Mons. Federico Visconti, Auditor di Ruota

Alli 8 giorno di Venerdì Santo arivò da Roma il corriere, che portò l'aviso come mons. Federico Visconti nuovamente eletto Vescovo di Novara per morte d'Odescalco era stato fatto Auditor di Ruota, et il fratello mons. Gerolamo Visconti arciprete del Duomo e vicario generale del card. Litta havea havuto il vescovato di Novara.

Nomina del Collegio de' Dottori per l'Auditor di Ruota

Per notizia sappiasi, che sendo vacato l'auditorato di ruota per la promotione del sig. Card. Visconti, ed havendo il Collegio de' Legisti di Milano fatta la sua nomina conforme al privilegio che tiene da Pio Quarto, nominò in primo luogo il fiscal generale Danese Casati, in 2.do mons. Federico sodetto, in 3° mons. Giussani hora avvocato consistoriale; e si trovarono alla ballottatione in Collegio 100 dottori.

Aviso dell'aggiustamento conchiuso dal co. di Vindishgratz tra Mantova e Modana

Lo stesso giorno di Venerdì Santo arivò pure da Modona l'aviso del


Le memorie Gorani - Pagina 120

totale aggiustamento conchiusa dal co. di Vindisgratz tra le due Case di Mantova e Modona sopra le differenze sul Po. Non se ne mette qui la sostanza, perchè meglio potrà vedersi dalla copia del capitolato stesso, che si trova presso di me.

Arivo a Milano del co. di Vindisgratz

Alli 15 gionse a Milano da Modona lo stesso co. di Vindisgratz, quale b fu incontrato fuori delle porte dal co. Vittaliano Borromeo con carozza di Palazzo per ordine di S.E. Fu alloggiato per conto della Camera in casa di Melchion Andreotto banchiere, e doppo essersi fermato otto giorni in circa, partì alla volta di Alemagna accompagnato fuori delle porte con carrozze a sei di Palazzo dal medemo co. Vitaliano con molti altri cavalieri per lo spazio di poche miglia.

Il padre Mauri si leva da Mantova col pretesto del Capitolo generale

Sul fine di questo mese venne a Milano da Mantova il padre prior Mauri per portarsi al suo Capitolo generale all'Hospitaletto; e fu questo colore con cui si coperse la risoluzione d'haverlo richiamato da quella Corte di Mantova per lo sprezzo si faceva in essa di sua persona la quale come inviata da S.E. per (canc:le occorrenze d') haversi a communicare con quei Principi (canc.:per) l'occorrenze del serviggio di S.M., veniva a rifletter tutto in offesa dell'Ecc. Sua medema.

Caggioni che obligorono a levarlo da Mantova.

Le dimostrazioni di poca stima usate contro del detto padre dalla signora Arciduchessa duchessa di Mantova furono di non haverlo da molto tempo in qua voluto mai ammetterlo all'uddienza, a segno che quando fu per partire il che publicò per la sua partenza a titolo non di volersi licenziare dalla Corte, ma di portarsi al suo Capitolo 91 generale, havendo fatto instanza al mse. Palla Strozzi maestro di camera di S.A. di volerla riverire, hebbe in risposta, ch'era meglio se n'andasse così senza far fare l'ambasciata. Da che ben comprese il padre, che gl'ordini erano conforme l'intenzioni di non ammetterlo in


Le memorie Gorani - Pagina 121

conto veruno. Si deve però sapere, che quando comminciò ad intendersi questa mala sodisfazione dell'Arciduchessa verso del padre Mauro, per lettere ch'egli medesimo andava scrivendo, ed al sig. co. presidente Arese, ed al sig. co. Vitaliano; procurossi per mezzo del co. di Vincisgratz che all'hora si trovava in quella Corte di ricavarne i mottivi; ed havendone egli introdotto discorso più d'una volta con S.A., riportò che tre erano i reati che si davano al padre Mauro. Il primo di haver pigliato in casa quel carrozzero del mse. Rizzardi ch'era uscito di sua casa con suo disgusto, come si è notato di sopra. Il secondo d'haver trattato matrimonio tra una figlia del principe di Castiglione ed il co. di Martinez nipote della moglie di questo sig. G.Cancelliere. Il terzo d'haver sparlato della signora Arciduchessa medema, parlando del favore che voleva il mse. Rizzardi da S.A., b con dire queste parole,che non semper lilia florent.

Contro le quali accuse havendo il co. di Vindisgratz addotto le risposte date dal medemo p.Mauro in suo discarico, e vedendo la signora Arciduchessa, che non v'era ragione sosistente per haver contestata una sì viva doglianza si ritirò per ultimo a dire, che il p.Mauro haveva parlato contro l'honor suo, risposta altre tanto disperata, quanto generale, che perciò non diede luogo alla replica del conte. Le discolpe del p.Mauro furono, in quanto al primo capo, che già la Serenissima poteva esser rimasta sincerata dal fatto con ciò che le fu rappresentato doppo il successo. Rispetto al secondo, che il p.Mauro haveva scritto al sig. principe di Castiglione del matrimonio col co. di Martinez mosso dal commandamento della signora G.Cancelliera di Milano, e confortato ad intraprenderne la trattazione dalla medesima signora Arciduchessa la quale di questo espressamente gli e ne parlò. Quanto poi al terzo, non esser mai caduto in pensiero, non che uscito di bocca del p.Mauro un sentimento così ardito ed improprio, havendo egli di S.A. parlato sempre col debito rispetto e riverenza.

Partì donque da Mantova detto padre, lasciando nella Corte impressa, che egli havesse tolto questo partito per sodisfare il mse. Rizzardi, 92 cosa che fu molto contraria al vero, poichè infatti la risoluzione fulle


Le memorie Gorani - Pagina 122

consentita qua da S.E., vedendosi il poco caso che si faceva di sua persona, e che mentre non haveva più addito in Corte, e che l'Arciduchessa ogn'hora più s'andava impegnando con le dimostrazioni proprie d'una principessa mal soddisfatta non conveniva più lasciarlo in mano, se non si volea meter questo Governo a rischio di corrispondere con atti uguali, che haverebbero poi portato in conseguenza la rottura; per non venir alla quale S.E. coperse di profondissima dissimulazione il caso, arrivando un giorno, che il Residente di Mantova fu all'audienza, che l'operare di Mantova era gionto ad un segno di sì stravagante irregolarità, che nissuno poteva offendersi, anche di quegl'atti ch'ella faceva con intenzione d'irrittare ed offendere. Che quando S.E. havesse a corrispondere per le rime, sapeva bene, che bisognava incominciare dal dar lo sfratto al medemo Residente, ma che non stimava convenisse al decoro di S.M. il mostrar apprensione di fatti attentati senza titolo, senza ragione, e senza prudenza.

Al p.Mauro procurò S.E. con istanze fatte passare in suo nome al padre Schiaffinati, generale della sua Religione, di far conferire il priorato di Pavia che poi ottenne a forza di replicati uffizij, e s'hebbe b da S.E. anche il fine di far con questo conoscere a qualche maligno disseminatore, che il servizio prestato in Mantova dal detto p.Mauro per quasi cinque anni continui era stato qua benacciato.

Nè si creda già, che S.E. non havesse saputo e voluto mostrar con Mantova il senso conveniente nella poca stima fatta del suo missionario nella persona del detto p.Mauro, se non fosse entrata di mezzo la considerazione, che la Corte di Mantova era passata ad usare tutti questi strappazzi, per obligare l'Ecc. Sua a far qualche atto con cui si fosse potuto in Madrid dipingere per diffidente, e mal affetto a quella Casa, stando che hora il co. Sannazzaro che si trova Residente per Mantova in Ispagna non faceva altro, che insinuare questo supposto, per accreditare le sue rappresentazioni dell'ossiquio verso S.M. e delle attenzioni verso il suo Real Serviggio, ch'andava instilando nell'animo


Le memorie Gorani - Pagina 123

de' ministri rispetto tanto gagliardo, e considerabile, che se S.E. si fosse lasciata portare da quello, che per altro voleva il dovere, havrebbe cagionato un disacordo grandissimo in pregiudizio dell'autorità, e del credito, che devono havere le notizie d'un governatore di Milano, e la verità stessa, la quale altro non può dire della Corte di Mantova, se non che ella faccia tutto quello che sa, e che può per corrisponder male con questo Stato, e tutto ciò sul fondamento di che non se le paghi compitamente la pensione per lo sostento del 93 presidio di Casale, il che se non si fa è per mera impotenza dell'Errario Regio, e perchè si sa, che quanto danaro si è pagato sin hora in tal causa, tutto si è convertito in ogn'altr'uso, che in quello di

munire, e mantener Casale.

Maggio.

Adì nove di maggio passò per Milano il card. Roberti, che veniva dalla sua Nuntiatura di Francia ed andava a Roma per veder il Papa avanti che morisse, sendo stato fatto cardinale in quest'ultima promozione, che fu la de' Vescovi e delle Corone. Alloggiò in casa del mse. Fiorenza come amico del mse. della Fuente conosciuto in Parigi, dove egli è ambasciatore di S.M., et visto ch'hebbe il corpo di San Carlo, il palazzo ducale, il Castello per di fuori, ed alcune altre curiosità più considerabili della città, partì in proseguimento del suo viaggio senz'essersi visto con S.E. Il sig. G.Cancelliere fu però a visitarlo, e si notò per molto fiacco il colore sotto di cui coperse il cardinale il non essersi visto con S.E., mentre hebbe il tempo di farlo, e quando havesse havuto a valere la ragione della fretta, e della breve dimora, fu detto, che non doveva poi lasciarsi veder per Milano a pagar la curiosità con girrar a torno.

Arivo a Roma del mse. d'Astorga ambasciatore di S.M.

Del mese d'aprile verso il fine il mse. d'Astorga e Vellada, figlio di quell'altro mse. di Vellada già governatore di Milano, arrivò a Roma per esercitar in quella Corte la carica d'ambasciator ordinario


Le memorie Gorani - Pagina 124

b di S.M. facendo il viaggio per mare da Barcellona a Cività vecchia servito con due gallere della squadra del duca de Tursi; e passando per Genova non la toccò, anzi non vuole accettare il minimo degl'inviti, che la Republica gli fece per mezzo di due gentilhuomini confe al solito. Gionse in Roma il detto marchese in tempo che Alessandro settimo si trovava aggravatissimo di mal d'urina, e che per tenersi sicura di prossimo la sua morte, non si trattava d'altro che del futuro Conclave.

Morte di papa Alessandro 7°.

Adì 27 maggio con un corriere spedito da Roma dalle Guardie Svizzere di Sua Santità al loro Paese, si seppe la morte di papa Alessandro settimo, seguita domenica passata li 21 del corrente, asserendo il medesimo corriere d'haverne visto il cadavere in San Pietro. Ma come che non vennero lettere del card. Litta arcivescovo ch'hoggidì si trova in Roma, le quali dessero in forma solita l'avviso, non si fece quel giorno la consueta campanata nè altra dimostrazione.

Si notta, come essendosi con lettere di quest'ultimo ordinario di Torino inteso, che il Cristianissimo era passato tanto avanti nelle dichiarazioni di voler romper la guerra con S.M. per la pretensione sopra Brabante (al possesso del quale dicono i Francesi di voler andare, senza pretendere di violar la pace de' Pirenei come ad uno Stato che legitimamente le tocchi) che alli 8 del corrente haveva il medesimo Cristianissimo spedito a Madrid a far l'istanze perentorie per lo stesso Brabante, ed alli 20 pure del corrente era destinata 94 la giornata della marchia sua con tutto l'esercito; ad ogni modo, non ostante tante evidenze e tanto pericolo d'un'imminente rottura, non sia stato con l'ultime lettere di Spagna de 11 del corrente scritta la minima cosa di questi torbidi, nè a S.E., nè ad altri. Segno, o d'una grandissima confidenza nelle proprie forze, o d'una molto poca apprensione di quella del nuovo nemico. Che non si sa però qual fondamento possa havere, mentre dura tuttavia il diversivo della guerra di Portogallo, e non si sa, che sia per anche conchiusa la lega tra la


Le memorie Gorani - Pagina 125

Corona nostra e quella d'Inghilterra nella quale è fondata la miglior parte della nostra sperata sicurezza.

Manifesto della Francia.

Con lettere dell'ordinario di Lione ha ricevuto S.E. il sig. don Luigi Ponze dal sig. mse. della Fuente ambasciatore di S.M. in Parigi copia del manifesto della Francia hora publicato sopra questa mossa per il Brabante, e due altre copie simili, s'intende haverle detto marchese inviate al mse. di Vellada ambasciatore di S.M. in Roma.

Ritorna a Milano da Spagna il co. Trotto.

Alli 5 giugno arivò a Milano da Spagna il co. Galeazzo Trotto con ordine di servire il posto di Maestro di campo generale in questo Stato.

Arivo al Finale di don Vincenzo Gonzaga.

Alli sei detto, s'hebbe aviso come al Finale era sbarcato il sig. don b Vincenzo Gonzaga, qual veniva da Barcellona doppo haver finito il suo governo in quel principato, per ritirarsi a Guastalla sua casa lasciato in bianco senza carico quando si pensava d'essersi meritato li maggiori, e che la Monarchia dovesse far il caso che ben conveniva di ministro sì consumato. Vedi più d'abbasso il compimento del sig. don Luigi.

Mse. di Pianezza primo ministro di Savoia si ritira dal mondo

Lo stesso giorno s'intese la nuova del ritiramento dal mondo fatto dal mse. di Pianezza con la rinontia totale de' beni, de' gradi, e dell'Ordine dell'Anontiata. Voleva questo ministro, che fu sempre il privato del Duca ritirarsi fuori di Torino a vivere una vita religiosa e sequestrata affatto dal mondo conforme al voto che fece già tempo fa, ma havendo il Duca fatto consultare il caso da' teologi per lo desidero che havea di tenerselo appresso come tanto informato delle cose di Stato si conobbe che poteva star in Torino in habito clericale, però ritirato in qualche chiostro. E così egli, per ubbidire al gusto di S.A.Reale, si contentò. Essempio di disinganno a chi s'affolla in arivare a' gradi supremi, mentre si vede che chi vi è


Le memorie Gorani - Pagina 126

arivato e con aura e con felicità tosto desidera di ritirarsi ad una men bugiarda quiete.

Passaggio per Pavia del duca di Savoia andando a Padova

Alli 12 di giugno passò per Pavia doppo haver toccata Novara e Mortara, con otto soli cavallieri di seguito il duca Carlo Emanuele di Savoia incognitissimo per andar 95 a Padova a vedere la Elettrice di Baviera Adelaide sua sorella maritata nell'Elettor vivente di Baviera, che pur là si trovava a que' bagni.

L'aviso gionge improviso.

Gionse questo aviso improvisamente perchè se ben il sig. Residente di Savoia co. Porro ne havesse fatto mottivo con S.E. e col sig. G. Cancelliere, disse però che S.A.Reale sarebbe passata per Milano et havrebbe alloggiato in casa sua fermandosi per due giorni.

S.E. tratta di regalare S.A.Reale.

Il sig. don Luigi governatore ad ogetto di regalar il Duca nel suo passaggio faceva far diligenza per trovar cose di cristallo di valore di mille doppie o pur altre galanterie di prezzo.

Il duca di Savoia fa dimandar a S.E. passaporto.

Fece il Duca dimandar prima di moversi da Torino il passaporto a S.E. per la persona sua stessa dal suo Residente, e le fu dato non senza molta renitenza, parendo a S.E. che con maggior stima ed ossequio si sarebbe ricevuto nello Stato senza passaporto, che con esso un principe del suo qualità.

Come si portasse il Duca nel suo passaggio

II Duca donque arivò a Pavia alli 12 da Torino per il Po con due suoi bucintori. La mattina de' 13 giorno di domenica S.A.Reale si portò a veder la Certosa di Pavia in carozza de particolari e lui in quella del


Le memorie Gorani - Pagina 127

Senatore Podestà col solo seguito delli detti otto cavallieri capo de' quali era il mse. di S.Germano facendo d'ambasciata del b medemo sig. Duca e S.A. si faceva chiamare il mse. di Susa. Quella stessa mattina il Residente Porro col co. Pietro Francesco Porro si transferì alla Certosa medema per riverire l'Alt. Sua la quale con loro medemi volle sostennere in apparenza la partita d'incognito venendo incontro al Residente a fargli una ben proffonda riverenza e ricevendo il trattamento di mse. di Susa. Voleva pure la stessa mattina, portarsi a far simile compimento il co. Antonio Trotto per lo quale ne havea presa licenza da S.E., ma forsi, perchè pensò di non esser a tempo si trattenne d'andare.

Disse il Duca al Residente in questa occasione ciò che le scriveva da Torino la Duchessa d'haver ricevute lettere dalla Regina di Francia, nelle quali S.M.Cristianissima le mandava la copia della lettera scrittagli dal Re d'aviso come l'incaminamento del suo essercito era verso Cambrai per attaccare quella piazza, il che se succederà sarà la prima impresa anzi il primo atto hostile che la Francia havrà fatto contro la nostra Corona doppo il manifesto publicato su le pretensioni del Brabante; e questa notizia il Residente la portò subito a S.E. in persona il doppo pranzo dello stesso giorno 13.

Arivo in Milano da Madrid dell'abbate Spinola.

96 Detto giorno arivò in Milano di ritorno da Madrid per le poste l'abbate Spinola, che come camerier del Papa ha portata la beretta alli due nuovi cardinali Moncada e Visconti, e subito fu a riverire S.E., che le fece molte carezze

S.E. spedisce al Finale don Giuseppe Baraona a compire con don Vicenzo Gonzaga

Quando il sig. don Luigi governatore seppe l'arivo del sig. don Vincenzo al Finale spedì subito a quella volta don Giuseppe Baraona suo Maestro di sala a complimentarlo. Partì don Giuseppe la vigilia del Corpus Domini alli 8 et arivato che fu a Bormida poco discosto dal Finale, intese che il sig. don Vicanzo si era portato a Otri dove era


Le memorie Gorani - Pagina 128

sbarcato, ed havea al travaso di quelle montagne presa una strada non molto frequentata per isfugire tutti li incontri e compimenti. Don Giuseppe andò ad aspettarlo a Sala ove doveva imbarcarsi S.E. nel Po per trar di longo a Guastalla ed ivi aponto compi. Non venne che con due paggi, due gentil'huomini, tre staffieri, due lettiche ed un cuoco. Andò pure per incontrarlo sino al Finale il Signor Proserpio, che portò nostre lettere ma non ve lo trovò.

Sorpresa d'Armentiers in Fiandra e blocata di Cambray

Con lettere de' 27 di Pariggi venne l'aviso della sorpresa d'Armentier in Fiandra fatta dal Cristianissimo e d'essersi dal suo essercito medemo blocata Cambrai, successi seguiti tutti avanti che tornasse da Madrid la risposta della Regina nostra signora al corriere che spedì colà il Re di Francia con le ultime instanze sopra il Brabante.

b Elettione del card. Rospigliosi in Pontefice chiamato Clemente Nono.

Giugno, li 20 fu eletto dal Sacro Collegio per Sommo Pontefice il card. Rospigliosi, chiamandosi Clemente Nono, con applauso universale ma particolarmente della Corona di Spagna, verso della quale si mostrò questo soggetto ben inclinato e parziale, havendo incominciato a darne segno, sin quando fu Nonzio in Spagna, dove si fece communemente amare e conversò particolarmente con le dame, con tratti di molta affabilità.

S.E. fa sonar le campane della Scala prima del Duomo per allegrezza

All'intender l'avviso della nuova ch'hebbe il sig. don Luigi governatore con corriere spedito dal mse. di Velada ambasciatore in Roma, commandò, che si mandasse a dir al prevosto della Scala, che facesse subito toccar le campane in segno d'allegrezza, come fu eseguito; e la matina seguente il Capitolo della detta collegiata per estrinsecarne il suo particolar giubilo fece cantar una Messa di Spirito Santo pro gratiarum actione con musica, facendo la fonzione l'abbate mio fratello, ed incitò ad assistervi il sig. G.Cancelliere con il sen. Braghieri.

Doppo due giorni il Duomo fa la sua campanata


Le memorie Gorani - Pagina 129

D'indi a due giorni poi su le 17 o 18 hore, sendo giorno di domenica, fece questo Vicario Generale mons. Ceva canonico ordinario del Duomo suonar tutte le campane della città conforme al solito su l'avviso dattogli da S.E., la quale per parte sua haverebbe voluto che lo stile le havesse dispensato il poter far d'avantaggio per mostrar gusto dell'esaltazione di Sua Santità, che l'havrebbe fatto.

97 Luglio

Quanto intende la Santa Sede, quale fosse il giorno dell'elezione, e le ceremonie d'essa, vedile dalle relazioni che si trovano nel mazzo delle curiosità correnti.

Ripassa per questo Stato e da Milano il duca di Savoia

Alli cinque di questo mese passò su le 18 hore per Milano venendo da Padova su le poste con otto camerata il duca Carlo Emanuel di Savoia doppo essersi trattenuto con la sorella, e col cognato duca di Baviera a que' bagni (disse la fama comune) a titolo di semplicemente vedersi con que' principi, ancorchè non vi sia stato chi habbia tenute per misteriosa questo suo viaggio e dimora, la quale dicono bene che l'habbia S.A.Reale abbreviata più del dissegno, in riguardo della gelosia che diede al Cristianissimo l'ambasciator di Francia residente in Torino, quando diede parte al Cristianissimo della mossa del Duca.

Come seguisse detto passaggio

Passò egli donque in questa guisa per non haver voluto nè ricevimento, nè dimostrazione veruna verso della sua persona dal sig. Governatore di Milano, il quale era desiderosissimo di farcele tutte, nè lasciò di far penetrare al Residente di Savoia l'intenzione sua, perchè vedesse e ricavasse il gusto maggiore di S.A.Reale la quale forsi perchè conobbe, che qui si voleva far troppo negozio in questo suo passaggio che bramava fosse in forma totalmente incognita, b risolvette d'esequirlo in modo irregolare e con libertà francese, come s'osservò poi, perchè passò in habito, che non haveva distizione da nissun altro de' suoi camerata, mangiando frutta per le strade, anzi


Le memorie Gorani - Pagina 130

si racconta che quando fu arrivato al Carrubbio si fece dare da un fruttarolo alcune mognaghe, a titolo di pagar le quali disse ad un suo camerata, che cavasse dalla borsa una doppia, ed havendo il fruttarolo medemo voluto darli il resto, rispose il duca che ce l'havrebbe poi dato un'altra volta. Non smontò in altro luogo che al Duomo, il quale hebbe curiosità di vedere, e lo scorse a torno a torno bene alla sfugita. Rimontò poi a cavallo e passò dall'Hospital Maggiore per darvi un'occhiata come fece, e poscia tirrò a drittura fuori di Porta Ticinese, con pensiere di trovarsi in Torino la notte di quel giorno medemo, come lo protestò al suo Residente, e perchè il suo correre era così precipitoso, che con dificoltà potevano seguitarlo i suoi camerata con lena fuori. Quindi avenne, che buona parte d'essi suoi camerata haveva lasciato indietro, e faceva conto d'haver anche d'arrivar solo in Torino.

Partenza verso Finale di 12 compagnie di nuova leva per l'imbarco. Sul principio di questo mese partirono le 12 compagnie di nuova leva destinate per Spagna alla volta del Finale sotto la condotta d'un sargente maggiore per doversi imbarcare alli 10 o 11 del corrente. E' gente questa tutta levata da questo Stato e li capitani sono 98 tutti naturali di esso; e si fa conto che a quest'hora doppo la pace dal 1660 in qua, che è stato principio della guerra più sanguinosa contro Portugallo, si siano mandati a Spagna più di 22 mila huomini e, compresi li Alemani e Svizzeri vicino a 30 mila.

Si rinforza il presidio del Finale con 200 Spagnoli

Si sono mandati al Finale 200 Spagnuoli per rinforzare quel presidio e 30 buoni offiziali reformati, potendosi temere di qualch'improviso sopramano sijno per tentare le 12 galere che si trovano in Marsilia commandate dal cavalier Posse.

Si comincia a tenere la gionta de' mezzi avanti S.E.

Alli 8 si è cominciato a tener la prima gionta de' mezzi avanti S.E. la quale non pensa altra cosa che al modo di trovarne in quantità da


Le memorie Gorani - Pagina 131

potersi con essi prevenire ad una difesa, quella volta, che li Francesi voglino invader questo Stato.

Ed ancora a quella delle Milizie

Alli 13 si tenne la medema gionta di Milizia e si risolvette nella sodetta, che si levasse in numero di 5000 comprese le basse che si farebbero per le commutationi.

Ordini di S.M. per la leva di due terzi italiani.

Sul fine del mese di luglio vennero lettere di Spagna et ordini al sig. don Luigi governatore di far leva di due terzi italiani, et intentioni per l'assistenza di cento milla scudi all'instante, e che di mese in mese verrebbero pagati per questo Stato medemo scuti 40.000.

S.E. dichiara li due Maestri di Campo.

S.E. dichiarò subito per maestri di campo il co. Vittaliano Borromeo et il mse. Daniele Ali ancorche vi fossero pretendenti il co. Fabio Visconte capitano delle guardie dell'Ecc. Sua ultimamente honorato b da S.M. del titolo di Maestro di Campo et il co. Antonio Trotto. Furono anco in predicamento il Maestro di Campo questore Fossano et il co. Antonio Borromeo

Tempesta mostruosa e memmorabile in Milano.

Alli 8 d'agosto venne una tempesta sulle 20 hore così terribile per la grosezza, che spezzò tutti li coppi della città di Milano; fra gl'altri danni che portò e ruppe la maggior parte delle vetriate, che tra tutto sarà ben stato il danno di circa 200.000 scuti; et nel solo Castello v'andò di spesa per coppi solamente, più di trenta mille lire. Durò poco e fu alquanto rara, che se fosse stata altrimente havrebbe fatti rovinare gl'edificij. Furono pesate alcune tempeste di peso d'onze 40 e più, e si calcolò non esser tal grandine venuta mai a memoria d'huomini nella città di Milano.

Si dichiara prima il terzo del co. Vitaliano Borromeo

II terzo del co. Vittaliano Borromeo fu il primo ad esser dichiarato


Le memorie Gorani - Pagina 132

havendo egli havuto prima il biglietto. Ciascheduno de' due terzi fu di dieci compagnie di cento huomini. Il sargente maggiore di Borromeo è Vismara, quello d'Ali lo è Piotti ch'ha sin hora servito in simil qualità nella Piazza di Mortara.

Elettione del questor Fossano per andar a Napoli, che poi non andò

Sul principio di questo mese, havendo S.E. destinato per questo Stato l'assistenza di cento milla scuti, con 40 mila al mese da pagarsi da Napoli, elesse il Maestro di Campo questore Fossano per andar a 99 quella volta a concertare il pagamento delli detti scuti 40 V et a promovere una leva di due milla Napolitani per questo Stato.

S.E. deputa il questor Casnedi a spesare per questo Stato l'abbate Rospigliosi nipote di S.Santità.

Havendo S.E. havuto aviso che il sig. abbate Rospigliosi nipote di S.S. nel portarsi da Francia a Roma voleva toccare questo Stato subito deputò il mse. Casnedi questore del Magistrato Ordinario per andar a spesarlo per conto della Camera, e nello stesso tempo incaricò al co. Fabio Visconti suo Capitan della Guardia che si portasse anticipatamente a Valenza per esser più vicino e pronto ad andarlo ad incontrare e complimentarlo in nome dell'Ecc. Sua mentre doveva venire esso sig. abbate giù per il Po. Si portorono donque il mse. Casnedi per il primo, e poi il co. Fabio verso li 11 del corrente a Valenza e S.E. medema volendo dare tutti i segni possibili al mondo dell'ossequio suo verso del Papa, e della stima verso la persona del nipote che in arivando a Roma sarà subito cardinal patrone, si mosse da Milano il giorno 14 in domenica con intentione di transferirsi a Somo per ivi passare col sig. abbate stesso il suo complimento.

S.E. parte per Pavia con fine di compire con l'abbate Rospigliosi

Partì S.E. in carozza da sei servito da due altre con il Maestro di b Campo generale co. Trotto sentato al pari, il sig. G.Cancelliere ed il sig. don Inigo de Velandia, tutti camerata. A parte andorono poi altri cavallieri servendo S.E. in gran quantità.


Le memorie Gorani - Pagina 133

Regalo di S.E. per l'abbate

Portò seco S.E. due specchi superbissimi con cornici lavorate a cristallo di valore di circa mille scudi per farne regalo al sig. abbate.

Pace tra l'Olanda e la Francia per una parte e l'Inghilterra per l'altra.

Del mese passato di luglio fu conclusa in Breda per mezzo de' plenipotentiarij la pace fra l'Olanda e la Francia collegate insieme, per una parte, e l'Inghilterra per l'altra doppo esser durata la guerra alcuni pochi anni, ed hora si sta vedendo se queste due potenze dell'Inghilterra et Olanda amicate fra loro vorranno entrar in lega con la Maestà del Re nostro signore.

Bando con taglia contro il mse. di Spigno.

Si è pur omesso di notare nel mese passato, che si venne finalmente al bando contro del mse. di Spigno, con publicare una grida nella quale fu promesso il premio di tre mille scudi a chi lo havesse consegnato vivo nelle forze della Guardia con la liberatione di quatro banditi di caso non gratiabile, eccettuati solo li due di lesa maestà divina et humana, et a chi lo havesse ammazzato di scuti due milla con la liberatione come sopra.

Era questo bando di tenore che si sarebbe potuto publicare molto prima 100 in riguardo d'haver il marchese negata la soggettione ed il vassallaggio a S.M. tanto per Spigno quanto per Ponteverone suoi feudi, per li quali non comparve in essecutione della grida a prestare il dovuto giuramento di fedeltà doppo la morte del Re Filippo quarto. Tuttavolta hebbe questa risolutione l'impuso d'essersi il marchese avvicinato con quantità d'huomini armati al marchesato di Spigno, mettendosi prima in Loesio luogo della Chiesa, e poi in Serole, membro del detto marchesato, dove viveva da foruscito, et ardiva di quando in quando, di lasciarsi vedere anche dal presidio de1 soldati spagnoli, che si trovava in Spigno, quale fu preciso il rinforzarlo sino al numero di cento cinquanta; ma quello che più ferì l'animo di S.E. fu che il marchese passò a publicare scritture che havevano del manifesto contro il rispetto dovuto a S.M. Raccoglieva gente del Mondovì


Le memorie Gorani - Pagina 134

malcontenta per certa detentione di robbe di mercanzia loro seguita nel Finale, e riceveva monitioni da guerra da un comandante piementese messo in Gorino ultimamente dal duca di Savoia con alcuni soldati; li quali andamenti mettevano a S.E. giusta gelosia di dubitare che questo foruscito havesse il braccio segreto di Savoia, e si pensasse forsi valersi di questo picciolo mantice per accendere qualche b puoco di fuoco, da cui prender poi pretesto di rompere la guerra e servisse a' mali disegni della Francia in occasione ch'ella ha infranta la pace, ed invaso quest'anno li Paesi Bassi con forze sì formidabili

Perquisitione del Capitan di Giustizia nell'arcivescovato.

Alli 18, la mattina, il mse. Galeazzo Bosso capitan di giustizia di Milano, per far una perquisitione cauta e senza strepito nella casa canonicale del Canonico Ordinario Seroldone posta nell'Arcivescovato di Milano nel claustro di sopra, ed affittata ad un ostiario del Duomo detto il Masera di Gallarate, entrò senza alabardieri, e senza la bachetta per la porta delle stalle, e salita la scala senza ch'altri il vedesse fuori che il carozziere del Vicario Generale, andò alla detta casa, dove trovò il detto ostiario e suo padre a' quali disse ch'era venuto per trovare certo vestito ch'ivi havea lasciato quel sicario pur di Gallarate che pochi giorni prima havea trucidato il sottocassiere delli banchieri Marzorati, che per spogliarlo de danari ridussero in casa d'un Francese, e messolo a terra con una scure le tagliarono le coscie, e li bracci e la testa e procurarono disperder tutto a membro per membro. Rispose il padre del Masera che quello cercava il sig. Capitano si trovava aponto sotto il letto della stanza, e così indicatolo fu riconosciuto tutto intriso di sangue; ed havendo il sig. Capitano detto al Masera se glielo havesse potuto 101 dare, rispose di sì. Onde a pena partito glielo mandò dietro sino all'officio da un garzone; con che si fece la ricognitione, e si perfetionò il processo senza che seguisse nè strepito, nè doglianza per parte delli ecclesiastici; anzi havendo il Vicario Generale penetrato


Le memorie Gorani - Pagina 135

il negotio fece subito far mettere priggione li detti padre e figlio Masera con alcuni chierici; e questo è tutto quello che successe in ordine alla detta perquisitione.

Il co. Archinto è prevenuto per andar ad incontrare et servire l'abbate Tellier

Alli 23 detto, S.E. scrisse da Pavia al sig. co. presidente Arese che dovesse prevenire il co. Filippo Archinto questore del Magistrato Straordinario per andar a compire e servire, quando fosse avisato, il sig. abbate Tellier figlio del Primo Segretario di Stato monsù le Teliier del Re Cristianissimo, quale da Francia se ne passa a Roma; e perchè detto sig. co. Archinto si era portato a Vavero il giorno stesso per trovarsi alla fiera di Bergomo, se gli spedì dì la notte un corriere a chiamarlo: onde se ne venne a Milano la notte medema.

Ritorna da Pavia a Milano S.E. havendo l'abbate Rospigliosi sospeso il suo viaggio per la malatia.

Alli 25 detto, ritornò a Milano da Pavia il sig. don Luigi governatore doppo essersi colà trattennuto per 12 giorni aspettando la venuta del sig. abbate Rospigliosi nipote di Sua Santità Clemente nono; e prese S.E. questa risolutione, perchè il co. Fabio Visconte suo Capitan della Guardia, qual havea spedito sulle poste verso Rivoli, con b ordine di passare anche più avanti in busca di detto sig. abbate per complimentarlo, e sapere del suo stato e pensiere di mettersi di nuovo in viaggio, scrisse all'Ecc. Sua che detto sig. abbate havea fatto alto in un luogo poco di qua da Susa, obligato da una terzana doppia per cui era stato salassato due volte, onde non poteva in modo alcuno continuare all'hora nè per molti giorni il viaggio. Inteso lo stato suo risolvette S.E. che doppo che il co. Fabio havesse compito se ne ritornasse a Milano e lasciasse là l'abbate Airoldi suo camerata ad osservare come si mettesse l'indispositione d'esso sig. abbbate Rospigliosi, per andar avisando di mano in mano, e con queste preventioni S.E. assicurò il suo ritorno a Milano dal pericolo di passaggio


Le memorie Gorani - Pagina 136

furtivo del sig. abbate, e dalla censura de' crittici osservatori.

Caso d'arresto in Genova di Carlo Cittadino corrier maggiore per colpa privata

La sera dello stesso giorno 25 subito arivata S.E. il sig. co. presidente Arese si portò finito il Senato a Palazzo, ed ivi l'Ecc. Sua consultò con Sua Signoria Ill.ma quello si poteva fare per redimere Carlo Cittadino corrier maggiore di questo Stato dalla violenta detentione in carcere privato sotto cui era custodito da huomini armati e da sbirri della famiglia di Genova ad instanza d'un tal Francesco Rebuffo, 102 il quale un altra volta, due anni sono, trovandosi in Genova lo stesso sig. Cittadino col figlio del sig. duca di Medina las Torres, le fece un tiro medemo ma più sensibile, perchè in fatti Cittadino fu posto priggione.

Chi ordisse detto arresto e per qual caggione

Il titolo di questa concussione del Rebuffo ha orrigine da un instrumento ch'egli fece con Cittadino l'anno del 1662, in cui gli cede un capitale di scuti 39 mila sopra il Monte di S.Carlo pro dato et facto, con che Cittadino e Ceriano le pagassero il prezzo della cessione in altre tanta somma divisa in 16 fiere, e tratanto il cinque per cento. Li cessionarij, trovando hipothecato questo capitale alla Camera regia stettero alcune fiere senza pagare, ed il Rebuffo pensò che fossero tenuti quando bene non sosistesse il credito del capitale ceduto. Andò come si è detto Cittadino due anni fa per alcuni suoi affari, ed il Rebuffo a titolo che fosse un debitore sospetto di frego, levò da que' giusdicenti di Genova una licenza d'assicurare la sua persona, come segui. Ma sendosi per questa parte acremente reclamato, non solo fu Cittadino rilasciato subito, ma d'avantaggio la Republica per dar sodisfatione fece mettere il Rebuffo in fondo di torre per quasi due mesi e cacciò alla b galera per cinque anni il Barigello che essequì la captura; e rispetto al ponto della pretensione del Rebuffo si convenne all'hora anche


Le memorie Gorani - Pagina 137

col consentimento della Republica che la causa si rimettesse alla cognitione del Senato di Milano, come seguì, havendo il Senato medemo doppo sentite le parti e perfetto il processo in cui fu actore il Rebuffo, sententiato sotto li 27 d'agosto dell'anno passato 1666 (canc.:che) a favore di Cittadino.

Forma del arresto.

Così finì all'hora l'incontro. Hora trovandosi S.E. in Pavia, inviò il medemo Cittadino a Genova per trattare di giontare da 200 mila scuti sopra l'effetto del sesino per Lira accresciuto in occasione de' presenti bisogni. Quando fu arivato colà il Rebuffo valendosi della licenza, che ottenne la volta passata fece di nuovo assicurare nell'Hosteria di S.Lazaro il Cittadino da quantità di sbirri et huomini armati sino al numero di 60, con tenere una feluca di sentinella sempre pronta a sbalzarsi in Genova ad ogni moto che osservava. Vedendosi donque Cittadino in tali angustie, nè havendogli suffragati i memoriali, che havea fatti sporgere a Cesare Gentile duce, mercè che mai si potero leggere in Senato per la mano ch'havea il Rebuffo co' Senatori di farli astennere di portarsi al Senato, e senza il 103 numero sufficiente non si poteva giontare, deliberò di scrivere al sig. co. presidente Arese il caso; e Sua Signoria Ill.ma, quando S.E. fu arivato da Pavia glielo participò, ancorche prima lo havesse inteso. Sentillo vivamente S.E., e doppo fatto longo riflesso al negotio venne in che io per sua parte (e ciò me lo fece ordinare dal sig. co. Arese la sera de' 25 detto alle tre hore di notte) mi portassi dal sig. Giovanni Battista Fiesco corrispondente della Republica di Genova a rappresentargli, come all'arivo di S.E. da Pavia havea inteso il sodetto incontro di Cittadino, e che quanto più si considerava stravagante e fuor di ragione, non havendonè il Rebuffo la minima per venire ad un atto sì violento, tanto maggiormente era S.E. nel caso di non crederlo, sendo certa che la Republica non ignora che nel Cittadino concorrono il carattere di Ministro di S.M. per esser Corrier Maggiore di questo Stato e la qualità d'esser stato


Le memorie Gorani - Pagina 138

mandato a Genova dall'Ecc. Sua per trattare negotij del servitio di S.M. In riscontro di che, S.E. non poteva dar credito a che la Republica fosse concorsa con la sua mano ad autorizzare una risolutione così ingiusta teneva per fermo che arivata la novità alle orecchie del Duce e de' Signori del Governo, v'havrebbero rimediato subito b con la dovuta provisione. Havuta questa impositione per mezzo del sig. co. Arese, mi portai la mattina de 26 dal sig. Giovanni Battista Fiesco a sua casa ad esporgli quanto S.E. havea comandato. Mostrò egli di non haver havuto tal notizia, anzi si fece stupore grandissimo, ed in specie mi disse, che le parevano sogni quelle cose, che le havevo significate; poi si restrinse meco dicendomi, che poteva e doveva fare. Io gli risposi che l'ordine ch'io tenevo era solamente di participarle il successo, ed il sentimento suo, ma che a me pareva dovesse darne parte subito con espresso corriere a Genova, per che sapessero com'era stato ricevuto qui l'aviso, e prendessero la conveniente provisione, che io li havrei fatta soministrare la comodità del corriere. Restò meco di così essequire il sig. Fiesco, e di lì a mezz'hora mi mandò a casa due lettere sigillate, una diretta al Duce e Governatori della Republica, e l'altra al Duce solamente.

Con queste lettere mi portai subito a Palazzo per dar conto a S.E. dell'ufficio passato con Fieschi, come feci mostrando all'Ecc. Sua le lettere che havevo nelle mani, e rappresentandogli quanto m'era seguito. Restò S.E. sopra di sè vedendo le dette lettere, e mi disse che Fieschi dovea lui spedirle a Genova, e non rimetterle perchè si mandassero da noi, non essendo conveniente che S.E. mostri 104 d'esser ricorso all'intercessione di Fieschi perchè Cittadino sia liberato dall'oppressione che sta provando. In questo mentre sopravenne il sig. co. presidente Arese, e S.E. in presenza sua mi comandò di dover scrivere al secretario Castiglio Residente in Genova per S.M. informandolo di quanto era stato rappresentato all'Ecc.Sua e dicendole che stesse molto attento in osservare che cosa facesse la Republica in remedio dell'attentato, però avertisse


Le memorie Gorani - Pagina 139

a non diligentiarlo con impegno del nome di S.E. Partito che fui da Palazzo, andai a casa di Fiesco, dicendogli che m'havea ben fatto gratia a mandarmi le lettere, perchè vedessi la sua pontualità in haver scritto, ma che queste bisognava le inviasse lui; per lo qual effetto gli offersi un corriere a sua dispositione e le lasciai le lettere quali aperse e mi lesse la diretta al Duce e Governatori in cui perchè v'era la conclusione che tal corriere lo spediva S.E., gliela feci levare, in modo che dicesse esser stato suo mottivo il spedire, doppo intesa l'espositione mia fattagli per parte di S.E., ed anche lo avertij a levare una certa parola "finge" con la quale supponeva che S.E. mostrasse di non credere che l'attentato fosse seguìto con la mano del publico nonche con sua notizia, repplicando io b al medemo Fiesco che questo sarebbe stato un prevertire, non un rappresentare il senso di S.E. Riaggiustata la detta lettera, formai quella incaricatami per Castiglio che fecci consegnare al corrier, e copia di essa si conserva nel mazzo di questa matteria. L'altra lettera scritta da Fieschi al Duce solamente non me la mostrò, forsi perchè in essa dovea parlare con più libertà. M'assicurò però che l'havrebbe riformata nella precisa conformità dell'altra.

Da Susa si manda a Milano a ricercar il parere de' medici sopra lo stato del sig. abbate Rospigliosi

Adì 31 arivò a Milano corriere spedito da Susa dall'abbate Airoldi, che colà si trattiene osservando l'indispositione del sig. abbate Rospigliosi, con la relatione fatta dal co. Thieni camerata d'esso sig. abbate Rospigliosi dello stato di salute, perchè si consultasse in un colleggio de' medici più accreditati di questa città.

S.E. fa fare un collegio avanti di sè a tal effetto

II sig. don Luigi governatore subito ne fece giontare sei alla sua presenza, e considerato bene tutti li accidenti del male conclusero ch'era pericoloso in risguardo non solo della febre ma della prostrazione di forze caggionata da quatro salassi e da una copia grandissima


Le memorie Gorani - Pagina 140

di bile, che non curarono que' medici d'evacuare, e formato il giudicio ed il parere fu rispedito subito il corriere con diligenza.

Come terminasse il negotio dell'arresto del Corrier Maggiore Cittadino

L'esito poi delle lettere di Fiesco fu che propostosi il negotio di Cittadino nel Senato di Genova risolsero di dargli un mese di salvocondutto, con cui si liberò e venne a Milano havendo però conclusa la soventione di 350 mila lire.

105 La Francia ha di già fatti diverse conquiste in Fiandra doppo la rottura.

Erano venuti del mese passato a S.E. ordini a S.M. di bandir il comercio de' Francesi totalmente in risguardo delle ostilità con che la Francia s'era dichiarata nemica di quasta Corona con haver quest'anno mosse l'armi ne' Paesi Bassi ed occupato a quest'ora Bergh S.Vinox, Dovai, Cotray, Armentiers, Lilla et altre piazze.

S.E. chiama una Gionta per risolvere sopra il ponto di bandire li Francesi

S.E. chiamò prima di venir all'essecutione di tali ordini, una gionta in cui intervennero il Maestro di Campo Generale, il Castellano, G.Cancelliere, tre presidenti, don Inigo de Velandia e sen. Caxa quali furono di parere non convenisse per all'hora bandir il comercio, perchè sarebbe stato un avantaggiare la conditione de' Francesi non specie di gastigo, come si supponeva da S.M., perchè in Lione di Francia particolarmente si trovavano bene diverse balle di seta e cassette d'oro filato di raggione de' mercanti vassalli di S.M., che qua e molto pochi Francesi e molto tenui sostanze loro vi si sono; onde se si veniva a questa risolutione doveasi credere, che loro havrebbero pratticate le represaglie in odio del nostro bando, e li poveri nostri mercanti sarebbero stati sottoposti al danno.

Si determina di publicar una grida de' forastieri in cui venghino banditi li Francesi

Con tal parere conformossi S.E. e mentre tra tanto si sospese la novità,


Le memorie Gorani - Pagina 141

e che s'apparecchiava di darne conto a S.M. sopravennero altri ordini della Maestà Sua più precisi che di nuovo fece proporre in una b Gionta, ma non avanti di sè, e la comune fu che bensì potessero bandire li Francesi, ma non il comercio con essi, e ne anco si dovesse ciò fare con grida che non trattasse d'altro, ma bensì con la publicatione della generale de' forastieri inserendovi dentro il capitolo de' Francesi e vassalli del Re Cristianissimo. La Gionta fece in questa conformità consulta a S.E., e l'Ecc. Sua comandò che si compilasse il bando, come seguì, e sul fine del corrente si publicò

Ragioni perchè la grida così si concepisse.

Una ragione ancora per la quale si caminò da questa parte con riguardo a non far la grida solamente contro Francesi fu l'essersi osservato come sia stata communemente mal sentita quella del Viceré don Pietro d'Arragona. Egli è vero che non la grida per sè fu condannata dal buon giudicio degl'huomini, ma i modi ed i sensi di essa, come pieni d'ingiuria e di contumelia, che se bene per altro erano dovuti ad un Re che c'ha mossa una guerra per ogni capo ingiusta, tuttavolta si potevano usare più temperati e men aperti

Venuta a Milano dell'abbate Tellier

In questo mese S.E. ricevette una lettera della regina di Francia scritta in spagnolo tutta di suo pugno, anche il soprascritto, ed in questa S.M. con termini assai efficaci, sino a dire os encargo y mando, raccomandava a S.E. l'abbate Tellier figlio di monsù le Tellier ministro di Stato del Cristianissimo e Segretario di Stato del medemo, in occasione che dovea passare per questo Stato di Milano per andarsene a Roma a tirar avanti su la via ecclesiastica.

Co. Filippo Archinto destinato a riceverlo.

Havuta questa lettera, S.E. diede la comissione al co. Filippo Archinto di portarsi a Novara per attender ivi detto abbate e spesarlo 106 a conto della Camera. Partì in co. Filippo con tre carozze a sei et alcuni camerata e stette alquanti giorni in Novara attendendo la venuta


Le memorie Gorani - Pagina 142

del detto abbate, il quale differì più di quello si pensava per esser stato trattennuto in Torino dal duca di Savoia. Finalmente l'abbate s'imbarcò a Torino nel Po et il co. Filippo andò a Pavia ad aspettarlo tanto che v'arivò alla mattina delli 30 di questo mese traghettandosi dal Po nel Gravalone per la Rotta. L'alloggio suo fu in casa del Tenente Generale Biaggio Gianini che comanda le armi in Pavia. Vi si fermò tutto il giorno; poi la mattina seguente, giorno di sabbato primo d'ottobre passò a desinare alla Certosa, et al doppo pranso venne a Milano incontrato da 25 carozze a sei unite dal co. Marco Arese come camerata del co. Filippo. Entrato in Milano tirò nella medema carozza a sei a Palazzo per compire con S.E., che lo ricevette nella prima stanza contigua al antesala a più della metà, cioè vicino alla porta di detta stanza, che sbocca nell'antesala (in casa Durino). Entrò nella camera di S.E. monsù l'abbate Colbert camerata dell'abbate Tellier, a' quali due solamente fece dar S.E. da sedere tenendo però sempre l'Ecc. Sua il luogo più degno con la faccia rivolta alla porta della stanza. Li altri camerata e famigliari dell'abbate Tellier volero pur entrare alla francese nella stanza di S.E. e così vi si trattennero in piedi sin tanto che fu finita la visita. Nell'uscire S.E. accompagnò l'abbate sino nell'antesala quatro passi dentro di essa, e poi servito da 4 paggi con le torchie, dal quarto di S.E. passò a quello della signora donna Mencia, che lo b attendeva nella sua stanza dell' (sic!) vicina al baldachino con la msa. di Borgomainé. Fatte ch'hebbe l'abbate le sue riverenze, si pose a sedere col camerata, e la signora donna Menzia s'assise sotto al baldachino. Interrogò ella l'abbate come stava, poi come stasse S.M. Cristianissima la Regina, indi come S.Altezza intendendosi del Delfino, ed a pena hebbe a risposto a tutte tre queste interrogationi che prese licenza, nè la visita constò (canc.:nè) di più discorso nè di più ceremonia. Levati tutti in piedi, S.E. s'avanzò tre o quatro passi dalla sua almoada per la cortesia dell'accompagnamento.

Alloggia l'abbate in casa del co. Archinto.


Le memorie Gorani - Pagina 143

Andò poscia l'abbate ad alloggiare in casa del co. Filippo sodetto dove, il giorno seguente fu visitato dal sig. G.Cancelliere, dal sig. co. presidente Arese et altri signori e cavallieri, spesato sempre a conto della Camera.

Le manda S.E. la carozza di Palazzo.

Nel tempo che si trattenne in Milano a vedere le cose più curiose e conspicue S.E. gli mandò sempre mattina e doppo pranso la carozza di Palazzo.

S.E. si vede con l'abbate a S.Marco.

Il giorno seguente, domenica alli 2 S.E. fu a S.Marco per veder l'abbate in luogo terzo, e colà per aponto si viddero.

Altra visita dell'abbate a S.E. e signore.

La sera dello stesso giorno l'abbate venne di nuovo a Palazzo a visitar S.E. e la signora donna Menzia, dovendo il giorno seguente le Eccellenze Loro partire per Robecco. Le visite furono brevi e simili alle altre due prime li trattamenti e le ceremonie

Parte S.E. con le signore per Robecco.

Alli tre d'ottobre S.E. con la signora donna Menzia, la contessa di Vigliaverde e la figlia, sulle 17 hore partirono (canc.:in carozza) per andar a Robecco luogo del co. Pirro Visconte. Con la carozza si portorono sino alla cattena del Naviglio dove era il bucintoro di S. 107 E., ed ivi montativi dentro s'incaminarono con la sola famiglia di dame in numero di 9 e criati.

Aviso del parto della signora Imperatrice Margarita. D'un primogenito maschio nominato Ferdinando 4°.

Alli 4 gionse in Milano di passaggio sulle poste per la Corte di Spagna spedito dal sig. Imperatore il co. Lamberg con la nuova del parto della signora Imperatrice Margarita d'un maschio primogenito uscito alla luce il giorno di S.Michele. Nuova che ralegrò tutti questi fedelissimi vassalli per la conseguenza della conservatione dell'augustissima


Le memorie Gorani - Pagina 144

Casa, ch'era ridotta a due soli maschi, che sono il Re picciolo nostro signore et il sig. Imperatore Leopoldo regnante. E tanto più fu di consolatione quanto che si considerò esser gionta in capo all'anno da che partì da questa città la medema signora Imperatrice.

S.E. si porta subito da Robecco a Milano

Il sig. don Luigi governatore inteso l'aviso si portò subito da Robecco a Milano con tutta la Corte il dì 7 alla sera in barca.

Va col Consiglio Secreto al Duomo per sentir cantare il Tedeum.

Alli 9 la mattina S.E. si portò col corteggio de' signori del Consiglio Secreto con pompa di carozze e guardie al Duomo dove si trovarono a' luoghi soliti nel coro senatorio il Senato con li due Magistrati, la Provisione, il Collegio de' Dottori e de' Causidici, ed ivi, doppo sentita la Messa cantata da monsignor decano, fu dal primicerio, prima dignità mancando l'arciprete e l'arcidiacono, intonato il Tedeum e cantato a due cori di musica.

b II Consiglio Secreto sedè nel luogo di precedenza solito e li consiglieri furono il Maestro di Campo Generale co. Trotto, il Castellano don Baldassar Mercadero, il G.Cancelliere, don Inigo de Velandia general dell'artiglieria, il mse. Vercellino Visconte, il co. Pirro Visconte, il co. Alberto Visconte et don Diego Patigno.

Col Senato v'era il Presidente e sei senatori

Con li Magistrati quasi tutti li questori e fiscali; e tutti li sodetti ministri furono mandati il giorno avanti ad avisare con diligenza perchè la maggior parte si trovava fuori in villa.

Finita la Messa S.E. sortì dal Duomo con dietro per ordine li Consiglieri Secreti, accompagnato da mons. Ceva Vicario Generale.

S'espongono i lumi alle finestre

Alla sera di detto giorno s'esposero i lumi a tutte le finestre della città et S.E. fece che alla facciata della casa Durina dove habita et a quella della Corte alla piazza del Duomo, si mettessero bracci


Le memorie Gorani - Pagina 145

con torchie, cioè alla casa Durina torchie 18, alla Corte 29.

Si fa salve

Si fece anche al Castello la salva reale, a cui però S.E. non intervenne, nè vi fu che concorso di curiosità. S.E. si mise quella mattina un gioiello bellissimo di diamanti in petto.

Accidenti d'epilepsia da cui fu sorpresa S.E. in Robecco.

Alli 19 trovandosi S.E. in Robecco dove era ritornata con le signore per andar di là alla visita delle piazze di quella banda fu assalito da due accidenti simili a quelli dell'inverno passato, che furono dichiarati da' medici essere d'epilepsia; però non lasciarono nell'Eccellenza 108 Sua minimo segno nè vestigio come l'altra volta. Solo hebbero di cattivo la riteratione; però questa venne a farsi minore e men sensibile per esser proceduta da mal apparato d'humori nelle parti inferiori. Il giorno appresso S.E. venne a Milano nel suo bucintoro, e con pocha purga tosto si rimise per gratia di Dio e per comun bene nel suo primiero stato.

S.E. visita alcune piazze dello Stato.

Avanti che S.E. fosse soprapresa dalli detti accidenti, andò alla visita delle piazze di Novara, Mortara, Valenza e Tortona assistito dal Maestro di Campo Generale co. Trotto, Generale della cavalleria mse. Spinola, Generale dell'artiglieria don Inigo de Velandia, co. Fabio Visconti et altri

Discorre S.E. sopra la leva da farsi in Alemagna.

S'hebbero verso la fine di questo mese lettere del mse. di Malagon don Baltassar della Cueva ambasciatore di S.M. in Alemagna con l'aviso ch'havea cavata da S.M.Cesarea la facoltà di far una leva di 4 mila fanti, e mille cavalli alemani per servitio di questo Stato che sarebbe importata da 130 mila scudi fra l'una e l'altra, cioè 60 mila la infanteria e 70 mila la cavalleria. S.E. conferse in una gionta militare (che si tenne alli 26 ed a cui intervennero solamente il Maestro di Campo Generale, il co. Ercole Visconti Comissario generale, e


Le memorie Gorani - Pagina 146

don Inigo de Velandia) l'aviso, e doppo essersi rilevato il solito pericolo che nella cassa dell'ambasciata potesse far fondo buona parte del danaro che s'inviarebbe, e si prevedesse quasi impossibile l'impedire che l'ambasciatore non fosse per far le capitolationi e b spendere il danaro a suo modo, tuttavolta si concluse che fosse bene il procurar di saper prima dall'ambasciatore con più individualità che sorte di gente havesse da essere cotesta, se nuova o veterana, perchè per nuova vi sarebbero qua nel paese offerte molto più vantaggiose e nella prima spesa della leva e nelle capitolationi quanto allo stato colonello. S.E. fece formare la lettera per l'ambasciatore e poi volle che li signori della gionta un altro giorno la vedessero.

L'ambasciatore di Roma manda a S.E. una dichiaratione pregiudicialissima alla regalia dell'economato. Capi della dichiaratione.

Sul fine di questo mese il sig. mse. di S.Romano ambasciatore di S.M. in Roma, figlio del già sig. mse. di Velado, inviò a S.E. copia di certa dichiaratione fatta dalla Congregatione di Roma in matteria dell'economato, quale le fu presentata dal card. Imperiale, perchè la trasmettesse a S.M.. Era questa posta sotto l'anno 1663 ancorche fosse seguita se non quest'anno, e consisteva in 4 capi

Il primo. Se li beneficiati di cura d'anime habbino obligatione di dimandar il placet

2°. Se l'economo possa ingerirsi ne' frutti di tali benefitij

3°. Se li cardinali per li loro benefitij habbino obligo di dimandar il placet.

4°. Se li beneficij di cura d'anime concessi immediatamente dal Papa siano nel caso d'haver a dimandar il placet

Quanto alli primi tre, la risolutione era che nè fosse necessario il placet, nè l'economo potesse ingerirsi ne' frutti. Solo il quarto fu dichiarato a favore con dirsi che per tali provisioni si doveva chiedere il placet


Le memorie Gorani - Pagina 147

Restò S.E. sovrapreso da questa notizia del sig. mse. di S.Romano, e parve che ogn'uno poteva prendersi il carico d'esser araldo di simili novità fuori che un ambasciatore. Subito donque spedì S.E. a Cesano dove si trovava con gotta il sig. presidente Arese, don Domingo Zuimen de Nicolalde officiale della Secretaria di Stato per participarle il negotio a finchè lo notificasse al Senato, il qual tribunale fece una buona consulta sotto li 8 di novembre e S.E. la rimise a Roma al marchese sodetto, però castrata in alcuni luoghi dove parlava del sig. ambasciatore.

Novembre 1667

Aviso havuto della partenza da Moncalier del sig. abbate Rospigliosi nipote di S.S. Clemente nono. S.E. elege il sig. G.Cancelliere don Diego Zapata per complimentarlo.

A 13 di questo mese S.E. ricevette una lettera del sig. abbate Rospigliosi nipote di Sua Santità scritta da Moncalier, nella quale dava parte della sua risolutione di volersi mettere in viaggio e lo pregava con forme di tutta viva espressione a non moversi da Milano per venirlo a vedere, nè preparargli minima sorte d'hospitaggio perchè lui non lo gustava havendo destinato quando voglia metter piede a terra di alloggiare in casa di curati o altre persone ecclesiastiche. Su tale aviso S.E. risolvette di mandar a Somo il sig. G.Cancelliere per complimentarlo, et elesse don Cesare Airoldo tesorier generale per far alcune preventioni di bastimenti da regalare in Valenza ed in Somo detto sig. abbate, facendo però, che non si b movesse da Milano, perchè con questo non si mostrasse di far impegno publico d'apparecchio. Il sig. G.Cancelliere hebbe in instrutione d'andar solo cioè senza camerata d'ostentatione, ma solo di condurre me e di non parlare di negotio, solo raccomandarli nel fine l'abbate Airoldi che venne sempre da Susa sino a Somo accompagnando il medemo sig. abbate Rospigliosi, come sentinella di vista messa da S.E. sino al principio della malatia sua due mesi e mezzo fa per sapere frequentemente le nuove dello stato di Sua Eminenza.


Le memorie Gorani - Pagina 148

Parte da Milano il sig. G.Cancelliere.

Partì il sig. G.Cancelliere alli 16 con due carozze a sei et una da vettura. La prima era di Palazzo, ed in essa non entrarono che il medemo sig. G.Cancelliere, due Padri Scalzi per conversatione ed io.

Si porta a Somo il sig. G.Cancelliere a riconoscere la casa et il disimbarco.

Alli 17 giorno piovoso il sig. G.Cancelliere si portò alla mattina a Somo a riconoscere il luogo del disimbarco, e la casa del co. Belcredi, che ad ogni buon fine s'era fatta mobigliare di tappezzarie ed altri arredi con fingersi ch'ella fosse dell'Arciprete del luogo, e che lui l'havesse da offerire al sig. abbate quando volesse smontare. Ivi si trovavano già allestiti ed imballati due gran specchi di cristallo con suoi cornici tutti parimente lavorati a cristalli di valore di 600 doppie per donare al sig. abbate in nome di S.E. La medema mattina, disposte ch'hebbe Sua Signoria Ill.ma le cose per lo totale aggiustamento della casa, se ne tornò.

110 Il giorno seguente 18 si partì da Pavia per tempo il sig. G.Cancelliere et andò a Somo ad aspettare l'arivo del sig. abbate, havendo havuto la notte antecedente lettere dell'abbate Airoldo da Basignana ove s'era fermato la notte medema Sua Eminenza, che a mezzo giorno sarebbe gionto a Somo.

Preventioni in Somo.

La prima preventione che si fece in Somo fu d'aggiustar il sito del disimbarco, levando il fango, e rendendo piana e dolce la discesa. Poi si mandorono le carozze alla ripa, come se fosse il sig. G.Cancelliere smontato in quel sito. Si tennero pure alla ripa medema allestiti li specchi, ed un carro di rinfreschi così di magro (per esser venerdì) come di grasso, con quantità di dolci.

Persone di qualità che concorsero a Somo per riverire il sig. abbate.

Comparvero sul mezzo giorno a Somo, pure per compire privatamente col sig. abbate, il sig. mse. Spinola, il duca d'Alvito, il co. Vitaliano


Le memorie Gorani - Pagina 149

Borromeo, il co. Antonio Trotto, il co. d'Altemps e due altri cavallieri camerata del mse. Spinola, che poi fecero la loro figura doppo del sig. G.Cancelliere come si dirà.

Ariva il sig. abbate a Somo. Si descrive il suo burchio in che venne. Seguito del sig. abbate.

Alle 22 hore incirca arivò il sig. abbate in bellissimo burchio messo a oro e pitture per di dentro con cristalli alle finestrelle, e tappezzato di damasco verde con frangie d'oro. Haveva due stanze. La prima più grande serviva d'anticamera; la seconda per dormire ed in essa v'era disteso sul letto il sig. abbate. Con questo burchio venivan otto altre barche coperte tutte del sig. duca di Savoia con b li barcaroli della livrea di S.A.Reale. In esse andavano ripartite la cuccina, la reposteria et altri servitij con la famiglia del sig. abbate che non era che di 14 persone fra le quali, di conto non s'annoverarono che l'abbate Spinola suo maestro di camera, il co. Fieni cavallier vicentino et l'abbate Caracciolo. Veniva pur seguendo un altra barca grande di Casale carica de' regali della signora Arciduchessa di Mantova, per non essersi potuto trasportare da quella nelle altre li rinfreschi poi che tutte erano cariche, et seguiva un'altra picciol barca di Valenza.

Quando il sig. abbate fu arivato quasi per contro al luogo del disimmarco, s'acostò alla ripa una barca coperta e vuota per levare il sig. G.Cancelliere e condurlo al burchio del sig. abbate, che nel mezzo del Po si fermò sulle ancore, passato alquanto avanti dal luogo del disimbarco

Va il sig. G.Cancelliere a trovar alla barca il sig. abbate

Montò in questa barca il sig. G.Cancelliere ed io pure servendolo, ed arivati al burchio il sig. abbate Spinola lo ricevette introducendolo dal sig. abbate che stava a letto. Presentò il sig. G.Cancelliere la lettera di S.E. ed un'altra pur dell'Ecc. Sua per Sua Santità e si trattenne per tre quarti d'hora trattando sempre il sig.


Le memorie Gorani - Pagina 150

abbate d'Eminenza conforme haveva fatto S.E. nella sua lettera. Rispose 111 e parlò sempre il sig. abbate in lingua spagnola e con modi sì humili, cortesi, ed obliganti, che il sig. G. Cancelliere rimase sodisfattissimo.

Mio compimento particolare col sig. abbate.

Uscito che fu dalla stanza il sig. G.Cancelliere, entrai io e feci il mio complimento dandomi a conoscere a Sua Em.za, del che si compiaque mostrarne gradimento, e s'offerì ad essermi partiale ed amorevole con termini di particolar affetto e stima.

Rinfreschi

Prima di partire, si nota come il sig. G.Cancelliere notificò al sig. abbate il regalo de' specchi che furono messi in un'altra barca, come pure li rinfreschi senza che Sua Em.za li vedesse; mostrò bensì d'haverli oltre modo graditi. Il regalo detto le fu presentato dall'abbate Airoldi come venutogli da sua casa, et in Valenza doveva pur la cosa caminare sotto questa allegoria se si fosse ben essequita la mente di S.E.

Compiscono li altri signori particolari coll'abbate

Finito ch'hebbe il sig. G.Cancelliere il suo compimento, smontarono da un'altra barca li altri signori nominati di sopra, e ciascun di loro brevemente rese i suoi ossequi a Sua Em.za; con che arivorono le 24 hore e noi s'incaminassimo di ritorno a Pavia.

Viaggio del abbate Rospigliosi da Moncalier sino a Somo.

Le giornate del viaggio del sig. abbate Rospigliosi furono da Moncalier sino a Somo ripartite così. La prima andò da Moncalier a Crescentino a far notte, che fu alii 16. La seconda a Basignana e passando b per Valenza hebbe il regalo de' rinfreschi e la salva del canone, che fu da 16 tiri in circa. La terza poco più avanti da Somo aprodando vicino ad un luogo, o sia hosteria, detta della Malpaga tre miglia da Somo, e sempre stette la notte in barca tanto Sua Em.za quanto la sua famiglia.


Le memorie Gorani - Pagina 151

Si licentia l'abbate Airoldi

L'abbate Airoldi si licentiò in Somo per ordine di S.E. che quando però non vi fosse stata gran resistenza, le fece intendere dovesse tirare sino a Casalmaggiore

Mostra generale

Il giorno 18 era di mostra generale ed in Pavia si diede con l'assistenza del mse. Spinola; in Novara con quella del co. Trotto maestro di campo Generale. Entra in Milano il card. Litta arcivescovo e come ritornando da Roma. Alli 22, di notte entrò in Milano il sig. card. Litta arcivescovo di ritorno da Roma, ove si era portato per ricevere il capello cardinalitio, e vi si trattenne per occasione del Conclave. S'aspettava Sua Em. perchè si sapeva che da Roma si era transferito a Venetia sotto colore d'essere a visitare il corpo di S.Antonio da Padova, ma in fatti entrò come improvisamente; ed il giro che fece a Venetia non fu per altro che per non trovarsi qua la prima domenica d'Advento all'ambrosiana, nel qual giorno si fa la processione del clero in Duomo. E come che il cardinale aspettava il successo che 112 a tal processione intervenisse il Capitolo della Scala non ostante che alla processione antecedente del Corpus Domini non fosse concorso per haver preso, quando fu qua la signora Imperatrice il possesso di capella reale, dubitando esso sig. cardinale che il Capitolo fosse per persistere in non andare, non voleva perciò trovarsi qua ad ogni buon fine.

Ciò che si pensò dovesse fare di compimento il card. Litta prima di rientrare in Milano.

Il sig. don Luigi governatore credette sempre che il cardinale prima di metter piede nello Stato dovesse o scrivere od inviare persona da S.E. a notificarle la sua venuta; ma non lo fece, nè tanpoco sin hora lo ha fatto doppo entrato in Milano che sono passati già 5 giorni.

Nov 67

Lettera imprudente scritta dal card. Litta al mse. di S.Romano prima di


Le memorie Gorani - Pagina 152

partir da Roma

Si è saputo che il cardinale prima di partir da Roma scrisse una lettera al sig. mse. di S.Romano ambasciatore di S.M. dicendo con hiperboliche ed improprie esagerationi che andando a Milano andava al martirio per esser vittima dello sdegno del sig. don Luigi, in quella guisa aponto che facevano i santi Martiri della primitiva Chiesa, forme che non poco offendevano la retta e giusta intentione di S.E.

Il principe di Solferino tenta di sorprendere la rocca di Castiglione e resta deluso

Mentre il sig. G.Cancelliere si trovava in Pavia per compire col sig. Abbate Rospigliosi, arivò a Milano l'aviso del successo del signor di b Solferino in Castiglione, che fu del tenor seguente. Questo signor di Solferino mal soffrendo, che il sig. principe di Castiglione gl'havesse negata per suo figlio donna Bibbiana figlia maggiore del detto principe, che gliel'haveaa fatta richiedere in mattrimonio e vedendo che s'inclinava più tosto a darla ad un marchese Martinengo suddito della Republica di Venetia, che s'era assai ben introdotto nella gratia della principessa, consigliato dalla disperatione d'haver a conseguire un matrimonio di tante convenienze per la sua casa si risolvette d'andar improvisamente a Castiglione con 30 cavalli e 40 huomini a piedi tutti armati per sorprendere la rocca di Castiglione medemo. Ma non corrispose la fortuna al mal disegno, perchè, a pena arivato al ponte levatore, non si sa come cadette da cavallo il signore di Solferino don Carlo Gonzaga, mentre già li suoi seguaci havevano occupati i primi posti della Rocca, e nel poco intervallo che passò nell'aggiustar che fecero que' huomini il loro padrone hebbero tempo di destarsi que' di dentro della rocca e dar all'arme di maniera che levato il ponte levatore, e tirate alcune archibuggiate, obligarono a ritirarsi detta gente, restandone alcuni morti, ed altri 113 feriti, ed don Carlo Gonzaga lo arrestorono, e condussero priggione dentro della rocca, restando il povero signore deluso nella sua machina. Il successo fu a 15 del corrente. Il sig. G.Cancelliere subito


Le memorie Gorani - Pagina 153

tornato a Milano dalla sua commissione di Pavia dimandò licenza a S.E. per portarsi a Castiglione mosso dai rispetti del sangue per esser cognato del principe di Castiglione, e dalle instanze non meno della signora marchesa sua moglie, che dal parentado, considerando, che andando od havrebbe aggiuttato il principe con dargli ogni buona direttione in tanto frangente e distornate la traccia del matrimonio col Martinengo, overo sarebbe almeno rimasto con la consolatione d'haver fatto dal canto suo ogni possibile per compire con l'obligo di parente.

Nega S.E. al sig. G.Cancelliere la licenza d'andar a Castiglione.

S.E. non stimò bene di dare la licenza, nè di far parte alcuno in questo negotio, tutto che lo consigliassero molte considerationi politiche, se bene parve che per havergli parlato su questo il sig. co. presidente Arese proponendogli diversi partiti, si risolvesse di voler scrivere al sig. don Vincenzo Gonzaga (ch'era il meno poteva fare per non prendere grande impegno) a finchè s'interponesse, non venne però all'essecutione, anzi per esser comparsa tra questo mezzo b una lettera dell'arciduchessa di Mantova, in cui diceva a S.E. d'haver inviato a Castiglione il secretario Perini con due instanze l'una, che non si passasse per parte del principe ad alcuna novità, l'altra che consignasse il priggione nelle sue forze, sospese S.E. in ogni modo di scrivere a don Vincenzo, e negò per la seconda volta al sig. G.Cancelliere la licenza di poter andar a Castiglione.

E perchè

Allegando che il carattere di G .Cancelliere era così inseparabile da qualsivoglia personaggio che fosse Sua Signoria Ill.ma per fare, che non poteva consentire a tale andata senza un manifesto impegno di far credere al mondo ch'egli si fosse intromesso in questo negotio, da cui stima bene il starne lontano e ciò ce lo fece scrivere S.E. dal secretario Altamira.

Si scuopre che il card. Litta non vuol compire con S.E.


Le memorie Gorani - Pagina 154

Erano già (canc.: quatro) cinque giorni che il card. Litta era gionto in Milano nè si sentiva che per sua parte intendesse di far passare con S.E. il minimo compimento.

Il co. Antonio Trotti propone un mezzo termine

Il co. Antonio Trotto si lasciò vedere dal sig. G.Cancelliere e dal sig. co. Arese proponendo l'ordine che havea dal cardinale di far domandar udienza dalla signora donna Menzia e darle parte del ritorno del cardinale medemo, cortesia con la quale prettendeva obligare S.E. a venirlo a visitare, e come che sapeva benissimo il conte, che questo non era bastante per movere S.E. a tanto, e che il voler seco capitolare 114 era improprio, e negotiatione aggionse il conte stesso, che se con la signora donna Menzia si fosse trovato ancora il sig. don Luigi nè più nè meno havrebbe esposta la sua ambasciata, prendendosi l'arbitrio come da sè di mettere in plurale il titolo di Vostra Excellentia con dire Vuestras Eccellentias, come se ugualmente parlasse e con la signora donna Menzia e con il sig. don Luigi; e per fare che S.E. vi si trovasse senza sua precedente saputa, che il sig. G. Cancelliere fosse lui quello che la trattasse, e facesse dar il moto al conte per far dimandar l'udienza nel ponto premeditato.

Non hebbe effetto questo partito proposto la mattina del giovedì 24 del corrente perchè non potè il sig. G.Cancelliere parlare alle signore sendo entrato dal sig. don Luigi subito che pose piede quella sera nella sua anticamera.

Desiderava quella sodetta sera S.E. che il sig. co. Arese si portasse a Palazzo, ma non v'andò, ancorchè sia suo solito alli giovedì finito il tribunale, di girvi.

Doglianze di S.E. col sig. G.Cancelliere sopra li accidenti col card. arcivescovo.

Restato che fu solo nella conversatione quella sera il sig. G.Cancelliere, S.E. si duolse seco acremente come la sera avanti giorno di mercordì non si fosse lasciato vedere in Palazzo, sapendo che correva


Le memorie Gorani - Pagina 155

un negotio sì grande, come l'esser entrato in Milano il card. Litta senza haver fatto precedere il minimo atto di urbanità verso del luogo b tenente di S.M. venendo a concludere que ancorchè il sig. G.Cancelliere vi fosse dovuto andare creppando, il dovea fare, sendosi Sua Signoria Ill.ma scusato che si trovava il giorno antecedente con dolori, e con 1'obligatione del mercordì alle spalle.

Risposte del sig. G.Cancelliere

Aggionse ancora S.E. altri sensi più piccanti d'increpatione, equivalenti alla taccia d'ingrato, e certo con modo sì alterato e scomposto, che il sig. G.Cancelliere fu provocato a rispondere doppo la legitima scusa dell'impedimento corporale, e dell'obligo di scrivere in Alemagna sopra l'accidente (canc.:di) del signore di Solferino, con molta risolutione: che haveva esperimentata in S.E. molto minor compassione verso di lui, mentre vedendo che la casa del principe di Castiglione si trovava in sì considerabile frangente, come il narrato di sopra, non le havesse voluta dar licenza di far un passo a consigliare in persona il cognato, e non contento di questo le voleva impedire ancora lo scrivere in Alemagna per tutto quello si fosse potuto cavar di rimedio dalla signora Imperatrice Leonora. Infine rimase il sig. G.Cancelliere altamente sentito di questa forma di parlare, e per molto che S.E. mostrasse dispiacere del cimento a che lo metteva il cardinale e (cane.:volontà) desiderio che se le consultassero i 115 rimedij più adequati al caso, non si concluse però cosa alcuna sendo passato tutto il tempo in esagerationi ed in sfogo.

Il Senato, motu proprio, risolve che li senatori nè li officiali suoi dipendenti si veggano col card. Arcivescovo.

Prima che questo succedesse, previdde il Presidente del Senato che non era conveniente andassero li senatori, nè alcun officiale dipendente dal Senato, a visitare il card. Arcivescovo se S.E. non si vedeva seco. E così proposta la riflessione nel tribunale si risolvette che niun senatore, segretario, cancelliere sino alli portieri inclusive,


Le memorie Gorani - Pagina 156

havesse da metter piede nell'arcivescovato sin tanto non si vedesse quello faceva S.E. E tutto ciò seguì motu proprio.

Il sig. G.Cancelliere averte li secretarij di Cancelleria Secreta a non metter piede in arcivescovato.

Il giorno di venerdì alli 25, il sig. G.Cancelliere intesa questa risolutione del Senato tirò a parte li quatro secretarij di Cancelleria Segreta, che in casa sua si trovavano ch'erano Remigio Rosssi, Velasco, Proserpio ed io et ci avertì a guardarsi di entrare nell'arcivescovato per lo rispetto noto, a che rispondessimo, che da noi si sarebbero sempre seguite le pedate di Sua Signoria Ill.ma come nostro capo.

Il sig. G.Cancelliere va a casa del sig. co. presidete Aresi

La (canc.:sera) mattina del medemo giorno il sig. G.Cancelliere si portò per tempo a casa del sig. co. presidente Aresi, e le participò quanto gli era passato la sera avanti con S.E.

S.E. s'accende col Presidente del Senato sul particolare del Cardinale.

Ed alla sera il sig. co. Aresi sodetto andò a Palazzo, ed entrato da S.E. le prime parole dell'Ecc. Sua furono queste: Bien quando me quiere Usted hechar de aqui esto Arcobispo. Poi passò a ponderare, come b fosse possibile che sendo già 4 giorni che il cardinale era in Milano non si fosse lui portato a Palazzo, e non si pensasse in diffendere una causa ch'era del Re mentre si trattava del rispetto dovuto al Luogo Tenente del padrone del territorio. In oltre mostrò S.E. di stupire come il Senato non le havesse fatta una consulta proponendole i mezzi per mortificare l'arcivescovo; e poi conchiuse la sua doglianza in senso tale, che voleva inferire di non essere assistito da veruno e che tutti fossero in certo modo ingrati.

Discorso del Presidente del Senato

Rispose il Presidente a sì horribile querela discolpando in primo luogo il non esser venuto a Palazzo per esser stato necessitato ridursi a scrivere le lettere di sua ordinaria corrispondenza la sera


Le memorie Gorani - Pagina 157

del mercordì, ma molto per esser vissuto con speranza che fosse per riuscire la propositione, che sapeva haver fatta il co. Trotto al sig. G.Cancelliere, onde non vi fosse bisogno per all'hora di pensare a purganti gagliardi, mentre si maneggiava la prattica con lenitivi. Poi, discendendo al secondo capo della querela in cui il Presidente era stato trattato da poco zelante e da ingrato fece conoscere a S. 116 E. che anzi egli pensava d'haver usata tutta la maggiore delle attentioni havendo di moto proprio impegnato il Senato a non metter piede in arcivescovato; e quanto al resto esservi tutte le buone presontioni, perchè non s'habbia nella sua persona a far paralello della passione sua verso del decoro del Governo, e della strettezza col Cardinale da cui non era esso nel caso di sperare il minimo favore, trovandosi con tutti li parenti ecclesiastici già cardinali, e disobligato da ogni finezza verso dell'arcivescovo, perchè sempre, in tutte le sue doglianze portate a Roma ed in Spagna egli sia stato nominato per uno delli tre principali autori delle sue persecutioni, che sono secondo il suo intendere, S.E. il Senato, ed il co. Presidente Aresi. Tanto passò quella sera tra S.E. ed il Presidente, e tanto bisognò che dicesse questi in propria discolpa, ricavando da tutto il contesto del discorso che il gusto di S.E. sarebbe stato, che il Senato le consultasse ciò che poteva convenire in somigliante frangente, se bene S.E. non s'espresse su questo ponto sì chiaramente, che paresse ce lo ordinasse.

Ciò che consultasse il Senato a S.E. intorno a' rimedij economici contro il Cardinale

La mattina seguente del sabbato 26 del corrente, andò il Presidente al Senato ancorchè tutto sconvolto per non haver dormita la notte di puro travaglio e proposto il gusto di S.E. in ordine al desiderare il parere del tribunale, la risolutione fu di consultare all'Eco. Sua che, secondo la dispositione delle legi e dell'autorità della medema Scrittura Sacra potevasi in questo caso scacciare dallo Stato il card. Arcivescovo, sendo facoltà che competisse al padrone del territorio


Le memorie Gorani - Pagina 158

contro chi non lo vuol riconoscere; ma quando S.E. per rispetti superiori e riservati all'alta sua cognitione non stimasse bene d'usare di tal mezzo, come che sarebbe la prima volta, che fosse stato adoperato contro d'un cardinale arcivescovo poteva S.E. spedire nello stesso tempo un corriere a Spagna ed a Roma dando parte del negotio, e tra tanto citare sotto precetti penali li parenti del cardinale a constituirsi in un castello e far intendere a tutti quelli ch'hanno ufficij regij o dipendenza da' Tribunali, ed a' più nobili della città che s'astengano omninamente dal metter piede in arcivescovato. Questa consulta andò alli 28 a S.E.

Caggione principale di questi emergenti col Cardinale.

Perchè tu sappi, o lettore di queste mal messe e frettolose memorie il ponto essentiale di queste controversie, e ciò che tanto per parte 117 di S.E. quanto per quella dell'Arcivescovo si supponeva S.E. ha preteso, e con ogni ragione che il Cardinale volendo dall'Ecc. Sua li atti di stima ed honore che si devono al suo grado al suo ritorno a Milano, havesse prima d'entrare nello Stato a notificarle o per lettere o per espressa persona la sua venuta perchè quando ciò fosse preceduto S.E. sarebbe poi stato a visitare il Cardinale per lo primo, ed ancora le havrebbe mandato incontro a Lodi le compagnie della Guardia, e fatto, colà far salva conforme comanda S.M. che si trattino li Cardinali.

Per qual mottivo il Cardinale non passasse l'ufficio con S.E. notificando il suo ritorno a Milano.

Per lo contrario il Cardinale non solo passò con S.E. questo compimento nè con lettere nè con espresso avanti d'entrare nello Stato, che ne meno il fece doppo che fu arivato; e la ragione di tal stitichezza era, perchè diceva esser lui creditore di due cortesie, le quali se le dovevano pagare, prima ch'egli abbondasse nelle sue, allegando che altrimente havrebbe machiata la porpora che intendeva di mantennere illibata. L'una d'esse mancate cortesie diceva esser stata quella


Le memorie Gorani - Pagina 159

di non haverlo S.E. visitato doppo che ricevette l'aviso d'esser stato creato cardinale, del che mandò il suo Maestro di Camera Romano b a darcene parte (come si è notato nell'altro quaderno) e S.E. le corrispose con mandar don Rodrigo Baldes suo Maestro di Camera parimente a congratularsene. L'altra era che quando il Cardinale partì per Roma a ricevere il capello da S. Santità mandò il mse. Litta da S.E. a vedere se comandava alcuna cosa, e S.E. nè fu in pagamento di quest'atto a visitar il Cardinale nè tampoco mandò. Hor donque, supponendo il Cardinale medemo d'esser creditore di due cortesie, ha voluto in riscatto tralasciare di passar con S.E. un ufficio così dovuto, di mandargli a far sapere la sua venuta: risolutione che quando havesse havuto fondamento giustificato, non era dovere si prendesse da un Pastore, che non poteva ignorare sarebbe riuscita di scandalo grandissimo, e di turbatione di quiete come per aponto si vede.

Come si risponda alle querele del Cardinale.

Alle sodette due querele del Cardinale però sappiasi, che vi è la sua ben fondata risposta. E quanto alla prima, che S.E. non andasse a visitarlo subito ch'egli participuò la nuova si dice che mentre il formulario di Roma prescrive alli cardinali, che havuta la nuova della creatione, sendo fuori di Roma, non escano dalla stanza volendo ricever visite, non parve conveniente che un governatore di Milano facesse in tal modo la sua visita, e rispetto alla seconda 118 che quando il Cardinale volle partir per Roma S.E. haveva destinato d'andarlo a vedere, nè lo potè essequire, perchè di quel tempo cadde S.E. inferma e fu obligata al letto: con che l'ommissione viene ad essere scusabile.

Si riformano alcune parole della consulta del Senato non piacciute a S.E.

S.E. vista la consulta del Senato sopra li emergenti col Cardinale, riparò sopra alcune parole, onde fu preciso che il sen. Caxa col secretario


Le memorie Gorani - Pagina 160

Sadarino compilatore di essa si riducessero nella Cancelleria Segreta il dì 2 dicembre d'ordine del Presidente del Senato, ed ivi me presente le riformassero.

Co. Galeazzo Trotto è consigliato dal sig. G.Cancelliere a schivare l'arcivescovato.

Alli 26 del sodetto mese di novembre il sig. G.Cancelliere scrisse un biglietto al co. Galeazzo Trotto Maestro di Campo Generale e parente del Cardinale, per esser il co. Antonio suo figlio maritato in una nipote d'esso Cardinale, consigliandolo a non metter piede in arcivescovato. Ed il conte rispose il giorno appresso 27 mostrandosi rasegnato al gusto di S.E. Vedi nella scrivania de' papeli curiosi le copie di questi due biglietti.

Ambasciata del Sottomaestro delle Ceremonie del Duomo a mio padre per parte del Cardinale

Alli 29 venne il Moneta, Sottomaestro delle Ceremonie del Duomo a trovar mio padre nella Cancelleria Segreta alla mattina mentre stava discorrendo al fuoco con alcuni segretari, e tiratolo a parte le disse per parte del Cardinale che le bacciava le mani e lo pregava a penetrare se sarebbe stato ricevuto da S.E. il Vicario Generale nuovo b Gratiani qual haveva preso (com'egli medemo asserì) due giorni avanti il possesso del vicariato generale, perchè intendeva d'essere a compire con la sua obligatione.

Risposta di mio padre

Mio padre, ommesse le risposte che si potevano dare nel caso presente v si ristrinse a che havrebbe mandato il giorno appresso a dire quello le fosse occorso, e con poche parole il licentiò. Alla mattina seguente mio padre stesso diede conto al sig. G.Cancelliere, poi al sig. co. Arese del seguito col Moneta; e questi secondo fu di parere che il sig. G.Cancelliere dovesse darne parte a S.E. Ma non havendo poi voluto farlo per l'incertezza come fosse per ricevere l'Ecc. Sua tal notizia, ordinò a mio padre che ne informasse don


Le memorie Gorani - Pagina 161

Pietro Orozco, come fece, pensando che per questa via più sicuramente dovesse pervenire a S.E.. Infatti si seppe che don Pietro ce lo riferì, ancorchè meco lo disimulasse la sera di S.Andrea quando fui da parte del sig. G.Cancelliere ad intendere se haveva cosa in contrario alla risposta che mio padre voleva mandar al Moneta, cioè che fatta riflessione al negotio non voleva egli mettersi in questo non compostando lo stato presente delle cose ch'esso attaccasse S.E. in tali matterie che non le toccano. Tutta la risposta che diede don Pietro fu che non haveva (canc.:detto) portato a S.E. la notizia del successo, e conseguentemente non havea cosa in contrario. Mandò donque mio padre il dì primo dicembre a dare la sodetta precisa risposta al Moneta dal sig. Carlo Gramola, che lo trovò 119 in arcivescovato, e non riportò altro se non che il medemo Moneta sarebbe poi stato da mio padre, come seguì alli 2 in nostra casa dove le fu ripetita la medema risposta. E quanto disse Moneta fu in disapprovatione dell'impegno preso dal Cardinale biasimando la sua ostinatione, e mostrando il sentimento del Vicario Generale, che confessò esser sua obligatione di consegnarsi al Governatore di Milano e più supremi ministri prima di prender il possesso della carica

***

Il principe di Castiglione consegna priggione don Carlo di Solforino all'Arciduchessa di Mantova.

Sul fine di questo mese s'intese per lettere del principe di Castiglione scritte al sig. G.Cancelliere, come l'Arciduchessa di Mantova haveva mandato a Castiglione il mse. Andreasi con le compagnie della guardia per ricevere il principe di Solferino priggione in deposito, che dal detto principe di Castiglione le fu dato nonostante che prima su le instanze del secretario Perini lo havesse negato all'Arciduchessa. Seguirono alcune capitolationi prima della consegna, e quello mosse Castiglione a condescendere fu l'haver inteso che l'Arciduchessa haveva fatto giontare da 3 mila fanti per obligarlo alla consegna con la forza.


Le memorie Gorani - Pagina 162

b Dicembre

II sottoceremoniere Moneta tenta di far un'ambasciata a don Pietro Orozco e non le riesce

Alli 4 di questo mese si portò il sotto ceremoniere Monetta alla casa del sig. don Pietro Orozco per fargli un'ambasciata da parte di S.Em.za il card. arcivescovo et essendo entrato il servitore d'esso don Pietro a dirglielo, gli fece rispondere dal medemo (per quanto a me riferse don Pietro stesso) che lui non haveva negotio alcuno col sig. Cardinale nè il sig. Cardinale con esso lui, e, però, che non occorreva s'incomodasse a far alcuna ambasciata per sua parte. Moneta però disse esser stata differente la detta risposta, cioè che il sig. don Pietro le bacciava le mani, e che le pesava sommamente non poter entrare in negotio col sig. Cardinale al quale, peraltro, gli era servitore.

***

Appruova S.E. la risposta di don Pietro.

La sera del giorno 5, S.E. seppe ciò ch'era passato intorno a detta ambasciata, ed approvò il modo con cui il sig. don Pietro s'era portato dicendo che molto doveva a don Pietro, ma che con questo lo haveva obligato per tutti i giorni di sua vita. Si trovava presente alla conversatione di quella sera il sig. G.Cancelliere, e S.E. fece entrare ancora don Luigi Carillo senatore dal quale volle sapere che cosa havesse determinato il Senato in una consulta (che fu la seconda in questa matteria) sendo stato eccittato con decreto di S.E. a considerare tutto ciò che poteva succedere nell'eesecutione dell'espulsione del Vicario 120 Generale, acciò in ogni contingenza potesse il Senato andar subito al rimedio. Il sen. Carillo riferse il contenuto della consulta, e quando S.E. sentì che in caso s'occultasse il Vicario, si poteva metter mano a' parenti del Cardinale, S.E. rispose che lui non era per queste cose, che non haveva da trattare che della sua salute e della partenza dal governo lagnandosi fortemente del dolor di testa.


Le memorie Gorani - Pagina 163

La contessa di Villa Verde propone di mandare dal sig. card. Litta il sig. presidente Arese

La co.sa di Villa Verde che pur si trovava insieme con la signora donna Menzia presente alla conversazione entrò all'hora, e come le sovenisse in quel ponto un pensiere disse che la miglior risolutione sarebbe poi stato, quando fosse seguita (canc.: l'ammonitione) l'intimatione de' fiscali al Vicario Generale di partir dallo Stato, il fare che si portasse dal Cardinale il sig. co. presidente Arese a fine d'avertirlo a non dar caggione di passare a più violenti risolutioni, e con l'autorità delle ragioni e della sua persona lo persuadesse a desistere dall'impegno caso che volesse impedire l'espulsione del Vicario medemo et a lasciare che una volta si vivesse con quiete.

S.E. viene in approvarla e si dà l'ordine al sig. Presidente d'andare.

Parve al sig. don Luigi molto sana la propositione onde vi concorse ordinando al sig. G.Cancelliere che la mattina seguente delli 5 lo significasse al sig. co. Arese perchè si disponesse a passar tale ufficio.

b Son comandato io ad essere dal sig. Presidente per disporlo ad andare

Alli 6 donque la mattina per tempo il sig. G.Cancelliere mi mandò a dimandare, e mi comise di dover essere dal sig. co. presidente Aresi a rappresentarle tutto il discorso sodetto fatto nella conversatione della sera antecedente avanti di S.E.

Sua Signoria ill.ma fa alcuni rilievi concludendo però d'eeser pronta.

E Sua Signoria ill.ma doppo haver rilevate alcune riflessioni intorno al modo come doveva governarsi col Cardinale finalmente volle ch'io scrivessi certe considerationi ch'egli medemo mi dettò, e queste si trovano nel mazzo che tratta della matteria. Concludendo, per ultimo, ch'era pronto a ciecamente ubbidire a S.E.

Porto li sodetti rilievi al sig. G.Cancelliere.

Portai al sig. G.Cancelliere la stessa mattina li rilievi del sig.


Le memorie Gorani - Pagina 164

co. Arese, che trattenne per vedere se poteva al doppo pranso entrar dalle signore a smassarli, come che da esse era sortita la propositione, prima che fosse a Palazzo il sig. co. Arese, ma non le riuscì perchè le signore erano impegnate presso la persona di S.E. Procurò però di supplire alla meglio con don Pietro Orozco.

A Palazzo si tratta col sig. Presidente dello stesso.

Accetta d'andare. La stessa sera il sig. co. Arese si portò a Palazzo e con esso S.E. discorse del pensiero di mandarlo dal Cardinale, a che si offerse prontissimo, e s'essaminarono i casi che potevano succedere andando i Fiscali a far 1'intimatione al Vicario Generale. Si risolvette che l'avvocato fiscal Fajardo, et il sindico fiscal Baldirone dovessero portarsi 121 dal Vicario Generale ad intimargli lo sfratto d'ordine del Senato, se bene essi usorcno il termine di dover dire d'ordine de' Superiori, sotto pena della regia indignatione, e si ricordò che detti Fiscali fossero la mattina seguente dal sig. G.Cancelliere a prendere l'instrutione, come eseguirono.

Se ne discorse col co. Antonio Trotto del andar del sig. Presidente dal Cardinale.

Il sig. co. Presidente, al sortire dalla stanza di S.E., mi disse che sarebbe stato bene veder di lasciar cadere come pensier mio, col co. Antonio Trotto, che se si fosse potuto indurre a portarsi dal Cardinale il medemo sig. co. Presidente una sera in tutto segreto, havrebbe forsi operato qualche buon effetto, e ciò col fine che il co. Trotto prevenisse S.Em. Feci subito la partita, che piaque sommamente al co. Antonio, e mi rispose che se S.Signoria ill.ma voleva risolversi a portarsi dal Cardinale ve lo havrebbe condotto una sera così secretamente che niuno fuori che S.Em. lo havrebbe visto.

Propositione di don Pietro Orozco che il Cardinale scacci da sè il Vicario Generale

Il sig. don Pietro Orozco poi quella stessa sera discorrendo seco, uscì meco con dire, che la vera sarebbe stata che il Cardinale havesse


Le memorie Gorani - Pagina 165

cacciato da Milano il Vicario Generale prevenendo il caso dell'espulsione, perchè con questo S.Em. havrebbe et schivato 1'incontro, e sodisfatto in parte S.E. Io risposi che altri che il co. Trotto poteva entrare ad insinuare tal consiglio al Cardinale e così restai seco che la mattina seguente ne havrei trattato col co. Antonio Trotto, come poi feci.

b Ma egli mi rispose che non voleva mettersi in questo, nè mi seppe repplicar altro per quanto io le rappresentassi al vivo i pericoli, ch'erano imminenti di moltissimi scandali.

Come passasse la tentata intimatione dello sfratto de' Fiscali

Intanto il giorno 7 del corrente hebbero dal Senato li due Fiscali

Fajardo e Baldirone l'ordine in scritto d'andar dal Vicario Generale

ad intimargli lo sfratto dallo Stato, e quel giorno stesso havuta l'instruzzione dal sig. G.Cancelliere, procurorono in due maniere di sapere la forma di penetrare nel quarto del detto Vicario.

Diligenze pratticate da' Fiscali per assicurar l'atto dell'intimatione.

Mandorono prima un gentil'huomo sotto pretesto ch'andasse per suo privato negotio a dimandar udienza, perchè con quell'occasione saprebbe riferire come si governava la portiera del Vicario. Andò e trovò su la porta del quarto due chierici che gli dimandarono che cosa voleva; egli rispose, che desiderava dir una parola a mons. Vicario. Repplicorono ch'era impedito, e che dovesse dire che negotio era il suo. Lo disse, e loro subito lo indrizzorono ad un tal Ordinario del Duomo, che havea l'autorità per simili dispacchi; con che ritornò senza haver potuto entrare dal Vicario. Andò pure un servitore instrutto con un memoriale per una fede di battesimo, che precisamente deve esser firmata dal Vicario Generale, e questo pure trovò 122 la medema difficoltà all'entrare, e fu rimesso ad un altro prete, che havea l'incombenza di firmare tali decreti; da che si riconobbe che, acciò non impedisse il dispaccio la retiratezza del Vicario


Le memorie Gorani - Pagina 166

havevano in arcivescovato disposto la facenda toccante ad esso Vicario in altri sogetti

Vanno li Fiscali a tentar di fare l'intimatione al Vicario Generale

Contutto ciò alli 8 li Fiscali si portorono a drittura alla mattina verso il quarto del Vicario Generale per far la loro funtione senza mandar avanti ambasciata, ed entrati nella stanza prima (canc.:trovorono) viddero alcuni preti che dissero trovarsi il Vicario di sopra col sig. Cardinale. Si fermarono per attendere che bassasse e di lì a poco il sottoceremoniere Moneta si presentò alli Fiscali dicendo: Signori, il sig. Cardinale ha mandato fuori di casa il sig. Vicario per alcuni suoi negotij, con che non ritornerà che molto tardi. Risposero i Fiscali, che dovendogli parlare per negotio di giurisditione, lo attenderiano; ma quando furono date le hore 20, risolsero ritirarsi, lasciando detto a que' preti di casa del Vicario, ch'havrebbero doppo il pranso mandato a pigliar l'hora

Si portano dal sig. G.Cancelliere e Presidente del Senato il prevosto di S. Sepolcro et un padre Scalzo

Appena fu passata l'hora di pranso che comparve a casa del sig. Presidente del Senato co. Arese il prevosto Greggio di S.Sepolcro con un padre Carmelitano Scalzo predicator del Duomo quasi piangenti, b anche a nome del Cardinale l'andata de' Fiscali, ed offerendo che il Vicario si sarebbe portato subito a' piedi di S.E. Il sig. Presidente se ne disimbarazzò alla meglio, come pur fece il sig. G.Cancelliere dal quale si portorono immediatamente, nè ricavarono conclusione alcuna

Si risolve da S.E. d'eccittare il Senato a dire se col pentimento del Vicario si può dire sanato il mancamento.

La stessa sera delli 8 il sig. G.Cancelliere diede parte del successo de' Fiscali a S.E. e quasi subito sortì fuori della stanza di S. E. a dettarmi un biglietto che dovevo scrivere al sig. Presidente del Senato, nel quale le dicevo per parte dell'Ecc.Sua che per quella


Le memorie Gorani - Pagina 167

sera non s'incomodasse in venir a Palazzo in risguardo del suo cattarro, e che la mattina seguente proponesse nel Senato l'emergente sodetto de' Fiscali a fin che il tribunale considerasse se la novità dava luogo ad altra per nostra parte e se il mancamento del Vicario si può dire bastantemente sanato col pentimento; di tutto si concludeva nel biglietto, che il Senato ne dovesse far consulta a S.E.

Sensi del Senato.

Rispose a questo biglietto il sig. Presidente la medema sera. Et alla mattina seguente delli 9, propose in Senato il negotio legendo la relatione delli Fiscali, et il mio biglietto ch'era in lingua spagnola. La risolutione fu che precisamente dovesse ubbidire il Vicario col sortir fuori dello Stato, che poi ubbidendo soggiongerebbe il Senato il di lui parere in quanto alla propositione del (prevosto) 123 di S.Sepolcro e del Predicator del Duomo, della quale fra tanto stimò il tribunale che non se ne dovesse far caso, e ciò in risguardo d'esser già seguito l'impegno con la transmissione de' Fiscali di che bastante notizia ne havevano il Cardinale ed il Vicario Generale.

Si riconosce l'esempio del card. Federico col sig. Contestabile intorno al dar parte al Governatore prima d'entrare in Milano.

La sera delli 9 il sig. co. Presidente non andò a Palazzo, nè comparve ve la consulta del Senato, che viene ad essere la quarta in questa matteria. Trovandosi il sig. G.Cancelliere con S.E. io gli feci vedere nella Vita del Cardinal Federico Borromeo, a carta 418, l'esempio che conferiva tanto al caso presente. Ed è che ritornando il sodetto Cardinale da Roma, ove era ito per la canonizatione del Beato Carlo, avanti che mettesse il piede nella città di Milano mandò a complimentare il sig. Contestabile di Castiglia all'hora governatore di Milano, dal quale n'hebbe ogni più cortese corrispondenza. Poi alli 23 di dicembre, sendo entrato in Milano si portò al Duomo ad adorare l'Augustissimo Sacramento ed il corpo di S.Carlo, et finite queste divotioni, a drittura andò a Palazzo a visitare il Contestabile


Le memorie Gorani - Pagina 168

con cui si trattenne un'hora, e licentiatosi, a pena fu arivato alle scale dell'arcivescovato, che trovò il Contestabile alle spalle per b rendergli la visita, in cui si fermò ragionando di cose diverse un'altr'hora; e tutto ciò nonostante che fra di loro fossero precedute quelle gravi differenze giurisditionali, delle quali tratta il quaderno dell'archivio.

Si vede la consulta del Senato e si risolve la risposta

Si lesse la consulta del Senato a S.E. la sera delli 11, giorno di domenica, trovandosi solamente con l'Ecc. Sua il sig. G.Cancelliere e comandò che si rispondesse al Senato conformandosi, e lasciando che il tribunale disponesse l'essecutione con le cautele proposte in altre consulte.

Alli 12, la mattina, il sig. G.Cancelliere rubricò detto decreto di risposta et andò al sig. presidente Aresi la mattina de' 13 che il Presidente stesso era a letto con purga

Non s'ha per bene di fare la perquisitione de' birri nell'arcivescovato.

Alli 13, alla sera, S.E. discorrendo col sig. G.Cancelliere di questa matteria determinò che non voleva si venisse altrimente all'atto della perquisitione nell'arcivescovato con birri che se gli era proposto, quando si vidde che non le piaceva di valersi di soldati e che il sig. presidente del Senato andasse dal Cardinale a compire con l'incombenza, che già in altro caso teneva incaricata.

Il sig. G.Cancelliere m'avisò la stessa sera con suo biglietto della sodetta risolutione, perchè la portassi al sig. co. Arese; ed io la mattina seguente delli 14, prima che andasse al Senato, fui a casa di Sua Signoria ill.ma a participarle i sensi del biglietto del sig. G.Cancelliere, quali propose poi in Senato, e vi fu assai che dire 124 sull' colaudare questa figura che dovea fare col Cardinale il Presidente, a segno che si trovò necessitato a dire che non poteva a meno di non ubbedire a S.E., sendosi impegnato di farlo alla cieca

Il sig. presidente del Senato va a parlare al sig. Cardinale e poi da conto a S.E.


Le memorie Gorani - Pagina 169

Andò il sig. Presidente donque la sera delli 14 giorno di mercordì verso l'Ave Maria dal sig. Cardinale con cui stette sino alle tre hore di notte, e poi si portò immediatamente a Palazzo a dar conto a S.E. di quanto gl'era passato, e della conclusione di tutto il discorso del Cardinale medemo.

Discorso del Cardinale che servì di risposta

Qual fu che, in quanto al ponto del mancamento del Vicario Generale, non solo haveva preteso S.Em. di scusarlo, ch'anzi ha sempre protestato ch'egli havea fatto male in non esser comparso da S.E., e procurato in varie forme che ne purgasse la mora, e con haver mandato il Moneta da mio padre, e poscia dal sig. secretario Orozco; esser stata questa tutta disattentione del Vicario stesso, nè haver in essa havuto il Cardinale parte alcuna o con consiglio o con comando.

Quanto poi all'altro ponto della visita che S.Em. non s'era consigliato con alcuno. Tutto havea risoluto da sè, dicendo che da principio veramente non havea fatta consideratione alla regia rappresentatione che veste S.E., ma che adesso fatto riflesso a tutto si era b maggiormente confirmato nella sua prima risolutione di non voler mandare da S.E. a far compimento alcuno per esser lui creditore di due altri di sopra accennati.

Con questa precisa nudità di sentimenti fece il sig. Presidente la sua relatione a S.E. la quale restò ammirata di sì aperta forma di parlare tenuta dal Cardinale, nè per quella sera altro seguì con l'Ecc. Sua.

Termini ne' quali fu detto al sig. Presidente di dover parlare al Cardinale.

Quello si rappresentasse il sig. Presidente al Cardinale non si sa. Certa cosa è ch'egli non hebbe ordine di alargarsi in più, che nel ammonire il Cardinale a non mettersi in voler ocultare il Vicario Generale, mentre facevano in arcivescovato sparger voce, che s'n'era uscito di Milano, ponendogli avanti gl'occhi gl'inconvenienti che


Le memorie Gorani - Pagina 170

potrebbere succedere quando il Cardinale persistesse in tal proposito. In specie fu avertito il sig. Presidente a non far progetti sopra il ponto del vedersi S.E. col Cardinale, e ciò seguì in risposta del quesito, che ne fece il sig. Presidente medemo.

Altra risolutione del Senato sopra la risposta di S.E.

Alli 16 ci scrisse il sig. presidente del Senato avisandoci come sendosi la mattina letta nel suo tribunale la risposta di S.E. fatta all'ultima consulta, che tratta del Vicario Generale si risolvette, che il Capitan di Giustizia uscendo il Vicario dall'arcivescovato lo arresti e conduca a' confini, e che si citino tutti i parenti del Cardinale dentro del quarto grado sotto precetto 125 penale a constituirsi nel officio del Capitano, e più havrebbe fatto il Senato se havesse havuto il braccio militare

Il sig. presidente del Senato ci rimette la relatione del passato in discorso tra esso ed il Cardinale.

Giontamente ad esso biglietto, mandò il sig. co. Arese la relatione che havea formata per S.E. di quello gl'era passato nel discorso col Cardinale, a fin che la participasse al sig. G.Cancelliere insieme con la risolutione del Senato; come fece il dì sodetto de' 16 in Palazzo mio padre. Ed havendo letto attentamente detta relatione, le parve buona, nè altro ricordò se non che dove il sig. Cardinale dice d'haver mandato il Moneta da mio padre, e dal secretario Orozco et il P. Rho dal sig. G.Cancelliere, che si poteva anche dire che, se il Vicario conosceva esservi l'obligo d'andar da S.E., lo doveva fare a drittura e non voler in certo modo patteggiare

Si discorre di dare una tacita permissione al co. Trotto di portarsi dal Cardinale.

Rispose anche il sig. G.Cancelliere al cenno che il sig. co. Arese fece nel sodetto biglietto, suggerendo ch'era bene dare una tacita permissione per via di connivenza al co. Antonio Trotto di portarsi dal Cardinale, e disse che in quanto al suo parere si potrebbe con


Le memorie Gorani - Pagina 171

consentire per una volta, ma che in questo mezzo poco vi sperava

Ricordo del sig. G.Cancelliere di mutar una parola nella relatione del co. Arese

Il sig. G.Cancelliere ricordò che si mutasse nella relatione del sig. co. Arese la parola alrerato, che sendo di senso equivoco poteva significare tanto per causa di S.E. quanto del b Cardinale, e si mettesse come ricadendo nel Cardinale. La stessa sera mio padre diede conto al sig. co. Arese d'haver communicato al sig. G.Cancelliere il suo biglietto esponendole i suoi sensi, e di quello haveva ricavato in risposta

Altra propositione di don Pietro Orozco.

Fatta ch'hebbe il sig. presidente Arese questa figura col Cardinale, discorrendo mio padre ed io una sera, che penso fosse alli 19 del corrente con don Pietro Orozco sopra l'apertura che poteva prendere il Cardinale con S.E. per fargli vedere che haveva verdaderamente cacciato di Milano il Vicario Gratiani, e schivare con questo a' parenti suoi l'accidente di doversi constituire, per lo qual effetto ciascuno hebbe i suoi precetti dal Capitan di Giustitia propose don Pietro che la più naturale sarebbe stata che il sig. Cardinale scrivesse un biglietto al sig. Presidente dicendo d'haver fatto riflessione alle ragioni, che le toccò quando fu a vederlo, e che haveva in luogo del Vicario Gratiani nominato altro, che sarebbe da S.E., con quel di più, che fosse parso bene di far aggiongere nel biglietto.

Mio padre la porta al sig. co. Arese.

Portata questa propositione da mio padre al sig. co. Arese la stessa sera, cominciò egli a farla penetrare per via del secretario del Senato Carlo Maria Maggi, che già prima secretamente il Presidente haveva fatto capitare in arcivescovato, al Cardinale. 126 Poi aggiuttata la negotiatione dal co. Antonio Trotto finalmente si concertò la forma del biglietto che doveva scrivere il Cardinale, havendola il sig. co. Arese temperata e ridotta a quel senso,


Le memorie Gorani - Pagina 172

ed a quell'espressione, che più poteva esser ben ricevuta da S.E.; ed il medemo sig. co. Arese rimise lo stesso biglietto al sig. Orozco, firmato dal Cardinale la sera de' 23. Fu letto a S.E. trovandosi presente solo il sig. G.Cancelliere e piaque a segno, che per la giornata seguente si trattava di admettere il nuovo Vicario Generale Buonanome eletto in luogo del Gratiani, perchè andasse a compire con S.E.

Manda il Cardinale a Palazzo a dire che vuol essere a dar le buone feste alle signore.

In tal dispositione di cose la mattina delli 24 vigilia del santo Natale il Cardinale mandò a Palazzo il suo Maestro di Camera Radice col sotto maestro di ceremonie Monetta a far fare l'ambasciata alla signora donna Menzia e signora co.sa di Villaverde, che desiderava esser quel doppo pranso a dar loro le buone feste se cosi si compiacevano, senza aggiongervi altro di più. Arivò alle signore ed a noi tutti mescolati nel trattato del negotio del Vicario Generale, molto nuovo questo compimento del sig. Cardinale, perchè infatti lo haveva, per quanto sapevamo noi, communicato al sig. co. Arese nè al segretario Maggi.

Si riflette sull'ambasciata e poi s'accetta la visita

b Si fece un poco di consideratione prima di rispondere all'ambasciata e poi si fece dire alli due inviati che il sig. Cardinale poteva venire alle 4 di Spagna che sono di questi giorni le 23 d'Italia

Si progetta con don Pietro la forma di vedersi il Cardinale con S.E. in occasione della sodetta visita

Quella mattina si lasciò intendere con mio padre don Pietro Orozco, che forsi non sarebbe stato male il pensare se mentre il Cardinale si fosse trovato con le signore doveva S.Em. mostrar gusto di vedere S.E., e che questa sopraggiongesse nel quarto delle signore medeme e s'abboccasse col Cardinale; ma poi considerata meglio la propositione


Le memorie Gorani - Pagina 173

disse che non le pareva cosa da intavolarsi, nè mio padre altro repplicò.

Il Cardinale si porta a Palazzo e visita le signore.

Al doppo pranso del detto giorno delli 24 mezz'hora prima di sera venne a Palazzo il Cardinale in siglia con diverse carezze di corteggio. Entrò nel quarto delle signore già smontato e le trovò tre passi fuori della porta della stanza (canc.:del), che chiamano del estrado, in capo alla galeria che lo stavano attendendo. Avicinato che fu le riverì, e subito si passò alla cerimonia dell'entrare nella stanza. Entrate le signore per le prime cominciando la signora donna Menzia, si posero a sedere al loro solito sito sotto al baldachino restando la sedia del Cardinale voltata con le spalle alla porta. Si trattenno per più di mezz'hora discorrendo di cose indiferenti sino che entrorono li paggi con le candele. Col 127 lume mostrò il Cardinale di scoprire il ritratto del sig. don Luigi che sta di fianco sopra picciolo buffetto sotto al baldachino, e dimandando s'era desso cavò subito la beretta come facendo atto di salutarlo. Da qui s'aprì strada a dimandare della sua salute e discorrere de' suoi acciacchi, per li quali ricettò alcuni ogli usati dal Papa, ed altri rimedij. Entrarono poi la msa. Fiorenza con un altra dama nella stanza medema della visita, e nello stesso tempo si levò il Cardinale quale accompagnorono le signore per tutta la galeria andando sempre avanti sino al sboccare nella stanza delle duegne due passi dentro. Qui fecero alto come in sito dove terminava la loro cortesia, poi il Cardinale tornò a riacompagnarle sino all'uscio della stanza della visita, nè si partì che non le vidde entrate in essa, tenendo la moda romana, che così insegna a' cardinali più cortiggiani di portarsi con le dame. Uscito il Cardinale dal quarto si pose in siglia nel vestibolo della scala, ed accompagnato da sei paggi di S.E. con le torchie sino alla porta se ne ritornò all'arcivescovato.

Il Vicario Generale Buonanome va per compire con S.E.


Le memorie Gorani - Pagina 174

Lo stesso giorno al doppo pranso pure andò il nuovo Vicario Generale Buonanome a Palazzo per compire con S.E. conforme all'intelligenza; b ma S.E., per sentirsi alquanto indisposta si scusò per mezzo di don Rodrigo suo Maestro di Camera se non lo riceveva, e le fece dire che tornasse il giorno seguente.

1668 Genaro.

Podestà di Pavia e Cremona per lo biennio de 1668 e 1669

Prima delle feste di Natale S.E. dichiarò per podestà di Pavia il sen. Stampa, e per podestà di Cremona il sen. co. Gambarana, che fece quanto pottè per scusarsi d'andare, ma non gli riuscì, e quasi lo havrebbe conseguito se si fosse trovato esempio di che doppo corso il biglietto, siasi mutata risolutione e mandato altro sogetto.

Giudici d'ambe le sodette curie

Hebbe il sen. Stampa per giudice il dottor Gallia che tiene da S.M. la fiscalia di Novara, e per vicario il dottor Oppizzone di Pavia.

Il co. Gambarana condusse per giudice il dottor Corneo, e per non pregiudicarsi con esser uscito di ruota diede memoriale a S.E., sul quale dichiarò che ne più ne meno nelle provisioni de' biennij futturi si sarebbe havuto la medema attentione di prima alla sua persona

Elettione de' biennali

Verso li 10 poi di questo mese, S.E. fece l'elettione di tutti li altri uffici biennali

128 Elettione del nuntio di Spagna

Alli 13 S.E. in publica udienza diede la nuova dell'elettione fatta da Sua Santità del nuntio di Spagna in persona del mons. Patriarca


Le memorie Gorani - Pagina 175

Borromeo fratello del co. Antonio, hora Governatore di Roma, che niuno l'haveva ancor intesa nè vista nelle lettere dell'ordinario gionte quel medemo giorno.

E delli altri Nuntij.

Mons. Marescotti destinato a portar le fascie all'Imperatore. Doppo si seppe la mutatione delle altre nuntiature cioè per la di Francia mons. Bargellini hora nuntio in Torino, per la d'Alemanna mons. Pignatelli hora di Polonia, per la di Polonia mons. Marescotti che va a portar le fascie per parte del Papa all'Imperatore per lo suo primogenito, per Napoli mons. Gallio hora Vicegerente, per Torino mons. (manca!) , per Venetia mons. Trotti.

Nozze del duca Rannucio 2° di Parma con una delle principesse di Modana

Alli 15 di questo mese si celebrarono in Modona con molta solennità le nozze fra il duca Rannuccio 2° di Parma e la principessa (manca!) di Modona figlia del duca Francesco; e sono queste le terze nozze del duca stesso di Parma, sendosi prima maritato con la sorella del duca di Savoia, poi con un altra sorella della vivente sposa, morte si puol dire ambedue di parto.

Mons. Trotti nuntio di Fiorenza si porta a Milano a veder suo padre

Alli (manca!) da Fiorenza sua nuntiatura si portò ad Alessandria mons. Trotti a titolo di vedere il co. Galeazzo suo padre, che colà si era prima trasferito sotto colore di dar una vista alle cose sue b dimestiche. Ivi esso monsignor nuntio stette per alcuni pochi giorni risentito con indispositione, et andò di qua il co. Antonio suo fratello con diligenza a visitarlo. Poi il giorno de (manca!) si condusse detto monsignore a Milano e procurò di vedersi con S.E. più volte, la quale lo admise per scala segreta.

Morte del figlio primo del Imperatore Leopoldo, chiamato Ferdinando 4°

Alli 13 morse di cattarro l'Arciduchino primogenito del regnante Imperatore Leopoldo, chiamato Ferdinando quarto in età di tre mesi e mezzo; e si fece in questo accidente l'osservatione, che quasi tutti


Le memorie Gorani - Pagina 176

i primogeniti della Casa d'Austria erano morti prima d'arivare a regnare

Gennaio

Morte del mse. di Caracena

Alli 7 morse in Madrid di postema ne' polmoni il mse. di Caracena Generale dell'armi contro Portogallo, che fu già Governatore di Milano, e l'aviso della sua morte si seppe alli 3 di febraro con le lettere per la via di Lione.

Arivo a Genova della principessa Trivulzia figlia del duca di Medina las Torres.

Alli 2 di febraro arivò a Genova la figlia del duca di Medina las Torres sposa del principe don Antonio Trivultio con don Beltrame de Guevara suo fratello, servita dalle galere di don Pagano Boria; et alli 4 partì da Milano il detto principe col duca d'Alvito et altri suoi parenti verso quella volta, supplendo con la diligenza del viaggio il mancamento di non essersi trovato al disimbarco, che fu ben notato assai. Ritorna da Spagna in Italia don Luigi Poderico. Venne pure con queste galere don Luigi Poderico da Spagna dove ha servito di Maestro di Campo Generale, e si portò subito a Pavia, dove il 129 sig. don Luigi governatore inviò subito don Giovanni de Silva suo gentil'huomo a dargli la ben venuta.

Si transferisce a Milano don Luigi Poderico. Si vede col sig. don Luigi governatore e poi parte per Padova

Alli 11 febraro da Pavia si transferì a Milano lo stesso sig. don Luigi Poderico, servito dal tenente generale Biaggio Gianini, da don Titto Urinetti et dal tenente generale Benedetto Giovine. Andò a smontare subito a Palazzo (ch'hora è la casa Durina) però entrò per la di Ceva e stette con S.E. il sig. don Luigi Ponze alcune hore discorrendo in segreto. E per quanto procurasse l'Ecc. Sua di tenerlo seco a pranso, mai potè indurlo, non suolendo egli mangiare alla mattina.


Le memorie Gorani - Pagina 177

Lo stesso giorno si licentiò da S.E. e tirò a Meregnano in proseguimento del suo viaggio per Padova servito dalli medemi signori.

Passa da Milano per le poste il mse. di Grana spedito dall'Imperatore a Spagna

Detto giorno delli 11, a due hore di notte, arivò a Milano per le poste da Vienna in 6 giorni di viaggio il mse. di Grana, che se ne passa a Spagna mandato dal sig. Imperatore a dimandar soccorsi per quanto si è potuto penetrare. Andò a smontare in casa delli Lonati suoi parenti, e poi subito si portò a Palazzo da S.E. che lo ricevette per scaletta segreta, e stette seco sino alle 5 hore; e la mattina del giorno seguente partì pure sulle poste facendo il viaggio per la via di Francia, e con pensiere di trovarsi in Madrid fra 14 giorni.

Conferenza con monsignor nuntio Trotti delli signori G.Cancelliere e co. Aresi sopra gl'emergenti col sig. card. Litta

Alli 18 si viddero insieme nel convento de' Padri Scalzi di questa città mons. nuntio Trotti, e li signori G.Cancelliere e Presidente b del Senato, con saputa e consentimento di S.E. per vedere se v'erano forme da progettare per sodisfatione all'Ecc. Sua del mancamento, che il card. Litta ha fatto con esser entrato in Milano senza prima dar parte a S.E. E la conferenza passò in questa maniera. Che mons. Nuntio cominciò a dar per impossibile il temperamento della visita del Cardinale a S.E., Poscia aspettò che li signori G.Cancelliere e co. Arese proponessero partiti, Ma stando saldi questi in esiggerli da Monsignore finalmente venne egli in proporre che si poteva concertar la sodetta visita in luogo terzo e non in Palazzo, come sarebbe in una chiesa, od in un convento, nominando la Pace, e facendo che il sig. Cardinale mostrasse d'haver inteso che S.E. si trovava in quel luogo a diporto e però che, havendo un vivo desiderio di vederla, non voleva ritardarlo ma ben sì prendere l'occasione che S.Em. havea di trovarla disoccupata. Un altro temperamento progettò di che S.E. si portasse a sentir Messa nel Scurolo di S.Carlo, ed ivi


Le memorie Gorani - Pagina 178

sopravenisse il sig. Cardinale e compisse. Ed inoltre insistette sopra quello che già propose di far che s'incontrassero per Milano, cioè S.E., ed il Cardinale e parandosi le carozze S.Em. dicesse il desiderio ch'havea d'esser a vedere S.E. e passassero compimenti tali che potessero supplire ad una visita formale. Non abbuonarono molto li due signori ministri li due primi partiti, come 130 non importanti quella sodisfatione che S.E. richiede; ed in quanto al terzo lo hebbero per impratticabile in ordine alle misure del tempo da prendersi per far che seguisse l'incontro conforme il concerto. Però repplicò Monsignore che quando si fosse proceduto con buona fede non le darebbe fastidio il farla riuscire come la si concepisce. Li signori ministri sentite le propositioni sodette, dissero che le havrebbero portate a S.E., ancorche con poca speranza di che fosse per accettarle, e si disciolse il congresso. La stessa sera poi furono di compagnia detti due signori a Palazzo, ed il sig. G.Cancelliere diede conto a S.E. di quanto era passato. S.E. dimandò poscia all'uno ed all'altro il loro parere sopra quelle propositioni. Il sig. G.Cancelliere lo diede il primo dicendo che veramente non si potevano chiamare sodisfattorie, però che bisognava haver riguardo a che dal rifiutarle affatto non prendessero lena i preti nelle loro doglianze. S.E. soggionse che quando s'havesse da accettare la visita in luogo terzo, questo dovrebbe essere il Pallazzo della Corte Vecchia; e restò in che que' signori lo proponessero al nuntio.

Si nota la venuta a Milano di mons. nuntio Trotti.

Si è toccato due foglij più adietro, la venuta di mons. nuntio Trotti ad Alessandria a titolo di veder i suoi parenti, ma non si è passato più oltre in dire ciò ch'egli doppo ha negotiato con questo sig. Governatore intorno al affare pendente col card. Litta.

Come fosse ricevuto da S.E.

b Hora donque dei sapere che detto nuntio, dalla sua Nuntiatura di Fiorenza


Le memorie Gorani - Pagina 179

si transferì ad Alessandria servito da felucca del Gran duca e fece correr voce ch'era venuto per veder sua padre e la casa. Si trattenne in detta città alcuni giorni e poi si portò a Milano incognito, ed in tal maniera fu a riverire S.E. per la scala segreta. Si seppe doppo qualche giorno che si trattenne in Milano che portava commissione del Papa di trattar l'aggiustamento fra S.E. ed il sig. card. Litta arcivescovo, ed espose la sua commissione, della quale n'hebbe poi riscontro l'Ecc. Sua con lettere dell'ambasciator di Roma mse. d'Astorga, con che rimase sincerata del dubbio ch'haveva di che il nuntio non parlasse immediatamente d'ordine di S.S.

Tocca con S.E. qualche cosa il nuntio dell'affare col card. Litta

Alla prima espositione, che fece il nuntio parlando sul ponto della visita che si prettendeva dal Cardinale in espiatione del poco rispetto mostrato, alla regia rappresentatione del Governatore rispose S.E. con parole generali; e passando poi il medemo nuntio a trattare del Vicario Generale a cui già era stato intimato lo sfratto, disse S.E. che in questo non haveva che fare il Papa.

Diverse altre visite del nuntio sodetto a S.E.

Sono poi seguite altre visite del nuntio con S.E. entrandosi sempre più nella negotiatione e proggettandosi temperamenti, ma non furono ben ricevuti nè admessi. E quando il nuntio venne in stringere S.E. 131 a dirgli con chi doveva trattare, S.E. rispose che il co. Antonio Trotto suo fratello poteva intendersi con don Pietro Orozco.

Discorso del nuntio con S.E. alla presenza del sig. G.Cancelliere

Il giorno (manca!) il nuntio si portò da S.E. e fu fatto entrare nello stesso tempo il sig. G.Cancelliere che sentì quanto s'apprisse Monsignore nella matteria, nè io rifferisco qui il discorso perchè il medemo sig. G.Cancelliere ne ha fatta una relatione minutissima che sempre si potrà vedere.

Partito che si fa proporre da mio padre al sig. co. Trotto.

Il dì (manca!) genaro il sig. G.Cancelliere ordinò al sig. mio padre


Le memorie Gorani - Pagina 180

di dover essere dal sig. co. Galeazzo o sig. co. Antonio Trotti suo figlio a dirgli per parte sua, come a Sua Signoria ill.ma era sovenuto un partito per facilitare la visita del Cardinale a S.E. E fu che il Cardinale andasse un'altra volta a vedere le signore e che, dimandando conto della salute di S.E. se gli rispondesse che non stava troppo bene, e così che il sig. Cardinale medemo soggiongesse: voglio vederlo; ed immediatamente passasse alla stanza ove si trovasse l'Ecc. Sua. Fu proposto il partito ma non hebbe essecutione perchè nè S.E. nè il sig. Cardinale vi concorsero.

Ambasciata di S.E. al nuntio portata da mio padre

Alli 5 di febraro comandò al sig. mio padre che fosse ad esporre a mons. nuntio che S.E. ha dato a divedere che ad ogni dimostratione che fa il sig. Cardinale o che farà, non lasciarà mai di corrispondere con altretante. Che le contingenze correnti e la sua poca salute non gli permettono l'occuparsi tutto in somiglianti trattati. Che per b quello può importare al servitio di Dio, del re e del Publico non lasciarà di mandare dal sig. Cardinale, e di corrispondersi seco, non regnando in S.E. alcuna ammarezza, fuori che quella dell'offesa della regia rappresentatione della sua persona. Che mons. nuntio vedessse perciò quello poteva per ultimo ricavare dal sig. Cardinale e lo portasse a S.E., e non colpendo non si parlasse più di questo negotio. Ch'anche non aggiustandosi il ponto della sodisfatione se monsignore dimandasse in gratia la restitutione del Vicario Generale Gratiani, non mescolandovi dentro il nome nè la commissione di S.S. S.E. la concederebbe

Risposta che da mio padre al nuntio sul ponto del comercio

Alli 6 febraro ritornò il sig. mio padre da mons. nuntio a dargli la risposta intorno al particolare del commercio, cioè a dire della permissione a ministri e cavallieri di pratticare in arcivescovato et andar a riverire il sig. Cardinale, e con tal occasione gli lasciò cadere se havrebbe havuto per bene il fare una conferenza con li signori


Le memorie Gorani - Pagina 181

G.Cancelliere e presidente Arese. A che rispose che di buona voglia purchè fosse con saputa di S.E. Hebbe però ordine mio padre dal sig. G.Cancelliere di fare questa propositione nella quale poi riparò il sig. co. Arese e lo stesso sig. G.Cancelliere.

Sopra la visita del Cardinale a S.E.

Alli 7 detto, S.E. fece dimandare mio padre, e gli parlò della visita che si trattava dovesse fargli il sig. Cardinale. Non approvò le propositioni fatte dal nuntio, ma bensì quella del sig. co. Arese. Gli comandò d'esser dal nuntio a dirgli che volontieri lo vedrebbe; che 132 in quanto alla visita del Cardinale poco importava quando non segua ne' termini convenienti, e che in gratia del nuntio permetterà che il Vicario Generale torni al suo posto.

Sopra lo stesso

Lo stesso giorno, mio padre fu da mons. nuntio ad esporre tutto, e nel discorso vi fu che dibbattere assai. Finalmente risolvette Monsignore, ch'andarebbe da S.E., e parlarebbe in termini tali che il trattato non restarebbe disciolto, e dimandarebbe in gratia il ritorno del Vicario. Premeva gagliardamente sul ponto del comercio, ma mio padre rispose, che non era tempo di toccarlo.

Alla sera di questo sodetto giorno andò il nuntio da S.E., e doppo d'esser stato alquanto solo entrorono li signori G.Cancelliere e presidente Arese. Di lì a poco uscì il nuntio e, da quanto disse il sig. co. Arese in sortendo seppi che il ponto del Vicario Generale restava aggiustato, ed haveva ordine il medemo sig. conte di darne parte al Senato. Si concluse ancora che li signori G.Cancelliere e Presidente del Senato si vedessero con mons. nuntio.

Primo aviso dato a S.E. dal duca di Savoia delle mosse di Francia contro la Borgogna

Alli 10 scrisse il duca di Savoia al suo Residente qui di Milano che il re di Francia s'era incaminato con essercito di 30 mila combattenti alla volta di Diggione, capitale della Borgogna Ducea, et il


Le memorie Gorani - Pagina 182

mse di S.Germano aggionse che già la Franca Contea restava invasa dal detto essercito e perse le piazze di Besanzone e Selin. Questo fu il primo aviso che S.E. hebbe di tanto accidente, e ce lo portai io con le copie delle sodette lettere havute dal medemo Residente.

b Si conferma con le nuove del Land Scriba di Lugano.

Alli 19, primo giorno di quaresima arivò in Milano corriere spedito dal Landscriba di Lugano con le lettere, che gli haveva scritto don Giovanni de Battiville dandogli parte dell'improvisa invasione della Franca Contea.

S.E. consulta la matteria e risolve di spedir il Landscriba alla dieta de' Cantoni

Subito la stessa sera S.E. dimandò a Pallazzo li capi dell'essercito col sig. G.Cancelliere e presidente Arese e sentito il loro parere sopra dell'affare fu risoluto che si dovesse rispedire al Landscriba pregandolo a portarsi alla dieta de' Cantoni come informato de' negotiati di don Giovanni che da maggio del 67 sino adesso sono durati senza essersene visto alcun buon effetto, ed ivi procurare che li Svizzeri compiscano alla promessa, che dice don Giovanni havergli fatta di moversi sempre alla diffesa della Franca Contea quella volta che fosse invasa; e nello stesso tempo doversi dar parte con espresso corriere a S.M. del successo, e della risolutione presa in far che il Landscriba si porti alla dieta. Scrive da Berna don Giovanni, e sino a quest'ora non v'è segno che li Svizzari vogliano prender l'armi non ostante che l'invasione di Borgogna minacci più loro che nissun altro paese

Hai da sapere che l'impresa della Franca Contea fu meditata dalla Francia sino l'anno passato, e maneggiato il trattato di deditione 133 dal Principe di Condé che ne prese la congiontura quando si portò a Diggione a tener li Stati della Borgogna Ducea suo governo,

Fatica del Senato sopra li feudi controversi con l'Imperio per mandarsi ad Alemagna


Le memorie Gorani - Pagina 183

alli 25 venne a S.E. una consulta del Senato de' 25 di genaro prossimo passato accompagnata da diverse relationi sopra ciascuna differenza feudale che questo Stato tiene con l'Imperio, od avanti l'imperatore; e con queste relationi formate a guisa di fatto vennero pure i tenori de' documenti in esso (canc.:copiat) citati ad effetto di mandarsi in Alemagna a don Baldassar della Cueva mse. di Malagon ambasciatore di S.M. per sua instruttione, havendola esso ricercata.

Avertenza sopra lo stesso.

Tu avertirai che in occasione di haversi a metter a mano qualch'una delle dette differenze, non potrai haver maggior chiarezza che dalle sodette relationi perchè abbracciano tutto e con quell'ordine, che puoi desiderare.

Pace con Portogallo

Alli 13 di questo furono firmati gl'articoli della pace fatta dalla Corona di Castiglia con Portogallo per mezzo del co. di Sandovich ambasciatore d'Inghilterra straordinario presso la Maestà del re nostro signore

b Marzo 1668

Differenze di confine tra Pumenengo e Rudiano

Sendo nata differenza tra quei di Pumenengo Stato di Milano e que' di Ruddiano territorio bresciano sopra il fiume Oglio per haver questi di fatto ottenuto il cavo per dove prima caminava detto fiume, fatta una palizzata dalla loro ripa et venuto di qua nella nostra a scarnare con huomini armati il terreno, perchè meglio il fiume abbandonasse il suo primo letto et voltasse in un altro, da che ne risultava l'inondatione di molti poderi de' conti Barbò condomini di Pumenengo S.E. ad instanza del Senato fece passar da me col Residente di Venetia Alessandro Businelli gravissima doglienza sopra la novità, dimandando che tutto si restituisse in pristinum avanti di trattare delle ragioni, che potesse havere la comunità di Ruddiano.

E doppo haverci fatta desiderare molti giorni detto Residente la risposta,


Le memorie Gorani - Pagina 184

vennero a Milano mandati dalla Republica tre gentilhuomini di Brescia in qualità di deputati con un disegno per dimostrare esser molto diverso il fatto da quanto ci haveva supposto nel suo e nella relatione il dottor Giuseppe Corneo giudice di Pavia e delegato. Ed il giorno 22 di questo mese, havendo noi concertato col Residente che in casa del sig. fiscal Pusterla con l'assistenza del secretario del Senato Maggi si sarebbe tenuta la conferenza esso solo v'andò senza li deputati. Et essendosi altercato tutto il tempo che durò il discorso sul ponto se l'Oglio dal 1666 indietro andava 134 o no per quel letto otturato di presente da' Ruddiani si partì il Residente senza che si concludesse cosa alcuna, dicendo che il giorno seguente li deputati se ne volevano andar a far le feste di Pasqua a casa loro. Si dubita che non conducesse seco il Residente li deputati a casa del Fiscale, perchè pensasse che in casa sua propria si dovesse tenere la conferenza del che ne diede quasi evidente segno a mio padre seco discorrendo del modo ed hora di vedersi.

Ritorno da Borgogna a Milano di don Martin de Cordova inviato colà con 2.000 doppie di soccorso.

Alli 22 sodetto arivò a Milano di ritorno di Borgogna don Martin de Cordova, Sargente Maggiore di Novara, mandato colà da S.E. con 2.000 doppie per soccorso del mse. di Dienes governatore generale di quella provincia. Il qual denaro seco riportò, havendo trovato che l'armi di Francia già s'erano impadronito di tutte le piazze in poco meno di 20 giorni per una volontaria deditione de' Borgognoni acordata segretamente col principe di Condé, se bene fu poi cohonestata dalla comparsa dell'essercito francese e del Re stesso in persona

Terzo accidente apopletico del sig. don Luigi Ponze.

Lo stesso giorno delli 22, alle sette hore della notte, fu per la terza volta assalito il sig. don Luigi Ponçe governatore da un accidente appopletico, che all'istante lo privò di moto e senso e conseguentemente della favella. Accorsero subito li medici


Le memorie Gorani - Pagina 185

b migliori della città per applicargli tutti li revulsivi di vessicanti e stette sino alle sette hore della notte seguente a dare il minimo segno di miglioramento. Solo si potè dal padre Elizaldi gesuita dargli due volte 1'assolutione allo stringere che fece della mano, ed aprir gl'occhi in segno che quello stringimento fosse d'eletione e non atto del senso commune. Finalmente si rihebbe alquanto alle sette hore sodette e cominciò a proferir parola con incredibile consolatione di tutti, che fortemente sentivano il timore d'una morte così miserabile in un Governatore di parti eminentissime com'è stato sin hora S.E. tanto verso il servitio di S.M., come il bene del publico.

Rimedij violenti proposti

Trovandosi S.E. in angustia sì grande, e dubitandosi fosse disperato il caso propose il sig. co. presidente Arese a' medici l'antimonio, od il salasso del piede, ma il sig. Rocco Casati, medico di maggior credito non approvò il primo, nè il secondo si pose in essecutione, perchè quanto al primo disse esser contrarij nelli accidenti d'appoplesia tutti i vomitorij, per l'offesa che subito portano alla testa.

Divotioni per la salute di S.E.

S'espose in varij luoghi il Santissimo anche in Duomo, et il sig. card. Litta concesse la licenza di potersi transferire l'altare dal solito luogo della Capella nella stanza di S.E. e gli mandò dal Moneta sotto maestro di ceremonie non solo la licenza sodetta ma la beneditione sua nuova in articulo mortis

Non s'admette la visita del sig. card. Litta

E fece intendere dal sig. co. Antonio Trotto sotto mano alli signori 135 G.Cancelliere e Presidente del Senato, che sarebbe stato pronto a portarsi da S.E., E questi signori lo hebbero per bene, ma quando se ne parlò il sen. Carillio et il secretario Altamira dissero che S.E. non era più in stato perchè si dovesse admettere il Cardinale non conoscendo affatto ne meno li suoi di casa; con che non si passò più


Le memorie Gorani - Pagina 186

avanti

Si canta in S.Celso una Messa di ringratiamento per la miglioria di S.E.

La mattina di detto giorno de' 24 si cantò in S.Celso una Messa a cui intervenne il Consiglio Secreto, pro gratiarum actione

Ufficio col Residente di Savoia sopra un soldato valesano che passò da Domodossola senza boletta della sanità

Detto giorno 24 andai dal sig. Residente di Savoia a passar l'ufficio sopra quel soldato valesano, che passò da Duomo d'Ossola senza boletta di sanità nè della persona andando da Torino al suo paese, e fu rilasciato dal podestà per ordine di S.E.; e per sua informatione trattenne seco il medemo sig. Residente la lettera originale del podestà con inserta copia del passaporto del suo capitano che portava per valersene in scrivere, con dire che subito me l'havrebbe resa.

Stato dell'infirmità di S.E.

Quasi subito che il sig. don Luigi governatore si rihebbe dal primo accidente se gli scoperse la febre, la quale sempre andò accrescendosi senza mai abbandonarlo. Dicevano li medici che in questo caso la era buona, perchè havrebbe aggiuttato a far risolvere l'occupatione de' sensi di S.E. tuttavia ottusi, che se bene pareva che articolasse qualche parola, non erano in sostanza però che segni e moti ch'equivocamente b potevano indicare ch'egli intendesse. Intanto se gli fece cinda e nera la lingua: da che si comprese che la febre havea oltre dell'acuto, del maligno ancora. La sera del martedì alle due hore di notte, trovandosi piena l'anticamera de' capi dell'essercito, e de' principali ministri repplicarono a S.E. sei altri accidenti uno sotto l'altro di modo che tornò nell'agonia di prima. E quando alle cinque della notte lo abbandonassimo, ognuno credette, che fosse per spirare quella stessa notte. Il sig. G.Cancelliere vedendo, che poteva tirar avanti ancora qualche poco di più, uscì dalla stanza di S.E. e disse alli signori del Consiglio Segreto, che si trovavano in un'anticamera più interiore, che havendo mandato a significare


Le memorie Gorani - Pagina 187

alla signora contessa di Villaverde madre della moglie di S.E., che tutti li sodetti signori desideravano sapere se havevano da trattenersi ancora, o che cosa più era servita di comandar loro, ch'havrebbero atteso i suoi comandi, havea risposto per mezzo del secretario di guerra don Pietro Orozco che li ringratiava tutti, ma che ben potevano ritirarsi, perchè occorrendo qualche cosa di più intorno allo stato di S.E. sarebbero stati avisati. E detto questo soggionse il sig. G.Cancelliere supponendo che S.E. fosse per morire quella notte, che la mattina seguente alle 14 hore si sarebbe poi convocato nel Palazzo Ducale il Consiglio Secreto.

Segni di contritione in S.E. per li quali se gli dà l'Eucarestia

La mattina seguente S.E. hebbe la gratia dal Signore per mezzo delle tante orationi che si fecero, di poter dar segni di dolore de' 136 suoi peccati e desiderio di ricevere il santissimo Sacramento, che gli fu amministrato dal padre Elizaldi gesuita.

Muore il sig. don Luigi Ponze

Rientrò poi subito nell'agonia di prima, e tirò avanti sino alle 14 hore del giorno seguente giovedì 29 di questo mese di marzo, nel ponto delle quali rese l'anima al Creatore.

Gran sentimento della morte di questo signore in tutti

Io non posso quanto basta esprimere il dolore ed il sentimento universale che si sentì in questa città della morte di questo signore. Dirò solo che ogn'uno riputò fosse morto con S.E. il zelo della giustizia, il domatore delle private tirranide, il decoro de' tribunali, l'asilo de' poveri, l'amore de' principi d'Italia, il mecenate dgl'huomini e di lettere ed uno de' più vigilanti ministri, che sia mai per havere la Corona. Perchè fu sempre in lui incomparabile l'attentione in tutto ciò poteva essere del servitio di S.M. e non è passata negotiatione sotto del suo governo, che non sia riuscita con vantaggio e con tutta la maggiore honorevolezza. Dio doni eterna requie ad anima sì grande e faccia che duri longamente la memoria dell'esempio


Le memorie Gorani - Pagina 188

di sì perfetto Governatore, perchè con esso è ben certo che questo Stato goderà la medema felicità ch'ha goduto sin hora.

Ciò che seguì doppo la morte di S.E.

Morta S.E., si trovarono in casa sua tutti li ministri almeno li principali, con molta nobiltà. Si levarono i baldachini, le teppizzerie ed ogn'altro ornamento, e sulle hore 16 s'uni nel Palazzo Ducale b solito il Consiglio Segreto, portandosi tutti insieme li Consiglieri.

S'unisce il Consiglio Segreto e s'aprono i dispacchi reali per vedere chi è il successore per interim.

S'aperse in questo Consiglio il primo delli tre dispacchi reali che il sig. G.Cancelliere teneva presso di sè custoditi con lettera della Regina nostra signora per Sua Signoria ill.ma per tal occorrenza, e portò la sorte che in (canc.:detto primo) esso vi fu la persona del Governatore eletto per interim, che viveva e poteva assumere il governo; perchè, quando non vi fosse stata, bisognava aprire il secondo ed il terzo, caso che ne anche nel secondo (canc.:vi fosse) si fosse trovato persona vivente.

Sortisce eletto il sig. mse. de los Balbases don Paolo Spinola Doria.

Letta la lettera reale con l'altra indrizzata al Consiglio, si vidde che il Governatore dichiarato da S.M. era il mse. de los Balbases, e così subito venne salutato per tale, e fatto sedere in capo di tavola in segno di possesso.

Va il Consiglio servendo S.E. alla Madonna di S.Celso.

Finito il Consiglio in cui si trattò di qualche altro negotio, uscirono tutti li signori Consiglieri servendo con adelantia il sig. mse. Governatore alla carozza nella quale montarono, oltre l'Ecc. Sua, il sig. Maestro di Campo Generale, il sig. Castellano, il sig. G.Cancelliere, sig. don Inigo de Velandia e sig. co. Pirro Visconti, e se n'andarono col seguito delli altri Consiglieri nelle loro carozze


Le memorie Gorani - Pagina 189

alla Madonna di S.Celso a dar le gratie a Nostra Signora.

Il sig. card. Arcivescovo va a visitare il nuovo sig. Governatore.

Al doppo pranso il sig. card. arcivescovo Litta fece intendere dal suo ceremoniere Moneta al sig. mse. Governatore,che desiderava visitarlo; e datasi l'hora per le 22, venne Sua Em. in siglia col corteggio di molti preti e qualche cavalliere a casa di S.E., la quale si portò a riceverlo sino alla bussola della prima sala, che serve 137 per li alabardieri. Entrato il sig. Cardinale con la siglia nella detta sala, si mosse dalla bussola il Marchese ad incontrarlo e riceverlo; e la visita durò un hora. L'accompagnamento fu sino allo stesso luogo dove S.Em. era smontata e non (canc.: partì) si mosse il Marchese sino che non si fu riposto in siglia e che la vidde partire.

Mala intelligenza della signora donna Menzia sopra il ponto del ritirar la guardia delli alabardieri per colpa del Maestro delle Ceremonie

Naque questo giorno un picolo accidente, che turbò alquanto l'animo delle signore della casa del sig. don Luigi. E fu che, dovendo andar il Cardinale alla visita di S.E. si considerò da S.E. medema che conveniva si trovassero in sua casa alcuni alabardieri della guardia. Mandò donque a dire a don Rodrigo Baldese capitano della detta guardia, che fu in tempo del sig. don Luigi, che si contentasse inviargliene una squadra di dieci o 12. Cicogna, maestro delle ceremonie, non sapendo che già S.E. havesse mandato a ricercare li detti alabardieri, mandò ancor lui e senza haver l'attentione che si doveva, fece dire ch'andassero tutti. Rifertasi quest'ambasciata al sig. don Pietro Orozco, se ne turbò pensando che fosse un tiro havesse voluto fargli il Governatore nuovo, come che sapevano che in tempo del governo del sig. don Luigi non haveva da esso ricevute molte gratie; ma poi si seppe il vero del tutto, ch'era stata tutta mossa del ceremoniere, e con questo si calmò il negotio.

S.E. rende al sig. card. Arcivescovo la visita


Le memorie Gorani - Pagina 190

il sig.mse. Governatore fu poi d'indi a due giorni a rendere al sig. b Cardinale la visita, e doppo seguitorono a frequentare l'arcivescovato tutti li ministri, che prima s'erano astenuti; ed il sig. G. Cancelliere prese l'occasione che S.Em. si trovava aggravata di dolori renali

S'imbalsama il cadavere di don Luigi.

Tutto il giorno 30 s'attese ad imbalsamar il cadavere del sig. don Luigi, ed a preparare il gran letto dove s'haveva da esporre.

Ceremonia di Palazzo dove fu esposto il cadavere del sig. don Luigi tutto un giorno

Il seguente 31 sabbato santo fu esposto alla mattina nell'anticamera del Palazzo sotto gran baldachino di broccato incarnata e sopra una delle più ricche lettiere di granatilio con trabacca di brocato colorato eccetto che le bendine il cadavere dentro ad una cassa foderata di veluto nero con galoni d'oro, fatta col suo coperto da serrare con due chiavi a guisa di baullo. Era vestito di campagna con capello in testa, spada al fianco, e bastone da generalissimo nelle mani, e sotto havea il manto dell'Ordine d'Alcantara. Questa lettiera era posta sopra palco d'altezza di due brazza e stava sotto al baldachino. Di qua e di là ci piantarono due altari per celebrarvi Messe ma non si potè per esser giorno di Sabbato Santo. Tutte le religioni andorono con la croce mutandosi a star nella stanza a cantare a voce sommessa delle preci e fargli altri suffragij; e si diede libertà al popolo d'andar a vedere la ceremonia.

Si porta alla Scala detto cadavere. Cattafalco nella Scala

La sera dello stesso giorno fu messa la cassa serrata con le chiavi dal Secretario di Guerra in una carozza di Palazzo, nella quale entrorono 138 alcuni cavallieri de' più principali, e si condusse senza lumi alla chiesa della Scala (con precedente licenza del sig. card. arcivescovo Litta). Ivi stava apparechiato un alto cattafalco di sette gradini guerniti tutti di candelieri d'argento con


Le memorie Gorani - Pagina 191

torchie, e sopra, un baldachino di baietta nera. Li medemi cavallieri, levata di carozza la cassa ch'havea le sue manette dorate, la portorono in chiesa alla porta della quale si trovò il prevosto mitrato con tutto il Capitolo e 50 preti con torchie accese oltre moltissimi ministri e nobiltà.

***

Interviene al funerale il sig. mse. Spinola Governatore

Fu subito riposta in cima al cattafalco la detta cassa e coperta di broccato soglio color d'oro; e quasi nello stesso tempo sopravenne dalla parte della sagrestia il sig. mse. Spinola nuovo governatore con molti Consiglieri Segreti che si posero a sedere di dentro del presbiterio attorno (canc.: di dentro della) alla balaustrata, e S.E. pur sedette sopra sedia armata elevata da un poco di tarima. Seguirono la cassa tutti li creati della famiglia di S.E. vestiti con le cie ad uso di Spagna in molto numero, e postisi tra il presbiterio ed il cattafalco cominciarono li due chori di musica a cantare i soliti salmi e preci; e finita la fontione, si depose la cassa dal cattafalco e si portò da medemi cavallieri dentro b del presbiterio al luogo dove si era fatta nel muro la rottura per depositarvela dentro. Ivi don Pietro Orozco che teneva la chiave, l'aperse ed interrogato il sig. co. Casati, sacrista della Scala, et un notaro se riconoscevano quel cadavere per quello del sig. don Luigi Ponze, risposero che sì. E poi soggionse che glielo consegnava in via di deposito. Il che fatto, si tornò a serrare la cassa e si murò nel nichio fatto, che riesce dalla parte dell'evangelio sopra terra vicino all'uscio per dove s'entra in sacrestia, dove pure resta depositata la figlia di S.E. donna Giuseppa che morì alcuni anni fa in Milano.

***

Suffragij all'anima del sig. don Luigi.

Passate le feste di Pasqua si cominciarono i suffraggij solenni che durarono per otto mattine nella medema chiesa con messa cantata, cattafalco ricco di lumi, musica a più cori et intervento di tutta la


Le memorie Gorani - Pagina 192

familia del sig. don Luigi con molto concorso di nobiltà e ministri mutandosi ogni mattina la cera ch'era di spesa di lire mille per ciascuna.

***

Si celebrano le essequie solenni

In capo alli otto giorni per compire e conchiudere col novenario, si celebrarono le essequie con tutta ostentatione perchè si eresse in mezzo alla chiesa un cattafalco di bella e magnifica struttura che portava con la piramide di mezzo sino al vòlto. Fra in ott'angolo e con copia grande di torchie e candele illuminato. Havea due scalinate, l'una rivolta alla porta e l'altra all'altar maggiore. Sul feretro 139 v'era un gran tappeto di broccato a guisa di manto con sopra la croce d'Alcantara et in cima l'armatura con la celata di lucidissimo acciaio, bastone da generale e spada. Pendeva al di sopra noi un ricco baldachino di broccato, qual si prese in prestito da S.Fedele. Il contorno della chiesa era tutto ornato d'imprese et epigrami e lumi, particolarmente il corniccione che n'era tutto pieno.

***

Ceremonia della funtione delle essequie.

Il giorno di onesta solennità fu il 20 d'aprile. V'intervenne il sig. mse. Spinola governatore sotto baldachino nel presbiterio in faccia al prevosto che fece la fontione usando la mitra. S.E. venne alla chiesa alle hore 15 col Consiglio Segreto che s'accomodò in due banche al lato destro tra la balaustrata e la cortina. Fuori del presbiterio in banche di qua e di là s'accomodò la familia del defunto e diversi ministri, quasi tutti questori dell'uno e l'altro Magistrato. La fontione fu la solita e la musica a 4 cori. Finito l'ufficio e la Messa con la beneditione del feretro, disse l'oratione il padre Pietra Santa vestito con cotta e stola. Fu eruditissimo ed eloquentissimo; e fra i belli sentimenti co' quali passeggiò sopra le virtù e gesta del sig. don Luigi (canc:fu questo) portò questo: che alla tomba di sì grande eroe si poteva mettere quel moto che si b pose al Colosso di Rodi doppo che fu atterrato, Aduc iacens miraculo est.


Le memorie Gorani - Pagina 193

S.E. nell 'entrar in chiesa non passò per lo cattafalco ma bensì per la nave destra et all'uscire per la sinistra, atteso che quella grande di mezzo era tutta occupata.

Le compositioni furono d'un tal padre Pallavicino gesuita

***

Di questi giorni venne a Milano il sig. card. Savelli per visitare le sue rendite che tiene in questo Stato. Subito arrivato andò a vedere il sig. card. arciv. Litta. Non vi fu incontro fuori delle porte per conto di S.E. nè altro trattamento cardinalitio. Andarono solamente alcune carozze a 6 invitate dal sig. card. Litta.

***

Il sig. mse. Governatore lo visitò d'indi a due giorni in casa del medemo cardinale andandovi con alabardieri e nella più magnifica forma. Il sig. cardinale, all'incontro, si portò da S.E. a restituirgli la visita il giorno appresso servito da carozza con fiocchi del sig. card. Litta e vestito in habito cardinalitio. S.E. fu ad incontrarlo nella stanza che riesce immediata alla scala e serve per la guardia de' Tedeschi. Finita la visita S.E. lo accompagnò sino alla stanza ultima del quarto della signora marchesa sua moglie che pur visitò, ed ivi lo lasciò, chivando con questo il ponto de' gradini della scala che caggionò lo sconcio ben noto che seguì tra il sig. don Luigi Ponze, antecessore del sig. mse. Spinola d'oggidì ed il sig. card. Sforza.

***

Alli 22 partì da Milano la ligata de galeotti, e S.E. il giorno avanti fece sei gratie de condannati alla galera consultate da me et un 140 un altro dal secretario Proserpio, le quali caggionarono al Senato un sentimento ben grande a segno che disse a me il sig. Presidente voleva far consulta a S.M.

Maggio

Alli 3 di questo mese arivò a Milano venendo da Francia per la via di Torino, il (canc.:duca) principe Ernesto di Sassonia (canc.:cadetto) capo della Casa del duca di Vaimar, che viene ad essere per conseguenza di quella di Sassonia (ancorche differente assai da essa nell'affettione verso la Casa d'Austria, perchè di questa di Sassonia


Le memorie Gorani - Pagina 194

si ha che nella ultima dieta di Ratisbona l'Elettor moderno cavò di seno una scrittura, qual disse esser il testamento di suo padre in cui le lasciava questo ricordo, che havesse tutto per nulla fuori che il conservare la divotione alla Casa d'Austria, e ciò succedette in occasione che l'Elettore fu confortato a pensare di tirar l'Imperio in Casa sua). Alloggiò in casa del Residente di Savoia co. Porro, qual subito la sera si portò a Palazzo a darne parte a S.E. battezzando questo principe d'Altezza come che fosse della Casa di Sassonia, ed immediatamente propose a S.E. che ppteva vedersi con lui in qualche luogo terzo come sarebbe una chiesa e trattarlo di (canc.: Altezza) lei. Uscito il Residente, discorse S.E. con li signori G.Cancelliere dell'aviso ricevuto e si riconobbe che in primo luogo non (canc.:solo) se le doveva l'Altezza ma nè meno l'Eccellenza b sendo questo il maggior trattamento che potesse mai ricevere a casa (canc.:mia) sua per esser un cadetto molto lontano, come si è detto, di quella del duca di Sassonia (canc.:Vaimar). La conclusione donque fu di non vedersi ma bensì di regalarlo di rinfreschi, come a ponto si fece la mattina seguente mandando il capitano Marcone con diversi bastimenti alla casa del Residente. Quasi due giorni si trattenne in Milano e poi partì alla volta d'Alemagna. S.E. la mattina che doveva seco vedersi conforme al concertato col Residente si scusò a titolo d'essergli sopraggionta mossa di corpo.

***

Alli 30 del mese passato si diede la mostra generale all'esercito nè si fece alcuna riforma.

***

Alli 5 del sodetto mese di maggio il sig. mse. de los Balbases governatore dichiarò suo Segretario di Guerra Angelo Mantegazza che lo era già prima di sua casa per le occorrenze della cavalleria di cui il sig. marchese era generale; Secretario di Stato don Francesco d'Orbino che anche prima lo era di camera e creato suo; e Capitan della Guardia de' carabini il mse. Federico Lonati. Quella delle Lancie lo dichiarò qualche giorni prima e fu il co. Fabio Visconti che in tal carico havea servito tutto il governo del sig. don Luigi Ponze


Le memorie Gorani - Pagina 195

La delle (canc.: lancie) alabardieri in un tale de Tintoribus segretario della Marchesa.

***

Sul fine del mese passato, havendo il sig. G.Cancelliere mostrato desiderio e fattomi intendere dal sig. Giovanni Battista Riboldi suo segretario, ch'io dovessi consegnare al sig. segretario Serponti, come successo al sig. mio padre nella nella preffetura dell'archivio, 141 tutte li papeli che ........ s'erano levati dal detto archivio, ed unitamente tutti gl'altri che non potevano bisognare correntemente, feci avisato il sig. suo figlio Valeriano che mandasse a riceverle da un offitiale; e così lui medemo, col Bendone scrittore della cancelleria, si portò a casa mia con un carrello, e sopra di esso feci che il sig. Gran..., offitiale che m'assiste, le consegnasse tutti i papeli del fu sig. secretario Bigarolo e tutti li registri ch'andavano rimessi all'archivio, e si riconobbe dal detto Bendone l'inventario perchè lo firmasse poi il sig. secretario archivista. E nella medema occasione se le consegnarono pure le chiavi dell'archivio stesso. A questa fontione io non mi trovai presente.

Morto che fu il sig. don Luigi Ponze governatore, significò d'indi a pochi giorni il sig. G.Cancelliere alli due segretari di guerra e Stato, Orozco e Altamira, l'ordine che teneva da S.M. a drittura, di ricuperare tutti li papeli pertinenti alle cose del governo, e ciò lo fece vedendo che non v'era in que' signori la minima dispositione per rendere detti papeli. Ma poca ed imperfetta essecutione hebbe la soavità dell'ufficio passato dal sig. G.Cancelliere, perchè don Pietro mandò al sig. mse. Spinola governatore alcune poche scritture invece di mandarle al sig. G.Cancelliere, a cui comandò S.M. che b si debbano consegnare, ed alcune altre poscia in più volte fece pur capitare alle mani del sig. G.Cancelliere trattennendosi tutto il rimanente di maggior quantità ed importanza. Più nettamente procedette don Francesco Altamira, perchè diede una relatione come a foggia d'inventario distinta ad anno per anno in cui notò tutti li dispacchi


Le memorie Gorani - Pagina 196

che si trovava havere in sue mani così di lettere del Re de offitio come di parte e di consulta fatte dal sig. don Luigi alla Maestà sua, ch'erano a ponto le due sorti di papeli ch'egli havea nonostante che non fosse matteria propria del suo Ministero ed egli le havesse in suo potere perchè il sig. don Luigi non teneva regola in valersi de' secretarij adoperandoli secondo più le tornava a grado. Sul finire del mese passato venne a Milano il co. Arrivabene mandato dalla signora Arciduchessa Duchessa di Mantova a congratularsi col sig. mse. de los Balbases novello governatore della sua assonzione al governo. Alloggiò in casa del Residente ed hebbe da S.E. due udienze, la prima di compimento e la seconda di congiedo. Visitò, ambi le volte che si portò a Palazzo, la signora marchesa Governatrice ancorchè come disse il Residente, non l'havesse in istruzione. Da Palazzo non le fu mandato carozza nè fatto altra publica dimostrazione, e fu il primo inviato de' Principi soliti a mandar a compire in queste occasioni.

***

142 D'indi a pochi giorni arivò pure in Milano il mse. Oratio Lampugnani figlio del mse. Camillo, hora priggione nella Rochetta di Parma, mandato dal duca di Parma a compire con S.E. Alloggiò nel convento della Passione. Hebbe da S.E. due udienze, la prima del complimento, la seconda di congedo, e poi si trattenne in Milano qualche altro giorno per suoi dimestici affari. Con questo inviato pure, non seguì d'avantaggio di quello si fece con l'inviato di Mantova. Il ricevere e l'accompagnare di S.E. fu quasi lo stesso che si stila co' Residenti.

***

Alli 11 si portò a Palazzo dove ha la sua habitatione il sig. mse. de los Balbases hora governatore per interim, il sig. Giovanni Battista Fiesco cavalier genovese (che attende quivi in Milano alle occorrenze della Republica di Genova e serve come d'interlocutore atteso non esservi Residente) accompagnato da diversi cavalieri genovesi e milanesi ancora per compire con S.E. in nome della stessa Republica. Fu ricevuto nella forma delli altri due inviati di Mantova


Le memorie Gorani - Pagina 197

e Parma. Presentò lettere credentiali ne si sa poi come S.E. rispondesse e come trattasse nel titolo la Repubblica la quale, havendo da b certo tempo in qua pretese del Serenissimo, e non havendo mai S.M. comandato di dovercelo dare, per questo ella non ha in altre simili occorrenze mandato inviati a compire con li signori governatori ancorchè lo habbia fatto in altre di negotio. Ben si crede che, sendo S.E. di famiglia genovese, sicome per tal riguardo havrà messo la Republica in consideratione di passar seco questo compimento che non ha passato con altri così l'Ecc. Sua per esser genovese, per interim havrà stimato di non far esempio col compiacerle sul ponto de' titoli, tanto più che ho riparato non haver levato nè mutato il tenore de' trattamenti che soleva usar prima che fosse assonto a questo grado, perchè al sig. G.Cancelliere ho sentito che, seco parlando, le dava del Vostra Signoria Ill.ma, il che è contro il costume ordinario.

***

Alli 13 con le lettere di Roma s'intese la confirmatione della pace conclusa tra le due Corone, havendola pubblicata il Papa su l'aviso che il re cristianissimo ha dato a Sua Santità, oltre l'haverla pur sparsa il suo ambasciatore.

Alli 10 il sig. don Pietro Orozco già secretario di guerra del sig. don Luigi Ponze si risolvette scrivere una lettera al sig. G.Cancelliere acompagnandola con diversi papeli consistenti in cedole di S.M. la più parte, fra le quali non v'era pur una delle consulte o riporto fatte dal sig. don Luigi alla Maestà sua. E nella sodetta lettera in certo modo si dispediva don Pietro dicendo che, mentre doveva partire 143 per Spagna, lo ricercava de suo comando.

Stimò con questa lettera don Pietro di far una consegna spontanea de' papeli che voleva dare mostrando d'ignorare che vi fosse ordine di S.M. per obligare i segretarij di guerra a lasciar i papeli, ancorche il sig. G.Cancelliere per mezzo del sen. Carillo gli facesse confidare la reale cedola di S.M. su onesto proposito, che poi don Pietro fece perdere.


Le memorie Gorani - Pagina 198

Ma il sig. G.Cancelliere, conosciuto l'artificio, rispose sagacemente ed in vece di far la ricevuta sotto alla nota de' papeli che don Pietro mandò, la fece a parte menzionando che tal consegna fosse in essecutione dell'ordine di S.M. e poi dicendo nella risposta che, in quanto al capo del dispedirsi, non ci voleva sì presto intenerire e che ben vi sarebbe stato tempo di farlo anche in voce Suppose sempre don Pietro che non potesse mai esser astretto a consegnare le consulte fatte dal sig. don Luigi al re, per esser fattiche tutte delle sue mani e che, sì come ogni notaro tiene presso di sè i suoi rogiti, come un secretario potesse e dovesse tener presso di sé i suoi papeli

***

Adì 16 detto. Compì con S.E. per parte del sig. duca di Guastalla il sig. Francesco Asti alfiere della sua compagnia d'huomini d'arme, cavalier cremonese, per la sodetta occorrenza d'esser stato l'Ecc. Sua b eletto in governatore per interim, ed hebbe li medemi trattamenti in quanto all'esser ricevuto ed accompagnato, degl'altri di Mantova e Parma. Portò lettere del sig. duca per me e fu a vedermi in nome del sig. duca medemo.

***

Adì 18 detto. Con occasione si fece una gionta sopra il particolare del sale della Val Sesia il sig. G.Cancelliere in essecutione dell'ordine di S.M. di dover participare alli togati del Consiglio Secreto le diligenze usate per ricuperare li papeli dalli due secretarij di guerra e ziffra, fece leggere le lettere due lettere (sic!) reali in cui sono del 62 et successivamente quella che Sua Signoria Ill.ma scrisse a don Pietro Orozco particularizando i papeli che desiderava e la risposta del medemo don Pietro, et fatta relazione in voce di quanto era passato con Altamira (canc.:di quanto) che supponeva haver consegnato tutto, sentito il parere di que' signori ministri, fu che si facesse a S.M. dal sig. G.Cancelliere relazione del seguito con l'inviar alla Maestà Sua copia di tutti li sudetti papeli.

A' 24 con lettere di Lione gionse l'aviso d'esser stato dichiarato da S.M. Governatore di Milano in proprietà il sig. mse. di Mortara


Le memorie Gorani - Pagina 199

avanti che fosse pervenuta la nuova della morte del sig. don Luigi.

***

Alli 23 detto discorsi longamente col sig. mse. Spinola governatore 144 sul particolare della licenza del sig. co. Presidente e ne ricavai quello che tengo rilevato in una memoria a parte

Giugno

Dovendo cassare da Cremona a Pavia per servitio di S.M. alcune barche di grano e michio, S.E. fece scrivere dal secretario Remigio Rossi al co. Rossi agente qua del duca di Parma il solito biglietto d'aviso sul tenore d'uno che le prestai scritto in altra simile occorrenza, e non ostante che il duca rispondesse al conte doppo d'haver ricevuto lo stesso biglietto, che a Piacenza si sarebbe dato l'ordine, s'intendette che le dette barche, arivate a Piacenza, furono trattennute; di che havendo comandato S.E. se ne passasse qualche poco di doglianza col conte sodetto, non si potè così subito essequire perchè s'era portato a Saronno ad una sua villa. Ritornò però subito alli 9 detto e venutomi a trovare in anticamera di S.E. mi fece vedere le risposte originali del duca ed io le passail'instanza per parte dell'Ecc. Sua framezzata da qualche poco di sentimento.

La cagione poi perchè fossero trattennute le sodette barche, disse doppo il co. Rossi al sig. G.Cancelliere ch'era stata perchè alcuni ministri inferiori di Sua Altezza prettendevano se le pagassero certi dritti che havevano negati li barcaroli. Ed infatti questa era un altra novità che si è voluto introdurre adesso di mandar comissarij b sopra le barche a riconoscerle. Per lo che S.E. determinò di dar ordine al giudice del Gallo, Cesare Visconte, che prendesse informationi da' medemi, barcaroli ch'havesse nominati don Diego Patigno e da Martello Ceronelli, Carlo Cittadino e Bernardo Narino ch'havevano fatto venire altre simili condotte, se fosse di costume il pagar tali dritti.

***

Alli (manca) del corrente S.E. fece dar mostra generale a tutta la gente e dar il giuramento (canc.;alla) militare alli quatro regimenti Alemani nuovi, due d'infanteria e due di cavalleria, parte in Pavia


Le memorie Gorani - Pagina 200

e parte in Lodi, e v'assistette alla sodetta mostra in persona Naque che, sendo colonello d'uno de' regimenti d'infanteria in figlio primogenito del principe di Bozzolo, questi non si trovò alla mostra ma solamente il co. d'Erbestein suo tenente colonello; e lo rispetto fu creduto perchè prettendesse da S.E. trattamenti che non sono dovuti a chi milita in tal qualità sotto li stendardi reali. E veramente la cosa caggionò in tutto l'essercito un scandalo grande tanto più che nessuno trovava ragione che potessero diffendere il principe sapendosi che il sig. don Luigi Ponze non le diede più che del Vostra Signoria quando fu a Milano quest'inverno passato.

***

145 Adì (manca) S.E. mi mandò dal sig. card. Litta a dirle che sul negotio della Rivera d'Orta per cui havea S.Em. fatto presentare dal Vicario suo Generale il breve di S.S. diretto a S.E. Perchè non permettesse si passasse a novità pregiudiciale alla Chiesa di Novara, havea l'Ecc. Sua risoluto di pregar il sig. Cardinale a portar la risposta tanto alla Santità Sua quanto al sig. card. Rospigliosi, ma che poi fatta riflessione a che il mse. d'Asporga, ambasciatore di S.M. in Roma, potrebbe trovarsi con ordini freschi di S.M. de' quali non sapendosene il contenuto era facile il disacertare od almeno l'impegnarsi forsi contro la reale volontà, che però poteva servirsi di scrivere al sig. card. Rospigliosi che dal sig. mse. d'Astorga medemo havrebbe S. S. ricevuta la risposta. Doppo, in discorso come da me dissi che naturalmente non si doveva temere d'haver a vedere di questo negotio la finale determinatione mentre il governo di S.E. havea da durare così poco.

Luglio.

Al primo del mese di luglio mandò il sig. card. Litta da me il sig. Giovanni Battista Pallavicino, suo caudatario, a mostrarmi due lettere, una del sig. card. Rospigliosi in cui le dava gratie dell'operato col sig. mse. Spinola per la (canc.:sospensione) dispositione trovata b in S.E. di non lasciar correre novità pregiudiciale alla Chiesa di


Le memorie Gorani - Pagina 201

Novara nel particolare della Rivera d'Orta, e l'altra del vescovo di Novara che si doleva d'haver inteso da parte autorevole che il Senato havesse decretato un perentorio per la spedizione della causa. La conclusione di questa ambasciata fu che mentre il sig. Cardinale haveva francamente scritto a Roma che non si sarebbe innovato su quello le dissi io, hora stasse con dispiacere e con dubbio d'esser tenuto per un legiero mentre cui non corrispondessero l'effetti all'intentioni. M'acorsi, che questa era una passata per impegnarmi a confirmare ciò che non havevo in tali termini portato al sig. Cardinale, e però liberamente risposi al sig. Pallavicino che quando fui da S.Em. non mi alargai all'intentione che supponeva così libera di sospensione d'ogni novità. M'accesi un poco e dissi che se il sig. Cardinale m'havesse messo fra queste forbici di farmi dire una cosa che non havevo detto, non potevo più servirlo d'interlocutore ed aggionsi altre espressioni di sentimento perchè il sig. Pallavicino persisteva in che il sig. Cardinale asseriva che tanto era uscito di mia bocca.

Finalmente, partito da me esso sig. Pallavicino, tornò a mia casa il giorno seguente con più rimessi sensi pregandomi per parte di S.Em. a voler portare al sig. Marchese governatore lo stato del negotio 146 come ce lo rappresentava il Vescovo di Novara a fin che si servisse S.E. di non permettere s'innovasse dal Senato durante il suo governo. Fui da S.E. a esporre il desiderio del sig. Cardinale, e S.E. mi mandò dal sig. co. Arese per sapere il netto di tal parentorio supposto dal Vescovo di Novara. Il sig. Presidente disse di non haver notizia che per ordine del Senato si fosse mandato, e che quando ciò fosse seguito sarebbe stata tutta opera del sen. Loaysa relatore. Riportata a S.E. questa chiarezza mi comandò andassi di nuovo dal sig. Cardinale a dirgli che per la diligenza fatta col sig. Presidente del Senato le constava non esser uscito tal parentorio e che, quando bene fosse uscito, non consisteva in esso novità essentiale e che, per quanto fosse stato in lui, havrebbe procurato non sì precipitasse la causa nè si facesse novità in tempo suo. Tanto esposi al sig. Cardinale


Le memorie Gorani - Pagina 202

il giorno 3 di questo mese, di che restò soddisfattissima S.E. e disse c'havrebbe risposto al sig. card. Rospigliosi che qui non s'haveva notizia da S.E. nè dal sig. Presidente del Senato che fosse uscito (canc.:tal) perentorio come ha mostrato dì dubitare il Vescovo di Novara e che, in ogni caso, assicurava di nuovo b Sua Santità che in S.E. haveva ritrivato i medesimi sensi per non lasciar correre novità irreparabile.

***

Venuta a Milano del card. Barbarigo senza che per parte del Governo si facesse alcuna dimostratione di ricevimento.

Al primo di questo mese arivò a Milano venendo da Padova il card. Barbarigo vescovo di quella città ed huomo di vita integerima, vero immitatore di S. Carlo così nel zelo delle anime come nel austerità del suo vivere. Il fine della venuta sua fu per visitare il corpo del medemo glorioso S.Carlo. Fu incontrato da alcune carozze a sei mandate dal sig. Card. Litta il quale lo alloggiò a sua spese nell'Arcivescovato trovandosi egli nel Collegio Elvetico. Si trattenne una settimana in Milano. Non fu visitato da S.E. nella casa del suo alloggio perchè pretese d'esser venuto in forma più che incognita a segno che non portò nè berettino rosso nè cordone d'oro nel cappello nè altra esteriorità che lo potesse distinguere per cardinale. Lo vidde però S.E. nel Collegio Elvetico un doppo pranso dove Sua Eminenza si trovò insieme col sig. card. Litta, e questo fu una volta sola. Lo visitarono però nell'arcivescovato li signori G.Cancelliere e Presidente del Senato con altri ministri e cavallieri suoi amici. Venne pure il mese passato a Milano il card. Savelli che vi si fermò molto tempo ed entrò nella medema maniera del card. Barbarigo.

Prima che la signora donna Menzia partisse da Milano, il sig. mse. Spinola governatore la fece pagare di Z 82 V di soldo del fu sig. don Luigi Ponze suo marito che avanzava; e bisognò dar decreto al Magistrato di derogationi d'ordini per haverlo in esso incaricato di trovar il danaro anco ad interesse per via d'anticipatione d'impresarij o prestito d'altri soventori


Le memorie Gorani - Pagina 203

***

147 Pretese don Pietro Orozco segretario che fu della guerra in tempo del sig. don Luigi diverse cose da S.E.

La prima, che se le pagassero da 8 mila lire che diceva avanzare del soldo straordinario, di secretario di guerra pretendendo che questo debba essere di lire 825 al mese e che a lui non se le fossero fatte buone che lire 595. La caggione di che non se le siano pagate in ragione delle lire 825 era per un ordine del sig. duca di Sermoneta dato un anno e mezzo doppo il suo governo, intorno a che diede memoriale a S.E. che fu rimesso al Magistrato e questi consultò sotto li 18 del passato, che di tal abbassamento non ne haveva notizia alcuna, ma che la si poteva ricavare da don Lucas de Cartazar al cui carico sta il riscuottere li dritti della Secretarìa di guerra. Sopra questa consulta, S.E. non volse prender altra risoluzione se non (canc.: che rimettere) rimettersi a quello che fosse parso al sig. mse. di Mortare di pigliar tanto rispetto alla pretensione di don Pietro quanto a quella che potesse haver il suo attual secretario Angelo Mantegazza.

La seconda, che se gli dispacciasse la libranza e mandato che disse non haver potuto fare il sig. don Luigi per gl'accidenti che gli sopravennero improvisi per le lire 3 mila che furon pagate a don Martin b de Cordova quando dal sig. don Luigi fu spedito a Borgogna, con soccorso di denaro ricercato da quel Governatore monsù di Liene, e ciò ad effetto d'aggiustarsi l'entrata ed uscita in Thesoreria a scarico del Thesoro generale che le haveva sborsate fiduzialmente; e sopra di questa, benchè S.E. fortemente riparasse di non voler firmare nè libranza nè mandato di denari usciti di Thesoreria in tempo del suo antecessore, ad ogni modo, seguendo 1'esempio del sig. co. di Fuensaldagna, non firmò già nè la libranza nè il mandato ma bensì diede decreto che si dovessero ammetter per pagati al Thesoriere generale le dette lire 3 mila coll'espressioni del non haver il sig. don Luigi potuto firmar gl'opportuni ricapiti e perchè il tesoriere gliele sborsò lui in tempo di don Luigi le lire 3 mila ond'era necessario


Le memorie Gorani - Pagina 204

sario che la signora donna Menzia le restituisse S.E. la sera avanti della sua partenza le mandò pagare a don Pietro

La terza fu che, havendo il sig. don Luigi fatto rimettere a Roma 12 mila lire incirca per levar una compagnia a don Bernardo Garzia de Londonio gentilhuomo del sig. mse. las Tore ambasciatore in quella città, ed havendo fatto far le lettere a mercanti in fede di poterli poi sodisfare col danaro della Thesoreria ed aggiustar poi le scritture in essa, hora desiderava che S.E. le facesse pagare detto danaro come speso in servizio di S.M. e non ancora pagato. Riparò S. E. che don Pietro non esibiva per giustificazione di questa pretensione lettera alcuna del mse. Astorga (canc.:las Tore) ancorche ne 148 havesse molte di don Mattia de Aldana offizial maggiore della secretarìa di detto marchese (canc.:e che) dubitando anche che detto don Pietro si fosse già potuto pagare per via di gasto secreto e però sopra di questo sempre stette saldo S.E. dicendo di non voler in ogni modo far pagar detta partita.

La quarta fu dell'avanzo de 6 mila lire che teneva del suo soldo esso don Pietro quali pretendeva se le pagassero per conto della Camera attesochè di quello haveva scosso don Lucas de Cortazar col quale si paga il soldo di secretario di guerra, non era risultato tanto che fosse bastato per fenirlo di sodisfare di dette sei milla lire. Questa le sortì perchè S.E. ordinò al Magistrato che gliele facesse pagare.

La quinta versava in che sotto li 29 di marzo giorno in che già il sig. don Luigi Ponze stava agonizante, diede don Pietro il biglietto alli ofitij del soldo perchè assentassero li quattro stati colonelli delli due regimenti di cavalleria et infanteria alemana che disse haver fatti in virtù d'ordine datogli da S.E. antecedentemente quando stava con salute, di dover andar dando li biglietti subito che apparisse haver li detti colonelli compìto alla capitulatione; e come che supponeva che di dritto alla secretaria di guerra v'andassero cento doppie per biglietto, e queste le pretendeva il secretario


Le memorie Gorani - Pagina 205

b Mantegazza per la ragione che que' biglietti di don Pietro non hebbero essecutione nelli offitij del soldo perchè solo li admise la Veedoria, et in contador p......le don Sebastian de Ucedo non li volle passare asserendo che un governatore moribondo e con la favella perduta non poteva dar ordini. Da qui naque la disputa intorno alla quale arivò don Pietro a parlarne personalmente a S.E. e dargli memoriale tanto supponeva che questo emolumento se gli dovesse di giustizia; e S.E. non fece altro decreto se non che li offitij del soldo informassero in virtù di che biglietto s'erano assentati li stati colonelli (sapendo molto bene che ciò era seguito in virtù d'altro biglietto che fece il secretario suo Mantegazza). Don Pietro hebbe il decreto due giorni avanti la partenza, procurò e conseguì l'informatione delli offitij ma se ne andò senza l'intento.

Tra quelli che pretesero qualche sorte d'accomodamento da S.E. per le partite con la signora donna Menzia, uno fu don Rodrigo Baldese il quale si valse del mezzo del sig. presidente Arese per tentar l'animo di S.E. se voleva dargli la graduazione di capitan de cavalli con la compagnia per quattro giorni e poi riformarlo a titolo di dover andar servendo la stessa signora donna Menzia. A questo non mostrò gran repugnanza S.E., anzi disse che l'havrebbe fatto quella 149 volta, però che dalle signore gli e lo fosse dimandato, poichè, trattandosi di contravenir agl'ordini di S.M. voleva almeno potersi giustificare con la convenienza per concorrere col gusto delle signore; e perchè sapeva molto bene il sig. Presidente che le signore sodette non havrebbero mai fatto tal dimanda, per la massima intestata loro da don Pietro Orozco di non voler nè far nè dimandar grazia, si procurò di negoziare per mezzo mio con S.E. che si contentasse almeno andasse il sig. G.Cancelliere dalle signore ad exquirerne la loro volontà intorno a questo particolare. Il che fece con tutta destrezza ma ritrovò sensi così contrarij di che non volevan mettersi in far che li suoi di casa conseguissero in altro gooverno quelle mercedi che non eran parse bene a don Luigi conferire ad essi.


Le memorie Gorani - Pagina 206

Onde convenne partisse senza poter ricavar minima espressione di buona volontà con cui havesse campo S.E. di consolar don Rodrigo: e con onesto restò disciolta la prattica e disperato il negozio.

Consolò poi. S.E. altri creati di casa del Sig. don Luigi facendo loro pagare di contante diversi avvanzi che ciaschuno haveva o di libranze b vechie o d'altro, tra quali io posso nominare don Antonio d'Escovar officiale della secretaria di Stato, don Antonio Spinosa maggiordomo, don Lucca de Quiros anch'esso offiziale della Secretarìa di Stato e don Francesco Altamira secretario di Stato. Con che comprovò il sig. mse. Governatore la grandezza dell'animo suo e tutta la maggior attenzione verso le sodette signore in far sodisfar tutto come più potè ancorchè egli in sei anni del governo del sig. don Luigi non havesse potuto conseguire che un'annata del suo soldo di General della cavalleria dello Stato.

***

Alli 8 detto, giorno di domenica, su le 13 hore partirono da Milano le sodette signore donna Menzia moglie del fu sig. don Luigi già governatore di Milano, e co.sa di Villaverde sua madre con la picciola la figlia di sette anni donna Maria unica herede, tutte in diverse lettiche, servite dalle due compagnie della guardia sino di qua dalla Conca di Pavia dove furno licenziate non havendo voluto che passassero più avanti. Al montar in lettica si trovorno nel loro palazzo tutti li ministri e capi di guerra ed il sig. mse. Governatore medemo colla signora msa. sua moglie la quale, in partendo le signore, restò nel quarto di sopra sin tanto che fumo uscite dalla porta e poi bassò ancor essa e se ne ritornò a sua casa.

150 Così fecero molt'altre dame che si trovorno presenti alla partenza restando tutte di sopra servendo la signora Governatrice. Il sig. mse. Governatore, mentre calorno le scale le signore, andò sempre seguendole sin che si posero in lettica e furno incardinate; poi montò in carrozza ancor esso e con diversi cavalieri si portò sin a Binasco dove si licenziò al doppo pranso dalle signore doppo haverle riservite alla littica e se ne ritornò a Milano.


Le memorie Gorani - Pagina 207

Delle dame nissuna andò alla porta accompagnando le signore fuori che donna Vittoria di Castro, moglie del presidente del Magistrato Straordinario, la quale sortì (canc.:sin) anche dalla città e, se bene v'era fango, smontò e diede il buon viaggio alle signore medeme.

Il sig. Cancelliere andò servendo le signore sino a Pavia in carozza a parte entro la quale prese di compagnia il padre Elizardi gesuita che con le signore medeme se ne passa a Spagna facendo l'ufficio di capellano et si dimorò in detta città sino all'haver viste partire di là dal Gravellone le lettiche, ancorchè, per essersi b messo a piovere nel tempo che cominciò la marchia, si licenziassero in strada nuova d'essa città.

In Binasco alloggiarno le signore in casa d'un tal Alessandro Bussola che resta a man manca andando a Pavia quasi in faccia al castello. S.E. prese l'ospizio de padri Certosini, ed il sig. G.Cancelliere si portò avanti sino a Casarile facendo alto in (canc.:casa) quella casa nuova che resta a vista della strada a man destra di là del Ticinello o sia naviglio andando a Pavia.

Il sig. Presidente del Senato co. Arese non passò Binasco ed io andai servendolo, e visto ch'havessimo le signore in marchia doppo il pranso se ne ritornassimo il medemo giorno a Milano.

Le sodette signore hanno destinato il lor alloggio in Genova nella casa del principe Doria che riguarda il molo e s'imbarcaranno sopra le gallere di Sicilia delle quali è Generale il duca di Fernandina loro nipote.

S.M. intesa la morte del sig. don Luigi fece mercede a queste signore di scuti mille al mese tantoche stavano a ritornar a Spagna. Avvanzavano 151 del soldo d'esso sig. don Luigi 82 V. che le furno fatte pagar prontamente dal sig. mse. Governatore prima che partissero, valendosi d'una partita di 24 V. che pagorno gl'utenti del naviglio di Cremona a conto di quello devono delle loro annate, et di 19500 che offersero di sborsare li chiamati nell'heredità Corte per redimersi dalla longhezza a cui s'incaminava nel Magistrato Straordinario


Le memorie Gorani - Pagina 208

la loro causa.

Fu osservato che le signore sodette non accrebbero in nulla la cortesia del trattamento alle dame che con grandissima attenzione e frequenza andavano a visitarle, poichè nel riceverle e nel vederle partire quando si licenziavano, mai s'alzavano dal cossino dove si trovavan sentate: cosa che veramente dispiache a questa nobiltà, ma che però se la prese in dissimulazione, e fu raro caso perchè, non ostante tutta questa stitichezza, non le se minorò mai il corteggio da queste medeme dame che tanto frequentavano il palazzo di queste b signore quanto l'altro della presente Governatrice.

Sì è ommesso di nottar di sopra a suo luogo, quando si è trattato nella mostra generale fatta dare dal sig. mse. Governatore alla sua presenza in Lodi et Pavia, che non comparve ad essa il figlio primogenito del principe di Bozzolo che è colonello d'un regimento d'infanteria alemana ultimamente levato con danaro del Re dal mse. di Malagon ambasciatore in Vienna, et nè meno comparve il fratello del detto colonello che è capitano d'una compagnia del medemo regimento, nè si potè credere che si lasciassero indurre a mancare ad un'obligazione così precisa alla quale compiva un principe Tomaso di Savoia quando militava in questo Stato, se non per l'altretanto varia quanto irragionevole pretensione di maggior trattamento di quello se le deve da' signori governatori, i quali non lo ponno trattare più che di Vostra Signoria come aponto fece il sig. don Luigi con il medemo principe nanti che fosse colonello e forsi anche per dubbio che altri capi di guerra, oltre il governatore, non fossero in questa parte per ..

152 S.E. non potendo dissimulare ad un mancamento seguito sotto gl'occhi suoi, lasciò che gl'offizij del soldo, conforme alle loro ordinanze, borrassero all'uno ed all'altro delli detti fratelli la piazza; la qual cosa diede gran sodisfazione all'esercito ed all'altro canto cagionò sentimenti nel principe. Onde, per esser acclarato, bisognò ch'interponesse gl'uffizij della signora Arciduchessa di Mantova se


Le memorie Gorani - Pagina 209

bene tuttavia sino a questo giorno non è seguito l'effetto dell'acclarazione che, succedendo, si notarà più d'abasso.

Alli 14 mandò il sig. card. Litta da me il sig. Giovanni Battista Pallavicino suo caudatario a mostrarmi il perentorio che dal Senato era stato intimato alli procuratori nella causa della Rivera d'Orta, firmato dal sen. Loaysa commendatario della causa et dal secretario Maggio sotto li 6 del corrente, affinchè io vedessi che quello gli disse S.Em. il giorno tre del corrente, d'haverle il vescovo di Novara scritto che contro l'intenzioni date di non voler innovare nel b governo di S.E. si era trasmesso il sodetto perentorio; a che risposi che dalla data d'esso si cavava l'autenticazione di quanto dissi al sig. Cardinale detto giorno tre, ch'all'hora non poteva esser intimato. E ciò io l'assicurai sopra quello mi disse il sig. presidente del Senato che, o non era intimato assolutamente o, se pure era stato intimato, l'haveva fatto da sè il senatore senza participazione del Senato. Con tal perentorio alla mano andai il medemo giorno dal sig. co. Arese, ed havendogli dimandato se v'era pericolo che sotto di quello si fosse venuto alla spedizione della causa, mi rispose che no. Ed io diedi poi parte subito a S.E. il giorno seguente alla sera, dalla quale non ricavai altro se non che, dando la risposta io al sig. Cardinale, le dicessi che continovava nella medema attenzione di far ogni possibile perchè dal Senato non si passasse alla diffinitiva sino all'arrivo di nuovi ordini di S.M.

D'avantaggio mi disse il sig. Presidente che non era da stupirsi si fosse mandato detto perentorio, perchè non si poteva far meno quando un fiscale seleuta (zelante? solerte?) (canc.:ed instante) come il sen. Fajardo anche ultimamente haveva rinovato l'istanza per la 153 spedizione della medesima causa.

***

Alli 20 a hore 17 arivò in questa città il contestabile Colonna per le poste con madama sua moglie e la msa. Palleotti della casa di Varvich senza il marito facendo da Roma qua un precipitoso viaggio.


Le memorie Gorani - Pagina 210

Nello stesso tempo arivò a Mandello, luogo del sig. Airoldi, la cognata d'esso Contestabile moglie del duca Mazzarino ch'è figlio del maresciale della Migliare da cui se ne scappò e se ne venne in Italia per disgusti passati tra essi.

***

Il giorno 23 il sig. mse. Governatore andò ad incontrarla mentre se ne veniva da Mandello con li detti Contestabile, sua moglie e msa. Palleotti.

Alloggiarono tutti questi forastieri nella casa del co. Durino ch'havea lasciata la vedova del sig. don Luigi Ponze, qual fece mobigliare di tutto ponto S.E. de fini arredi della propria guardarobba. Sendo già alcuni mesi che tra le communità di Lenta, Stato di Piemonte, e Calpignano, Stato di Milano ma di là, e l'altra di qua dalla Sesia, verte una differenza sopra l'essersi, con una chiusa voluto riparare quei di Calpignano dalle piene del fiume sodetto ch'havevano fatto inclinare a questa parte con altra chiusa o sia ficia, com'essi chiamano, furono dati ordini da S.E. per Secretaria di guerra a don Ferdinando Valdes governatore di Novara che sempre che .....dissero b quelli di Calpignano a dimandare braccio de soldati per distuere la chiusa di Lenta e sostennere la loro, glielo dovesse prestare. Così essequì. Et andate alcune bocche da fuoco imprudentemente con tamburro battente (per quanto scrisse Savantes governatore di Vercelli) ruppero la ficea di Lenta. Di che avertiti, que' terrazzani accorsero subito a dimandare aggiutto a Vercelli e con tutta celerità vennero a disfare quella di Calpignano. Il Residente, con tutto questo, fu da S.E. a dar doglianze doppo del fatto, per la rottura del loro riparo seguita, come disse, sotto la parola del governatore di Novara di non far novità. Nè sin hora si è presa risolutione in quanto al rispondere al Residente medemo.

***

Alli 25, giorno di S.Giacomo, verso un'hora di notte arivò a Milano, venendo da Venezia, il mse. Giron Francesco Villa ch'ha servito sin hora di Generale quella Republica nell'assedio di Candia.

S.E. il sig. mse. de los Balbases mandò il cavallier Cavanago sino a


Le memorie Gorani - Pagina 211

Crescenzago con carozza a 6 di Palazzo a complilentarlo, et alla Cassina de' Pomi hebbe 1'incontro del Residente di Savoia con alcune carozze a sei.

Entrato in Milano si portò a drittura a Palazzo a riverir S.E. nella casa del co. Gabrio Serbelloni ove habita a Porta Orientale.

S.E. discorse meco della forma del trattamento che poteva fargli, imponendomi 154 di vedere nelle mie memorie come si era governato il sig. don Luigi Ponze col mse. di Bellefont che l'Ecc. Sua considerava in pari; e così risolvette, visto l'esempio che troverai nel libro antecedente a questo sotto l'anno 1664 e 1666 di venirlo ad incontrare sino a mezza la galleria che serve d'anticamera, e poi accompagnarlo sino quasi alla metà della stanza in cui sbocca la galeria medema e che resta tra la sala delli alabardieri e la sodetta galeria, dandogli la mano dritta e facendolo entrare il primo alle porte. Tanto a ponto pratticò S.E., e la visita durò mezz'hora discorrendosi sempre dell'assedio di Candia. Con esso mse. Villa venne un suo nipote, il co. di Costioli, e qualch'altra persona di rispetto. Alloggiò in casa del Residente di Savoia, co. Angelo Porro.

Finita la visita la visita del sig. mse. Governatore, passò immediatamente a quella della signora Marchesa e poi se ne ritornò a casa. Hebbe il detto mse. Villa la sedia nel luogo più degno, però non totalmente risguardante la porta

Il detto giorno 25, sulla sera, andorono a veder la salve del Castello b di Milano in casa del sig. co. Arese, la signora msa. Governatrice con madama Colonna moglie del Contestabile, la duchessa Mazzarini moglie del maresciale della Migliarè da cui s'era fugita, come si è detto di sopra, e la msa. Palleotti, l'una e l'altra di queste due splendori della bellezza donnesca; e poco doppo sopravenne il sig. mse. Governatore che tutti entrarono per la porta del giardino e, doppo haverlo passeggiato le dame come quelle ch'arivorono più per tempo, si portarono alle stanze di sopra ed ivi hebbero una lautissima colattione di dolci e di rinfreschi. Ed a pena le Eccellenze Loro


Le memorie Gorani - Pagina 212

furono arivate a case che gionse a Palazzo il mse. Villa. La mattina del seguente giorno alli 26, il sig. mse. Governatore fu a casa del Residente di Savoia a restituir la visita al mse. Villa che accompagnò l'Ecc. Sua sino alla carozza e la vidde partire.

Il giorno medemo al doppo pranso S.E. fece recitare una comedia spagnola in Palazzo e convitò a sentirla esso sig. mse. Villa che vi venne con li suoi camerata, gustatissimo delle cortesie ricevute dall'Ecc. Sua.

***

Funestò qualche poco la consolatione di Palazzo che pensò d'haver obligato a tutto il maggior gradimento detto sig. mse. Villa, un accidente 155 seguito la notte seguente delli 26; e fu questo, che trovandosi alloggiato nell'hosteria del Monte di Brianza il capitano della guardia del Marchese con alcuni altri del seguito suo, forsi perchè non poteva tutti capire in casa del Residente di Savoia, andò il Vicario di Giustizia co. Giacomo Bolognino con la sbirreria a bussare alla porta di detta hosteria havendo havuto aviso che in essa solevano capitare banditi et altri malviventi sotto la fidanza ch'ella sia sotto la giurisdizione del Castello. Non sapeva però il conte che que' forestieri vi fossero alloggiati. Bussato ch'hebbero molte volte li birri, venne alla finestra l'hoste e, visto che era il Vicario di Giustizia, disse subito che sarebbe venuto ad aprire. Ma tardando più d'un hora, li birri sforzarono la porta ed entrati fecero subito la perquisitione per tutta l'hosteria; ed arivati alla stanza delli forastieri trovorono che havevano le loro armi sopra che s'offesero dicendo come non potevano esser sicuri con un salvo condotto di S.E. e passarono alquante parole etiandio col Vicario medemo che, vedendo che non si finivano d'aquietare e che minacciorono b li birri di risentimento, fu forza alzasse la voce e li avertisse ch'erano in città del Re di Spagna e che lui era suo ministro al quale si doveva rispetto. La cosa finì in che il Vicario fece condurre priggione l'hoste; ed alla mattina seguente, penetrato a S.E. il sentimento che ne havea concepito il mse. Villa per la relatione


Le memorie Gorani - Pagina 213

che le fecero i suoi d'haver li birri bassati i schioppi contro le persone loro ancor che il marchese medemo non lo mostrasse che molto coperto, volle sentire subito il parere del sig. G.Cancelliere e del sig. co. presidente Arese per vedere che cosa si poteva fare per render sodisfatto il mse. Villa. E la risolutione che si prese si metterà più d'abbasso.

***

Adì 27. Entrò in Milano la sera; passate le 24 hore, il sig. card. Visconti venendo di Spagna ove ha esercitato sin hora quella nunziatura ed ha havuto il capello da papa Alessandro settimo. Fece il viaggio per Francia sino a Nizza di Provenza dove s'imbarcò e se ne venne a Genova capitando nel ponto che stavano per imbarcarsi le signore donna Menzia e co.sa di Villaverde quali visitò prima della partenza. Dichiarossi precedentemente S. Eminenza, per mezzo del co. Fabbio suo nipote che andò a Gienova a riceverlo, di non voler alcuna publica dimostrazione di ricevimento solito pratticarsi 156 ai cardinali che passano per questo Stato in forma che non sia da incognito. E però il sig. mse. Governatore altro non fece che la spontanea finezza suggerita dal sig. co. Presidente d'andar con due carozze a sei fuori di porta Ticinese senza guardia a riceverlo mostrando d'andar a prender aria, havendo lo stesso sig. co. Presidente nello stesso tempo dat'intenzione all'Ecc. Sua che il sig. Cardinale, quando venisse ricevuto nella sua carozza, si sarebbe subito portato a Palazzo a visitare la sig. msa. Governatrice.

Incontrato donque verso la Conca di Pavia da S.E. il sig. Cardinale, lo ricevette nella sua carozza e lo condusse a Palazzo accompagnandolo sino al quarto della signora Marchesa sodetta. Ed ivi lasciatolo, finita ch'hebbe la visita, se ne andò a casa sua in propria carozza senza più vedersi per quella sera con S.E.

Andò pure ad incontrare S.Em. il sig. co. Pirro con due altre carozze a sei et il sig. presidente Arese, tutti prima di S.E. Ed havendo questi compìto, se ne ritornò a Milano avanti che l'Ecc. Sua arivasse il detto sig. Cardinale.


Le memorie Gorani - Pagina 214

b Di questa finezza se ne diede il Cardinale medemo per sodisfattissimo ed invero ella fu tutto quello che si poteva fare perchè si come alli incogniti non si suol fare alcuna cortesia, fu ella tanto più stimata quanto meno era dovuta e pratticata.

***

La risolutione poi con cui si sodisfece al sig. mse. Villa che partì la mattina de' 28 fu che si sequestrò per ordire uscito dalla Cancelleria segreta in casa il co. Bolognino vicario di guerra et si delegò Cesare Visconte giudice del Gallo, a prendere le informationi del fatto. Ma poi al doppo pranso dello stesso giorno, andò da S.E, il Residente di Savoia a dimandar in grazia che si levasse che così presto non si levò; ed il giudice tirò avanti la sua delegatione.

***

Alli 29 arivò un corriere di Spagna a Milano con lo spacchio al sig. mse. Governatore per Consiglio di Stato in data de 26 del passato, che avisava la publicatione della pace seguita e stipulata alli due di maggio fra li plenipotentiarij dell'una e l'altra Corona in Aquisgrana con la mediatione della Santità di papa Clemente 9°.

***

Il giorno seguente S.E. mi mandò dal sig. card. Litta a dargliene la notizia perchè si servisse honorare la fontione del Tedeum con la 157 sua persona et veder che giornata si poteva sciegliere comoda a S.Em. sendo il solito che l'arcivescovo canti quella mattina la Messa. Mi rispose l'Eminenza Sua che si sarebbe potuto prendere il giovedì alli due d'agosto. Et per tal giorno si stabilì e fece la fontione.

***

Alli 31 andò a far la sua prima visita al sig. card. Visconte il sig. mse. Governatore quale fu ricevuto da S.Em. alla metà del vestibolo che riesce tra la porta del salone di sopra nella casa del co. Pirro et la scala grande, ed accompagnalto sei scalini giù deèlia medema scala; e vero che il sig. Marchese non volle ritirarsi sin tanto che il sig. Cardinale non li hebbe rimontati.

Agosto

Il primo giorno di questo mese arivò a Milano l'aviso che al Finale era gionto un gentil'huomo del sig. mse. di Mortara Governatore, con


Le memorie Gorani - Pagina 215

parte del suo bagaglio in una tartana partita da Barcellona alli 21 del passato e disse haver trovate le signore donna Menzia e sua madre di qua dalle isole.

***

Alli 2 il sig. card. Visconte si portò alla casa dei sig. mse. Governatore ch'è quella del co. Gabrio Serbellone in Porta Orientale b sul Corso per rendergli la visita, e S.E. lo ricevette alla metà della sala de' Tedeschi e lo accompagnò al dispedirsi sino al quarto della signora marchesa che visitò doppo; con che si sfuggì il ponto del numero de' gradini della scala che occasionò l'accidente tra il card. Sforza ed il sig. don Luigi Ponze registrato nel libro antecedente a questo.

Lo stesso giorno due S.E. fece unire nel suo Palazzo il Consiglio Segreto al quale al quale assistette per la prima volta il segretario Serponte successo a mio padre, ed in esso si propose il negotio della precedenza del sig. presidente del Magistrato Ordinario co. regente Bellone il quale, venuto che fu da Spagna, portò cedola di S.M. di dover sedere nel Consiglio immediatamente doppo al sig. G.Cancelliere, come Regente, havendole detto luogo contrastato sin hora in tempo del sig. don Luigi li altri Consiglieri che sedono per antianità et....... a tal riguardo esso sig. don Luigi declinò sempre l'unione del Consiglio per non dar occasione che si rinovasse la competenza. Letta la cedola di S.M.; fu la risolutione che se ne desse copia a tutti i consiglieri perchè ciascuno potesse dire quello le occorreva.

Finito il Consiglio, S.E. si portò al Duomo con li consiglieri del 158 medemo per assistere alla Messa cantata dal sig. card. Litta arcivescovo et Tedeum in rendimento di gratie per la pace ultimamente conchiusa con Francia che si publicò in Madrid a' 25 del passato mese di giugno.

Intervenne alla fontione il detto Consiglio Segreto al suo luogo solito e tutti li tribunali con la Città e Collegij de' Legisti e Procuratori.


Le memorie Gorani - Pagina 216

Il Senato fece la stessa mattina consulta a S.E. ricordandole che per tenore delli ordini ultimi di S.M. non poteva esser obligato a concorrere, ma che doveva S.E. usare del temperamento di chiamarlo or lui ora il Consiglio. Ma come che questa ella era una delle fontioni solite ed inescusabili, rispose S.E. alla consulta in questi termini, riservando le ragioni del tribunale ed incaricandogli di dovere, ciò nonostante, intervenire come essequij.

Al doppo pranso, per finir di festeggiare il giorno della publicatione della pace, tutta la dimostrazione consistette in andar S.E. col seguito di molte carozze corseggiando nella sua la piazza del Castello fatta adaquare dal Castellano don Baldassar Mercadero sino a che, venuta la notte, si fece poi la salva reale del medemo Castello b in forma ordinaria, eccetto che la fu ralegrata alquanto da molti razzi che furono gettati all'aria prima che la incominciasse. S.E. non smontò in alcun luogo a veder la salva.

In casa del co. presidente Arese solo vi si portò privatamente a vederla il sig. card. Visconte.

In essecutione della lettera reale con cui S.M. ordinò la publicatione della pace, poi che qui non si stela il publicarla per grida, non si fece altro che scrivere alli tribunali, alli Decurioni delle Città, alli Podestà di esse solamente ed alli Vescovi con la notizia del successo. Non si caricò però molto la mano sul mostrarne giubilo perchè, in se stessa, la pace era più miserabile che vantaggiosa.

***

Alli 6 gionse a S.E. corriere dal Finale con l'aviso che alli 4 s'erano scoperte le tre galere che conducono il sig. mse. di Mortara da Spagna e che passavano a prendere porto in Vado di Savona

Tre giorni fa il sig. card. Visconte restituì a S.E. la visita. Fu ricevuto alla metà della sala delli alabardieri ed accompagnato poi sino al quarto della signora msa. Governatrice; con che si evitò il ponto del più e del meno alla scala.

***

159 Sul principio di questo mese il sig. mse. Governatore dichiarò il sig. co. Fabio Visconti Borromeo Mastro di Campo e le diedi i spacchi


Le memorie Gorani - Pagina 217

formandole il terzo con le 8 compagnie sciolte che haveva levate mandar in Spagna il sig. don Luigi et levando dei rami dalli due terzi del co. Vitaliano Borromeo e mse. Ali per mettergli insiene la sua compagnia e compire il detto terzo. Pretese con questa provisione S.E. di non aggravare ponto lo Stato, e li mottivi ch'hebbe di farla furon l'esservi cedola di S.M. di dover conferire al detto conte il terzo nella prima occasione, l'esser egli graduato di capitano della guardia già molti anni fa l'esser suo parente ed il fare cosa grata al sig. presidente Aresi che vivamente sollecita l'Ecc.Sua alla risolutione. Pensò anche, S.E. di riformar subito detto terzo al primo aviso dell'arivo al Finale del sig. mse. di Mortara per non esporsi al rischio che detto signore fosse per farlo lui ne' principij del governo, il che sarebbe parso una correttione; ma di questo ci riserviamo a registrarne l'esito doppo che ne havremo visto i successi.

***

Alli 8 arivò con le galere di Spagna al Finale il sig. mse. di Mortara nuovo Governatore, e di là scrisse alli 10 al sig. G.Cancelliere che, havendo inteso mandavano le Città per compir seco e che volevano arivare sino al Finale, la intentione sua era di che non passassero b tutti Alessandria, e per non incomodarsi tanto loro ed anche per non imbarazzarlo lui. E così ancorchè di già il Vicario di Provisione fosse partito e tutti li altri missionarii delle Città alla volta del Finale, fece il sig. G.Cancelliere ch'io scrivessi un biglietto al co. Barnabì Barbò che presiede alla Città in absenza del Vicario di Provisione che spedisse subito a dar tal notizia al detto Vicario acciò non s'inoltrassero d'avantaggio d'Alessandria.

Lo stesso giorno, con una caduta di calesse si ruppe un braccio don Diego Patigno veedor generale ch'era prima che rinontiasse la piazza a don Luca suo figlio.

Qui mi è parso di notare un caso che merita d'esser consegnato alla memoria perchè a quella d'oggi dì non v'è che sia seguito altre volte. Il co. Bartolomeo Maria Visconte capitan (canc.;della guardia) d'ordinanza


Le memorie Gorani - Pagina 218

di questo Stato comise in Cremona un delitto con esser andato ad assaltare il tetente Crena che lo era della compagnia del co. di Monte Castello ed haverlo gravamente ferito ferito con la spada Furono dal sig. don Luigi Ponze delegati due togati a formar il processo ed il conte s'obligò a constituirsi nel Castello di Pavia. Perfetto il processo si terminò la causa per giustizia; ma come che il detto Crena insieme con tre altri suoi fratelli, due che attendono 160 all'essercizio di procuratore e l'altro ch'è pur soldato, si dichiaravano di non volere col conte aggiustamento alcuno, ed il lasciar le parti esposte al pericolo del risentimento e di qualche grave inconvenienti non era già nè dell'attentione di S.E. nè della carità christiana, vedendosi che il conte era pronto per sua parte a nominare un cavalliere che, insieme con altro che elegessero li Crena, vedessero che sorte di sodisfatione si poteva dare in tal caso, e li Crena persistevano più che mai duri in ricusare tutti i partiti amicabili, S.E. prese risolutione d'ordinare al Capitano di Giustitia ed all'Auditor Generale, rispettivamente per li due fratelli Crena che sono sottoposti alla giustitia ordinaria, et per li altri che sono soldati, che facessero un precetto a ciascuno di dover nel termine di 24 hore nominare una persona nobile overo un officiale dell'essercito per trattare fra essa e quella che nominarà il co. Visconte un conveniente aggiustamento; altrimenti l'Ecc. Sua havrebbe preso altro ispediente. E perchè furono renitenti a nominare, S.E. comandò di nuovo all'uno ed altro di detti giudici che facessero precetto alli due procuratori di 500 scudi a portarsi a Lecco e di là non si partire sin'ad altr'ordine di S.E. sotto pena di b mille scudi, et alli due soldati d'andarsi a consegnare nel Castello di Pavia.

***

Sul principio di questo mese venne confirmatione dell'horribile successo di Sardegna che qualche settimana prima s'era divulgato. E fu che, sendo in Cagliari sortito di casa in carozza per andar al Carmine con la moglie e figlioli il mse. di Carnevasca Vice re di


Le memorie Gorani - Pagina 219

quell'isola, compito ch'hebbe alla sua divozione, nel ritornar a casa se gli affacciarono alla carozza quatro mascherati che, disparatogli

contro tutti un archibugiata lo lasciarono morto sul colpo, e dal primo leggiermente tocca la moglie stessa. Il principe Lodovisio generale delle galere di quella squadra, inteso l'accidente, per assicurare la marchesa e li figli, li fece subito montar tutti su le galere medeme. E fu caso ben raro e poco men che inaudito che non si scompose ponto il Regno nè si sentì la minima commottione continuando il governo placidamente come se vi fosse stato il Vice re vivente. Cagione di questa risolutione così barbara fu che, havendo il marchese Vice re voluto imporre alcune insolite contributioni ed essendosi con suppliche opposto il paese nè giovatole, si risolvette mandare alla Corte di Spagna il mse. del Aquila per riportarne le convenienti provisioni di rimedio; il che conseguitosi dal marchese e 161 ritornato a Sardegna, fu mal sentito dal Vice rè il quale lo fece per ciò iniquamente ammazzare. Di che volutasi risentire la moglie del morto tramò poi il paricidio sudetto, ch'e il primo sia seguìto in persona di Vice re nè stati della monarchia per privata risolutione. Per publica habbiamo quello di Cattalogna, da che principiò la sua sollevatione.

***

Adì 17 detto, partì da Milano il sig. mse. de los Balbases a la volta di Vigevano per d'indi portarsi ad Alessandria a ricevere il sig. mse. di Mortara che il giorno appresso si sapeva che partiva dal Finale. Andò con la signora marchesa sua moglie, ricusando il seguito di tutti fuori che del sig. G.Cancelliere il quale lo accompagnò sino ad Abbiategrasso.

S.E. si valse della barca della Camera, che fece fabricare il sig. don Luigi sino ad Abbiate, ed ivi smontato, prese le carozze e tirò a Vigevano. Il sig. G.Cancelliere, doppo d'haverlo nel medema barca servito come si è detto sino ad Abbiate, se ne ritornò la stessa sera in calesse a Milano.

***

Il sig. mse. di Mortara con sua lettera de 15 scritta dal Finale al


Le memorie Gorani - Pagina 220

sig. G.Cancelliere, le conferì l'autorità del governo nel politico durante l'absenza sua, nelle cose però che non admettono dilazione, qual si fa conto durarà qualche giorni, volendo S.E. veder prima le piazze dell'Oltrepò tanto che si sta facendo la livrea e preparando b le cose necessarie per far l'entrata solenne in Milano, che disse l'Ecc. Sua in detta lettera ed in un altra antecedente, di voler fare subito arivato alle mura della città; ed a tal effetto pregò il medemo sig. G.Cancelliere a tener prevenuta una casa vicina a Porta Ticinesa dove poter far alto e disporre l'apparecchio della cavalcata.

***

Il giorno 18 il sig. G.Cancelliere, doppo havuta la codetta lettera, mi mandò dal sig. Contestabile Colonna (che tuttavia dimora in Milano con madama della Migliarè moglie del duca Mazzarino rifugita qua da Francia, come s'è detto di sopra) a dirgli in suo nome che, sendo stato servito il sig. mse. di Mortara di conferirle le sue veci del governo tanto che stava ad arivar a Milano, glielo faceva sapere a finchè potesse star certo del desiderio ch'haveva d'impiegare questa occasione in ciò che si fosse offerto del servizio di S.E. Andai, ma perchè il sig. Contestabile stava scrivendo, non mi ricevette. Mandai dentro l'ambasciata da un suo gentil'huomo il quale mi riportò la risposta in questi termini, che godrebbe molto d'haver ad ubbidire al sig. G.Cancelliere.

Lo stesso giorno partì da Milano verso Bologna sua stanza, la msa. Palleotti con suo padre il duca di Nortumberland inglese doppo esser 162 stata quatro mesi senza il padre indivisa camerata dalla moglie del sig. Contestabile (canc.: ma forsi qui del sig. Contestabile medemo) Questa dama, come che la è delle più belle e bizzarre ch'habbia vedute la città nostra attirasse di maniera l'affetto della gioventù che tutti questi giorni ch'ella dimorò in Milano non si discorreva d'altro divertimento che di quello dava la sodetta dama con la libertà sua alla francese veramente singolare e fuori di ciò ch'anche in Francia si prattica.

E' da sapersi che il co. Giacomo Bolognino Vicario di Giustitia, mal


Le memorie Gorani - Pagina 221

soffrendo il sequestro ch'hebbe in sua casa per l'accidente occorso all'hosteria del Monte di Brianza (che si è narrato di sopra) volendolo o almeno pensando di poterlo coprire in faccia del mondo per impedimento coglionatogli dalla gotta, scrisse una lettera circolare publicando oltre il fatto, li biglietti che ricevette dal sig. co. Arese presidente del Senato da' quali chi non haveva la notizia di quanto era con esso sig. Presidente passato in voce poteva argomentare esser vero il supposto del Vicario di che fosse que' giorni stato trattennuto in casa per caggione della podagra e non del sequestro

Fu comunemente stimata temeraria la risoluzione di questo cavalliere d'essersi portato in essa mala ed imprudentemente publicando biglietti di confidenza del suo superiore senza sua permissione; e però b si crede possa partorire qualche nuovo e curioso accidente che, seguendo, si registrarà in appresso.

***

Il sig. mse. Spinola due giorni avanti che partisse di Milano alzò la mano dal dispacchio nè volle farne alcuno di quelli che fossero stati ricercati in detti due giorni. Alla mia presenza rimandò indietro il Segretario di Guerra Mantegazza che le portò un fascio de memoriali ed altri dispacchi; ma poi, gionto che fu a Vigevano, dispacchiò tutto ed anche qualche cosa di Cancelleria Segreta che le fu trasmessa di qua d'ordine del sig. G. Cancelliere

Il sig. duca di Sermoneta nel suo Interim, quando seppe ch'era arivato a Cornegliano il sig. don Luigi Ponze, non volle più dispacchiare e, potendo far una nomina d'un cannonicato della Scala preteso da Sebastiano de Ucedo suo segretario di guerra per un suo figlio, lo lasciò al successore.

***

Alli 18 s'incaminò da Finale verso Alessandria il sig. mse. di Mortara nuovo Governatore e v'arivò in tre giorni. La prima giornata la fece al Cairo, la seconda in Aqui, la terza in Alessandria.

Fu incontrato al solito di là dalla Bormida dal governatore della piazza don Fernando Ravanal con seguito d'offitiali particolarmente


Le memorie Gorani - Pagina 222

Alemani, ed al passar per la piazza trovò in parata alcune compagnie; 163 e quella sera si fecero nella piazza stessa fuochi d' allegrezza che corrisposero alla povertà della città.

Allo smontare al piè della scala della casa del governatore, la signora msa. di Mortara, le diè il brazzo il principe don Antonio Teodoro Trivulzio.

Il marchese, come stroppiato affatto nelle parti inferiori del corpo dalla podagra, salì in sedia portata

Pensò sempre il sig. mse. Spinola, ch' sera già portato a Vigevano come si è detto, potersi mettere in Alessandria giustamente a tempo che v'arivasse il suo successore mse. di Mortara; e per assicurar meglio il contraponto spedì avanti il capitan Tullio Legnano e don Filippo de Aguirre suo Maestro di camera che pontò sino a Cassine. Ma o fosse negligenza del corriere speditogli da don Tullio, o fosse don Tullio stesso che non anticipasse quanto bisognava, tardò il mse. Spinola un giorno intiero ad arivare ad Alessandria doppo la venuta del sig. mse. di Mortara, perchè questi arivò alli 20 verso le 23 hore, e l'altro non v'arivò che alli 21 a due hore di notte.

Subito gionto il mse. Spinola ad Alessandria, andò a visitare S.E. Fu ricevuto nella galleria e posto a sedere all'inferior luogo ancorche le sedie ugualmente stessero al traverso della medema galleria.

b Durò mezz'hora la visita, e le cortesie nel rimanente furono assai mediocri. Passarono insieme (canc.:subito seco) alla stanza della msa. Governatrice dove si trovava la msa. Spinola; e doppo alquanto di conversatione partirono, nè la marchesa fu accompagnata più che alla porta della stanza dalla Governatrice.

Fu poi S.E. a visitare un altro giorno la detta msa. Spinola e pagò ancora quasi subito ricevuto la visita al marchese suo marito.

La Governatrice mandò pure a far l'ambasciata alla msa. Spinola per visitarla ma, sendole sopraggionto un po' di male, non v'andò; e la marchesa, senza esser rivisitata se ne tornò a Vigevano speditosi


Le memorie Gorani - Pagina 223

però prima con un altra visita dalla Governatrice, il che turò la bocca a' censori che già cominciavano a critticare per mendicato 1'impedimento per cui non potè haver luogo la detta visita.

Montando un giorno in carozza in Alessandria per andar a prender aria, il sig. marchese Governatore chiamò dentro il Maestro di campo generale co. Trotto che prese il primo luogo al pari di S.E. Poi fu avisato ch'entrasse il sig. principe Trivulzio la prima volta da un gentil'huomo e la seconda dal marchese stesso e ricusò scusandosi che voleva restare con li suoi camerata; ma in fatti la caggione del rifiuto fu perchè non intendeva di sedere in luogo inferiore al Maestro di campo generale come Grande di Spagna ch'egli è in 164 ordine ai trattamenti quali S.M. comandò con sua cedola particolare non molto tempo fa che se gli dovessero fare da Grande. Si discorre sopra il successo variamente, e dalla natione spagnola si concluse che col Maestro di campo generale non poteva concorrere sendovi 1'essempio del duca di Veragua che (canc.:sendo) nonostante fosse Grande di Spagna militando in questo Stato cedette sempre il luogo al Maestro di campo generale.

Il mse. Spinola tornò la seconda volta da S.E. e seco si trattenne due hore discorrendo delle cose del governo

Bisogna sapere che prima ch'uscisse dal governo, il sig. mse. Spinola sodetto riformò il terzo del co. Fabio lasciandolo però con la compagnia del Maestro di campo in piedi, e mentre di questo ne diede conto il marchese a S.E. aggionse che il co. Fabio le havea dimandato il governo delle compagnie che restavano sciolte, in che non lo haveva voluto compiacere stimando che più convenisse ne ricevesse la mercede da S.E. anche a titolo d'obligarsi questa Casa Tu vedi donque che il co. Fabio hebbe la graduazione di Maestro di campo col terzo formato per che durò per que' pochi giorni del governo del mse. Spinola e che doppo restò con l'adeala della compagnia.

b La signora msa. Governatrice prima di partir di Alessandria pregò la signora principessa Triulzi a prendersi 1'assonto di far l'invito generale


Le memorie Gorani - Pagina 224

delle dame perchè si potessero trovare il giorno dell'entrata solenne di S.E. con essa lei al piede del salone del palazzo.

Col sig. mse. di Mortara venne da Spagna il questor nuovo don Rodrigo Quintana successo nella piazza (canc.:di don) togata del Magistrato straordinario di don Gerolamo de Villamayor.

S.E. prima che s'incaminasse d'Alessandria a Milano non visitò altre piazze che Tortona e Valenza, e visitando questa vi si condusse da Vigevano dil mse. Spinola.

Dichiarò S.E. in Alessandria per capitano d'ambe due le compagnie della guardia il figlio suo maggiore di dodeci anni e colà ne prese il possesso colla ceremonia solita alla presenza di suo padre facendo due parole di conzione con il sig. co. Trotto Maestro di campo generale.

165 Se S.E. non si fosse trovata già gionta a questo Stato, doveva, in virtù degl'ordini che ricevette in Alessandria portarsi con le galere a Sardegna ed ivi governare quell'isola sino ad altr'ordine di S. M. Ma detti ordini non hebbero luogo come che supponevano che il marchese lo dovessero trovar in Barcellona

In questa occasione dichiarossi dalla Regina nostra signora per Vice re di Sardegna il duca di S. Germano, et per governatore della Fiandra, in luogo del sig. don Giovanni, il sig. Contestabile di Castiglia.

Nel sodetto invito generale delle dame che fece la principessa Trivulzia, entrò la moglie del figlio del sig. mse. Vercellino non ostante che sin ad hora fra queste due Case non sia passata riconciliatione alcuna. Il sig. principe mandò dal sig. G.Cancelliere a consultare il ponto e le rispose che, sendo 1'invito generale e fatto d'ordine della Governatrice, non vedeva ragione perchè non si dovesse invitare ancora la sodetta dama.

S.E. nella controversia della precedenza tra il Consiglio Secreto ed il Senato, prese il seguente ispediente. Il Senato haveva preventoriamente fatta consulta a S.E. mostrando desiderio di servirla nella b cavalcata che si deve fare entrando l'Ecc. Sua per la prima volta in


Le memorie Gorani - Pagina 225

Milano, e perchè nell'ultima (canc.:volta) entrata che fu quella del sig. don Luigi Ponze andò il Consiglio Segreto, e per gl'ordini di S.M. restano incaricati li signori Governatori d'andar alternando con proportionata vicenda l'invitare hor il Consiglio, hor il Senato, hora pareva che toccasse al Senato, lo mottivò perciò in questi sensi. S.E. quando fu a risolvere in Alessandria sopra questa consulta, determinò in primo luogo di rispondere non per via di Cancelleria Segreta ma bensì dalla Camera per quella segretaria scrivendo una lettera al sig. presidente Aresi che dovesse poi communicarla al Tribunale; e la mandò a sigillo volante al sig. G.Cancelliere Zapata perchè, vista, la serrasse e la presentasse in mano propria al sig. Presidente accompagnandola con espressione del medemo tuono. Conteneva questa lettera sensi cortesissimi di stima e gradimento verso del Senato, ma in fine concludeva che, per non scomodarlo e per esser fontione questa più propria de' cavallieri spada e cappa che della toga, era venuta in che per questa volta (canc.:facesse) s'astenesse il Senato.

166 Settembre 668

Il primo giorno di questo mese in sabbato partirono da Milano ciascuno nelle proprie carozze li signori G.Cancelliere e Presidente del Senato et andorono a Pavia ad incontrar il sig. mse. Governatore che vi doveva arivare il giorno seguente, la domenica a mezzo giorno, havendo passata la notte del sabbato in Voghera.

Il sig. G.Cancelliere non condusse seco alcun segretario di Cancelleria Segreta in risguardo che presso la persona di S.E. vi si trovava il segretario Remigio Rossi mandato ad Alessandria dal medemo sig. G.Cancelliere.

Il sig. co. presidente Arese condusse seco alcuni cavallieri parenti. Prima di partir da Milano scrisse il sig. G.Cancelliere un biglietto a ciascun cavaliere apontato dal co. Paolo Borromeo fra quelli che si potevano invitare a trovarsi a cavallo nella cavalcata per renderla più numerosa, e qui si spese il nome di S.E.


Le memorie Gorani - Pagina 226

Li colonelli ed altri offitiali alemani delli due regimenti di cavalleria furoro invitati dal Generale della cavalleria mse. de los Balbases che doppo finito il suo Interim si ritirò a Vigevano, ancorchè a lui non ne fosse stato fatto il minimo moto dal sig. mse. di Mortara, come accennò in una sua lettera scritta al sig. G.Cancelliere.

b Ma egli è necessario sapere quello passò intorno all'invito delli offitiali della cavalleria. Il co. Galeazzo Trotto Maestro di campo generale, sendo in Alessandria ove si trovava S.E., pensando di poter tuttavia continuare a dar ordini al sig. mse. Spinola come generale della cavalleria, le scrisse il biglietto del tenor seguente.

Excellentissimo Señor

Haviendo Su Excellentia de hager su entrada en Milan el dia 8 del venturo mes de settembre, Vuestra Excellentia se sirvirà mandar que los officiales mayores, coroneles y capitanes de la cavalleria se hallen en à quella ciudad el dicho dia para assistir con el mexor luimiento a la funçion. Guarde Dios &. Alexandria 29 de agosto 1668.

Mayor servidor de Vuestra Fxcellentia que Su Majestad B. el conde Trotto.

Ma come che il mse. Spinola havea lasciata di fresco la carica di Governatore di Milano in interim, supponeva lo contrario cioè a dire di non dover stare che agl'ordini del Generalissimo, salvo quando si fosse in campagna (canc.: e che) e nell'occasione del preciso servitio di S.M. e però da Vigevano le rispose al co. Trotto col biglietto che segue.

Excellentissimo Señor

Quando tuvo el aviso de haver Su Excellentia resuelto haçer su entrada para los ocho, nò hè tenido menester otro motivo para prevenìr que los coroneles y capitanes nò faltassen à su obligaçion en este funçion y por que Vuestra Excellentia nò se incomode en otras occasiones, sepa yo aguarderà las ordenes del señor marques de Mortara y de Vuestra Excellentia muchos empleos de servirle que me hallaran siempre con muy fina volontad. Guarde Dios a Vuestra Excellentia &.


Le memorie Gorani - Pagina 227

Vegeven 31 de agosto. Bese sus manes de Vuestra Excellentia su mayor servidor Don Pablo Spinola Doria.

***

167 Il primo giorno di questo mese il sig. mse. di Mortara in sabbato partì d'Alessandria verso Pavia. Desinò a Sale et andò a far notte a Voghera in casa del (riga non scritta)

Il giorno seguente pransò in Voghera e s'incaminò a Pavia dove v'arivò sulle 23 hore in circa.

A quella citta si erano portati il giorno avanti tutti li ministri di maggior sfera, cioè il sig. G.Cancelliere, li tre presidenti, molti questori e tutti li rappresentanti de' Tribunali per compire in forma solita.

V'andò pure il Castellano e, delle dame, la principessa Trivulzia, la msa. di Borgomainé e qualch'altra.

Il sig. presidente del Senato, quella sera che si doveva uscire di città per andar a ricevere S.E. avanzò sino alla Madonna di S.Martino nel Sicomario con li soli suoi camerata che furono il mse. Lunati, il mse. Ermes Visconti, il co. Filippo Archinto et il co. Benedetto Arese, e prima di tutti compì con S.E. la quale seguitando il suo viaggio, restò poi adietro il sig. Presidente lasciando passare tutto il seguito dell'Ecc. Sua sino le Infanterie ch'erano in parata da Pavia sino al Gravalone.

Passò pure di là dal Gravellone il sig. G.Cancelliere ed il sig. presidente Bellone, ed ivi, in poca distanza del fiume, compì.

La Città di Pavia (canc.:con gl'altri ministri) compì al solito di qua dal Gravellone e fu il mse. Malaspina abbate che parlò.

b Tutti gl'altri ministri non passarono il Gravellone, bensì aspettorono che fosse passato il ponte che per questa occasione si gettò sopra detto fiume.

S.E. si trattenne in Pavia il lunedì seguente, il martedì ed il mercordì, alloggiato nella casa del mse. Malaspina.

Il (canc.:giovédì) lunedì, alla sera ritornò il sig. presidente del Senato e se le versò la carozza sul corso di Porta Ticinese senza


Le memorie Gorani - Pagina 228

che ne seguisse male.

Al martedì per tempo ritornò il sig. G.Cancelliere e quasi tutti gl' a1tri ministri

Il giovedì 6, S.E. venne a pranso alla Certosa, ed alla sera verso le 23 hore al Casino del Lauro che fecero mobigliare di tutto ponto li signori Rosales con la sopraintendenza del sig. G.Cancelliere. La prima sera, la stessa della cena e delle aque fu del co. di Vaylate. In questo Casino vi stettero incogniti il sig. don Giovanni d'Austria ed il sig. mse. di Velada prima che entrasse in Milano a governarlo.

La strada di Pavia si fece adaquare et tutta quella che conduce al detto Casino, e si misero soldati della guardia de carabini alle venute degl'horti e delle vigne per (canc.:guardia) che non facesse danno la ciurmaglia e li stafferi

Si fermò S.E. tutto il venerdì 7 nel detto Casino, però la sera che vi gionse ben di notte si portò in Palazzo a dar una vista alla dispositione de' quarti

Il giorno di Nostra Signora, alli 8 S.E. fece la sua solenne entrata in Milano, che nell'ordine, fu la stessa (canc.:che) del sig. don Luigi Ponze eccetto che a questo non v'intervennero che le due compagnie delle guardie et a quella alcune altre di cavalleria.

Alle 21 hora in ponto cominciò a marchiare e S.E. si mise nella casa del Borgo della Trinità che servì per la signora Imperatrice Margarita quando entrò l'anno passato 1666.

S.E. entrò a cavallo alla destra della carozza (canc.:con mezzo scoperto il cielo) in cui veniva la marchesa sua moglie e don Emanuele suo figlio il minore.

168 La carozza della marchesa era dentro e fuori alla mantovana di tela d'ora velutata verde con frangie d'oro e carro tutto dorato.

Il mse. di Sareale e Cavra figlio maggiore di S.E. in età di 12 anni come capitano delle due compagnie della guardia comparve alla testa di quella de carabini armato di tutte armi con pistola


Le memorie Gorani - Pagina 229

alla mano e salutava gratiosamente le dame.

Alla scala grande di Palazzo si trovò la principessa Trivulzia con tutte le dame di Milano et alcuni cavalieri destinati a servirle di sopra e riservirle d'abbasso aciò non vi fosse confusione con li cavalieri medemi al salire nell'atto che la signora msa. smontasse.

La stessa sera ad un hora di notte S.E. con la signora marchesa e figli contarono in carozza et andorono a Nostra Signora di S.Celso a dar gratie del buon arivo ed ingresso; e lo fecero di quest'hora perchè sendo S.E. stroppiata affatto dalla gotta, non si stimò bene l'haverlo a far smontare e rimontare a cavallo andandovi con la cavalcata.

Per quella sera non hebbe S.E. visita alcuna.

Il giorno appresso, alli 9 al doppo pranso ricevette quella del sig. card. arciv. Litta che v'andò col seguito di 28 carozze di corteggio.

La forma della visita fu che S.E., come affatto stroppiata la persona, non potendo regersi in piedi, aspettò sentato sopra la sua solita sedia il sig. Cardinale nella stanza dell'uddienza passata l'anticamera sotto al baldachino in posto inferiore a quello che si era b destinato per la sedia del sig. Cardinale, il quale entrò senza che S.E. si facesse muovere ponto e le fu dato a sedere sotto al baldachino quasi in faccia alla porta della stanza. All'uscire, S.E. tanpoco non si mosse dal suo luogo; e lo stesso fece colli signori due cardinali Visconte e Savelli che qui si trovano e furono i primi, dopo del sig. card. Litta a visitar S.E. non ostante che avanti venisse a Milano il sig. mse. di Mortara, mormoreggiassero fra loro di non esser in obligo d'andar a compire per li primi.

Il giorno apresso S.E. fu a restituir la visita al sig. card. Litta nell'arcivescovato. V'andò in carozza e smontato al piede della scala, si pose in siglia coperta ed in essa entrò sino nella stanza dell'udienza del sig. Cardinale. E quando fu inoltrata dentro tre passi, la venne apperta e, come che la sedia di dentro era staccata dal corpo principale della siglia e con le ruote sotto, fece che si


Le memorie Gorani - Pagina 230

spingesse fuori della medena sedia sino al luogo dove ella dovea stare ed in tal modo seguì 1a visita. Al licenziarsi, S.E. si fece riporre dentro della medema siglia ed il sig. Cardinale uscì solamente dalla porta della stanza a vederla partire.

Al piede della scala, quando S.E. smontò si trovò il Vicario Generale Gratiani conformemente al solito e li nipoti e parenti del Cardinale. Lo stesso fece S.E. mandando li due suoi figlioli e ricevere tutti tre signori cardinali sopra nominati

Credeva S.E. da principio che per la differenza che fanno in Spagna li cardinali alli Grandi e Consiglieri di Stato, di dar la mano in casa propria de' medemi cardinali, così non fosse Litta per riparare 169 in accompagnar la siglia; e tanto più si confirmò S.E. in questa opinione quanto che il Maestro delle ceremonie, riferendo l'ambasciata del cardinale intorno all'appontar la visita, sbagliò e ne disse solamente la prima parte, cioè che, venendo il sig. Cardinale a visitar S.E. non haveva S.E. da muovere dalla sua stanza ma non soggionse poi il restante, che altre tanto havrebbe fatto il sig. Cardinale andando S.E. a restituirgli la visita. II negozio s'aggiusò però subito e quasi nelo stesso tempo che si riconobbe l'errore fatto dal Maestro di Ceremonie.

Li due giorni seguenti, S.E. li impiegò il primo a restituire la visita al sig. card. Visconte, ed il secondo a Savelli, che si portorno nella medema maniera pratticata dal sig. card. Litta.

Si è lasciato di dire un poco più indietro che il giorno appresso dell'arivo di S.E. in Palazzo, li Tribunali con la Congregazione dello Stato et Collegio de' Giuristi andorono conformemente al solito a riverire S.E. la quale li ricevette a tribunale per tribunale sotto al gran baldachino della stanza dell'udienza sentato nella sua solita sedia, e fece ancor sedere tutti quelli ch'entrorno in una fila da una parte tanto che il Predisente di quel tribunale, il Vicario di Provisione et l'Abbate del Collegio respettivamente dissero le quattro loro parole di compimento.


Le memorie Gorani - Pagina 231

S.E. quando venne, portò le lettere di S.M. dirette ad alcuni Potentati b d'Italia e consignò a me quella per il Duce di Venezia perchè la mettessi nelle mani del Residente di quella Republica. Haveva questa nel soprascritto la seguente intitolazione: Al Illustrissimo Dux de Venetia mi muy caro y muy amado amigo, et anco mi consegnò quella per la Republica di Genova che diceva nel soprascritto: Al Illustrissimo, Macmificos, Nobles e Spectables y bien amados nuestros, el Dux y Governadores de la Republica de Genova. Contenevano, queste lettere, l'avviso d'haver destinato ed inviato S.M. per Governatore di Milano il sig. Mse. di Mortara; e quella per Genova la consignai al Secretario d'essa Republica Tassorelli che cui si trova due iresi in qua mandato da essa Republica per sincerare l'accidente della detenzione d'una barca finarese nel porto di Genova. Il qual Secretario hebbe ondine dal suo Duce di portarsi in persona da S.E. con una lettera credenziale della Republica scritta sopra l'accidente della detta barca, per riverirlo e congratularsi della sua assonzione al governo. Intorno a che devi nottare che la Republica scrisse bene a S.E. sopra al negozio come ha fatto altre volte, e la uktima fu quella quando mandò il mse. Francesco Maria 170 Balbi sopra li accidenti di Pasturana, ma non già per compimento il quale, come che ricerca sempre la risposta e da qui non si può dare che senza il titolo di Serenissimi, ne segue che perciò non si risponde mai.

La Republica dì Venetia in queste occasioni di venuta di signori governatori, suol ricevere da S.M. a drittura l'aviso dell'elettione del nuovo governatore e poi scrive ella una lettera in pergameno con sigillo di piombo pendente in congratulatione e la fa presentare dal suo Residente. Averti però il sig. Governatore non risponde mai e così sempre si è pratticato sin adesso ed anco nel caso del sig. mse . di Mortara

Scrive pure S.M. a drittura alla Republica di Lucca, e questa lettera insieme con le altre la portò seco S.E. da Spagna.


Le memorie Gorani - Pagina 232

Il primo Potentato d'Italia a mandar a compire con S.E. fu il duca di Savoia, e ciò non seguì che con grande attentione per medicare il mancamento fatto in tempo del sig. mse. Spinola a cui non mandò se bene neli ultimi giorni del suo Interim dicesse il Residente che S.A.Reale voleva mandare. L'inviato fu il co. Ferreri gentil'huomo della sua camera. Compì in forma solita. Fu servito b all'udienza e tanto che si trattenne in Milano, da una carozza di Palazzo di 4 cavalli e tenuto a pranso da S.E. il giorno del suo compleaños che fu alli 16 del corrente, distintione che sola si usa alli inviati di questo principe.

***

Si nota donque che il giorno del compleaños di S.E. è alli 16. Festeggiossi comparendo nell'anticamera tutti i ministri e nobiltà di spada e cappa con cattena d'oro, et alla sera nel cortile di Palazzo si fecero fuochi bellissimi artificiati consistenti in razzi volanti et in un arbore pieno d'essi che scherzarono ben più d'un hora. La signora msa. Governatrice stette sul balcone de' cristalli con le dame a vedere, senza preventione di tarime nè d'altra cosa di quelle che si stilavano in tempo del sig. don Luigi

Per Guastalla, che fu il secondo principe a mandare, compì Matteo Quintiani maggiordomo del duca che sedette e coprì ancor lui come li altri in risguardo che S.E. per necessità lo ricevette sentato, ed ottenne di più che all'entrare se le aperse la bussola dell'anticamera.

Nel principio del suo governo si dichiarò S.E. che voleva che tutti li memoriali le fussero personalmente presentati e che le consulte de' Tribunali le fussero portate serrate da secretarij.

Destinò la sera per lo spaccio col Secretario di Guerra, e quello fece che io assistessi per quanto potevano offerirsi cose spettanti 171 alla Cancellaria Secreta, il che fu il maggior segno di confidenza che S.E. mi potesse dare, mentre agl'altri miei collega non fece la medesima mercede.

Fra le rifforme d'alcuni abusi ordinò, venuta l'occasione d'un memoriale


Le memorie Gorani - Pagina 233

che dimandò assistenza e braccio de soldati, che li soldati medesimi non potessero nè andar a riscuottere nè assistere alla giustizia per far capture od accompagnar priggioni, volendo in nium modo che non s'habbi a divertire in altra occupazione fuori che quella che è propria de soldati, parendogli molto indecente che li soldati eserciscano la professione dello sbirro. Nel mese passato nacque al re di Francia un altro figlio maschio che fu chiamato duca d'Anggiò.

Il temperamento che prese S.E. per concigliare la competenza tra il sig. mse. de los Balbases uscito di fresco dal Governo di Milano et il Maestro di Campo Generale co. Galeazzo Trotto il quale pretendeva, come si è detto di sopra, di poter ne più ne meno continuare a dar gl'ordini al primo come generale della cavalleria, fu cche, quando venne l'occasione della prima mostra generale che S.E. died'all'esercito, l'Ecc. Sua scrisse a drittura al medesimo marchese dicendole gl'ordini che doveva disporre per la sua cavalleria lasciando che ne più ne meno al Maestro di Campo Generale continuasse b nel suo possesso di mandar gl'ordini al detto marchese come Generale della cavalleria.

Mandò pure la signora Arciduchessa duchessa di Mantova a compire di questi giorni con S.E. il co. Paniza figlio del fu Presidente di quel Magistrato di Mantova co. Paniza parente del co. Ludovico Gambarana che lo è di nostra Casa, e venne molto positivamente. Non hebbe niente di più di quello si è fatto con li altri principi suoi pari, et in questo si caminò sul formulario del sig. don Luigi. Per la Republica de' Svizzari venne a compire con S.E. il landscriba di Lugano don Carlò Corrado de' Beroldingher e, come che S.E. non va a ricevere nè accompagna, si può dire che fu trattato come li altri invitati.

***

Alli 25, con occasione che S.E. andò per la prima volta a vedere con la signora marchesa sua moglie il Castello di Milano, fece la fontione di dar il giuramento di fedeltà al Castellano don Baldassar Mercader


Le memorie Gorani - Pagina 234

che lasciò di dare il sig. don Luigi Ponze in tempo del suo governo, e veramente toccava a lui per esser questo il giuramento che doveva prestare al nuovo re don Carlo 2° doppo la morte del re Filippo 4° suo padre quando giurarono li Tribunali, Città Governatori delle piazze.

Si portò donque S.E. al detto Castello su le 22 hore in carozza con 172 la signora marchesa sua moglie e figlij, et al toccare della giurisditione del detto Castello, che comincia dalla parte per donde venne l'Ecc. Sua alla casa de' signori Latuada, andò avanti con li suoi alabardieri et il tenente alla testa d'essi il detto Castellano a cavallo per ricevere S.E. La guardia de alabardieri dell'Ecc. Sua restò al principio dello spalto conforme al solito; ed entrate le Loro Eccellenze, trovorono subito salito il gran scalone dell'habitatione de' castellani, quasi tutte le dame della città convitate dalla signora donna Elena moglie del Castellano e con esse, precedendo al sig. marchese la signora marchesa, s'aviarono alla stanza delle udienze o sia dello strato della Castellana che riesce verso la piazza d'armi, e seguitando il sig. marchese servito da tutta la nobiltà si posero le Eccellenze Loro a sedere sotto al baldachino ponendosi il sig. Governatore a man dritta. Poco doppo,il Castellano si fece inginochiare sopra un cuscino avanti di S.E. ponendo le mani sopra un missale aprestato a quest'effetto ed io, stando da un lato tra le Loro Eccellenze come secretario di S.M., lessi ad alta e chiara voce l'atto del giuramento che va registrato all'ultimo luogo in quello del guramento solenne; e finito di leggere, b si fece subito dalla salva reale del detto Castello che si doveva fare l'ingresso di S.E. nella piazza ma che si differì per non caggionar disordine, con lo spavento de' cavalli. Nello stesso tempo uscirono da una stanza diversi cavaglieri con bacile de dolci alla mano ed acque di varie sorti con le quali si regalorno S.E., le dame successivamente e li cavaglieri. Finita la merenda s'incaminorno l'Eccellenze Loro ad un'altro quarto dove trovorno ben armata


Le memorie Gorani - Pagina 235

una festa di ballo nella quale stettero presenti sino a tre hore di notte e poi, soddisfattissimi se ne ritorno (sic) a Pallazzo continuando la festa sino alle quattr'hore.

Si notta come questo giorno si viddero inarborate sopra li torrioni li stendardi reali soliti mettersi quando si fanno le salve reale. In questi giorni (canc: fu) si recitò la comedia intitolata la Dori in Palazzo (canc.:ed che) e successe ch'havendo un'alabardiere impedito al co. Gasparo Biglia che non entrasser alcune dame da lui servite con il brazzo esso conte urtò e diede un pugno sul volto al medesimo alabardiere sforzando 1 'entrata; il che cagionò bisbiglio, ed arrivata la notizia a S.E., prese delle risoluzione che 173 consigliava il caso la più soave condanando il conte a consignarsi priggione nel Castello dì Pavia. Fu però il fine di questa consegna (canc.:per) e più ceremonia che altro perchè ne sortì quasi subito per le instanze auttorevolì del sig. card. Visconti.

Ottobre 668.

Sul principio di questo mese venne 9 Milano per compir con S.E. il co. Baracha per parte di Modona con carrattere d'ambasciatore e duoi camerata che furono il co. Vezzani et il co. Cinicelli. Alloggiò in San Pietro Gessate. Compì con ambe l'Eccellenze Loro e non hebbe, non ostante detto carrattere che il solito trattamento delli inviati. Visitò e fu visitato dal G.Cancelliere e Presidente del Senato.

Adì 6 detto, al doppo pranso partì da Milano per andar a visitare le tre piazze di Mortara, Novara et Arona il sig. mse. di Mortara governatore accompagnato solamente dal mse. Vercellino Visconte come sopra intendente, generale delle fortificazioni dello Stato e dall'Ingegnere Maggiore Tenente Generale Beretta. La prima sera fece alto in Abbiategrasso in casa del capitano don Tulio Legnano. Il giorno b seguente si portò a Mortara. Poi a Novara; d'indi ad Arona. Visitò le Isole Borromee ed havendo colà ricevuti infiniti regali dal co. Vitaliano Borromeo e dal co. Antonio, se ne venne a Castano luogo del mse. Corio e vi stette una notte, e la mattina seguente a pranso


Le memorie Gorani - Pagina 236

doppo del quale s'imbarcò nel Naviglio sul bucintoro della Camera e se ne ritornò a Milano.

Alla Ferrera, poco di qua da Corsico, fu mi señora la marchesa (canc.: sua) moglie di S.E. a riceverlo in carozza nella quale entrò, ed amendue con li figlioli arivarono a Milano il giorno 14 d'ottobre a (canc.:alle) sera.

***

Alli 13, senza dispedirsi da S.E., partì da Milano il Segretario della Republica di Genova Tassorelli. Fu però prima dal sig. presidente Arese e le parlò come in via d'haver animo d'andarsene. E come che all'hora S.E. era absente da Milano, il sig. Presidente le suggerì ch'era pur necessario si vedesse prima con l'Ecc. Sua mentre la dimora di tanto tempo non era, com'egli confessava, stata ordinata ad altro che ad aspettare le risoluzioni di S.E.; ma egli sempre repplicò che li negotij per li quali la Republica haveva di bisogno di sua persona non admettevano dilatione. Il che vistosi dal sig. Presidente, ne diede subito aviso con sue lettere a S.E.

***

Adì 20, S.E., havuto prima in scritto il parere dal G.Cancelliere e Presidente del Senato, diede l'ordine per Carolus al Magistrato 174


Le memorie Gorani - Pagina 237

***

NB. Mancano le pagine da 175 a 189 del testo originale

(Febraro 669.)

a non mandar i soliti ambasciatori perchè non intendeva, in staggione così rigorosa, d'incomodarlo, che tan poco non era suo pensiere che mia signora la marchesa di Mortara si movesse di Palazzo, e che facesse esso sig. G.Cancelliere provedere d'un par di carozze a sei che s'avanzassero sino a Novi per colà trovar le fresche da proseguire il suo viaggio.

Infatti lo Stato non mandò ambasciatori nè si portorono li inviati de' Tribunali a Pavia conforme si stila.

Molti Capitani et divoti particolari della Casa del Marchese andorono a riverirlo sino a Genova, altri a Pavia ma ciascuno da per sè per propria attentione.

In Pavia s'erano giontate quasi tutte le compagnie di cavalieria alloggiate nel contorno per ricevere S.E., ma mandò avanti l'Ecc. Sua ad avisarle che si ritirassero perchè voleva entrare senza publicità. Il sig. G.Cancelliere si portò col Marchesino di Mortara don Inigo de Velandia, don Agostino de Coca e me che fui pure servendolo, sino in vicinanza di Cassino ed ivi, in una casa da massaro del mse. Carpano, fece alto aspettando S.E. che passasse per darle la ben venuta. Il sig. Presidente del Senato nè li due delli magistrati Ordinario e Straordinario si mossero da Milano.

b In Pavia S.E. v'arivò la sera delli 16. Fece alto il giorno seguente per esser domenica, che la marchesa voleva fare alcune divozioni, e poi alli 18 s'incaminò verso Milano e vi gionse a bocca di notte servito dalle carozze del sig. G.Cancelliere e qualch'altra. Quelli ch'erano andati a Pavia per riverirlo marchiorono avanti.

Il marchese venne in una stuffa con la marchesa e figlioli. Parò a vista del sig. G.Cancelliere e Marchesino di Mortara che si misero alla strada aspettando passasse e, doppo ricevuto il parabien, seguitò il suo viaggio.

Quando la stuffa del marchese salì il ponte del Naviglio al Molino delle Armi, se gli ruppe una punta e bisognò smontasse mettendosi in


Le memorie Gorani - Pagina (238)

altra da due et andò a drittura al monastero di S. Paolo a veder le altre figliole, poi tirò a casa sua ove era aspettato da tutti li ministri e nobiltà.

Per quella sera non fu S.E. a visitare (canc.:S.E.) la marchesa di Mortara nè gli mandò recado alcuno, bensì, lo fece essa marchesa per mezzo d'un suo gentil'huomo.

V'andò il giorno appresso levato di casa dal Marchesino dì Mortara che prese al pari di sè in carrozza

La marchesa sodetta mandò a presentare S.E. d'un tal ginetto di Spagna qual ricevette facendo dare 80 filippi di buona mano al cavallerizzo


Le memorie Gorani - Pagina 263

1 1669 Febraro

Il giorno seguente a quello dell'arivo a Milano del sig. mse. de los Balbases nuovo governatore per interim, andò il sig. card. Litta arcivescovo a visitarlo. Ciò seguì alli 19 ed alli 21. L'Ecc. Sua fu a renderle la visita ed il marchesino di Mortara si trovò nell'anticamera del Cardinale doppo haverlo riverito, aspettando che sortisse S.E. Ossequio che da qualch'uno fu tacciato, e più rispetto al Cardinale che al medemo marchesino, sendo parsa vanità troppo grande di S.Em. l'haver procurato per mezzo del co. Antonio Trotto che venisse di quell'hora, perchè si vedesse un figlio di Governatore di Milano a farle anticamera.

***

Alli 20, il secondo giorno doppo l'arivo di S.E., si portarono tutti i Tribunali, la Provisione e la Congregazione dello Stato a casa dell'Ecc. Sua a dargli con la solita ceremonia che si stila al Natale nel dar le buone feste, la ben venuta. S.E. li ricevette nella pezza grande passata la galeria; vi furono tutti tre li Presidenti e, per lo Stato, parlò il Vicario di Provisione co. Marco Arese e certo con molta eleganza

S.E. tardò molti giorni a dichiarare le compagnie della guardia che, per lo motivo haveva fatto il sig. G.Cancelliere con sue lettere prima che si movesse da Genova l'Ecc. Sua, si credeva dovessero lasciarsi continuare nel marchesino di Mortara. Ma la cosa succedè differentemente perchè, sendosi trovata S.E. impegnata al primo avviso della sua promozione all'interim, non poteva meno di non conferire quella delle lancie a don Sinibaldo Fiesco suo parente, et la de' carabbini al mse. Federico Lunati. Mormorossi assaissimo sotto a questa provisione come che il marchese havesse mostrata poca attenzione al compatimento che meritava la msa. di Mortara; et questa medema esalò il suo sentimento un giorno col capitano don Tulio Legnano di casa del marchese dolendosi che, quando S.E. havesse già risoluto di privarla delle compagnie, non doveva haver


Le memorie Gorani - Pagina 264

b differito tanto perchè il mondo poteva credere che l'havesse fatto per dar un poco d'emolumento in sovenzione delle sue strettezze. Ma finalmente l'impegno del marchese superò tutti questi riflessi e medicò la piaga della marchesa con altre differenti attenzioni regallandola di quand'in quando insiemo con li figliuoli di varie galanterie et continuando ogni più cortese accoglimento al secretario don Agostin de Cova.

Ogn'uno credette che il maestro di campo generale co. Trotto (per le poche intelligenze che passava con S.E. a causa della competenza rifferta nell'altro libro) fosse per pigliar pretesto di ritirarsi da Milano per schivar gl'incontri, ma non lo fece, anzi s'osservò che la dissimulazione fu uguale in ambidue almeno in ciò che mira all'esteriore.

***

Sul fine di questo mese di febraro seguì la tanto famosa espulsione dalla Corte di Madrid del padre Guerardo giesuita confessore della regina Marianna nostra signora, per opra del sig. don Giovanni d'Austria, a cui si trovò forzata S.M. di compiacere per aquiettare le mormorazioni del popolo e molto più le pretensioni di S.Altezza che s'era poche leghe avvicinata a Madrid e con la grossa sua fazione che è grande, teneva la Maestà Sua in molt'apprensione.

Il padre confessore sodetto s'incaminò alla volta de'confini di Spagna per portarsi poi in Italia, come fece, tirrando a Genova a drittura e di là posica (sic!) a Roma come si dirà più abasso.

Fra li primi ordini di S.M. ch'hebbe il sig. mse. Spinola governatore 2 doppo assonto al secondo suo governo, venne quello di dover alzar la mano dalle ripresaglie contro Genovesi che s'erano incomminciate a pratticare col sequestro di buona parte de' loro redditi camerali per risarcire i danificati Finaresi. Ordinò donque S.E. al Magistrato, che dovesse lasciar la metteria delle ripresaglie nello stato in che si trovava, che vuol dire ne' termini del puro sequestro tanto de' capitali come delli utili, e così fu essequito, sendosi havuto attentione a sequestrare per li primi li redditi di que'


Le memorie Gorani - Pagina 265

Genovesi che sono del Magistrato di S.Giorgio, e delli altri se ne prese se non la' quantità che era bastante per finir di cautare li detti dannificati.

Aprile

Alli 31 di marzo si diede mostra generale ed a quelli di Pavia v'assistette S.E. e ricevè lo Stato qualche poco d'alleggerimento. Io mi mi trovai e viddi che la Cavalleria era bellissima, ma l'Infanteria, massime l'alemana, molto mal in essere. Alli 2 di questo mese d'Aprile S.E. ritornò a Milano.

Alli (manca) andando a casa sua in carozza il dottore don Antonio Salamanca giudice delle monete, fu, quasi per contro la porta delle monache della Guastalla, assaltato da sei persone armate d'archibuggi e le fu tirata un'archibuggiata mentre voleva sortire dalla carozza di sotto alla portiera, dalla quale restò legiermente tocco in una spalla; poi, sendo corso verso casa del conte Filiodone, cascato in terra, glie ne fu tirata un altra che andò a vuoto; e se non lo ricoverava in detta casa un servitore del detto conte che b ivi a caso si trovò, pericolava di lasciarvi la vita. Si fece processo dal capitano di giustizia mse. Bosso ed il sospetto cascò nel principe Trivulzio che lo riavesse trattato per ridentimento d'haver detto giudice portato poco rispetto ad un bottegaro che haveva dipendenza dalla casa del Principe. Nel esame suo, pure don Antonio medemo si dichiarò che il colpo veniva dal principe, onde dimandò salvaguardia, che poi il Senato gliela concesse di 10 mila scuti, e gli fece intimare i precetti a sua casa nonostante che, come cavalier del Tosone, pretendesse d'essere immune dalla giustizia ordinaria. E' vero che nell'atto del ricevere il precetto, quel famigliare di casa fece la sua protesta, ma non le giovò; et havendo S.E. il sig. mse. Spinola dato parte a S.M. del caso, dichiarò la Maestà Sua con real cedola per Consiglio d'Italia che il Senato dovesse procedere e parimente lo facesse in altri simili casi gravi sino alla detentione, non intendendosi che


Le memorie Gorani - Pagina 266

l'immunità s'estenda a quando si tratta di delitti gravi ed attroci. In questo mese seguì un accidente in Alessandria che turbò assai la quiete di quella città e rese totalmente aversi gl'animi di que' cittadini al governatore della piazza don Fernando Ravanal. In un oratorio o sia chiesa di disciplini si tenne esposto per alcuni giorni il Santissimo. E' priora della Compagnia delle Dame d'esso oratorio la msa. Moschini. Alla priora era stile di mettere sempre all'inginocchiatoro un tapeto per distintione. La moglie del governatore volle andare alla divozione e sosì fece apparecchiare dentro de' 3 cancelli del presbiterio un strato con coscinoni alla forma sua solita. Andò alla chiesa detta governatrice che si chiamava donna Madalena Ravanal de Quinoñes ed all'entrare diede d'occhio al tapeto della priora, di che mostratasi offesa, come che ferisse la singolarità della distintione che pretende la governatrice, voltate le spalle al Santissimo con modo assai dispettoso se ne sortì di chiesa senz'haver piegato a terra un ginocchio, dannando l'attione delle dame con grande brontollamento. Non succedette altro per quel giorno. Il seguente, meditandi di far un tiro alle dame, caso che non levassero quel tapeto, mandò avanti il sargente maggiore con molti soldati che circondorono tutta la chiesa, e l'ordine che diede al detto sargente maggiore fu di dover far levare il detto tapeto prima che arivasse la sua persona che, sendosi incaminata, stette facendo alto poco discosto dalla chiesa aspettando l'esito dell'essecutione che fu (manca il seguito).

b Maggio 60

Fine della differenza di giurisditione sopra il caso di Foraneo Visconti

In questo mese hebbe fino la differenza giurisditionale con il sig. card. Litta ch'era nata sopra la detensione di Pompeo Visconte nella casa parochiale di Serono, come supponevano gli ecclesiastici. Ed il mezzo fu che si lasciò di notte tempo sortire dalla carcere del Castello di Milano in cui era il detto Visconte, et andar libero.


Le memorie Gorani - Pagina 267

Si tratta della bolla gregoriana.

Li ecclesiastici prettendevano la consegna ma con questo non la conseguirono. E se bene il Cardinale mostrasse d'esser rimasto poco sodisfatto del temperamento, ad ogni modo s'aquietò. S.M. però, ancorche per li rispetti che militavano lo approvasse, averti (canc. però) il sig. marchese Governatore che in avenire non passasse per la strada de temperamenti poichè la bolla gregoriana in modo alcuno non s'haveva ne' suoi Stati a pratticare. Veggansi li papeli del mazzo toccante a questo fatto, che si conservano presso di me, che daranno tutte le altre più individuali chiarezze

S.E. accomoda d'una compagnia d'Infanteria spagnola il cavalerizzo della signora marchesa di Mortara.

Il sig. mse. Spinola governatore, per far un atto di stima verso la signora msa. di Mortara diede una compagnia d'infanteria spagnola ch'era vacata, a don Nicolas Salgado cavallerizzo della sodetta signora.

4 Giugno

Soldo assentato al padre Muzzani Residente in Casale

Per morte del P. Guazzone che risiedeva nel suo collegio di Casale et serviva questo Governo come d'interlocutore per le Decorrenze sue col Monferrato, si venne a restar privi di persona che facesse questo papele subito. Il sig. co. Ercole Visconti fece prattiche per far conferire il posto al p. don Ludovico Mazzoni suo cugino, e l'ottenne in tempo che governava quest'inverno passato il Consiglio Segreto, non già dal corpo del medemo Consiglio, ma bensì operando per mio mezzo col sig. co. presidente Arese e col sig. G. Cancelliere, che lo mandassero subito a Casale per metter in sicuro li papeli del detto defunto p. Guazzone a titolo che già vi doveva andare come eletto prevosto di quel collegio. Andò donque il padre e cominciò ad insinuarsi con la corrispondenza delle lettere et con altra bella occasione si fece confirmare per ordine del Consiglio


Le memorie Gorani - Pagina 268

Segreto a cui si rappresentò ch'era stato per interim deputato dalli medemi signori G.Cancelliere e Presidente del Senato. Indi, del mese di giugno sopra consulta del Magistrato Ordinario, eccitato a dire che cosa era l'annua assistenza che si dava al p. Guazzone, ottenne dal sig. mse. de los Balbases il soldo assentato in bilanzo di scuti 500 annui

***

Ordine di S.M. sopra la prohibitione di librare soldi vecchi, et altro attinente alla matteria de soldi

Questo mese venne un ordine di S.M. che dà a' signori governatori la regola che devono tenere nel librare i soldi restringendo la facoltà al puro soldo che si paga e non più e prohibendo totalmente il farlo de' vecchi, et attrassati. Tratta ancora d'encomiende et è da vedersi, se bene quando non sia evacuato alli uffitij del soldo non sarà uscito dalla segretarìa di guerra di S.E.

***

Ordine di S.M. di pagare al fu sig. mse. di Mortara le propine e luminarie di Consiglier di Stato.

Venne pure altro ordine di S.M. alla signora msa. di Mortara che comanda per via del Consiglio Supremo d'Italia di doversi pagare le propine e luminarie di Consiglier di Stato (canc.:che) per le quali teneva il sig. mse. di Mortara già dispacchiate le cedole che disponevano se le pagassero con effetti straordinarij di Spagna. Fu notato quest'ordine per cosa assai singolare che doppo morte d'un Consiglier di Stato S.M. comandasse il pagare simil sorte di credito con effetti di questa (canc.:Stato) reale hazienda. Tutta volta hebbe il suo effetto e mi signora la Marchesa fu pagata con un effetto della mensa del Magistrato Straordinario.

***

b Verso la metà di questo mese il sig. G.Cancelliere andò a diporto a vedere le Isole Borromee ed io fui servendolo. Le tappe furono. La prima sera in Canegrate a casa del mse. Castelli, la la mattina seguente a pranso a Soma in casa del mse. Ermes Visconte, e alla sera nell'isola del sig. co. Vittaliano Borroromeo ove arivassimo


Le memorie Gorani - Pagina 269

ch'erano quasi le due hore di notte nella piotta del medemo conte.

Luglio

A' 16 arivò a Milano di passaggio il co. di Castel Migliore che fu primo ministro del re di Portogallo hora deposto et di quel tempo semplice duca di Braganza. Alloggiò all'hosteria e S.E. il sig. marchese governatore non se ne diede per intesa

Alli 20 partì da questa città di Milano di ritorno a Spagna la buona e non mai a bastanza comendata msa. di Mortara vedova lasciata con li due figli maschi don Giovanni e don Emanuele del fu mse. di Mortara governatore di questo Stato. S.E. il sig. mse. Spinola doppo haverla visitata moltissime volte vi tornò pure lo stesso doppo pranso che partì. E poi s'avanzò a Binasco ad attenderla passare per regalarla di diversi rinfreschi, come fece con copia d'aque e sorbetti gelati sopra le sottocoppe nude per maggior comodità di chi senza fermarsi voleva prendere un sorso. Si trovò a Palazzo di mia signora quasi tutta la nobiltà delle dame; e perchè, se queste l'havessero havuto a veder partire, la cosa havrenne tirato troppo al tardi si fece mettere la lettica dove havea a montare mia signora nel salone d'abasso che sbocca alla porta falsa e così, calata per la scaletta segreta, andò a mettersi nella detta lettica e sortì per la porta falsa accompagnata da pochi calessi. Le compagnie della Guardia si portorono a servire S.E. sino alla Conca. Le dame e create di mia signora si distribuirono in diverse carozze, una delle quali, passato Binasco, si versò dalla parte del Naviglio con pericolo d'affogarsi tutte le dame che v'erano dentro, sendo già le tre della notte, se io presto con aggiutto non accorrevo a cavarle di carozza. S.E. il sig. Governatore non passò Binasco. Vicino al Cantone delle 3 miglia si ruppe la lettica della signora Marchesa onde fu necessitata montare nel calesse del sig. G. Cancelliere. A Pavia arivò vicino a giorno e prima d'andar a smontare alla casa del mse. Malaspina preparata per l'alloggio suo, si


Le memorie Gorani - Pagina 270

5 portò a S.Giacono a sentir Messa all'altare del beato Bernardino.

Il sig. mse. Governatore haveva destinati don Giuseppe di Cordova tenente di maestro di campo generale e don Eugenio de la Vega aggiuttante di maestro di campo generale per disporre le posate per tutto lo Stato di Milano per dove haveva da passare la signora marchesa.

Il giorno seguente alli 21 doppo pransato partì da Pavia essa signora marchesa e fu servita al Gravelone dalli signori G.Cancelliere, presidente Bellone, co. di Vayla, principe Trivulzio, veedor generale Diego Patigno et alcuni altri pochi cavalieri. Io pure che andavo servendo il sig. G.Cancelliere in questa fontione

mi vi trovai; e tutti questi si licentiarono sopra del porto del Gravalone medemo. Il maestro di campo generale riverì la signora marchesa in Pavia ma non passò più avanti.

Prima di partire la detta signora marchesa da Milano, per suggellare li atti di confidenza usata meco dal sig. marchese suo marito e da lei pure, mi constituì suo procuratore (canc.:gererale) a riscuottere quello avanzava della mercede fattagli da S.M. della mettà del soldo di governatore di Milano in ciascun mese sin tanto fosse gionta alla Corte; e questa procura la rogò il sig. Carlo Maria Mantegazza notaio di Milano con l'assistenza del sig. co. Jacomo Bolognino vicario di giustitia come giudice ordinario.

Mi mandò anco, detta signora marchesa, a donare in segno d'affetto un tavolino quadro di compositione bellissima con una stuora di Spagna grandissima e nobilissima che restaranno in casa a memoria di tanta signora.

Con lettere delli 3 di luglio s'intese la morte del sig. Regente prov......di Milano don Alonso de Vica nella cui piazza è noi succeduto il sig. don Diego Zapata G.Cancelliere di questo Stato. Subito seguita detta morte di don Alonso (canc.:ordinò S.M.) il sig. mse. de los Balbases governatore fece a S.M. la nomina di detta piazza conforme al solito, et alli 24 di questo mese andò a Spagna dove, per le instanze di don Francesco Zapata co. di Casarubios


Le memorie Gorani - Pagina 271

e consigliere del Consiglio Reale di Castiglia fu nominato il primo del Consiglio d'Italia il detto sig. don Diego Zapata e poscia scielto alla Maestà Sua la quale, per dubio che non fosse per accettar la mercede, gliela dorò col titolo e gli honori del Consiglio di Castiglia e con la retentione del soldo di consigliere delli Ordini pagabile in viglione come lo ha scosso tutto il tempo che ha servito la piazza di G.Cancelliere.

Averti che ne' casi d'alcuna vacante di Regente Provi..... il Senato non fa nomina ma bensì solamente il Governatore di Milano S.M. prima di far publicar la mercede della sodetta piazza di Regente del sodetto G.Cancelliere gli fece scrivere dal sig. co. d'Oropesi et da suo fratello ricercando il suo gusto se accetterebbe b o no la medesima mercede; a che rispose con rassegnatione forsi conoscendo d'haver da principio lasciato scorrere dal sig. co. d'Oropesi e da fratelli qualche parola d'impegno che fu caggione di far prendere quello a S.M.

Sul principio poi del mese di decembre susseguente venne l'aviso d'esser stata publicata in Consiglio d'Italia la mercede fatta da S.M. al medesimo sig. G.Cancelliere della sodetta piazza di Regente con la graduatione ed honor di consigliere di Castiglia ch'havrebbe ottenuto quell'essercizio se nel medesimo Consiglio Reale non si trovasse servendo hoggidì il co. di Casarubios don Francesco Zapata fratello del medesimo sig. G.Cancelliere.

S'accinse subito questo signore a cavare da tutti i mazzi delle materie che si trovava haver ciascun secretario una sostanza del loro contenuto per portare a Spagna le più sicure notizie intorno qualsisia interesse di questo Stato andò rinovandosi la memoria col prender nuove informazioni tanto dalli cancellieri de' Magistrati come da' ragionati della Camera, Oratori e sindici delle provincie e d'ogn'altro che poteva dar lumi. A me toccò il servirlo più di tutti come che per le mie mani passano le materie più importanti del governo.


Le memorie Gorani - Pagina 272

Ho lasciato di dire che il primo giorno di questo mese di luglio, sendo succeduta la morte di donna Agnes de Tebes, moglie del sen. mse. Fiorenza, venne a Milano in tutta diligenza don Gaspar de Tebes ambasciatore di S.M. in Venetia e fratello della sudetta marchesa, quale fu invitato da S.E. il sig. mse. Spinola tre volte e per due altre si portò a Pallazzo a vedersi coll'Ecc. Sua.

La prima fu nel quarto della signora marchesa dove si trovò pure il sig. marchese, e la seconda nel quarto di S.E. il sig. marchese al quale salì per scalletta segreta e per la medesima se ne ritornò. Ebbe don Gaspar da S.E. la mano dritta nell'accompagnamento che non passò il principio della scalletta sudetta e la sedia nel luogo più degno.

Non si portò a Pallazzo le sudette due volte a far la visita in publico perchè, sendo venuto alla leggiera e non havendo seco corte, non poteva comparire come ambasciatore.

Alli 13 d'agosto seguì la rotta de' Turchi mentre si trovavano all'assedio di Candia, ma poi per la pertinacia de que' barbari fu constretta la piazza a rendersi di lì a poco tempo; e con questa occasione la Republica Veneta accettò le conditioni di pace.

6 (1670)Genaro 1670

Del mese di decembre succedette l'accidente della scomunica fulminata contro del prevosto della Scala Giovanni Paolo Zaccaria per l'affare della suppressione de' tre conventi di S.Anna, S.Gerolamo del che, come se ne trova tutta intiera la contezza di quanto è passato di questa differenza giurisditionale, si rimette la curiosità alla letura de' papeli del mazzo toccante alla matteria In questo mese di genaro il sig. mse. Spinola governatore mi comandò di far un tocco al sig. don Vincenzo Gonzaga nella solita mia lettera di corrispondenza per ricavare che cosa pensava il duca di Guastalla suo nipote intorno al matrimonio della figlia sua primogenita,


Le memorie Gorani - Pagina 273

e ciò volse che facessi come da me per essequire pontualmente l'ordine di S.M. per Consiglio di Stato che gli comandava di doverne di ciò fare qualche positiva diligenza. Essequij la comissione ed il sig. don Vincenzo mi rispose che il duca mai le haveva parlato di questa facenda; solo una volta che disse in Alemagna non pensavo sopra mia figlia, il che fu dal sig. mse. Governatore stimato per una forma da schivare l'impegno del rispondere con cattegoria.

Febraro

Nel mese susseguente venne al sig. mse. Governatore la cedola di S.M. sopra li abusi contro l'aministratione della giustizia, la quale hebbe il motivo da diverse consulte del Senato fatte a Spagna per gratie de galeotti liberati da S.E. e per usurpationi dell'Auditore (canc.:Generale) ed altri capi che il medemo Senato suppone siano contro la giustizia ordinaria. A questa lettera reale S.E. non rispose. Ben lo fece ad un altra sopra li abusi delle piazse morte del Castello di Milano e sopra il soldo del p. Muzani Residente in Casale ed altre matterie di contra ordini, inviando a S.M. la consulta che il Castellano don Baldassar Mercader haveva fatto evacuando tutti i capi della cedola quali gli erano stati communicati dal sig. mse. medemo.

***

Alli 15 di marzo arivò improvisamente al Finale il sig. duca d'Ossuna. Subito havuto l'aviso, spedì il sig. mse. Spinola colà il capitan don Tullio Legnano a compire, come fece, con il duca, la duchessa, la contessa di Montalban e poi col conte suo marito portando lettere per tutti. Fu tenuto a pranso don Tullio quel giorno per conto di Palazzo in una casa contigua al medemo con tutti li servitij della Corte. Partirono poi per Finale successivamente don b Sebastian de Ucedo contator p.......le che andò con un fascio di papeli e con animo di dar alle gambe a molti, ma non l'acertò per se medemo porchè il duca lo sentì ma non concepì di lui buona opinione a segno che per levarselo di là le usò un atto di poca stima


Le memorie Gorani - Pagina 274

convitando il co. di Pezzuela suo camerata a pranso e lui nò, la qual cosa l'obligò a prender licenza di ritornare a Milano a titolo di compire con la parocchia per la Pasqua. Andò Imbonati il questore, il Maestro di Campo Generale co. Trotto con altri, parte de' quali ritornorono e parte restorono nel Finale.

Tanto che il sig. duca si trattenne nel Finale, andò per mare a Nostra Signora di Savona in forma incognita senza la duchessa, però fu conosciuto dalla profusione delle elemosine grandi che fece. Al ritorno hebbe borrasca e fu per perdersi al smontare di feluca Alli 28 di marzo ritornò a Milano il questor Imbonati dal Finale e portò li due privilegij di S.E. di Governatore e Capitan Generale con le lettere di S.M. dirette al Consiglio Segreto, tribunali e Città di Milano, et questi spacchi tutti erano serrati in una lettera del sig. duca diretta al sig. G.Cancelliere, nella quale S.E. non diceva più se non che facesse dare a que' privilegij e lettere quel paradoro che stimasse conveniente conforme allo stile, et giontamente a dette lettere inviò un memoriale delle Carcare che dimandava l'essentione del datio che paga, sopra del quale ricercava S.E. al G.Cancelliere il suo parere. Questo fu il primo atto che fece il duca di governatore. Il G.Cancelliere, subito ricevuto il piego, stimando che in esso a ponto venissero li privilegi, volle fare una finezza col sig. mse. Spinola e così, per mezzo mio, glielo mandò serrato. S.E. lo aprì e, visti i privilegi accompagnati da una lettera del duca che dentro veniva, pur sigillata, non l'aprì ma bensì la rimandò ad esso sig. G.Cancelliere il quale subito comandò che si registrassero nella Cancelleria Segreta dal cancelliere Ottavio Visconti ambi li sodetti privilegi e che se presentassero le lettere a chi erano indrizzate, come si essequì.

Fu riparato che S.E. anticipasse tanto ad inviare li detti privilegi dal Finale poichè questo era l'atto perentorio che intimava il fine del suo governo al mse. de los Balbases e che già che si era dichiarato governatore in possesso, non scrivesse almeno la solita


Le memorie Gorani - Pagina 275

lettera al G.Cancelliere in cui se gli incarica d'andar continuando nello spacchio ordinario dando poi conto delle cose gravi se ben 7 questa lettera il sig. mse. di Mortara et altri non l'hanno mai scritta che doppo gionti ad Alessandria; ed il questor Imbonati, quando sentì rilevare questo ponto, disse che li privilegij e le lettere gli erano stati consegnati inavertentemente; ma questo non si poteva poi pensare mentre venivano accompagnati dalla carta del duca nella quale diceva ciò che d'essi doveva fare.

Tu nota fra tanto che la detta lettera di stile al G.Cancelliere, mai venne nè dal Finale nè da Alessandria ed il sig. mse. de los Balbases continuò a star in Milano e dispacchiare sino al giorno che il duca partì dal Finale, che fu alli 18 del mese d'aprile, e nel medemo giorno si ritirò poi a Cusano, villa discosta da Milano 6 miglia. S'astenne però per alquanti giorni prima della partenza da Milano dal ricevere memoriali in publica audienza e da certe spedizioni che potessero far streppito, la qual cosa non mancò la malignità di qualch'uno di censurare.

Non si può negare che questo caso ha fatto vedere che nello stesso tempo v'erano due governatori di Milano che dispacchiavano, perchè il sig. duca riceveva nel Finale li memoriali e per qualche tempo doppo l'arivo suo colà del sig. duca stesso, fece altretanto il sig. mse. Spinola.

Per insinuazione d'Ucedo fatta al duca s'assentorono per offitiali riformati tutti quelli della famiglia sua. Si mandò ordine di non risolvere sopra il bilanzo già trasmesso dal Magistrato Ordinario. Propose anche, Ucedo, che S.E. poteva dar ordine che si abbassasse il pane in Milano per dar un colpo al mse. Spinola di cui non era amico, e render glorioso nella plebe l'arivo del duca, ma il co. Arese preffetto dell'annona non lo approvò e così non s'essequì.

L'andata del sig. duca a Savona fu creduto a fine di visitare quella piazza, ma in fatti hebbe sotto il mistero di ch'ella servisse a dar tempo al secretario dell'ambasciata in Genova don Francesco


Le memorie Gorani - Pagina 276

del Castillo di negotiare con la Republica che mandasse al Finale

ambasciatore a compire con S.E. come si era pratticato col sig. mse. di Mortora, esempio unico sin ora di compimento fatto passare dalla Republica stessa con li governatori di Milano nel Finale. D'altro fatto in Milano vi è quello del mse. de los Balbases nel primo governo delli due ch'hebbe per interim; ma questo non è simile all'altro perchè chi compì fu Giovanni Battista Fiesco interlocutore della Republica che risiede in Milano senza carattere alcuno nè si sa se portasse lettere

S'era divolgato tanto che il duca stette nel Finale che voleva andar a veder Genova, et a tal effetto riaveva ordinato a Castillo di b tenerle colà preparate un par di stanze perchè l'intentione sua era di starvi totalmente incognito, ma mutò poi pensiero e non v'andò forsi per non ingelosire i Principi d'Italia che tutti già si trovano con l'apprensione nota della venuta al (canc.:questo) governo di questo signore credendolo somigliante all'avo.

Partito Ucedo per lo Finale come si è detto, lasciò ordine a don Gabriele suo figlio tenente della Contadoria di non essequire alcun decreto di S.E. il mse. Spinola per quello mira al suo offitio senza prima dargliene parte et aspettare la risposta. Portò il caso che il marchese diede decreto che si assentasse uno nella cavalleria, che lo ppteva dare come generale di essa independentemente dall'autorità di governatore. Don Gabriele si scusò con 1'instruzzione di suo padre, la quale fece alterare fieramente il marchese che quasi volle passare ad una dimostrazione, e da qui naque che, ritornato Ucedo dal Finale, non si lasciò vedere in Palazzo per alcuni giorni dubitando che il marchese non dasse verso di lui qualche publico segno di risentimento. Si scusò poi con dire che il co. Ercole Visconti era stato quello che gli e lo haveva consigliato.

Quando in Milano si seppe che il duca era partito dal Finale alla volta d'Alessandria, il sig. G.Cancelliere Zapata risolvette da sè d'inviare ad assistere a S.E. il secretario Remigio Rossi per lo spacchio della Cancelleria Segreta col sigillo ed un officiale che


Le memorie Gorani - Pagina 277

fu Carlo Valerio. Lo spedì donque con lettera al duca quale trovò già gionto in Alessandria e per quanta introduzione procurasse con S.E., non gli riuscì mai di poter entrare a dispachiare; e la stessa fortuna hebbe in Pavia dove pure S.E. si fermò molti giorni di maniera che sempre assistette inutilmente e senza esser mai adoperato.

Il mse. Spinola, prima di partir dal governo, diede ordine alle compagnie delle guardie di portarsi a Cassin di Strada per servire il duca

Entrò il sig. duca in Alessandria alli 22 d'aprile e, partendo dal Finale, non scrisse al G.Cancelliere nè a verun altro dando conto della sua partenza.

Doppo ritirato a Cusano, il mse. Spinola si portò di là un giorno a Milano per visitare la moglie del G.Cancelliere.

***

Il giorno della Novena di quest'anno, in cui sogliono li signori governatori andare alla Madonna di S.Celso col Consiglio Segreto serviti dal Capitolo della Scala della Messa solenne, perchè non vi si 8 trovava in Milano il sig. mse. Spinola che già si era ritirato a Cusano, ed il sig. duco d'Ossuna non era ancor gionto, ad esempio di ciò che fu osservato in tempo del sig. don Luigi Ponze un anno che S.E. per impedimento non vi potè intervenire, si risolvette dal G.Cancelliere che v'andasse a far la fontione il Consiglio Secreto, e perchè questo non fa corpo senza il governatore quando egli è nello Stato, si fece mettere la cortina del governatore medemo al luogo solito serrata dalle bandinelle onde paresse che vi si trovasse, e con questa fintione si celebrò la Messa col discorso all'evangelio intervenendovi il Consiglio.

***

Una delle speditioni che fece il sig. mse. Spinola trattennendosi in Milano doppo l'arivo al Finale del duca d'Ossuna, fu il dare un passaporto al mse. Villa di Torino di far condurre per la via del Po dal Ferrarese al Piemonte 4 mila some di formento, qual fu spacchiato per Cancelleria Secreta.

Il G.Cancelliere Zapata non ostante che non havesse dal duca nuovo governatore ordine per continuare nello spacchio, e che il mse. Spinola


Le memorie Gorani - Pagina 278

si fosse ritirato dal governo seguitò a ricever memoriali et a dispacchiare

Una delle cose che Ucedo propose al sig. duca d'Ossuna fu l'abbassamento del prezzo del pane, e tirò a due fini. L'uno di dar un colpo al mse. Spinola che per questa facenda era uscito del governo con poc'aura popolare; e l'altro per render plausibile l'ingresso del duca nel governo. Volle S.E. sentire il co. Arese che, per all'ora, non stimò bene il farlo; ma poi, gionta che fu a Milano l'Ecc. Sua, in pochi giorni s'abbassò il prezzo del pane 4 soldi al staro; dove che tutte le volte che sortiva di casa il sig. Governatore ne' principij del suo governo era acclamato dal popolo con viva viva mai più sentiti.

Ancorche lo Stato riconoscesse che alli Regenti spagnoli provinciali non s'era solito a far donativo quando venivano eletti a tal carica, tutta volta per negotiatione mia s'indusse a volerlo fare al sig. don Diego Zapata più in ricognitione de' favori ricevuti da Sua Signoria Ill.ma in 18 anni che ha sostenuto il posto di G.Cancelliere che per lo rispetto della nuova eletione alla regenza, tutto che questa dasse il motivo. Si risolvette donque di farlo di mille scudi b che si impiegarono in comprare sei pezzi di quadri de' migliori che si potero havere da diversi particolari. E mentre il sig. Regente già si trovava in Pavia incaminato verso Genova, lo Stato medemo li fece imballare e datiare a sue spese e li mandò a Genova; e per non aventurarsi al rifiuto mi pregò a far che il p. Rho gesuita e confessore del sig. Regente fosse quello che li presentasse operando che in ogni modo li accettasse. E Sua Signoria Ill.ma vedendosi obligata anche con questa attentione, si dispose a compiacere lo Stato medemo onde gradì e ricevette il donativo (canc.:facendo) scrivendo una lettera mostrabile al detto p. Rho di ringratiamento a finchè valesse per tutti li Oratori et Sindici.

La Città di Milano regalò pure il medemo sig. don Diego d'un quadro d'assai prezzo che arivava alle 200 doppie e glielo mandò per mezzo


Le memorie Gorani - Pagina 279

dello stesso padre confessore prima che partisse Sua Signoria Ill.ma da Milano, e fu negotiatione del sig. presidente Arese.

Per notizia si deve avertire che con occasione che si andorono buscando esempi per vedere se alli Regenti provinciali spagnoli s'era fatto donativo, si trovò che ad Alonso de Oca, quando passò da senatore ch'egli era qua alla piazza di Fiscale del Consiglio, la Città di Milano gli mandò a donare 200 doppie alla casa del mse. Stampa all'Olmo in Palazzo ove era alloggiato o, per dir meglio, s'era ritirato e se bene le accettasse, hebbe però a dire ch'erano state poche. Questo regalo pure glielo procurò il sig. co. presidente Arese.

Maggio

Il primo giorno di maggio partì il sig. duca d'Ossuna d'Alessandria imbarcandosi nel Tanaro e venne per aqua a far notte a Sanazaro alloggiando in casa del mse. Malaspina. Da Sanazaro venne a Pavia il giorno seguente che fu alli 2, in carozza con don Francesco Imbonati sino alla Madonna di S.Martino. Ivi smontò e si mise a cavallo servito da pochi de' suoi, e dietro lo seguitavano le due compagnie della Guardia. La duchessa venne in siglia da mano servita da' staffieri a piedi et alcuni paggi a cavallo et marchiò avanti del duca per qualche buon tratto.

In Pavia si trovavano quasi tutti li ministri e gran nobiltà milanese oltre tutti li ambasciatori delle Città et altri Corpi publici 9 attendendo l'arivo di S.E.

Il sig. co. Arese presidente del Senato, ch'era alloggiato nel convento di S.Marino, s'avanzò in una carozza a sei (in cui ero pur dentro io) di là dal Gravalone sino a S.Martino e però nella piazza che risponde alla strada vicino all'hosteria. Smontassimo tutti per riverire S.E. nel passare. S.E. vedendo il sig. co. Arese fermò il cavallo dando luogo che gli dicesse due parole di compimento, avanti di che fece repplicatamente sforzo perchè il conte si coprisse.

Il sig. G.Cancelliere Zapata s'era fermato apena di là dal Gravalone


Le memorie Gorani - Pagina 280

e con esso fu più breve la ceremonia. Compì ancora con la signora duchessa nel passaggio, il che non fece il sig. co. Arese ancorche S.E. aprisse la finestrella della siglia per render la cortesia del saluto.

Si fece il ponte di barche al Gravellone. La Cavaleria tutta era squadronata nel piano di qua dal detto fiume al solito. All'entrare di S.E. in Pavia si fece la salva de' pezzi d'artiglieria.

Subito passato il ponte del Gravallone il sen. Caxa podestà di Pavia con l'abbate seniore della Citta ch'era il co. Francesco Maria Belcredi, compirono. Doveva questa fontione toccare al co. Ludovico Gambarana come quello ch'era entrato nel mese di maggio ad esser abbate seniore e perchè il co. Belcredi haveva già nella sua abbatia fatte tutte le preventioni per l'alloggio di S.E. ed haveva anche più felicità nella rappresentativa, fu pregato a far la fontione, a che si accomodò con qualche difficoltà.

S.E. alloggiò nella casa Beccaria alla Madonna di Loreto. Riceveva, il duca nel quarto basso, e la duchessa nell'alto

La stessa sera che S.E. arivò in Pavia volle ricevere i compimenti de' Tribunali e di tutti li missionarij.

Il primo a compire fu il Vicario Generale di Milano Gratiani in nome del card. Litta arcivescovo che all'hora si trovava in conclave da cui sortì poi papa Clemente X.

Successivamente compì la Città di Pavia godendo la prerogativa locale e non fu altrimente ricevuta nella stanza del baldacchino dove compirono gl'altri rappresentanti ma bensì in un altra passato l'andito stretto della capella. Parlò il co. Belcredi sodetto.

b Saputosi che S.E. intendeva di ricevere i Tribunali e tutti li altri inviati, ogn'uno d'essi andò a vestirsi di nero, e li togati a mettersi in toga per far la loro figura

L'ordine del compire fu il seguente

Il Senato. Per cui li senatori Pozzo e Cariglio


Le memorie Gorani - Pagina 281

Il Magistrato Ordinario. Per cui li Questori Pegna togato e Fossano spada e cappa.

Il Magistrato Straordinario. Per cui li Questori (mancano)

Città di Milano. Per cui il mse. Brivio dottor di Collegio eletto in luogo del Vicario di Provisione Pirro de' Capitani che all'ora si trovava aggravato di dolori renali, et li due ambasciatori il cavalier Antonio Aliprandi et mse. Ferrante Novati

Città di Cremona. Per cui Giorgio Soresina et il co. Huomobono Offredi.

Novara, Como, Lodi, Vigevano (?): conforme alla sorte che fu gettata, della quale ne fu rogato il secretario Remigio Rossi. Alessandria non compì perchè già lo haveva fatto in casa sua. Tortona nè meno perchè non si trovò a tempo. Lo fece il giorno seguente come si dirà.

Naque contesa quella sera eccitata dal Tribunale della Provisione di Milano che pretendeva compire immediatamente doppo i Tribunali come tale ch'ella suppone d'essere. Il sig. co. Arese presidente del Senato ch'era presente nell'anticamera quando questa s'altercava, non dava ragione alla Provisione dicendo ch'ella sempre era membro della Città. Infine si propose, per temperamento, ancorche non piacesse alla medema Provisione, di che ella compisse il giorno seguente fuori d'ordine; e così alli 3 alla mattina seguì, e parlò per essa il tenente del Vicario Carlo Visconti.

Dopo della Provisione compì la Città di Tortona.

Dopo Tortona li dottori del Collegio di Milano.

Per ultimo li sindici delle Provincie.

Tutti questi compirono alla mattina.

Averti che tutti li missionarij, tanto de' Tribunali come della Città 10 furono fatti coprire da S.E. prima di parlare e solo restorno scoperti li sindici. Pretesero questi di compire immediatamente dopo le Citta e sempre di precedere al Collegio de' dottori, come membro della Città di Milano; ma come che il sig. don Diego Zapata l'intendente


Le memorie Gorani - Pagina 282

contro di loro dicendo che, o non volevano compire mentre che le Città rappresentavano ancora li loro contadi, o che, volendolo fare, dovevano incorporarsi con gli oratori e con gli ambasciatori delle Città sodette, la qual cosa non volevano poi questi consentire, e se bene il detto sig. don Diego Zapata insinuasse alli detti sindici che potevano avanzarsi a San Nazaro, già che non erano a tempo d'arrivare sino ad Alessandria, Alfonso Belingeri sindico del Ducato che era il direttore degli altri, non v'adherì e però fu costretto render il luogo ed il tempo che le fu prescritto come s'è detto di sopra.

Subito che ciascun ambasciatore hebbe compito col sig. Duca governatore, passò al tratto di sopra a far lo stesso compimento con la signora Governatrice.

Al dopo pranso del giorno 3 si portò a compire la Università de' legisti et medici di Pavia, et per tutti parlò il dottor Paleari lettor primario de' legisti. Tutti copersero, li secolari col capello, e li religiosi con la baretta.

Quella stessa sera compì l'inviato di Guastalla Francesco Asti qual fu ricevuto in piedi e coprì, e l'accompagnamento al partire fu d'alcuni pochi passi giù dalla tarima del baldachino. Era già entrato nell'anticamera, che il cameriere maggiore di S.E., don Giovanni de Sottomeyor cominciò a rilevare le difficoltà di non poter dar S.E. da coprire a questo inviato, mentre haveva inteso che era cremonese, e conseguentemente suddito, et anco alfiere della compagnia d'huomini d'armi del duca di Guastalla, ma per non lasciar b seguire la mortificatione all'inviato medesimo, che era stato particolarmente raccomandato a me dal detto sig. duca di Guastalla, troncai il dubbio asserendo che questo tale, per li beni di Castelvetro che godeva nel Parmigiano, era suddito di Parma, oltre di che viveva quasi del continuo in Guastalla; et circa al punto d'esser alfiere, procurai che venisse disimulato.

Il primo giorno che S.E. arrivò in Pavia, tenne a pranso due cavaglieri


Le memorie Gorani - Pagina 283

della citta e molti ministri forastieri venuti a riverirlo e lo stesso fece tutti li giorni che s'ofermò (!) in Pavia. S.E. dimandò al Grancancelliere un papele sopra il trattamento de' Principi e negocij vertenti con essi, e glielo fece, havendo prima cavate le noticie dalle lettere originali che dimandò dalla sua secretarìa il sig. mse. de los Balbases. Altro papele pure le diede intorno allo stato della Cancellarìa Secreta et de' Tribunali.

Fu osservato che S.E. trattò de tu il principe Trivulcio e d'illustrissimo il mse. di Borgomayné.

Andò a palazzo la msa. donna Giovanna Ganzaga moglie del sig. don Diego Zapata, a riverire e despedirsi dalla signora duchessa d'Ossuna, dalla quale fu trattata d'illustrissima, et dalla figliuola, moglie del co. di Montealbano, d'eccellenza. Fu poi visitata, detta marchesa, dal duca ivi in Pavia e trattata d'eccellenza, cosa che si attribuì all'haver il marito a portarsi a Spagna Regente nel Consiglio d'Italia.

In Pavia si cominciò a pratticare la distintione delle anticamere più dichiaratamente, et havendo tentato di entrare nella più degna Francesco Grippa secretario dell'officio di commissario generale, e dall'haver egli voluto parificarsi alli secretarij del Senato, ne nacque che anche per questi hebbero l'ordine li portieri di non admetterli.

Avanti che S.E. entrasse in Milano, vennero 11 le provisioni da Spagna del Generalato della Cavalleria in don Inigo de Velandia che prima lo era dell'Artiglieria, del Terzo di Savoia (manca), del governo di Cremona in don Agostino Sanudo, e della piazza di grancancelliere in don Rafaele Villosa regente del Consiglio de Aragon, senza che per alcuna di esse si sia sentito il sig. duca d'Ossuna, la qual cosa egli non lasciò di sentirla.

Solo fu eccitata S.E. a far la nomina del generalato dell'artiglieria, che mandò a Spagna subito giunto a Milano, e lo stesso pure fece per le piazze di questore togato del Magistrato Straordinario


Le memorie Gorani - Pagina 284

vacata per la promocione al Senato del mse. Giovanni Carlo Visconti.

In Pavia si ventilò il punto se doveva chiamarsi per il giorno dell'entrata di S.E. solenne in Milano il Senato o vere il Consiglio Secreto; dopo gran flutuatione d'animo, quello che fece risolvere l'Ecc. Sua a chiamar il Senato e non il Consiglio fu l'essersi offerto il Senato medesimo di sortire dalla Porta Ticinese sino al Casino del Borgo della Trinità a riceverla e servirla, alterando in questa parte lo stile ordinario qual'è di che aspetti sempre nella piazza di sant'Eustorgio ad incorporarsi nella cavalcata subito che il Governatore è passato. Aggiutò la prattica a favore del Senato il G.Cancelliere don Diego Zapata quando conobbe che S.E. havrebbe stimato molto che il Tribunale havesse usato seco questa distintione mai più pratticata con gli altri, e fece che io scrivessi con diligenza al presidente del Senato perchè spiasse i sensi del Tribunale se si fosse disposto o no ad usare questa maggior cortesia ed atto d'ossequio verso di S.E.; et da questa preventione nacque il tutto poiche l'offerta del Senato cadete a tempo, onde S.E. prese poi la risolutione che si è detto.

***

b Alli 11 di maggio partì da Pavia il sig. G.Cancelliere don Diego Zapata alla volta di Genova nè vuole che alcuno lo andasse servendo.

***

Alli 15 del detto mese di Maggio, giorno dell'Assensione di Nostro Signore, fece la sua entrata solenne in Milano il sig. duca d'Ossuna che fu la più ricca e sontuosa di quante se ne siano mai vedute. Intervenne il Senato, come si è detto, et la relatione di essa non si registra quivi per esser assai residua quella che è sortita in stampa tanto in italiano come in lingua spagnola.

Il convitto delle dame che si trovorno al piede della scala principale al recivimento della signora duchessa d'Ossuna lo fece la principessa Trivulcia.

La stessa sera del giorno dell'entrata mandorno li Residenti di Venetia, Mantova, come pure il co. Rossi agente di Parma, et l'abbate di san Simpliciano don Cesareo Vernici che parla per le occorrenze


Le memorie Gorani - Pagina 285

di Modena, a dimandar l'hora per l'audienza di S.E. la quale li ricevete nella forma solita il giorno seguente alli 16, et il Residente di Venetia presentò la sua lettera solita di congratulatione in pergamena alla quale non si stilò mai a rispondere.

Per avvertenza tutti Residenti quando è arrivato a Milano il Governator nuovo, sogliono portarsi come da loro, senza ordine del loro principe che rappresentano, a dar la ben venuta a S.E. dicendo che quando il lor padrone intenderà l'arrivo a Milano, mandarà a compire. Questo compimento è quello che dà motivo alli signori Governatori di far consigliare alli Residenti la lettera di S.M. che seco portano li Governatori medesimi per tutti li potentati d'Italia, la qual lettera reale sogliono accompagnarla con una propria; ma questo sin hora, che siano a' 13 di giugno, non si è ancor pratticato 12 fuori che con Parma con la quale non vi è stato molto che negotiare intorno all'obligatione della cortesia che ha preteso da tutti li Principi, che il sig. duca d'Ossuna in riguardo della sua gran qualità, poiche da Parma medesima non vi (è) stato bisogno d'essigere la coperta alla lettera, poiche questa è già solita quella Corte a farlo scrivendo al Governatore di Milano et prontamente si è disposta ad usare d'un sigillo più picolo et aggiunger a basso alla parola servitore, il di cuore tutto di mano di Sua Altezza. Savoia tardò qualche giorno in andar il suo Residente a far il compimento come gli altri con S.E. perche, non essendosi ancor stata aggiustata la forma delle cortesie che doveva metter nella lettera sua il duca di Savoia, dubitava di dover esser fatto ritirare e di non accertare nell'impegnarsi in andar al compimento, ma finalmente vi si dispose su la ragione che non le conveniva il dar apertura a pretesti di doglianza di che lui fosse stato il primo a mancare del solito. E perchè si sappia tutto quello è passato con Savoia intorno al modo di corrispondersi per lettere, si fa annotatione come il Residente fu il primo a mostrar il dubbio che S.E. volesse metter riparo in trattar d'altezza reale il duca di Savoia, ed in


Le memorie Gorani - Pagina 286

quel poco tempo che l'Ecc. Sua si tratenne in Pavia ne discorse di questa facenda col co. presidente Arese facendo anco servire d'interlocutore il co. Antonio Trotto a rappresentar al Residente che haveva trovato qua S.E. una cedola reale scritta da S.M. il re don Filippo quarto a don Luigi Ponze, nella quale disapprovava il trattamento che gl'haveva dato d'altezza reale col duca di Savoia seguendo l'essempio pratticato dal sig. co. di Fuensaldagna (che fu il primo a repigliare la corrispondenza con quella Corte dopo seguita b la pace de' Pirenei), del duca di Sermoneta, mse. Spinola e mse. di Mortara, e che però, non potendo egli lasciar d'essequire la real mente, solo poteva prendersi l'arbitrio di non farlo nel caso che il sig. duca di Savoia medesimo ampliasse dal canto suo le cortesie o le restituisse il trattamento d'altezza. Portò questi sensi il co. Trotto al Residente, li rappresentò al suo principe meno che in quella parte che riguarda il restituire l'altezza che non vuole fare per esserli parsa pretensione fuori d'ogni ragione; et il co. Aresi presidente del Senato fu quello che repigliò la negotiatione col Residente sudetto, come quello a cui S.E. confidava l'intimo de' suoi pensieri. Si cominciò a progettare di qua che il miglioramento delle cortesie si poteva pratticare nel seguente modo, cioè che nel fine della lettera che dovrà scrivere il duca di Savoia a S.E., là dove si soleva dire: e preghiamo Dio che feliciti Vostra Eccellenza, si dicesse: e baciandole le meni resto di Vostra Eccellenza servitore e cugino, il duca di Savoia &. In vece del: ai servigi di Vostra Eccellenza, attaccato all'ultima riga della lettera, e che questa venisse con coperta e con sigillo picolo; o pure si mettesse in vece del servitore e cugino: affezionatissimo cugino per servirla. Rispose il duca di Savoia che, se bene non vedeva per dove entrare a chiamarsi cugino del sig. duca d'Ossuna (non ostante la geneleogia della sua casa che gl'haveva mandato per far vedere che questo grado di parentella veniva dalla sorella della moglie del duca di Savoia maritata col re, o sia con don Pietro


Le memorie Gorani - Pagina 287

di Portogallo) ad ogni modo havrebbe posto anco di suo pugno la cortesia a basso: dall'affezionatissimo cugino; e nel rimanente havrebbe concluso la lettera con lasciar l'augurio della felicità dicendo: e resto di Vostra Eccellenza &. senz'altro.

13 Scrisse poi a parte al Residente il mse. di San Thomaso, primo secretario di Stato del duca, che non occorreva si trattasse qua del sustantivo di servitore perchè questo non si sarebbe concesso mai; però,che fuori di quello si sarebbe dato a qualsivoglia altra possibile cortesia. Si procurò ben di qua di fare che il Residente replicasse et agevolasse la prattica il p.Granerio della Compagnia di Giesù e confidentissimo del duca di Savoia, ma le risposte vennero sempre più ostinate in non voler accedere un pontino; e la durezza maggiore si provò dopo che il duca hebbe communicato il negocio al suo Consiglio, anzi si stupì qua come il mse. di San Thomaso altretanto sottile come tenace in queste materie d'ampliar titoli e cortesie, fosse concorso in che il duca s'impegnasse nella prima risposta. Vedendosi qua che il trattamento di servitore era incompatibile con quello che assumeva il duca di Re di Cipro, si voltò mano e si stete saldo nell'affezionatissino cugino per servirla; ma anche in quel: per servirla, si trovò contrasto; et allegava il p.Granerio a questo proposito l'essempio di quello pratticano li duchi di Savoia con li fratelli della Casa a' quali non mettono a basso più che: buon fratello.

Mi fece S.E. mostrare al Residente le lettere che gli scrisse il Granduca, sendo egli Vicerè di Catalogna, per risponder alla quale disse che haveva scritto a S.M. a fine di sapere la qualità del trattamento e che mai gl'era stato risposto dalla Maestà Sua, il che intese per segno che non consentisse le desse il trattamento d'altezza. Ma confutò il p.Granerio questo essempio con dire che era tanta la differenza che supponeva la Casa di Savoia vestisse tra essa et quella di Fiorenza che, havendo questa preteso dall'altra il titolo d'altezza reale, non lo potè mai conseguire ancorche


Le memorie Gorani - Pagina 288

b proponesse il partito che si sarebbe contentata diserbasse Savoia ad accrescerli questo trattamento all'hora quando arrivasse a conseguirlo da qualche re. In fine, la prattica hoggi che siamo alla metà di giugno 1670 resta ancora ne' termini del non volersi nè allargare per la parte di Savoia, nè abbassare per quella del sig. duca d'Ossuna; e quello si teme si è che Savoia non richiami sotto qualche pretesto il Residente e si perda ancor questo della maniera che si è fatto degli altri.

Tentò pure S.E. per mezzo del sig. don Diego Zapata mentre era in Pavia (che si valse del co. Alessandro Visconti), di vedere se poteva alcanzare dalla Corte di Fiorenza mandasse un inviato a compire con S.E., accompagnato da una lettera del Granduca; et il co. Alessandro scrisse subito ad un secretario suo amico di quella Corte medesima dicendoli che da un religioso di molto credito in questa del sig. duca d'Ossuna gl'era stata fatta instanza perche lo penetrasse; ma la risposta del secretario fu che non gl'era parso bene d'impegnarsi a saperne l'animo di Sua Altezza poiche non le pareva cosa da trattare.

***

Il giorno 17 di maggio sudetto 1670, che fu il secondo dopo l'ingresso di S.E. in Milano, i Tribunali si portorno a Palazzo al dopo pranso a fare il loro compimento che ricevete S.E. nella stanza che serve d'anticamera alli capitani d'Infanteria ed altri di somigliante sfera.

***

Risolvete poi S.E. prima delli 25 di maggio la provisione delle tre compagnie d'ordinanza vacanti per la morte del co. Giovanni Mandello, don Sinibaldo Fieschi, il principe di Marano di Casa Serbellona; la prima nel mse. Bartholomeo Caspano, la seconda nel mse. Pirro Maria Gonzaga e la terza nel co. Antonio Trotto. Nell'istesso 14 tempo si diede quella del sig. Gonzaga al fratello del mse. Carlo Corio, e sino d'Alessandria fu mormorato che vi fosse entrato di mezzo per negotiatione del p.Mendo confessore di S.E. il regallo di sei cento doppie oltre la cessione di otto mille scudi di credito


Le memorie Gorani - Pagina 289

del marchese loro padre di soldo verso la Camera. Si formò anche con questa ocasione una compagnia de Revè a don Alvaro Bazan ad instanza dela signora Imperatrice regnante.

Al co. di Pezuela di Casa Spinola diede S.E. una compagnia d'Infanteria spagnola vacata per morte di un tal Montoya già gentilhuomo del sig. mse. di Mortara.

Il co. Antonio Trotto lasciò per suo figliuolo la compagnia d'Infanteria che già haveva di Maestro di Campo riformato.

***

Il giorno di Pentecoste, che fu alli 25 del sudetto mese di maggio 1670, per esser quello del compleaños, il sig. duca d'Ossuna, comparvero nell'anticamera tutti li ministri e cavalieri con catene d'oro e gioie in petto, e della medesima maniera andò pur a Palazzo la medesima matina il sig. presidente del Senato co. Aresi ornato d'un belisimo gioiello a dar il parabien a S.E.

Alli 29 del medemo, S.E. si portò con la duchessa e figliuola al Castello con tutta solennità et sortì ad incontrare le Eccellenze Loro il Castellano accompagnato de molti cavaglieli a cavallo. Entrò S.E. con la guardia sua alemana che penetrò sino alle sale di sopra, et arivate che furono le dette Eccellenze alle stanze di sopra dove erano congregate tutte le dame, che si portorno in cima la scalla a ricevere la detta duchessa (sendo passata sola al piede di essa la moglie del Castellano) cominciò la salva reale conforme al solito, finita la quale si passò ad un altro quarto ove era b aparecchiata una stanza per il festino che durò fino alle quattro hore con copia grandissima de regalli de dolci et bevande d'ogni genere.

Si è lasciato di dire che lo stesso giorno del compleaños di S.E. si fece una festa de balli in Palazzo alla quale intervennero sotto baldachino il sig. duca e la signora duchessa assentati et il co della Puebla in piedi appoggiato alla cassata del detto baldachino scoperto. S.E. coprì e tutti li cavaglieri astanti alla festa stetero sempre scoperti, il che cagionò qualche amiratione. Sul principio del mese di giugno 1670 don Felix de Cavanillas e don


Le memorie Gorani - Pagina 290

Enrico (manca) parente del Castellano di Milano non potendo più sofrire d'esser esclusi come capitani d'Infanteria dall'anticamera anteriore e più degna di S.E. massime vedendo che a don Carlo de Borsa, al figlio del castellano don Diego Mercader et al co. di Pezaela, li primi due come figli de generali et il terzo come titolo di Castiglia, s'admettevano, risolvetelo di rinontiare le loro compagnie e per colorire almeno apparentemente questa risolutione si valsero del pretesto di dimandar licenza, l'uno per andar a maritarsi in Spagna et l'altro per gir a pretendere la mercede d'un habito; e S.E. all'instante, senza aspettare che alcuno dasse memoriale, le providde una in un tal Pastrana, fratello della moglie del secretario di guerra et l'altra nel capitano riformato più antico del terzo di Lombardia.

Don Tito Urineti et il capitano Visconte fratello del mse. Scaramuzzi, ambidue capitani d'Infanteria Italiana, per non poter senza mancar 15 sul loro punto venir a Palazzo ed esser admessi nella miglior anticamera, procurorno d'esser commandati d'andar di rinforzo sopra le galere che vanno servendo il principe di Lignì a Sicilia, per le quali se gli sono dati 200 huomini.

Inteso da S.E. il passaggio che doveva fare par questo Stato il sudetto principe di Lignì, nuovo vicerè di Sicilia, che va a succedere al duca d'Alburquerque, spedì a Soncino le due compagnie della guardia et il tenente di Maestro di Campo Generale don Giuseppe di Cordova perchè stesse agli ordini del sig. principe per sin a tanto durava il viaggio per questo Stato. Venne per Brescia,in Lodi fu hospitato nel vescovato da questa Casa Ayrolda, sendo il vescovo Corio loro parente. D'indi passò a Pavia ove la Città con difficoltà grandissima le provide la casa e gl'utensilij. Arrivò colà alla sera delli 9 di giugno e fu messo ad alloggiare in casa degli heredi del sen. co. Andrea Gambarana. Quello stesso giorno mandò il sig. duca e signora duchessa d'Ossuna a complimentare il principe e principessa, don Pietro Henriquez cavalliere di Calatrava e don Rafaele


Le memorie Gorani - Pagina 291

de Estrada cavalliero di Santyago, ambidue gentilhuomini loro, e furono ricevuti in piedi e tenuti a cenare la sera a tavola col principe e principessa. Il sig. duca d'Ossuna non si mosse da Milano per andar a vedere detti principi, il che ben sentirono assai, né tampoco (canc.:furono) fu mandato a spesarli nè a regallarli d'alcun rinfresco. Il giorno 10 susseguente mi portai a Pavia con il questor don Francesco Imbonati a riverire il sig. principe et a rivedere don Francesco Altamira secretario di guerra che lo fu prima delle zifre del sig. don Luigi Ponze e fossimo b colà tratenuti a pranso e trattati con cortesissima maniera.

Il principe, così a tavola come in carozza non dava la mano alla principessa sua moglie che è della Casa di Nasau. Conduceva seco 130 persone di famiglia e tre carrozze a sei. Partì da Pavia lo stesso giorno a 16 hore et si trovò la Cavalleria in numero di sei compagnie squadronate nel piano tra le fortificationi ed il Gravellone et fu fatta caracollare alla presenza sua. Fu servito da cavallieri che si trovorno in Pavia con carozze a sei sino al Gravellone e non più oltre. Le compagnie della Guardia l'andorno servendo sino a' confini dello Stato. Alla compagnia spagnola di don Francesco Mercader che fu fatta levar a posta da Tortona per andar ad esser di guardia alla casa del sig. principe in Pavia fece donar il principe dieci Ungari.

Il sig. mse. Spinola si portò da Cusano a Pavia per visitar il detto principe, et havendo compito il giorno nove la sera, le fu restituita la visita il giorno seguente. Nelli trattamenti furono in tutto e per tutto eguali accompagnandosi l'uno l'altro sino alla carozza a vederlo partire. Questa visita hebbe motivo sì dell'eeser il marchese del principe come del rispetto del renderselo amorevole, atteso dover tocar a lui come vicerè di Sicilia a pagarli la metà del soldo d ' ambasciator d'Alemagna.

Il dì 12 di maggio, giorno dell'ottava del Corpus Domini, il


Le memorie Gorani - Pagina 292

sig. duca governatore fu invitato dalla congregatione de' Cavalieri di S.Giovanni le Case Rotte ad honorare la processione del Santissimo e v'andò unitamente col Consiglio Segreto che a tal effetto haveva 16 fatto chiamare. Entrarono nella carozza di S.E., il castellano, generale della Cavalleria don Inigo de Velandia, ambidue dalla parte de' cavalli, et alle staffe da una parte il Presidente del Senato co. Aresi et dall'altra il mse. Verzellino Visconti. Al paro di S.E. niuno vi stette, et li altri cinque Consiglieri che v'erano posteriori per antianità, montarono nella carozza seconda che seguitava. Fu fatto gran riflesso a che il Presidente del Senato vi fosse intervenuto per haver da sedere in luogo così indecente al suo carattere, ma egli la salvò con che hora fa l'offitio di vice G.Cancelliere per non esservi qua il proprietario, e non è nuovo che li G.Cancellieri in occasione d'andare col Consiglio Segreto habbino presa la staffa della carozza mentre li altri posti erano occupati dai Generali che in Consiglio precedono. Fu anche stimato nuova questa chiamata del Consiglio per essere una fontione alla quale non è mai stato solito d'intervenire.

***

Sul principio di questo mese, don Francesco Velasco segretario della Cancelleria Segreta diede il giuramento di governatore di Cremona a don Agostino Sannudo non ostante che il segretario di di guerra don Baldassar Bazan alla presenza di S.E. insistesse che tal fontione non toccava a segretario di Cancelleria Segreta; poscia restò S.E. persuasa con la ragione del solito havendo veduto i registri di Cancelleria che contengono moltissimi di questi giuramenti con le instrutioni et ordini per li offitij del soldo et in contrasegno della mezza moneta che si conserva nell'archivio del Castello.

Circa la meta del corrente, il Residente di Savoia mi mostrò una lettera del duca suo padrone in cui lo avertiva a star sul caso quando si mandassero di qua le compagnie d'Infanteria per rinforzare le galere che dovevano servire a Sicilia il sig. principe di Lignì, b per poter far insinuare a S.E. che s'intendeva farle passare sopra


Le memorie Gorani - Pagina 293

il suo territorio di Mombaldone,era dovere il dimandare la licenza del passo. Io lo avisai subito a S.E. la quale volle informarsi dal Maestro di Campo Generale, come quello che ha sempre dati li ordini per somiglianti marchie, se ciò era stile o no, e le fu risposto constantemente dal sig. co. Galeazzo Trotto che mai si ricorda che dalla nostra parte si sia passato il minimo ufficio per tali passaggi. Lo stesso risultò dalle diligenze che si fecero nella segreteria di guerra, ed io pure, per quanto spetta a me, attestai di non haver mai havuto commissione da' signori Governatori di passar uffici col Residente in simili occorrenze; di maniera che, assicurata S.E. che non vi fosse tal obligatione, mi comandò di dover rispondere al Residente, quando egli tornasse a parlarmi nella mattinan che S.E. era ben sempre disposta a fare in questo tutto quello ch'hanno pratticato i suoi antecessori ma che, mentre era certo che non havevano in alcun tempo dimandata licenza per detto passo in tante occasioni che vi sono state dalla pace in qua, che saranno passate ben 30 mila persone mandate a Spagna, per rinforzo del nostro essercito contro Portogallo, non stava in sua mano l'innovare. Si prese poi da S.E. per ispediente per allora di far che le due compagnie che dovevano marchiare al Finale per lo sodetto effetto del rinforzo delle galere, non toccassero altramente il finaggio di Mombaldone ma tenessero su la mano sinistra alla strada alta verso Montechiaro; con che si venne a schivare quello di Savoia. Vivendo il duca Carlo Emanuele, avo dei presente, mosse questa medema pretensione con fine di metter a campo pretesti di rompere, ed all'hora 17 aponto s'incominciò a render pratticabile la strada di sopra che hora si tiene.

Si è pur osservato che dentro d'una settimana sola mosse altre pietre il sig. duca di Savoia, che mostravano l'aperta diffidenza di noi, aaivado sino il governatore di Vercelli a prender gelosia di quella piazza nell'occasione che S.E. fece giuntar in Pavia l'Infanteria spagnola per dargli la mostra. E tutto naque dall'apprensione


Le memorie Gorani - Pagina 294

in cui cadète questo principe di che il sig. duca d'Ossuna covasse sotto queste nuove pretensioni di trattamenti migliori qualche torbido pensiero e fusse quel stravagante signore che la fama ingiustamente l'haveva dipinto.

***

Alli 27 di giugno, S.E. partì per Pavia a vedere li 3 terzi di Infanteria spagnola in occorrenza che loro si doveva dar la mostra e prese nella sua carozza il Maestro di Campo Generale co. Trotto, don Inigo de Velandia generale della Cavalleria alla parte d'avanti ed alle portiere il co. Ercole e co. Fabio Visconti, co. di Montalbano e co. Vittaliano Borromeo.

***

Il giorno appresso finì la detta mostra ed alli 29 si portò avanti a visitare la piazza di Tortona ove alloggiò in casa del Maestro di Campo Bussetti. Al ritorno si fermò S.E. un giorno e mezzo alla Certosa di Pavia, ed alli 3 del mese di luglio alla sera se ne ritornò a Milano havendo così questo viaggio toccato alcuni giorni del mese di giugno ed alcuni altri del corrente di luglio, che secondo lo stile ampliato dalla pace in qua darà campo a S.E. di poter riscuodere il soldo di campagna per l'importanza di 2 mesi intieri.

Havendo io con una mia lettera del mese peratto confidato al sig. don Vincenzo Gonzaga che da S.E. non era ben inteso che si fosse venuto per parte del sig. duca di Guastalla in mandar persona a tener congresso con li ministri di Mantova sopra l'affare del matrimonio della signora principessa Anna Isabella sua figlia senza haverne prima fatta qua parola, mentre stava questo governo in fede che il medemo signor duca di Guastalla non fosse per mover pietra con questo medemo negozio senza prenderne il primo moto da S.M. come quella che si è dichiarata con una lettera sua reale scritta al detto sig. duca (quale io le inviai d'ordine del sig. don Luigi Ponce b in cui la Maestà Sua si dichiarava che il detto matrimonio correva per suo conto, mi rispose esso sig. don Vincenzo con sua de 2 del corrente giustificando l'operato dal duca suo nipote e le raggione ch'egli addusse si puonno vedere originalmente dalla stessa


Le memorie Gorani - Pagina 295

lettera che si conserva nel mazzetto toccante al trattato del suddetto matrimonio. Tutto participai al sig. co. presidente Arese il quale hebbe per bene di rappresentarlo a S.E., e mi fu comandato di rispondere al sig don Vincenzo quello che pure si vedrà dalla copia del biglietto a parte che gli scrissi in data delli 9 del corrente, che va giuntata in detto mazzetto.

Verso il fine del peratto il sig. don Gaspar de Tebes ambasciator di S.M. in Venezia, forsi per schivare di scrivere al sig. duca d'0ssuna per dubio che non gli restituisse l'eccellenza, avisò con sue lettere il sig. presidente Aresi (che hora fa l'officio di G.Cancelliere) che monsieur di S.Andrea Monbrun che ha servito sin hora di Generale in Candia, subordinato però al Proveditore veneto che ha il carico di Generalissimo, voleva passar per Milano per ritornarsene in Francia. Il sig. Presidente ne avertì S.E. la quale subito incaricò al medemo sig. Presidente di scrivere al Podestà di Lodi che fosse ad offerirsi ad esso S.Andrea per tutto quello le potesse bisognare, e fece dar ordine alli impresarij della Mercantia che nè al Datio della Porta di Milano nè all'hosterie se gli mettesse impedimento alcuno per le robbe del suo bagaglio, e destinò il sig. co. Vittaliano Borromeo a dargli la ben venuta subito che havesse inteso a che hosteria fosse smontato, prevenendolo che in caso monsieur di S.Andrea dimandasse della salute di S.E., che gli rispondesse trovarsi con un poco d'indispositione di stomaco. E questo a fine di dargli ad intendere che non era in stato di ricevere la sua visita quella volta gliela havesse voluta fare per che secondo il parere del Maestro di Campo Generale, Castellano, Generale della Cavalleria co. Vittaliano Borromeo e don Francesco Imbonati, e 18 poscia dal sig. co. presidente Aresi si stimò bene che S.E. schivasse il vedersi insieme per il dubio che haveva in dargli dell'eccellenza e la mano, non ostante che s'adducesse l'esempio del sig. mse. Villa che, l'anno scaduto, passando per Milano fu a visitare il sig. mse. de los Balbases publicamente e ricevesse il trattamento così


Le memorie Gorani - Pagina 296

della mano come dell'eccellenza e si ponderasse ancora l'altro esempio del mse. di Belefont quando nel mese d'aprile 1664 calò in Italia al comando delle truppe francesi destinate a far la guerra alli papalini in tempo che governava il sig. don Luigi Ponce, nel qual caso S.E. fece spesare in casa di Ceva, come si puol vedere nel primo tomo delle Memorie. La cosa dunque passò in questa maniera; che, arrivato il giorno 10 detto monsieur di S.Andrea a Milano su le 18 hore, andò verso le 23 il sig. co. Vittaliano a complimentarlo all'Hosteria delli Tre Re restituendogli il trattamento d'eccellenza quello d'illustrissimo e stimando con molte espressioni l'honore che S.E. gli faceva. D'indi a poco tornò il medemo conte all'hosteria con due fruttiere e due tazze di christallo di monte per regalare il detto monsieur a nome di S.E.; e non riavendo potuto compir seco perchè era ritirato, sodisfece col segretario lasciandogli il regalo e successivamente comparire con dodeci bacile de dolci per presentargli, come fece, per parte medemamente dell'Ecc. Sua; ed alla matina seguente ben per tempo marchiò verso Novarra in proseguimento del suo viaggio e se gli diede passaporto per la Segretarìa di Guerra. Se si fermava qua d'avantaggio, la risoluzione di S.E. era di non far altro che di mandargli una carozza di Palazzo da due cavalli (che è il trattamento che si stilla con li personaggi che gustano di mantenersi incogniti) facendolo assistire dal sig. co. Vittaliano sodetto non tanto per atto di stima quanto per esser sempre bene in questi casi di tenere presso somiglianti forastieri con specioso titolo di honore una sentinella di vista.

b Luglio

Alli 11 si publicò la grida provisionale della caccia ed ad instanza del capitano d'essa si moderò il capitolo ultimo che diceva dovessero tutti li giudici procurare la sua essecuzione procedendo anco per captura contro li contravenenti e si misse solamente per quello che a ciascuno tocca, con che non si veniva a contrariare all'altro capitolo che dispone non doversi li birri ingerirsi in


Le memorie Gorani - Pagina 297

materia di caccie.

***

Alli 14 al doppo pranso S.E. fece convocare in Palazzo il Consiglio Segreto a cui intervenne per deliberare sopra la causa criminale del baron Stodel imputato d'haver amazzato in Melegnano il giorno del Perdono un gentil'huomo di Casa Somariva, e comandò che v'assistesse in qualità di segretario don Baldassar Bazan che lo è di Guerra et se gli pose l'assento con un scagno al fine della tavola de' Consiglieri servendosi di essa medema per riporre li papeli e scrivere li apontamenti. Si fece entrare l'Auditor Generale qual fece la sua relatione in piedi e, finita, gli fu comandato che sortisse.

***

Alli 30 arrivò a Milano il co. Gasparo Scotti inviato dal duca di Parma a compire col sig. duca d'Ossuna per l'occorenza della venuta sua a questo governo. Condusse seco due camerata che furono il sig. Giuseppe Anguissola ed un tal sig. Monurieli cavaliere piacentino, sei staffieri il co. Gasparo con due gentil huomini, e due altri staffieri per ciascun camerata; forma che fu esagerrata da questo co. Rossi agente di Sua Altezza non più pratticata con altri Governatori asserendo esser lo stile di condurre l'inviato se non quatro staffieri e ciascun camerata uno senza gentilhuomini.

Questo inviato si ponderò pure per uno de' più qualificati cavalieri della Corte del duca poichè, oltre l'esser il decano de' gentil huomini della Camera di Sua Altezza, veniva ad esser qualificato dall'esser stato inviato a Francia a condolersi col Re Cristianissimo 19 della morte della regina madre ed esser anche stato destinato per la Corte di Spagna ancorche poi non v'andasse. Tutte queste qualità e circonstanze di maggior splendore della comparsa (che per altro fu di luto in risguardo della morte del Gran Duca di Toscana per cui la Corte di Parma la portava) ci furono rendute per significazione di maggior stima verso di S.E. eccedenti il solito. E l'Ecc. Sua, usando della propria grandezza, volle corrispondere con


Le memorie Gorani - Pagina 298

dare all'inviato una carozza di Pallazzo di 4 cavalli che cominciò a servire il sudetto inviato il doppo pranso del giorno primo d'agosto in cui si portò a Pallazzo a fare il suo compimento e continuò per tutto il tempo che si fermò in Milano.

Fu incontrato il detto conte Scotti da più di quaranta carozze a sei invitate dal co. Rossi, e ci andò anche in un calesso il Ressidente di Mantova. Gli altri Ressidenti poi lo visitorono in Milano nel suo alloggiamento che haveva preso in casa del sudetto co. Rossi. La stessa sera che arrivò, io fui a casa del detto co. Rossi per farlo discorrere sopra i trattamenti che desiderava dal sig. duca d'Ossuna e mi disse ch'egli non faceva pretensione di cosa alcuna volendosi in tutto rimettere alla generosità di S.E., però che il desiderio sarebbe stato d'haver la carozza di Palazzo a due cavalli almeno per quel doppo pranso che doveva portarsi all'audienza, e di che S.E. lo convitasse una mattina a pranso. A questo io risposi che, per la carozza, forsi si poteva sperare che S.E. venisse in compiacerlo non ostante che fusse cosa mai più pratticata con li inviati di Parma, però che, in quanto al pranso, non vi ocorreva sperare, che era tutta quella distinzione che si poteva dare a Savoia. Hieri poi diedi di tutto conto a S.E. la quale rissolvette di usare di tutta la sua generosità rissolvendo non solo di mandargli la carozza che la servisse per tutto il tempo che si fermasse in Milano, ma bensì a quatro; ed in quanto al pranso b disse chiaramente che non conveniva non ostante che il co. Rossi mi havesse detto d'allegare a S.E. gli esempij di quello pratticò il sig. mse. di Caracena ed il sig. co. di Fonsaldagna per quanto riferì haver testimoniato il co. Nicelli quando fu qua Ressidente (la qual attestatione come non verissimile non merita fede almeno in caso simile). Il giorno primo d'agosto al doppo pranso, due hore prima che andasse detto co. Scotti all'udienza, venne da me il co. Antonio Rossi a dolersi che seco si volesse far le novità di non farlo S.E. entrare insieme coll'inviato dicendo che, se bene non


Le memorie Gorani - Pagina 299

era dichiarato Ressidente dal suo Padrone, egli però lo riputava per tale, e mi mostrò l'intruzione del co. Scotti in cui, parlando il duca della sua persona diceva che: rissiede per noi in Milano, e che dalli signori mse. Spinola e mse. di Mortara era stato admesso. Rappresentai questi sensi a don Giovanni di Sotto Mayor, cameriero maggiore di S.E. perchè li portasse all'Ecc. Sua; la rissoluzione di cui fu che, mentre il conte non era stato dichiarato Ressidente dal sig. duca di Parma, meno lo doveva far lui, e che questo sarebbe stato un voler per indiretto conseguire i trattamenti di Ressidente quando egli non lo è. In questi termini portai la risposta al conte scartandogli ancora la pretensione che haveva mossa di che si introducessero da S.E. li camerata e si desse loro da sedere come all'inviato, che si fa sedere e coprire. Andò dunque all'udienza col seguito di molte carozze piene di Nobiltà. Fu ricevuto da S.E. alla porta della stanza dov'egli suole dar udienza privata, però senza sortire di essa, e l'accompagnamento non fu che di 3 o in quatro passi fuori della stessa porta.

***

Il giorno ultimo di questo mese di luglio, S.E. diede la mostra generale a tutta la Cavalleria dello Stato facendola squadronare alla mattina sopra la piazza del Castello per sortire dalli due portelli, ad effetto di ricevere la mostra medema comparve poi al doppo 20 pranso a cavallo a vederla servito dalli generali e molti cavaleiri, e vi si portò pure la signora duchessa in carozza girando per una volta la detta piazza e ricevendo ambedue le Ecc. Loro regali de molti rinfreschi al passar della porta del giardino del sig. co. presidente Aresi.

***

Alli 22 d'agosto partì da Madrid il sig. don Rafaele Vilosa nuovo G.Cancelliere per venirsene a servir la sua piazza in questo Stato.

Settembre

Il primo giorno di questo mese dovendo il sig. mse. de los Balbases partire per Alemagna ad esercitarvi la carica d'ambasciatore, si portò da Cusano a Milano il doppo pranso con la marchesa sua moglie


Le memorie Gorani - Pagina 300

e figlioli per visitare il sig. duca d'Ossuna governatore e la signora duchessa, in carozza da sei cavalli. Smontò a casa sua et aspettata l'hora in cui poteva esser ricevuto, montò nella prima carozza che a caso trovò al sortir della porta, e col seguito di molte altre piene di cavalieri che erano stati a riverirlo, si transferì a Pallazzo Separatamente dalla marchesa la quale v'andò in siglia servita da due carozze a sei nelle quali v'erano le due figlie di S.E. e le sue solite dame. Il marchese fu ricevuto dal duca otto passi fuori dalla porta della prima anticamera cioè a dire nella sala de' festini. Finita la visita passò esso sig. marchese al quarto della duchessa per la parte di dentro, di che uscì ad avisarne li cavalieri dell'anticamera il Maestro di Camera di S.E. perchè, bassando le scale andassero all'altra anticamera d'essa signora duchessa. E spedito che si fu il marchese da questa seconda visita, sortì S.E. ad accompagnarlo sino al principio della scala principale che comunica al quarto della duchessa ed ivi lo lasciò partendo amendue nello stesso tempo. La marchesa d'indi a poco si licentiò anch'essa partendo nella medema maniera ch'andò.

***

Il giorno appresso ritornò il marchese a Milano, e come che in sua casa, per esser tutta sguarnita, non haveva commodità di poter ricevere visite, il sig. duca d'Ossuna, doppo haver fatta la mostra andando a casa sua ancorche sapesse di non trovarlo, si portò al monastero di S.Paolo dove s'era fermato detto marchese a veder le sue filiole ed ivi fece il suo compimento.

***

Alli 4 poi del detto mese partì il sig. marchese con tutta la sua Corte per Vaprio, dove fece alto sino alli 11, e poi prosseguì b il suo viaggio servito da molti cavalieri sino al confine verso Palazolo.

Detto giorno 11 partorì la signora duchessa d'Ossuna una femina per lo nascimento della quale non si fece dimostratione alcuna d'alegrezza, anzi, perchè creato di Corte s'era posto maniche di giallo, S.E. gliele fece levare non stimando che convenisse tale apparenza.


Le memorie Gorani - Pagina 301

***

Alli 17, con il corriero ordinario di Spagna, andò la consulta a S. M. intorno alle pretensioni del Capitano della Caccia per Consiglio d'Italia, la quale commandò S.E. a me di dover minutare, ed hebbe la total approvazione del sig. co. presidente Arese, e fu veduta da quasi tutti li segretarij miei collega

***

Alli 21 detto, in giorno di domenica, si celebrò la funzione del battesimo della figlia nata a S.E. nel Duomo con le ceremonie, solennità e grandezze alla reale, che minutamente descrisse il Memante di Milano nella gazzetta che uscì quella settimana; alla quale rimetto la curiosità di chi in altra simile occorrenza gustarci di vedere quello si sij pratticato in questo caso, poichè ella descrive ciò che mira all'ordine e disposizione del ceremoniale tutto con verità ancorche con soverchia e forsi non molto propria affettazione, non convenendo aggiuttar tanto con l'esageratione dello stile i successi che da sè sono grandi e sono passati all'esame della pubblica censura. Per maggiore si nota solamente che da principio e sino alla sera del giorno avanti si stette in non volere nominare madrina, e poi sortì la rissoluzione che a far questa figura era stata elletta la signora principessa Trivulza figlia della signora contessa d'Ognate e duchessa di Medina las Torres, la quale non hebbe occasione di far invitto di dame poi che già queste erano state invittate a nome della signora duchessa d'Ossuna. Padrino che levò al sacro fonte la filliola fu il sig. co. di Montalbano, genero del sig. duca Governatore, e li cavalieri non furono altrimenti invittati da esso conte ma bensì da S.E. medesima per mezzo di don Francesco Cigogna maestro di ceremonie; il quale fu osservato da molti che disse: pero miren que esto es aviso y no convito.

21 Si riparò in che le dame con la madrina fossero le prime a portarsi da Palazzo traversando tutto il quarto del duca al Duomo, e che il conte padrino non vi si trovasse a riceverle e servirle, ma solo partisse quando si levò la bambina dalla cameriera maggiore


Le memorie Gorani - Pagina 302

e si pose in siglia dietro alla quale poi s'incaminò seguito da tutto lo stuolo de' generali, ministri e cavalieri che concorsero in molto numero.

Con gli ecclesiastici non vi fu che dire intorno alla moltiplicità de baldachini, e questo anco s'attribuisce al non essersi trovato a Milano il sig. card. Litta arcivescovo che oggi dì dimora in Roma. Il duca, curioso di vedere almeno lo strepito della funzione, si portò serrato in una siglia al Duomo senza che fusse servito ne meno da un paggio e ritornò a Palazzo prima che ne uscissero i cavalieri.

Il nome imposto alla figlia fu di Giacinta Maria Giuseppa L'apparato di quella parte di nave della Madonna dell'arbore, fu di due ordini di tapezzaria di Fiandra tutta ad un dissegno rappresentante il trionfo della Chiesa. Il primo pendeva dal conicione abasso, e l'altro di sopra di esso si solevava in egual altezza. Dalla parte del corno dell'epistola dentro de' cancelli dell'altare, che si levorono in questa occasione, v'era la trabacca, o sia letto piantato con sotto un strato et alcuni coscini da sedere, il qual servì per quando s'hebbe a scoprire il capo alla bambina e poscia a rasciugarglielo. E l'altro baldachino nel corno dell'evangelo non era ad altro effetto che per accrescere maggior decenza al vaso della acqua battesimale che stava solevato da un ordigno coperto da una richa coltre di broccato che cadeva sino a terra per tutte le parti.

Per le dame furono disposti duoi ordini de scagni di qua e di là dall'Arbore lasciandosi gran spatio in mezzo per l'accesso all'altare. E tanto basti per ciò che tocca alle minute circonstanze di questo solenne battesimo

***

b Alli 29 partì S.E. da Milano per andar a visitare le fortificationi di Novara valendosi del bucintoro che fece far il sig. don Luigi Ponze per godere l'amenità d'ambi due questi navigli. Andò la prima sera ad alloggiare nella casa di Robecco del sig. co. Pirro Visconti spesato dal medesimo anco al ritorno che fece il venerdì a pranso


Le memorie Gorani - Pagina 303

alli 3 d'ottobre

Ottobre

Alli 4 arrivò a Milano da Mantova accompagnato dall'abbate Federici Ressidente Cesareo in Venetia il co. di Waldestain, Cavallerizzo Maggiore della signora Imperatrice Leonora, ed il giorno presso si portò a visitare il sig. duca Governatore introdotto dal co. Antonio Trotti per la scala grande del quarto della signora duchessa. E si fermò con S.E. qualche tempo insieme col detto abbate Federici non dando altro titolo a questa sua venuta che di curiosità di vedere la citta di Milano frattanto che da Vienna stavano a ritornar alcune risposte sopra il negotio per cui dal sig. Imperatore era stato spedito alla Corte di Mantova; intorno a che devi sapere che il primo motivo della missione fu per che bollendo all'hora il trattato del matrimonio tra il duca Carlo 2° di Mantova e la principessa primogenita di Guastalla, si voleva che andasse in nome cesareo a darvi l'ultima mano, ma poi, sendosi il tutto conchiuso avanti che partisse da Vienna, si colorì il titolo con che andasse a congratularsi con quella medesima Corte di Mantova d'essersi rihavuto il duca della sua caduta da cavallo

***

Il sig. duca d'Ossuna il giorno seguente, che fu alli 6 verso le 3 nella notte, mandò a lume di torchia a regalare il detto co. di Valdestain di 24 bacille di tutte le sorti de selvatici, dolci et altre galanterie

Si seppe poi che nella Corte di Vienna era stata disaprovata la rissolutione presa dal detto abbate Federici di condur a Milano il detto co. di Waldestain e che nella Corte di Mantova non era restato 22 sodisfatto de' trattamenti poichè non vollero eccedere quelli che havevano fatti al inviato di Francia ultimamente

Verso il fine di questo mese, sendo andate a votto tutte le negociazioni intavolate con S.E. per parte dello Stato, cioè a dire di qualchuno delli Oratori e Sindici di far all'Ecc. Sua una considerabile recognizione a titolo del soglievo che si desiderava desse allo Stato


Le memorie Gorani - Pagina 304

medesimo con una rifforma che, se non poteva essere di compagnie intiere, fosse almeno di molti soldati a cavallo onde l'allegerimento venisse a rissultare in mille e conquecento lire al giorno, e non havendo, per ultimo, la Congregazione di Stato adherire al partito molto più honesto nell'apparenza di sborsare nella Thesoreria queste quindeci mille scuti a titolo di impiegarli nella rimonta della Cavalleria che si figurava potesse rifformare per lo scrupolo ch'hebbe lo Stato d'introdure un esempio pernicioso e di restar sempre sogetto al pericolo che, volendo di nuovo S.E. aprir la strada a riassentare soldati, rivocasse per indiretto il beffitio acquistato, disaplicò S.E. totalmente l'animo a somiglianti partiti e, persuaso dal Contadore principale don Sebastiano d'Ucedo con la speciosità di procurare un tal quale allegerimento allo Stato per una via che sarebbe stata quasi ugualmente fruttuosa a S.E. e ben ricevuta dalla Nobiltà, massime da quella che fosse rimasta beneficata, venne in parere di creare dieci capitani nuovi de cavalli riducendo tutte le compagnie a quaranta soldati per ciascuna et formando queste de rami proviste le quali venivano ad avanzare 300 piazze le quali si licentiorono. E così apunto si esequì, e per chiuder la bocca a tutti i riccorsi si sarebbero potuti fare sopra il licentiare più gli uni che gli altri, si formò una gionta de' capi della Cavalleria, del Veedor generale e Contadore Principale et Secretario di guerra che si unì in S.Pietro Giessate ed in quella si scielsero con ressoluzione inapelabile tutti quelli che s'havevano da cavare

Li capitani furono: il mse. di santa Christina figliolo del mse. di Borgomanerio,don Diego Mercader figliolo del castellano, il co. Carlo Borromeo figlio di 14 anni, il mse. Pompeo Litta, co. Paolo Borromeo, Bartholomeo Archinto, capitano Federico Fagnani, don Giovanni de Sottomayor maestro di camera di S.E., Francesco Pozzi e don Cioseffo Montalvo

Si calcolò che l'alleggerimento dello Stato in generale per la bassa


Le memorie Gorani - Pagina 305

delle sodette piazze rissultava in lire 314.10.6 al giorno che ascendono all'anno alla somma de 114'801.12.6 , conte che in realtà non poteva sussistere

Formò anche una compagnia spagnuola de rami ad uno de' figlioli del b Fiscale Fazardo che fu stimato gransalto poichè in tempo di guerra viva non hebbe animo di prendersi tale arbitrio il sig. co. di Fonsaldagna sendo Governatore di Milano

***

Alli 29 del corrente, per la via di Torino e di Novara arrivò ad Abbiategrasso in barchetto sopra del naviglio il nuovo sig. G.Cancelliere don Rafaele Vilosa con la signora donna Isabella sua moglie, 3 donne, 4 paggi, tre gentilhuomini compreso il segretario, due staffieri et il padre Bru della Compagnia di Giesù suo confessore. Tardò sino alle 3 hore di notte ad arrivare al detto luogo d'Abbiategrasso ed ivi riceverlo non si trovarono altre persone di conto che il sen. Caxa, il questor Guidoboni, don Carlo Suarez et io de' segretarij solo ed il capitano don Tullio Legnani che fu quello che olloggiò Sua Signoria Ill.ma in casa sua.

La mattina seguente delli 30 andorono poi a riverire detto sig. G. Cancelliere il co. Ercole Visconti comissario generale dell'essercito ch'è stato quello ch'ha havuto l'incombenza di disponergli la casa qui in Milano, poscia li figliuoli del co. di Vaylate e qualch'altro, che tutti arrivorono sino ad Abbiate grasso. Io me ne venni la stessa mattina a Milano havendomi la sera dell'aviso (sic!) Sua Signoria Ill.ma consegnato il suo privileggio per che le dessi il giuramento

Lo stesso giorno, doppo haver pransato, il sig. G. Cancelliere si pose in barchetto col sig. co. Ercole e se ne venne a Milano

Uscirono al doppo pranso per incontrarlo in carozza a sei il prencipe Trivulcio che passò poco più oltre di S. Christoforo. Il sig. co. Aresi presidente del Senato con alcuni suoi camerata uscì pure anch'egli et andò a far alto nella casa ove stanno li datiari della Cattena per esser giornata piovosa, ed ivi pure si trovorono gli altri secretarij di Cancelleria Secreta.


Le memorie Gorani - Pagina 306

Arrivato il sig. G.Cancelliere in poca distanza dal Borgo del Naviglio, smontò dal barchetto e si pose col co. Ercole nella sua siglia volante serrandola per dintorno e facendo condurre il cavallo a mano da un staffiere per non esser conosciuto da quelli che lo stavano attendendo per riverirlo; ed havendo in questa maniera ingannata l'attenzione di tutti, tirò di longo a S.Eustorgio mandando indietro il co. Ercole un staffiere al sig. Presidente del Senato a far la scusa se il sig. G.Cancelliere non s'era fermato nel passare per esser così mal tempo e sporco l'andare, che però l'aspettava in S.Eustorgio

23 Ivi andassimo tutti e doppo haverlo riverito, montò in carozza del sig. Presidente insieme col Ercole et andorono a smontar a Palazzo a drittura ove nell'anticamera fu fatto aspettar un buon quarto d'hora avanti che fusse fatto entrare. D'indi a poco entrai pur io a dar il giuramento a Sua Signoria Ill.ma mal soffrendo i miei collega che fosse toccata a me questa prerogativa, e questo fu il primo giuramento che diedi come G.Cancelliere; l'altro poi come Consigliere Secreto lo diede pure nelle mie mani il giorno susseguente di novembre con occasione che S.E. fece giuntar il Consiglio Secreto per conferire una consulta del Senato sopra un emergente nuovo seguito nella Sesia per opera di quei di Lenta contro quei di Carpignano, al qual Consiglio assistetti io e si dimandò dentro il sig. G.Cancelliere doppo che S.E. e tutti i consiglieri s'erano posti a sedere, nè l'Ecc. Sua si levò in piedi quando entrò Sua Signoria Ill.ma, havendo detto l'Ecc. Sua che, secondo l'uso di Spagna, non conveniva. Giurato ch'hebbe in ginocchioni al lato sinistro di S.E., andò al suo luogo e doppo cominciatosi a proporre la materia, votò come gli altri

Questo fu il primo Consiglio Secreto a cui io assisteti nel governo del sig. duca d'Ossuna; e prima non se n'era fatto che un altro a cui v'assistete il secretario di guerra don Baldassar Bazan per trattarsi (canc.: d'un processo criminale) d'una rissoluzione militare che si prese per castigar un principio di sollevazione nelli huomini


Le memorie Gorani - Pagina 307

di Spigno nata dal haver i soldati di quel pressidio voluto prendere prigione uno de' deputati del luogo, ed è certo che S.E. fece prima cercar conto di me se mi trovavo in Milano poichè se ivi fossi stato non ci havrebbe fatto assistere il segretario di guerra.

Fu anco la prima volta che a me venisse destinato il luogo in fine della tavola del Consiglio senza distinzione alcuna all'uso di Spagna In questo Consiglio si rissolvette di che io dovessi passar l'ufficio col Ressidente di Savoia sopra la novità di quei di Lenta, ma poi alla Camera su le persuasioni mie S.E. muttò rissoluzione che per non mettersi in impegno pericoloso con la Corte di Torino, già che per non essersi mai aggiustata tra il duca di Savoia e S.E. la forma di corrispondersi per lettere non si poteva aspettare molto buona b risposta, lasciò S.E. che il Senato facesse passare l'ufficio dal secretario Maggio, uno de' suoi, ed è anco da notarsi che, se bene questa rissoluzione si prese sopra quello che motivò in Consiglio il Presidente del Senato di che anticamente soleva il Senato medesimo corrispondersi a drittura con li duchi di Savoia, con tutto ciò fu questa la prima volta mia a ricordare che li Governatori di Milano habbino ciò permesso al Senato.

***

Sul fine di novembre partì da Milano per andar a Firenze a compire con quel nuovo Granduca Cosmo il co. Ercole Visconti Comissario Generale dell'Esercito come inviato da S.M. con sua real lettera a dar il pesame della morte del padre d'esso Granduca Ferdinando et a rallegrarsi insieme della successione sua al granducato di Toscana, per la qual commissione hebbe da S.M. il co. Ercole sei milla scuti d'aggiunto di costa con cedole di doverli cavare etiamdio con la vendita de fondi camerali. Riscottè subito il detto conte la partita, e come che haveva obligazione d'andar di lutto e nella Corte di Firenze non vi accettano i soliti regali che sono correnti in altre Corti, rissultò questa giornata più lucrosa al conte d'assai che gravosa. Nella Corte di Firenze hebbe tutti i trattamenti d'ambasciatore fuori che l'eccellenza poichè le fu data panatiera, un scudiero


Le memorie Gorani - Pagina 308

per scalco, il servitore de' paggi et la distinzione de scabelli a tavola alli camerata che furono il cavaliere Mugiani, il co. Alessandro Visconti, don Giorgio Salvaterra et il figlio del co. Marc'Antonio Rasino. Il Granduca gli mandò sino a Bologna una letica in contro e poi, giunto alla villa del duca Salviati, le carozze di Pallazzo col cavaliere trattenitore, ed in Palazzo medesimo, per lo spatio di sei giorni che colà si trattenne, fu sempre alloggiato.

Il resto delle particolarità toccanti a quest'andata del conte, si rimette alla relazione che di essa farà S.E.

Decembre

Alli 28 novembre S.E. partì da Milano per andar a vedere le fortificationi di Mortara e ritornò alli due del mese seguente. Fece la strada di Pavia per vedere con quell'occasione una comedia in musica intitolata l'Antioco, e per esser grosso il Terdobio non andò da Pavia a Mortara tutto in un giorno, ma si fece alto una notte in 24 Garlasco in casa del co. Ottavio Castiglione et il giorno seguente passò il Terdobbio sopra ponti di barche. Il ritorno a Milano fu per Vigevano

Si è lasciato di dire come nel mese di novembre venne ordine a S.E. di dover informare sopra il punto se conveniva o no il metter governatore nella città di Pavia, sopra di che già era stato sentito nel tempo del suo governo il mse. de los Balbases che votò in che non convenisse, et il detto sig. duca disse pure lo stesso fortificando il suo parere con molte ragioni, e tutto segui meramente de offitio prima che la Città arrivasse a sapere che fosse venuto tal ordine d'informare

***

Alli 6 di decembre si solennizò il compleaños della signora duchessa d'Ossuna con la comparsa a Pallazo di molti cavalieri e ministri con cattene d'oro e gioie, ed alla sera con comedia de Magatelli e doppo di essa con l'ardersi una machina de fuochi artificiati che riuscì infelicemente poichè, sendo già le tre della notte ed essendosi voluti gettar all'aria prima molti razi ed alcuni grossi conetoni, il


Le memorie Gorani - Pagina 309

fumo de questi s'incorporò di modo con la nebbia che levò totalmente la vista de' fuochi della machina stessa de' quali altro non si godette che l'armonia dello strepito.

***

Il giorno di Nostra Signora della Concettione fece il sig. duca d'Ossuna incominciare in S.Fedele la festa solenne con l'ottava predicando alternativamente alcuni buoni soggetti una matina in spagnolo e l'altra in italiano. S.E. v'assistette tutte le mattine portandovisi servito dal Consiglio Secreto il quale sedette nel luogo ove sogliono stare li tribunali alla quaresima in tempo di predica. Toccò al G.Cancelliere a stare sopra una delle offelle della carozza di S.E. Il presidente del Senato v'intervenne il primo giorno ma andò a S.Fedele a dirittura da sè scusandosi di non essersi portato a Pallazo come gli altri per trovarsi alquanto indisposto di podagra

II co. di Montalbano, capitano delle guardie di S.E., nell'hora della funzione stette sempre in piedi sotto alla cortina e non fuori come sogliono tutti gli altri. L'apparato fu sul modello dell'annuale che si suol fare per le 40 hore al Carnovale e l'Historia b figurata fu quella del re Assuero quando disse alla regina Ester quelle parole: non pro te sed pro omnibus haec lex constituta est.

***

Morte del mse. di Spigno et di Garesso

Alli 14 morse d'accidente apopletico in Saona il mse. di Spigno Federico Asinari del Caretto et alli 16 in Madrid morse il mse. di Garesso capo del tronco principale di Casa Spinola

Havendo la Congregatione delli dieci otto Anciani del Ducato di Milano deliberato per nove anni a Giulio Fedele il commissariato della scossa de' carichi d'esso ducato senza facoltà di dar retrodati et con la sola provisione di sei denari per lira da scodersi da quelli che pagaranno fuori di tempo sendo preceduta la solennità delle cedole che rimasero esposte per 18 giorni doppo esser andata a S.E. la consulta del Magistrato Ordinario, ricorse il Pozzo et Andrea Castelli dall'Ecc. Sua rappresentando la nullità di detta deliberatione


Le memorie Gorani - Pagina 310

per essersi giontata la Congregatione senza l'ordine del presidente del Magistrato conforme al solito, et offerendo di pigliar la scossa con la metà meno di provisione, cioè di tre danari solamente. Subito S.E. l'accettò scrivendo al Magistrato per Carolus che dovesse deliberargliela; ma essendo poi doppo racorso ancora il Fedele usando a Palazzo la convenienza che volevano usare il Pozzo ed il Castelli et abbassando a 2 danari la provisione, si venne in dargliela et lo spacchio andò per Cancellaria Segreta firmato dal segretario Serpente che, per non haverlo saputo minutare in italiano come si doveva, lo voltorono in spagnuolo li ufficiali della Segretarìa di guerra et ne più ne meno col Carolus in forma trilingue lo lasciò sortire firmato da S.E., dal sig. G. Cancelliere e da lui, balordagine inaudita e che forsi è stata la prima del nostro secolo.

Le ragioni con le quali si vestì lo spacchio furono molte ma le principali, oltre l'avantaggio dell'abbassamento, che si veniva a far una scossa sola et a minorar le molestie al paese facendosi passar per una sol mano tanto il corrente quanto li retrodati, che più 25 servitio era del paese stesso il darla a Fedele che con discretione grande sapeva riscuottere dalle terre mal stanti, che il lasciarla a Castelli con qualche cosa meno, ch'era lo stesso rigore e che per indiretto havrebbe saputo estorquere maggiori provisioni, che del Fedele mai era comparsa alcuna querela, e che finalmente, in quanto alla provisione, ella era ridotta ad una tenuità sì grande che si poteva chiamare insensibile. Il padre Mendo favorì la parte contraria a spada tratta arivando con papele pieno di dottrine a minacciar di peccato la conscienza del sig. duca, ma poi, visto che S.E. inclinava al partito di Fedele, si ritirò pigliando il pretesto che la parte stessa da lui prottetta non ne voleva più saper altro.

Il sig. duca d'Ossuna fece recitare una comedia intitolata: l'Ipolita regina delle Amazoni, sopraintendendo ad essa il co. di Montabano suo genero ed il co. Giovanni Rabbia compositore dell'opera.

La seconda volta che si recitò fu l'antivigilia di Natale ed invitò


Le memorie Gorani - Pagina 311

tutti li Tribunali in corpo con la Città di Milano ancora ed il Collegio de' Dottori destinando a ciascun Tribunale e Corpo nell'ordine di sopra paralello a quello di S.E., due palchetti e due d'abbasso per li ufficiali o per le moglij de ministri come più fosse piacciuto alli medesimi.

***

Alli 20, vigilia di S.Tomaso, S.E. andò al Senato alla funtione delle gratie. Il Tribunale entrò conforme al solito dentro del quarto dell'Ecc. Sua a riceverlo a servirlo. All'entrare del vestibolo passato il salone grande che introduce alla sala del Senato, il G. Cancelliere cede la mano al Presidente; et l'accompagnamento del Senato, doppo finita la funtione, non fu che alla scala cioè al repiano che communica con la sala delli alabardieri. S.E. a porte aperte fece tutte le gratie de' carcerati che furono proposte et doppo, a porte chiuse, fece tutte l'altre di quelli che non si trovano priggioni. Fu riparato e sentito assai dal Senato che solo il segretario Serponte restasse dentro quando tutti li altri uscirono e pensò che lo facesse per esser rogato delle gratie medesime a fine di poter dare lo spacchio per Cancellaria Segreta per la scarceratione de' priggioni, ma questo non gli riuscì quando havesse havuto tal fine, perchè il Senato fondandosi su la dichiaratione di b S.M. del 1663 quando naque la competenza con la Cancellaria Segreta in tempo del sig. don Luigi mandò subito l'ordine a drittura a' giudici, et havendomi il sig. G.Cancelliere fatto scrivere un biglietto al sig. Presidente del Senato perchè si contentasse di non far in questa parte pregiudizio alla Cancellarla Segreta, mi fece rispondere dal secretario Annone che già S.M. haveva decisa la controversia et che il Senato haveva supposto di poter dare tal ordine con tutta giustificatione. Vidde il sig. G.Cancelliere la risposta e più non repplicò sopra di questo ponto

***

Il giorno delli Innocenti fui eletto in secondo assistente della Congregatione Insigne dell'Entierro di Nostro Signore eretta in S. Fedele, sendo preffetto il sig. presidente del Senato co. Bartolomeo


Le memorie Gorani - Pagina 312

Aresi et primo Assistente il sig. don Fernando Baldes generale dell'artiglieria

Havendo S.E. sopra la nomina della Città di Milano eletti per luogo tenente del Vicario di Provisione il dottore Gerolamo Litta et in giudici delle strade il mse. Arcimboldo et delle vittovaglie il co. Giovanni Rabbia, subito il Segretario di Guerra don Balthasar Bazan mandò li biglietti firmati di sua mano per uno de' suoi rodrigoni a tutti li sodetti tre eletti et anco alli dieci, compreso il fisico che S.E. cavò fuori dalli nominati per le porte, et poi scrisse un altro biglietto al sig. G.Cancelliere dandogli la notizia de' sogetti eletti senza mandargli la nomina originale della Città conforme al solito, dicendogli che già haveva avisati tutti con suo biglietto perchè acudissero alla Cancellarla Segreta a prendere il loro dispacchio. S'alterò così fieramente il sig. G.Cancelliere di questa novità, che subito rispose a don Balthasar che, mentre erano corsi i biglietti per Segretaria di Guerra, potevano correre anco le patenti; al che repplicò Bazan dicendo d'haver trovati esempi registrati nella sua Segretaria che in tempo di don Luigi Ponze, don Pietro Orozco segretario et don Michele d'Iturietta in quello del co. di Fuensaldagna, i biglietti erano andati firmati da detti segretari. Stette un pezzo fisso il sig. G.Cancelliere in non volere che per Cancellaria Segreta si dessero tali spacchi, ma poi, visto che nè il Cancelliere della mezz'annata voleva admettere il biglietto 26 di Bazan e che la cosa si riduceva a scandalo, determinò che si dessero, ma non hebbe poi il segretario Serponti per le di cui mani, come decano, passarono questi spacchi, tanta attentione di lasciar correre ne più ne meno il suo biglietto mentre gli stessi eletti glielo ricercavano poi che così si sarebbe purgato il pregiudicio della Cancellaria.

1671 Genaro

Il giorno di Pasqua dell'Epifania, S.E. fece fare in Palazzo una festa


Le memorie Gorani - Pagina 313

per esser il giorno del santo di cui porta il nome (qual'è Gaspar). S'invitorono tutte le dame ma molto poche v'andorono a segno che non arivorono a 42, e di queste solo 12 ballorono, e comprese la contessa di Montalbano che ballò sola il primo ballo con il mse. di Borgomainé et la figlia seconda di S.E., sarebbero poi state 14 le ballarine. Si fecero 4 bastoni che furono il co. Vitaliano Borromeo, il mse. Scaramuzza Visconte, in comendatore Castiglione, il co. Galeazzo Bolognino. S'era prevenuta una colatione lauta di dolci e di mutar le candele, ma rimasero le Loro Eccellenze così mal sodisfatte del poco numero delle dame, che si trattenne la colatione et si ridusse a pochissime salve d'aqua il rinfresco. Già in Palazzo s'era fortemente riparato che la co.sa Ippolita Visconti non vi compariva per lo sentimento di vedere che alla msa. di Borgomainero, come moglie d'un cavaliero del Tosone si davano quatro paggi con le torchie all'accompagnamento della scala di notte, et alle altre dame nissuna, et si trovavano il duca e la duchessa assai impressi che questa dama havesse non solo mancata lei di venire a Palazzo, ma subornate le altre a non venirvi, e che, aggiongendosi l'haver notato ceh a detta festa publica non era nè lei nè alcune delle sue camerate intervenuta, et che lo stesso giorno haveva girato in carozza avanti la porta della Corte et alla sera era andata ad una privata conversatione in casa della msa. Novati, ciò per tanto diede l'ultimo impulso a prendere la risolutione che fu cotanto streppitosa di mandar con ordine del segretario di guerra al maestro delle ceremonie il giorno 9 del corrente a dire alla signora co.sa Ippolita Visconti sodetta, moglie del co. Pirro Consiglier Segreto, che nè lei nè la co.sa Bianca sua figlia e moglie del co. Gasparo Biglia mettessero più piede in Palazzo. Lo stesso giorno S.E. b fece intimare personalmente dal sig. G.Cancelliere al mse. Busca che con la marchesa sua moglie e tutta la famiglia sortisse da Milano e non vi tornasse sin ad altr'ordine dell'Ecc. Sua, e ciò nel termine di 3 giorni. Il motivo di sì rigorosa dimostrazione si


Le memorie Gorani - Pagina 314

suppone venga dal non esser mai voluta la marchesa sodetta andare a Palazzo agl'inviti che gli sono stati fatti et che la se ne ha astennuta mostrando di dubitare che le fosse insidiata l'honestà, come la è oggi dì la più bella dama di Milano. Si volle per tanto con tal risolutione far credere al mondo che tanto era S.E. lontana da questo galanteo che, uscendo di Milano, non l'havrebbe più veduta

***

Alli 21, giorno di mercordì, si fece la seconda festa di questo carnovale in Palazzo alla quale intervennero 69 dame. Ogn'uno stimò che S.E. fosse per aventurare molto il rispetto suo e che molto poco dovessero venire; ma il fine dell'Ecc. Sua fu politico e proffondo poichè con questa festa fatta prima della speditione del corriere di Spagna, ch'andò due giorni doppo, pensò di smentire in Madrid tutte le voci di quelli che potessero scrivere che la risolutione presa contro la co.sa Ippolita e sua figlia ed anche contro la msa. Busca haveva da alborotare tutta la città ed obligare tutte dame e cavalieri del parentado loro ad astennersi; et perchè ciò si riconoscesse non era vero, procurò S.E. per mezzo del co. Vitaliano Boromeo et anche per lo mio, di che il sig. co. presidente Arese inducesse la co.sa donna Giulia Borromea, moglie del co. Renato, a che venisse alla festa; il che conseguì, e con altre negotiationi arivò pure ad accrescere il numero delle dame dell'altra festa poichè in quella non si contorono più di 55 dame et in questa furono, come si è detto, 69. Doveva venirvi la co.sa Elena Borromea moglie del co. Antonio et la co.sa Trotta, ma doppo si scusarono; et solo delle Borromee parenti della co.sa Ippolita vi vennero la sodetta co.sa donna Giulia et la co.sa moglie del co. Paolo Borromeo. In questa festa non vi fu la singolarità che tanto fu riparata nell'altra, d'haver ballato il primo ballo sola la co.sa di Mont'albano col mse. di Borgomainé cavalier del Tosone

Si osservò di più che al bassare che fecero le dame il scalone dalla parte del quarto di S.E., v'erano sei paggi dell'Ecc. Sua con torchie


Le memorie Gorani - Pagina 315

distribuiti in cima, alla metà ed al fine di essa, che illuminavano le dame medesime

***

27 Alli 20 morse l'Auditor Generale don Pietro Cavallero che lo è stato per molti anni con privilegio reale. Subito si cercò conto se la provisione di questo posto spettava a S.E. od era di S.M., e si trovò che Massin Quelles, suo antecessore, era stato provisto dal sig. mse. di Leganes senz'altra confirmatione reale ed haveva servito sotto altri Governatori, et che un tal de Veemonte, che poi passò ad esser Questore e fu antecessore di Massin, ottenne il posto da un Governatore parimente. D'indi a due giorni S.E. dichiarò don Antonio Salamanca auditor generale per interim.

Febraro

Alli 4 di febraro arrivorono a Milano si signori co. e co.sa di Malgar nipoti del sig. duca Governatore e furono incontrati dal medesimo sig. duca fuori di Porta Ticinese un quarto di miglio non conducendo seco l'Ecc. Sua altri in carozza fuori che la signora co.sa di Montalbano e la signora duchessa d'Alcalà, amendue sue figlie l'una già moglie del detto conte di qualch'anno et l'altra d'età di poco più di sei anni già destinata per il duca di Alcalà con S. E.; elesse questo per mezzo termine per andar fuori della competenza tra li generali ed il prencipe Trivulzo et il mse. di Borgomainero. Le carozze a sei chervivano quella di S.E. furono in numero quasi di 50. Incontrati che furono li signori co. co.sa di Melgar con queste Eccellenze, il sig. duca li ricevette nella sua stuffa mettendo al primo luogo la co.sa di Melgar, al secondo la co.sa di Montalbano, dalla parte dei cavalli stette il duca stesso con la duchessina di Alcalà ed in portiera, dalla parte destra, il co. di Melgar. Le compagnie delle guardie ch'erano arrivate sino a' confini del Genovesato a ricevere questi forastieri, si portorono servendoli sino a questa città di Milano. Furono condotti ad alloggiare in Palazzo nel quarto de' potentati ed all'entrare nel quarto principale di sopra andando per il scalone grande, furono a riceverli la


Le memorie Gorani - Pagina 316

principessa Trivulzia con moltissime altre dame che arrivorono sino alla metà della sala de' festini e fu osservato che doppo hebbero le dame fatta ala a S.E. che dava il brazzo alla co.sa di Melgar, al co. di Melgar che lo dava alla co.sa di Montalbano e al co. di b Montalbano che lo porgeva alla duchessa d'Alcalà all'entrare della porta che conduce alle anticamare, fecero qualche compimento la co.sa di Montalbano con la principessa Trivulzia sopra chi doveva essere la prima ad entrare, e nonostante che la Montalbana fosse in casa sua, si rese facilmente ed entrò accettando la cortesia

Questo sig. co. di Melgar non è venuto da Spagna con più carratere che di Maestro di Campo del Terzo di Lombardia, con tutto ciò il sig. duca d'Ossuna ha voluto far con lui tutte le maggiori dimostrationi che si farebbero con uno che venisse a commandare non che ad ubbedire, poichè oltre le compagnie della guardia, in Tortona ed in Pavia fu salutato con l'artiglieria, trattamento che S.M. commanda non si faccia che a Grandi, cardinali, ambasciatori straordinarij e Vice re sino al numero d'otto tiri e non più

Il co. di Melgar ricevette le visite di molti cavalieri, alcuni de' quali accompagnò sino alla scala ed altri sino a basso, e generalmente tutti con cortesia ed humiltà grande. Al sig. presidente del Senato fece tutto quello si poteva pratticare col maggior signore, che lo servì sino a vederlo entrar in siglia nella sala grande de' stafieri, gliela coprì con sue mani e la vidde partire.

Non così sodisfatto si diede il Ressidente di Venezia Paolo Sarotti quando fu a visitare il conte, poichè uscì a pena dalla stanza a riceverlo e non lo accompagnò che per altre due stanze.

Nelle feste di ballo così private in una delle stanze di S.E., come nelle publiche, la co.sa di Melgar non hebbe altra distinzione che quella di sedere sopra ad un scagno simile alli altri in principio della fila delle dame, ma alquanto fuori di riga, assieme con la principessa Trivulcia e msa. di Borgomanero. Ballò però con tutti i cavalieri indistintamente che furono a cavarla. E nella festa solenne


Le memorie Gorani - Pagina 317

di ballo che si fece il mercordì grasso, stando il duca e la duchessa assisi sotto baldachino, lo stesso seguì, però la sodetta co.sa di Montalbano non ballò che con alcuni cavalieri di maggior qualità, la qual cosa fu molto mal veduta dalla maggior parte di questi cavalieri

***

28 Alli 8,nel Consiglio Secreto tenuto avanti a S.E., al quale io assisteti, diede l'Ecc. Sua il possesso di consigliere secreto al sig. don Fernando Valdes come generale dell'artiglieria leggendosi prima da me la cedola reale o sia titolo ch'era venuto per Consiglio di Stato; ma avanti che sedesse il Consiglio medemo S.E. dimandò li consiglieri e me ancora nella sua stanza privata per sapere se vi poteva essere qualche riparo in dar il giuramento et il possesso al detto sig. don Fernando mentre la della cedola reale non esprimeva cosa alcuna circa la piazza di consigliere secreto, havendo rilevato il sig. G.Cancelliere all'Ecc. Sua che era necessaria tal espressione poichè, se bene niente di più annesso v'era della piazza di consigliere secreto a quella di G.Cancelliere, tuttavolta S.M. nel suo real privileggio per Consiglio d'Italia ne facea dell'uno e dell'altra distinta e partita mentione. Si ponderòrono gli esempi che furono allegati dal co. Ercole Visconti e del sig. don Inigo de Velandia l'uno comissario generale e l'altro generale dell'artiglieria di quel tempo che non ostante tal specificatione non fosse fatta nel loro titolo, tutta volta sopra di esso hebbero il possesso e si fondò il Consiglio all'hora sopra la cedola reale che venne in tempo del sig. duca di Feria l'anno 1622 sopra la riforma del Consiglio medemo nella quale S.M. dichiarò quali havevano da essere le piazze fisse del Consiglio, e fra queste vi è quella di generale dell'artiglieria, oltre di che il Consiglio di Stato non suole fare somiglianti specificazioni. E con queste raggioni S.E. si diede per bastantemente sodisfatta e piana; con che non vi fu poi niuna difficoltà a dar al detto sig. don Fernando il possesso, mettendosi all'ultimo luogo


Le memorie Gorani - Pagina 318

b Marzo

In questo mese successero le infrascritte cose notabili che si porranno succintamente per dar luogo alle altre di maggiore sostanza Venne a Milano da Genova il principe di Piombino che, giocando una sera con S.E., guadagnò mille e ottocento doppie e poscia se ne partì alli 21 del mese di marzo verso Spagna

Venne pure a Milano e vi stette otto giorni incognito il card. Buoncompagno arcivescovo di Bologna. Non si vidde con S.E. e stette in camera locanda

Succedette il caso fattale della morte delli due fratelli msi. di Fosdinuovo da che hebbero principio tutte le cose passate intorno a questo feudo, delle quali se ne ha la piena e fondata contezza nel mazzo de' papeli toccanti a questa matteria

In occasione delle feste di Pasqua di Ressurezione S.E. si portò al Senato a far le grazie nella medesima maniera che pratticò nelle feste di Natale nell'anno scaduto ed accadette in caso d'essersi, per ordine del Senato, fatto levar il capello al sindico fiscal Baldirone il quale, in quella occorrenza, se l'era posto in testa con supposizione che a' sindici fiscali competisse tal prerogativa la quale, con quest'atto sì publico e famoso, è rimasta perpetuamente condannata. A questa fonzione delle grazie, come pure alle antecedenti, assistette il G.Cancelliere don Raphaele Vilosa

Di questi giorni si era ripigliata per ordine di S.M. la gionta sopra la causa Borromea nella quale nacque la competenza tra il questore don Rodrigo Quintana del Magistrato Straordinario et il questore Leonardo Calderari dell'Ordinario, ambi due togati, pretendendo il primo di precedere al secondo a titolo che questa radunanza, che più propriamente era tribunale che gionta per esser composta quasi tutta de ministri del Magistrato Straordinario, et che mentre il questore Calderari, quando fu fatto passare al detto Magistrato Straordinario, sedette in luogo inferiore del detto questor Quintana, così si supponeva che altre tanto dovesse fare nella Gionta. Il


Le memorie Gorani - Pagina 319

fine di questa competenza fu che S.E. con replicate iussioni, sendosi mostrato contumace alle prime, commandò a Quintana di dover intervenire alla Gionta e sedere posteriormente a Calderari. Il che non solo fu approvato da S.M., che anzi, dalla medesima venne ordine a S.E. di dovere fare una ripprensione al detto questor Quintana 29 perchè havesse fatto così poca stima delli replicati ordini che se gli diedero, de' quali se ne ha distinta notizia in un mazzo particolare tratta di questa gionta

***

Il lunedì della Settimana Santa S.E. si ritirò solo alla Certosa di Garegnano per passare que' santi giorni con spirituale ritiramento e ritornò a Milano il Venerdì Santo per vedere la processione dell'Entierro che, per goder in faccia, fece che muttasse strada e cominciasse ad incaminarsi per la strada dov'è la casa dell'Arretino, d'indi trasse a quella di S.Paolo, poscia voltando all'Agnello et di lì, per la contrada de' Pattari, seguendo dietro l'arcivescovato, drizzasse alla piazza del Duomo e poi andasse a finire giù per la contrada di S.Raffaele (canc.: Fedele) alla chiesa di S.Fedele.

E S.E. si pose a vederla con la signora ducchessa sua moglie al balcone del quarto de' Potentati che mira per drittura all'officio del Capitano di Giustizia. Lo stendardo lo portò il co. di Montalbano genero del sig. duca d'Ossuna governatore sendo io quest'anno secondo assistente della Congregazione dell'Entierro e non trovandovisi nè il prefetto, che è il sig. co. presidente Arese,nè il primo assistente, che è il sig. don Fernando Valdes generale dell'artiglieria, toccò a me l'occupare il primo luogo immediatamente doppo il baldachino senza compagno

Aprile

Alli 3 del mese d'aprile, giorno di venerdì, furono veduti alla mattina affissi alle colonne della chiesa di S.Gioanni alle Case Rotte, alla porta di S.Fedele ed alla piazza de' Mercanti, alcuni bolettini che dicevano in sostanza che se alcuno de' capitani delle dieci compagnie ultimamente vendute da S.E. desiderava ricuperare il suo


Le memorie Gorani - Pagina 320

danaro, andasse dal p. Mendo, da don Sebastian d'Ucedo e da Bermudo (che è thesoriere del Consiglio di S.E.) che gli sarebbe stato restituito. Per metter in chiaro chi fossero stati gl'autori di questa pasquinata e per impedire che non se ne spargessero altre, voleva S.E. b che se ne formasse processo, ma ne fu dissuaso dal sig. co. presidente Arese a titolo che era un maggiormente stuzzicare il mal talento delli autori medesimi e d'altri ancora; e solo si dispese che alternatamente un notaro di ciascuno delli offitij, due hore avanti il giorno, cominciasse a girare i luoghi più frequentati della città a fine di levare tali cartelli se si fossero novamente affissi, ed osservare se pottevano scoprire alcuno de' malfattori

***

Alli 8 del detto mese d'aprile la Congregazione dello Stato presentò a S.E. la lettera reale in cui S.M. ordinava a S.E. che dovesse subito rifformare le dieci compagnie di cavalli formate de rami al numero di 40 soldati per ciascuna, et alli 10 dello stesso mese S.E. mandò li ordini alli offitij del soldo per che si puntassero le dette compagnie senza dichiararle per all'hora rifformate

***

Alli 13 partì da Milano alla volta di Spagna don Gioanni de Sottomayor camariero maggiore di S.E., spedito alla Corte per far dimostranze a S.M. intorno a i motivi del Reale Servizio che l'haveano indotto a formare le dette dieci compagnie e far constare che, havendo nel medesimo tempo abbassate 300 piazze nella Cavalleria, veniva il paese, per conto aritmetico e dimostrazioni mathematiche,a restare più tosto alleggerito che aggravato, cosa che lo Stato mai admise perchè hebbe sempre per molto maggiore inconveniente l'accrescere una compagnia de rami che qualsivoglia numero de soldati; tanto più che sempre dubitò potesse poco a poco S.E. far riassentare le piazze borrate ed anco accrescerne se gli fosse paruto

***

Alli 28 del detto mese S.E. diede finalmente l'ordine perchè si aggregassero li soldati delle 10 compagnie nuove che, con questo, vennero a dichiararsi rifformate

***

30 Alli 30 il sig. G.Cancelliere don Raphaele de Vilosa cominciò ad entrare


Le memorie Gorani - Pagina 321

nel tribunale del Magistrato Straordinario in qualità di Presidente in virtù d'una cedola di S.M. che commandava v'assistesse sin tanto tardasse a venire il Presidente proprietario, ch'era don Orazio della Torre, che di presidente della Gran Corte di Sicilia dovea passare a servire questo carico più in pena che in premio, per le rotture passate tra esso ed il prencipe di Ligny Vice Re di quel regno &

Maggio

Alli due, alli sei ed alli 12 di questo mese si fece Consiglio Secreto sopra l'emergente del bando fatto publicare dal duca di Savoia contro gli huomini della Morra nelle Langhe a titolo che fossero monetari falsi, chiamando quel luogo che è commune fra S.M. ed il detto duca, per suo, usando la parola nostro; et alli 14 si spedì un straordinario a Spagna con le sonsulte del medesimo Consiglio inserte nel dispacchio di S.E. che poi s'intese non furono troppo ben ricevute, particolarmente quella che pur si fece sopra la proposizione proggettata al mse. di Gorzegno di mettersi sotto la real prottezione mediante un riconoscimento d'alcune mercedi. D'ambi due questi affari della Morra e di Gorzegno vi sono due mazzi intieri de papeli che non trattano d'altro, e da essi si puol ricavare ogni più distinta chiarezza

***

Alli 25 di maggio compisce gli anni suoi il sig. duca d'Ossuna governatore.

***

Alli 27, sendo venuto a Milano di Passaggio e per diporto il figlio di monsieur Colbert, uno de' primi ministri del Re Cristianissimo, si portò a Palazzo a vedere il sig. duca d'Ossuna il quale lo ricevette senza moversi dalla sua stanza e senza accompagnarlo fuori ne pur un passo

***

Sul fine di questo mese S.E. andò a visitare Cremona

***

b Alli sedeci si ritirò alla volta di Turino, per commandamento del duca di Savoia suo padrone, il co. Angelo Porro che dalla pace in qua ha fatto in Milano il personaggio di suo Residente. Rissoluzione


Le memorie Gorani - Pagina 322

che finalmente fece in capo d'un anno ch'era stato qui governatore il sig. duca d'Ossuna, per haver veduto che in tanto tempo non si era potuto aggiustare cosa veruna intorno al communicarsi con lettere S.E. con Sua Altezza per la differenza nata intorno ai trattamenti, havendo l'Ecc. Sua preteso su le prime che Savoia le migliorasse la forma dello scrivere mettendo il bacio le mani nel fine della lettera, et abasso, nella cortesia, l'affezionatissimo parente per servirla, di sua mano; che con questo havrebbe dato al duca l'Altezza Reale. E perchè il trattato, maneggiato più dal p. Graneri giesuita confidentissimo del duca che dal Residente, non hebbe effetto per non haver Savoia voluto condescendere alla cortesia del per servirla, supponendola incompatibile con la denominatione di Re di Cipro, S.E. non diede poi più orrecchio a niuna proposizione facendosi sempre forte su li ordini reali che riprovorono al sig. don Luigi Ponze l'haver dato questo trattamento al duca di Savoia stesso, ancorchè havesse seguito l'esempio del duca di Sermoneta e co. di Fonsaldagna, che fu il primo de' governatori di Milano ch'habbia dato questo titolo d'Altezza Reale

D'indi a pochi giorni doppo la partenza da Milano del sodetto Ressidente i suoi nipoti fecero levare dalla porta l'arma di Savoia e restò qui uno di essi, chiamato Pietro Pavolo Landriani, che, se bene non haveva il minor carrattere per parlare ne' publici affari, ha continuato però in certo modo a servire d'interlocutore, non ricevendo però a drittura ambasciate per parte del Governatore; anzi si nota come ne meno il Ressidente, quando era qua, le ha volute ricevere 31 lui, a segno che per concertarne l'aggiustamento delle differenze di confine alla Sesia tra Carpignano e Lenta per cui s'hebbero a mandar sul fatto communi delegati, si prese per ispediente che gli uffici della commissione da darsi per questa parte venissero a drittura dal Senato senza pigliarsi in bocca S.E., havendo supposto nel Consiglio Secreto che si tenne sopra tal facenda e che fu il primo a cui intervenisse il sig. G.Cancelliere Vilosa, che il Senato


Le memorie Gorani - Pagina 323

altre volte soleva corrispondersi a drittura con li duchi di Savoia e che haveva il formulario circa il modo di trattarlo, il quale è da osservarsi che, quando si venne all'atto della rattificazione dell'aggiustamento stabilito dalli due communi delegati, non volle mai il Tribunale, in quella che si doveva fare da questa parte, alterare lo stile antico che dispone bensì il trattamento d'Altezza ma non già quello d'Altezza Reale

***

Alli 26 maggio succedette il disgusto o sia maltrattamento che fece il sig. mse. di Borgomanero al camariero del sig. co. presidente Arese, che fu poscia aggiustato da S.E. con il Senato che entrò a far parte nel negozio sendosene tirato fuora detto sig. co. Presidente doppo haverne dato parte al suo Tribunale

Giugno

Alli 17 si sparse per la città un apprensione universale, massime nel popolo minuto, di che fossero state sporcate le muraglie con onto giallo, temuto pestilenziale, che in fatti fu osservato a guisa de sputti in molte parti, e per tutto quel giorno non fecero altro le donniciuole che purgare con paglia accesa le parti credute onte. Svannì poi questo timore quando si seppe che la stessa tintura sopra le muraglie si era scoperta nelle altre città d'Italia e che niuno b non ne faceva caso. Fu però neccessario, per acquietare il publico sussurro, che il Tribunale della Sanità publicasse grida contro li autori di tal unzione ancorchè dall'esperienze fatte non fosse rissultata nociva la salute come si dubitava.

Luglio

Alli 9 avvenne l'incontro tra il co. Antonio Rainoldi et il co. don Francesco Gallio, figliolo del duca d'Alvito, d'haver l'uno e l'altro cacciato a mano le spade in strada Marina in tempo del corso delle carozze, per lo qual successo il co. Gallio fu dal sen. Carillio, che accidentalmente vi si trovò presente, consegnato al prencipe Trivulzo perchè lo tennesse in sua casa, ed il co. Rainoldo, come più mal veduto in Palazzo per la ritiratezza sdegnosa della sposa sua moglie, fu precettato a consegnarsi nel Castello di Milano.


Le memorie Gorani - Pagina 324

La qual disuguaglianza, ancorchè S.E. la supponesse giustifficata con la raggione d'esser stato più grave il delitto del co. Rainoldi come autore della rissa in congiuntura che, sendo unita quasi tutta la nobiltà, poteva succedere un disordine irreparabile, fu ad ogni modo così mal sentita da questa città, che un giorno il Vicario di Provisione hebbe a parlarne in Patrimonio ove si ponderò che, trattandosi di prima evaginazione per cui le nove constituzioni e li Statuti non danno che pena pecuniaria, non sapevano come si potesse usare tanto rigore, e però diedero li patrimoniarii l'incombenza al detto Vicario Carlo Visconte che ne facesse parola nel tribunale di Provisione per rissolvere s'era bene il riccorrere a S.M. od al Senato a finchè facessero osservare le nove Constituzioni e li Statuti in questa matteria, ed a ciò particolarmente si mossero per essere il co. Raynoldi uno del corpo delli dodeci di essa Provisione.

***

32 Alli 22 gionsero a Milano da Madrid il sig. co. di Fonsalida, nuovo generale delli huomini d'armi di questo Stato ed il mse. di Belmar, suo cognato, a quali il sig. duca d'Ossuna governatore non fece niuna dimostrazione nè d'incontrarli nè di mandare le compagnie delle guardie a riceverli come pratticò col sig. co. di Melgar, di che se ne mostrò ben sentito esso co. di Fuensalida e fu cagione ch'egli coltivasse poco il comercio e la confidenza con S.E.

Di questi giorni il Landriani, nipote del Ressidente di Savoia, mi portò a mostrare una lettera del duca suo nella quale discolpava l'haver egli nella grida fatta publicare contro quelli della Morra, usato delle parole: nostro luogo della Morra, dicendo, fra le altre ragioni, che ben si poteva chiamar nostro ciò ch'era comune. Io feci vedere la lettera a S.E., ma egli mi commandò di non darmene per inteso. Ciò non ostante,il duca medemo di Savoia ha supposto ed ha havuto a dire ch'egli, sopra questa doglianza, havea dato risposta.

b Agosto

Verso la metà di questo mese uscì l'indulto di S.E. di che potessero


Le memorie Gorani - Pagina 325

li capitani d'Infanteria entrare nell'anticamera più degna di S.E. mentre prima era loro vietato, e ciò il fece l'Ecc. Sua per acquietare molte mormorazioni e levar diverse conventicole

33 Settembre

Il Gran Duca di Fiorenza mandò a donare a S.E. un tavolino d'ebbano con i finimenti d'argento massiccio, raro per l'invenzione dell'horologio che mostra le hore a chi sta scrivendovi sopra

***

Alli 20 partì da Milano per Napoli a essercitare la carica di luogo tenente di quella Camera il sig. don Raphaele de Vilosa G.Cancelliere et andò a Genova ad imbarcarsi, se bene non potè per mare continuare il suo viaggio per la ripugnanza della signora doña Isabella sua moglie, onde fu constretto a sbarcare a Livorno e portarsi per terra a Roma dove non si fermò un instante.

La stessa mattina che partì da Milano, io andai a Pavia a dargli il buon viaggio, nè passai più oltre perchè sua signoria ill.ma non lo permise. S.E. fece pagare a detto sig. don Raphael il soldo di G.Cancelliere sino al giorno che constò per la certificazione mandata da Napoli, ch'egli colà haveva preso il possesso della sudetta piazza di luogo tenente; e toccò a me il riscuoter e rimettere il danaro in virtù della procura generale che fece in me esso signore il giorno prima che partisse. Poi venne in pensiere a questo ministro di pretendere tutto l'intiero trimestre del salario et aumento a titolo che era già incominciato e che lo stile che si prattica con tutti li ministri, sta di pagar anticipatamente ogni trimestre. E S.E., sopra memoriale dato a me in febraro dell'anno susseguente, diede decreto conforme al supplicato.

b Ottobre

Alli 7 morse la signora duchessa d'Ossuna governatrice di questo Stato, si può dire in due giorni, sendogli uscito quasi tutto il sangue d'addosso senza haver potuto partorire la creatura che haveva nel ventre, per altro mattura ad uscire alla luce. L'accidente seguì alle


Le memorie Gorani - Pagina 326

20 hore; ed apena spirata fu aperta da chirurgi ed estratto il parto ch'era di femina.

Quella notte s'attese a far la cassa coperta di veluto cremisile trinato d'oro, in cui s'haveva da depositar il cadavere il quale fu vestito di ormesino ferettino chiaro e riposto sopra il medesimo letto ove ella morse; ed una hora avanti il giorno fu portato il medemo cadavere nella detta cassa riposta in una delle carozze di Palazzo seguita da molt'altre pur di Palazzo nelle quali era la famiglia tutta di S.E., e con una torchia sola avanti, fu condotta alla Reale Chiesa di S.Maria della Scala, ricevuto alla porta esteriore dal prevosto di quella coleggiata vestito con cappa, ed alcuni canonici. Levorono la cassa di carozza li creati più degni di S.E. insieme con la cassettina a parte dove era la figliola, e senza fermarsi in mezzo alla chiesa, conforme si stilla, a cantare le essequie, furono portati li cadaveri in un camerino dentro del presbiterio, che resta a canto dell'altare maggiore dal corno dell'epistola dove stava aggiustato un baldachino di S.E. di veluto cremisile con una tavola sotto alquanto alta. Postesi le casse a terra, io, come quello a cui da S.E. fu incaricata la fontione della consegna, le feci aprire e, fatti riconoscere dal preosto Giovanni Paolo Zaccaria e canonico don Francesco Zarate vice sacrestano in absenza dell'abbate 34 mio fratello che si trovava a Lusernate, feci l'atto della detta consegna tornando a far serrare la cassa grande che haveva tre chiavi, una delle quali consegnai al sig. prevosto, un'altra al secretario di guerra don Baltassarre Bazan et la terza a don Christoforo Velazquez maggior domo maggiore di S.E. Fatto questo, il prevosto e li canonici cantorono alcune orazioni in basso tuonno e poscia fu riposta detta cassa sopra detta tavola ove stette tutti li giorni che durò il novenario che cominciò alli 12 in giorno di lunedì e finì alli 21.

Detto novenario o sia suffraggio di 9 giorni, fu fatto nella medema chiesa della Scala con gran catafalco molto ricco de' lumi sopra di


Le memorie Gorani - Pagina 327

cui pendeva un baldachino nero e sopra il feretro un panno di broccato solio con corona sopra i cossini. La musica era a due chori e la messa fu cantata dal can. Calvino hebdomadario. Assistevano, conforme al solito, diversi ordini di banchi tra la ballaustrata ed il catafalco ed anche tra il medesimo e la porta. Li creati di casa di S.E. nella quisa che si pratticò nel funerale del sig. don Luigi Ponze; e nel cortile che fa piazza e vestibolo avanti alla detta chiesa, stavano in ordinate file li soldati delle compagnie della guardia vestiti a bruno instivallati e con le loro carabine coperte di baietta nera sin tanto che durava la fonzione, e li cavalieri ed altre persone di conto sedevano senz'ordine nelli altri banchi che ivi si trovavano disposti

Dalli 21 sino alli 26 che fu il giorno solenne per le essequie, s'attese ad ergere la mole del sontuoso catafalco ed ad ornare la chiesa con arme, medaglie, inscrizioni e lumi, e perchè S.E. haveva desiderato che vi intervenissero i Tribunali in corpo e la Città di Milano con i suoi Coleggi, fu però disposta tra il catafalco e la balaustrata dell'altare maggiore, dalla parte dell'organo, anzi sotto il medesimo, ancora un tavolato alto un bracchio e più da terra con banchi in tre ordini tutti coperti de panni neri. Nel primo, verso la nave principale della chiesa, sedeva il Senato, dietro a lui il Magistrato Ordinario, poscia lo Straordinario. Dall'altra parte b si pose in sito più basso il Tribunale di Provisione, e dietro di esso il Coleggio de' Giuristi et quello de' Procuratori.

Incominciò la fonzione dall'entrare in chiesa con cappa dalla porta grande passando per lo catafalco mons.Meraviglia vescovo di Novara col seguito de' suoi preti e servitù vestita a duolo, ed essendosi portato all'altar maggiore, ivi all'instante fu vestito pontificalmente sopra il faldistoro dal corno dell'epistola ellevato da un poco di tarima o sia tavolato posticcio con mitra e piviale, e subito vestito, con due canonici della Scala che lo servivano di diacono e subdiacono, s'incaminò alla volta del pulpito per far la orazione


Le memorie Gorani - Pagina 328

funebre che disse stupendamente bene. Il pulpito haveva bensì il coperto d'un panno di veluto nero con frangia d'oro che faceva l'ufficio di baldachino ma in fatti non lo era perchè non haveva le cascate. Finita l'orazione ritornò mons. vescovo all'altare a svestirsi e, ripigliati i suoi primi habiti, uscì di chiesa per la medesima strada. Perchè non paia strano che in questa occasione l'orazione che si suol dire all'evangelio fosse la prima delle fonzioni, dei sapere che fra le condizioni che convenne accordare con mons. vescovo per farlo rissolvere ad assumere l'incombenza dell'accrescere splendore alla fonzione con la sua persona, una fu questa, di lasciarlo far la sua figura prima di tutte l'altre, e ciò per due ragioni: l'una poichè, patendo sua signoria ill.ma di vertigine, disse che non poteva promettersi in hora tarda d'haver la testa libera all'applicazione; e l'altra per uscire da molte difficoltà che si incontravano nello ceremoniale volendosi disporre che all'evangelio Monsignore dicesse l'orazione non essendo conveniente che il prevosto della Scala che cantava la messa pontificale havesse a sedere in 35 luogo migliore concorrendovi un vescovo, oltre di che il presbiterio non era capace di tanta fonzione in un medesimo tempo. E perchè si previdde che potevano nascere diverse discrepanze tra il vescovo medesimo ed il capitolo della Scala in ciò che riguardava il ceremoniale, s'hebbe per bene a fare che ambidue si rimettessero a quello havessero concertato il Rasin, maestro di ceremonie di questa metropolitana ed il ceremoniere d'esso mons. vescovo, al qual partito ciascuna delle parti s'accomodò, e con questo tutto seguì con reciproca buona intelligenza. Doppo sortito di chiesa il vescovo, si cantarono i notturni a 4 chori, indi la messa e per l'ultima la benedizione del feretro, caminando tutto molto felicemente e senza che per dentro ne nascesse alcun accidente che sturbasse l'ordine così ben disposto di tutte le fonzioni. La mitra di che usò il vescovo fu di damasco bianco, e la licenza si dimandò a mons. Vicario Generale per ritrovarsi a Roma mons. Litta cardinale arcivescovo.


Le memorie Gorani - Pagina 329

Le composizioni delli eloggi ed imprese furono fatte dal p. Barella giesuita e l'invenzione col dissegno furono d'un tal Fiore pittore. S.E. fece fare a sue proprie spese tutti i paramenti del pontificale di veluto nero con frangie d'oro ed il gran baldachino col panno che copriva il feretro tutto similmente di broccato con le arme della Casa d'Ossuna sopra il panno, piviali, pianeta e tonicelle, quali arredi restorono alla chiesa insieme con tutta la cera che avanzò tanto nelli giorni del novenario quanto in quello delle essequie.

b Novembre

Alli 22 arrivò a Milano verso sera il sig. card. Litta havendo fatto da Roma a Genova il viaggio per mare. Gionto a Genova diede parte dell'arrivo suo al sig. duca d'Ossuna con cui per tutto il tempo che Sua Em. si fermò in Roma era passata un incessante corrispondenza di lettere onde, così, S.E. come chi si sia altro, si promettevano che di sicuro tra esso ed il sig. Cardinale sarebbe corsa una ben particolare e reciproca buona intelligenza.

S.E. a questo aviso, per maggiormente obligare il Cardinale, volse eccedere i limiti del formulario mandando sino alli confini dello Stato le compagnie delle guardie a riceverlo e servirlo; che bastava, per quello pratticò il sig. don Luigi Ponze col sig. card. Sforza ed essequito in altri casi simili, che le si fossero avanzate dieci o quindeci miglia al più da Milano. Lo fece salutare col sbarro del canone in Tortona ed in Pavia con più tirri di quello che prescrivano gli ordini a' cardinali, e commandò che da per tutto gli assistesse una compagnia d'Infanteria spagnola che gli entrasse guardia con bandiera, pensando che tutte queste grandi dimostrazioni di cortesia dovessero essere ugualmente corrisposte col portarsi Sua Em. a drittura nell'entrare in città a far una visita a S.E. di condoglienza per la morte della signora ducchessa sua moglie od almeno alla signora ducchessa d'Ucedo di consolazione per lo stesso riguardo, ma il successo ingannò la commune aspettazione in tal grado che il sig. Cardinale tirrò a drittura a smontare al Collegio Elvetico,


Le memorie Gorani - Pagina 330

sua stanza, e subito si pose a letto, mandando a dar parte a S.E. del suo ingresso il mse. Pompeo Litta suo nipote ed insieme a darle 36 grazie delli honori ricevuti. Al qual complimento corrispose subito S.E. inviando don Pietro Enriquez suo capitano d'alabardieri a dargli la ben venuta. Si stette alquanto attendendo in Palazzo se il Cardinale veniva a far alcuna visita sul supposto dell'essempio di ciò che pratticò il sig. card. Federico Borromeo col sig. Contestabile di Castiglia registrato nell'altro libro fra li emergenti che naquero tra il sig. don Luigi Ponze ed il medemo sig. card. Litta. Ma, conosciutosi che da ciò era molto alieno il Cardinale, non si parlò più della matteria poichè S.E. non volle che s'entrasse in trattato veruno, solo permettendolo al sig. co. presidente Arese lo scavare, la prima volta che fosse andato a vedere il Cardinale, li fondamenti suoi, procurando di renderlo capace di quelli che assistevano a S.E. Il che ben essequì il co. Presidente ma con esito poco prospero poichè il Cardinale, in vece d'admettere l'esempio del card. Federico, lo ritorse contro dicendo che il detto card. Federico non andò già subito ritornato da Roma dal Contestabile per visitarlo ma bensì per assolverlo segretamente dalle scomuniche nelle quali si supponeva incorso nelle controversie passate(?) nel conflitto della diffesa della regia giurisdizione col foro ecclesistico, soggiongendo poi tant'altre ragioni che, alla fine, il sig. Presidente hebbe a ritornarsene senza haver fatto minima brecchia nell'animo di Sua Em.; da che poi n'è nato la sospensione della corrispondenza tra questi due signori a segno che non passano più nè meno ambasciate. Nè vi è stato alcuno doppo che si sia voluto ingerire nel risvegliare la prattica d'intavolare nuovi trattati temendo chi si sia, di sortirne con poca fortuna; tanto più vedendosi che il p. Mendo, confessore di S.E., frequenta l'andare dal Cardinale come pur fece nella Certosa di Pavia prima che il Cardinale medemo giongesse a b Milano, e pure nè l'uno nè l'altro si scopre nè entra a discorrere nella facenda. S.E., seguito l'ingresso del Cardinale in Milano, diede


Le memorie Gorani - Pagina 331

subito conto a S.M. historicamente et in poche righe di ciò che era passato; e da quello si è penetrato, pare che la Maestà Sua habbia risposto a S.E. che il trattamento delle guardie fatte avanzar cotanto, sia stato eccedente di molto.

Venne a Milano un tal principe Taffilette a cui si disse toccava la legitima successione del regno che l'altro famoso Taffillete gli haveva usurpato; e subito, con ordine di S.M. gli fu formata una compagnia de cavalli de rami.

37 Dicembre '71

In questo mese si publicò, d'ordine di S.M. e con precedente consulta del Senato, la grida delle armi che comprese tutte le sorti de privilegiati. E perchè l'intenzione fu che, se bene espressamente non si erano nominati i patentati dell'Inquisizione, questi ad ogni modo havessero della medema maniera ad astennersi da portare le armi per le città, mi mandò S.E. da questo Padre Inquisitore di Milano Mercori,prima che la grida si publicasse, a dargliene notizia con i termini d'ogni maggior rispetto. Al qual officio non si rese già il detto Padre Inquisitore, che anzi, persistendo in che egli, come semplice ministro del santo Tribunale, non haveva arbitrio di levare ciò che restava concesso da i Sommi Pontefici, disse che voleva darne parte alla Sacra Congregazione, come fece; ed havendo poscia dato memoriale a S.E. rappresentando le medeme ragioni, fece l'Ecc. Sua che non se gli desse altro decreto se non che accudisse al Senato. E si deve sapere che il detto padre tentò per mezzo mio di far presentare a S.E. una lettera in cui diceva ciò che poi disse nel memoriale. Ma S.E. non volle nè riceverla nè lasciarla ne men aprire, rispondendo che egli non intendeva di cartegiarsi col Inquisitore, ma che se haveva qualche cosa da pretendere il poteva fare con un memoriale.